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Battute? una recensione assai positiva

14 Nov

Di “Battute?”, nuovo format satirico di Rai 2 di cui avevamo parlato (per esempio qui). Ora sembra che il programma stia trovando una sua identità, tanto da far parlare di una possibile seconda edizione, nonostante le tante difficoltà e critiche iniziali. A tale proposito ci è giunta la dettagliata e ben motivata recensione positiva che qui pubblichiamo da parte di un addetto ai lavori: Roberto Pozzi (attore, regista, autore teatrale e di cabaret) quindi una persona molto ferrata sull’argomento e non di gusti facili. Buona lettura:

E se fosse “Battute?”, il migliore programma comico di questi anni? Sta a vedere che questa volta la Rai s’è inventata un gioiellino. Studio piccolo e poco costoso, un lungo tavolo che funge anche da palco per gli assoli, ai lati due schiere di eleganti giovani umoristi, più di una dozzina a puntata, a capotavola, con piglio autorevole siede a fare da moderatore l’unico volto noto, Riccardo Rossi.

Il Format esiste da anni nella tv anglosassone; un conduttore e un gruppo di opinionisti fissi a trattare gli argomenti del giorno, più o meno come in “Sbandati” dove però si mescolavano volti della prima Stand-Up italiana ad altri ospiti più frivoli con un risultato non armonico. Qui il gruppo di panelist è omogeneo, fatto di veri Nerd della risata. Il tutto ha una vocazione alta, ma è reso popolare da regia che in sé una spruzzata alla Boncompagni anni ’90 che rende il programma non altezzoso.

Lo schema è semplice: Rossi legge una notizia d’attualità e gli altri rifilano battute, fin qui saremmo in zona “Spinoza”, fare battute è ormai una disciplina olimpica da Social e fosse solo questione di battute si tratterebbe solo di capacità autoriali, fortuna che lo spazio per brevi assoli personali ed il clima da gita di classe fanno la differenza, così nel corso delle puntate il lungo tavolo bianco si sta trasformando in vero trampolino di lancio per il debutto di massa di una generazione nuovi di comici.

Le chiavi del programma sono diverse. Intanto i protagonisti: vengono da tutt’Italia ma non sono scelti a caso, sono un gruppo di comici già in rete fra loro da un pezzo, che s’è fatto le ossa nei club e su Comedy Central, hanno già tanto repertorio e quasi tutti fanno parte della seconda ondata della Stand-Up italiana, forse meno dogmatica della prima, tant’è che alcuni di loro non si vergognano ad usare anche “il tormentone”.

Essendo in Rai e non nei Club hanno i limiti della tv generalista, non possono essere sboccati come nei loro Live e questo, paradossalmente, va a loro vantaggio perché li costringe a NON fare la Stand Up Comedy (che sia detto per inciso non è detto che piaccia a tutti), ma a andare in una nuova direzione. Alcuni vorrebbero sparare battute più audaci, glielo si legge in faccia che tirano il freno a mano, vorrebbero essere più irriverenti ma sanno che un funzionario Rai è pronto per bacchettarli, però, pur con questi limiti, stanno portando il loro stile sulla tv generalista, e sta nascendo un mix di satira non moralista e non-sense diverso da quello che eravamo abituati a vedere. Continua a leggere

Battute?… La prima puntata

2 Ott

il Vidiwall di Battute?

Ieri sera lunedì 1 ottobre 2019, dalle 23 alle 23.30, su Rai 2, è andata in onda un po’ a sorpresa la prima puntata di “Battute?” format satirico che aveva subito una clamorosa temporanea cancellazione (raccontata qui). La prima novità è stata nella conduzione affidata a Riccardo Rossi (in sostituzione di Alessandro Bardani ritiratosi per motivi familiari).

Il meccanismo di base è semplice: Riccardo Rossi legge una notizia d’attualità e chiede: “Battute?” subito dopo uno o più comici  seduti attorno a un tavolo rettangolare dicono delle battute sulla notizia. Poi c’è spazio per l’esibizione di uno stand up comedian, una promozione cinematografica, un vidiwall con vip in finto collegamento.  Tra gli stand up comedian da segnalare Carmine Del Grosso e Martina Catuzzi, tutti e due in ottima forma.

L’amministratore  di questo blog, avendo lavorato “sotto Freccero” anni fa, anche in un programma non fortunatissimo, può capire quali siano le difficoltà di mettere in onda un format che non è ancora ben definito e che ha avuto diverse traversie produttive.  Di sicuro, se Rai 2 intenderà proseguire con l’esperimento, sarà necessario un cambiamento in corso d’opera. Così, per essere propositivi (rullo di tamburi) suggeriamo qualcosa su cui intervenire subito: 

ll paradosso del titolo

1) Riccardo Rossi legge la news. 2) Riccardo Rossi chiede: “Battute?” 3) Pausa per andare a inquadrare il comedian. 4) il comedian dice la battuta.

Cosa c’è di sbagliato? che una battuta, in parole povere, è composta da soli due elementi: A. l’alzata (in questo caso la lettura della news). B. La schiacciata (in questo caso la battuta). Se ci metti qualcosa in mezzo va a farsi benedire il tempo comico. Un pallavolista, quando è lì in elevazione non è che fa qualcos’altro prima di schiacciare, perderebbe l’impatto con la palla. 

Anche se l’esegesi della battuta rischia di essere pedante, per fare le cose in regola, “Battute?” andrebbe chiesto all’inizio, poi ci sarebbe la lettura della news e appena dopo la battuta vera è propria.

La comicità televisiva italiana  ha il serio problema di non lavorare abbastanza sul prodotto finito. Spostare la domanda “Battute?” all’inizio sarebbe un segnale importante che si sta lavorando con consapevolezza sul prodotto. Poi il resto verrebbe sa sé. 

Ananas Blog 

“Battute?” Il mistero del programma scomparso

20 Set

Il programma “Battute?” su Rai 2 (di cui si è parlato in questo post del 16 settembre) doveva essere una striscia satirica dalle 20 alle 20.30 da lunedì  venerdì, che avrebbe coinvolto anche un numero (imprecisato) di comedian, nella quale si sarebbero commentati i fatti del giorno.

Attenzione però: quel “numero imprecisato di comedian” è una delle tante stranezze, anzi, la madre di tutte le stranezze. Infatti l’esordio del format non è stato preceduto da alcuna presentazione del cast o comunicazione dello stesso a mezzo stampa, com’è d’obbligo fare in questi casi. 

Il giorno stesso (verso sera) è arrivata la notizia della sospensione della prima puntata. causa un lutto familiare che ha colpito il conduttore Alessandro Bardani. Questo può succedere e giustifica una sospensione. Le stranezze però sono continuate.

Sull’immediato si è parlato della sospensione della prima puntata, poi è arrivata la notizia della sostituzione di “Battute?” col quiz “Apri e Vinci” condotto da Costantino delle Gherardesca. In questo post su Fanpage si può leggere la sequenza delle notizie e si apprende anche che:

Il debutto è stato posticipato. Con ogni probabilità, il format andrà in onda dopo la conclusione della nuova stagione del quiz condotto da Costantino della Gherardesca.

Insomma un normale avvicendamento tra format, prima Apri e Vinci e poi Battute?… E qui la questione si ingarbuglia davvero poiché il quiz viene immediatamente spostato (complici i bassi ascolti e anche quelli del format di Carlo Cracco “Nella mia cucina”) in una rivoluzione del palinsesto di Rai 2 (leggi post su Davidemaggio per approfondire) che sembra escludere ogni ritorno di Battute? in favore del più rassicurante NCIS.

Sul sito della casa di produzione la Stand By me i live tweet sono fermi proprio al 16 settembre con l’annuncio dell’esordio di Battute? senza alcuna precisazione ulteriore.

Conclusioni: la misteriosa scomparsa del programma potrebbe avere vari fattori: forse un format non del tutto convincente, ancora da rodare, inserito però nel caos di un pomeriggio di Rai 2 in grave difficoltà e in fase di sconvolgimento, cui si sono aggiunti i problemi del conduttore che sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Questo in attesa di novità o precisazioni, ammesso che arrivino…

Ananas Blog

Siamo fregati oppure siamo Fo**uti?

17 Set

Link sull’immagine

Alessio Tagliento, autore comico anche di Zelig ha postato su Facebook (vedi qui) una interessante valutazione sull’uso del turpiloquio nella comicità italiana, nei casi in cui è tradotto pari-pari dall’inglese, nello specifico… 

SULL’AGGETTIVO “FOTTUTO”, UN PARTICIPIO PASSATO SOPRAVVALUTATO.

Premetto che sono un vero ignorante. Lungi da me ogni qualsivoglia velleità etimologica. Lo dico a chi non mi conosce, campo di comicità e mai mi fermo di apprendere.
Giro, ascolto, prendo nota, paragono e imparo.
Al terzo stendapcomidian che parla con la stessa matrice di quello precedente e che sembra una copia assonnata di un dialogo in una scena secondaria di un film di Tarantino, ho voluto sgravarmi di un peso amniotico-linguistico.

il “termine” Fottuto.
La ricca bellezza della nostra lingua si porta con sé come trucco e belletto una trousse piena zeppa di parolacce, regalo del volgo triviale ed eredità di vernacolo.
Il verbo fottere, nella nostra mascolina maniera di offendere è sempre stato declinato e coniugato in maniera “attiva”, quasi ad emulare arieti che sfondano i portoni delle fortificazioni anali del diretto interlocutore.
Vai a farti fottere sopra tutti.
Le altre offese, sempre riguardanti la penetrazione coatta, sono più marcatamente unilaterali.
Vaffanculo, vai a dare via il culo, ‘ngul a sort, vattelo a pija ‘nder culo e così via.
Nessuno mai, se non con timidi tentativi che cambiavano il significato all’offesa, ha provato a rendere un’azione, di per sé così attiva e contemporanea, passata e spenta.

Fottuto. Che povertà.
I nostri contrappunti, a parte le bestemmie di proprietà territoriale, sono sempre stati di forma fallica.
Cazzo, cazzata, del cazzo… anche nei vari dialetti; belino, belinata, bigùl, fava, favata, ciola (barese) o ciolla (piemontese… strano, eh?), la mai fuori moda minchia e la sua derivata, minchiata e via così.
A suffragio di questo, il participio passato di inculare è, come La Crusca insegna, inculato.
Fregato, gabbato, colto sul fatto ma anche sperduto, rubato, rovinato e perso.
Quindi il termine c’è già. E chiarisce anche molto bene da che parte “entra” il disagio. Continua a leggere

Edimburgo Fringe Festival 2018, una recensione.

27 Ago

il logo del Fringe Festival 2018

Enrico Zambianchi ci racconta le sue impressioni sul Fringe Festival di Edimburgo (agosto 2018) 71° edizione. Comedians dai quattro continenti. 590 sedi di spettacolo attive, oltre 53.000 performance totali per un giro di pubblico che supera le 450.000 presenze, circa 5 milioni di sterline il giro di biglietti venduti (statistiche 2017).
Gli italiani presenti sono stati Romina Puma, Luca Cupani, Giada Garofalo e Filippo Spreafico.
Ovviamente Zambianchi non ha visto tutto, ma il sufficiente per ricavarne delle considerazioni assai interessanti. Buona lettura (link a video di repertorio per ogni comedian):

Mi sono buttato come spettatore, per la prima metà del Festival, nel mainstream della comicità inglese dopo l’esperienza identica fatta 8 anni fa (quando in pochi sapevano chi fosse Jim Jefferies o Jimmy Carr e mi misi alla prova in un paio di “Open Mic”).

Enrico Zambianchi con Tom Stade

Resiste alla grande il microfono a filo e l’asta: per il 90% dei “solo show” che ho visto è talmente iconico che quasi nessuno si azzarda a cambiarlo. Eppure la Stand-up inglese si muove talmente in fluidità che molte “regole non scritte” vengono riviste senza problemi; molti si calano nel “personaggio” e molti la buttano sul surreale, sull’assurdo, lontano dal vissuto in prima persona e liberi dalla provocazione intellettuale o dalla critica sociale.

Certo, in un ora precisa di show (con puntualità giapponese) si toccano i temi di attualità: Brexit, Trump, il tempo che passa nelle relazioni famigliari, la paura della morte, i figli che crescono, ma c’è anche parecchia poesia in giro, una vena espressionista con ampio respiro sulla fantasia, sulla mimica, sull’uso deformato della voce, sulle immagini create.

Pensando al lungo dibattito qui sulla “stand-up” messo in piedi qualche anno fa proprio su questo blog, a Edimburgo mi sembravano tutti molto più aperti nel definirsi, senza ombra di dubbio, “Stand-up comedians”.

Di seguito alcuni nomi di quelli che quando li vedi sul palco pensi “E’ meglio se lascio perdere e imparo a lustrare le scarpe” dal tanto son bravi:

John Kearns (video) è ciò che intendevo per poetica e surreale davanti ad un microfono. Il fatto che lui si definisca semplicemente uno che fa stand-up la dice lunga su quello che si può intendere con questo termine: qualcuno potrebbe storcere il naso? Non io. Sicuramente ne sentiremo parlare!

Paul Foot (videola punta più alta dell’assurdo applicato ad uno stand-up comedian, uno stile unico che ti conquista con una pausa giusta, un movimento ripetuto, una storia infinita di particolari buttati lì con voluta superficialità e una faccia da schiaffi. Sono definitivamente un suo fan sfegatato e per questo non faccio testo, ma se entrate nel suo mondo… auguri!

Jimeoin (video) è un esempio perfetto di “observational comedy” con le sue espressioni facciali minimali che ne hanno creato il mito, anche buon chitarrista… peccato che sull’ora il suo stile pacato lasci qualche vuoto… Merita comunque sempre il prezzo del biglietto.

Come meritano il prezzo del biglietto gli ultimi 12 minuti dello spettacolo dell’americano Reginald D. Hunter (videoun po’ appannato rispetto al 2010 e giocato come nome di punta del festival (il Fringe è sembrato un po’ snobbato dai grandi, nel 2010, appunto, c’erano John Bishop, Ed Byrne, Stewart Lee, Kevin Bridges, Richard Herring, Jim Jefferies, Jimmy Carr…);  un finale di grandissima arte comica concentrati in un monologo sulle responsabilità del cambiamento climatico in forma di metafora. 

Poi Jason Byrne (video) un maestro indiscusso del relazionarsi col pubblico fino a coinvolgerlo fisicamente “on stage”, ormai la sua firma;  Lucy Porter (videoarrivata alla maturità artistica, ricorda un po’ Franca Valeri da giovane e Hal Cruttenden (video) dal quale mi aspettavo un pelo di più.

Un applauso allo “one-liner” del momento Gary Delaney, che non poteva deludere (“mia sorella è andata dalla parrucchiera chiedendo un taglio alla Lady D., e questa l’ha sbattuta contro un pilone!”) (videoe alla femminista impegnata socialmente Kate Smurthwaite (video) satira ad alto livello emotivo, a rischio di soffocare le risate e pensare!

Una garanzia il comico londinese, ed amico, Stephen K. Amos, (video) sempre sul pezzo con stile e una straordinaria capacità di condizionare il pubblico grazie ad improvvisazioni virtuose e anche il raffinato Simon Evans (videoalle prese con l’età che avanza e le scelte dei politici britannici difficili da comprendere. Continua a leggere

Daniele Fabbri: lo spettacolo distribuito su Youtube

3 Lug

Lo spettacolo Infarto Cesareo di Daniele Fabbri su Youtube

Daniele Fabbri, uno dei pionieri della stand up comedy in Italia, ha deciso di distribuire gratuitamente sul suo canale Youtube il video di Infarto Cesareo, il suo ultimo spettacolo che ha debuttato lo scorso 17 Marzo a Spazio Diamante a Roma. L’uscita proprio oggi 3 luglio 2017. Lo spettacolo è sulle cosiddette figure di merda e traumi vari, della vita quotidiana, raccontati con lo stile cui Daniele ci ha abituati. Qui per vedere il video. (Oppure anche nella finestra d’anteprima qui sotto). Dopotutto anche la pornostar Stoya ha proposto di distribuire gratis i contenuti porno usando la licenza Creative Commons. Le motivazioni del gesto di Daniele Fabbri sono interessanti. Ne estrapoliamo qualcuna dal comunicato stampa:

“Visto che in Italia nessuno è interessato a distribuire i video degli spettacoli live, ho deciso di mostrarlo a tutti per conto mio!”

“Sulla tv generalista la vera Stand up Comedy, dopo una prima speranza con Montanini, è sparita di nuovo – continua – ora si trova la solita vecchia roba, ma spacciata per nuova perché il comico ‘ha il microfono in mano’, come se il problema della comicità italiana fosse il microfono! L’unica rete che sta investendo in qualcosa di nuovo è Comedy Central, ma trattandosi di una tv di nicchia, da sola non può trainare. Ciò che veramente manca sono gli spettacoli, infatti all’estero le tv trasmettono moltissimi spettacoli ripresi nei teatri. Se vuoi apprezzare veramente un comico non puoi vederlo per pochi minuti in uno studio, devi vedere cosa fa in un teatro, quando sia lui che il pubblico sono completamente liberi!”

“L’unica via è il web, come ci ha dimostrato Netflix, che ha iniziato a distribuire ai suoi abbonati vecchi spettacoli e alla fine le grandi star internazionali hanno prodotto i loro nuovi show direttamente con Netflix. «In Italia per ora non sembra ci sia interesse, ma sono sicuro che qualcosa si smuoverà, il mio sogno sarebbe quello di creare una piattaforma online in cui, sottoscrivendo un piccolo abbonamento, si abbiano a disposizione decine e decine di spettacoli, spero anche che questo mio gesto ottenga buoni risultati e incoraggi le produzioni!”.

I numeri dopo poche ore dal release sono interessanti: 752 visualizzazioni e 100 like (tenendo presente che si tratta di uno spettacolo di un’ora e 20).

Ananas Blog

Uno dei segnali che la stand up comedy si sta banalizzando

20 Apr

La stand up comedy, sbarcata in Italia tra choc e polemiche spesso sterili e di parte, è stata sotenuta da questo blog fin dall’inizio. Ananas Blog è l’unica realtà in grado di anticipare gli eventi e i cambiamenti in corso nel mondo della comicità italiana. Così, qua e là, si captano segnali di una banalizzazione del fenomeno.

Per esempio?

Ottima domanda… Il marchio di fabbrica di base non è mio e contiene termini osceni. Quindi chi volesse proseguire lo fa esponendosi a un linguaggio scurrile (dopo la foto). Chi non volesse si ferma qui. Continua a leggere

Sono andato a vedere Daniele Raco e…

3 Apr

Daniele Raco in un momento post spettacolo

Vedere Daniele Raco dal vivo significa assistere allo show di uno dei migliori comedian italiani, la cui esperienza di palco deriva dalle migliaia di serate fatte in giro per l’Italia (e anche da un bel po’ di televisione). E’ successo venerdì 31 marzo al Nadiani di Fratta Terme, locale con atmosfera british che registra ogni mese il tutto esaurito. Assieme a Raco, il padrone di casa Enrico Zambianchi (giunto tra le altre cose a un paio d’ore di repertorio stand up) e Gianni Bardi che, passando dalle esperienze dei Le Barnos (Zelig Circus) ha intrapreso con soddisfazione la strada del monologo.

Detto questo, Daniele Raco ha raggiunto da tempo la maturità sul palco, ed è in quella condizione in cui può permettersi di dire ciò che vuole. Nella sua esibizione, trattando di argomenti vari, ha dedicato in chiusura una lunga parte al tema della “Azzardopatia” cioè la dipendenza dal gioco d’azzardo, altrimenti detta in modo improprio “ludopatia”. Una dipendenza che si è trasformata in un’autentica piaga sociale, complice un certo vuoto legislativo che ne ha favorito la diffusione a macchia d’olio. A tal proposito, proprio a Genova, città di Daniele, sabato 1 aprile, durante il Consiglio Regionale Liguria, purtroppo è stata rinviata di un anno una legge restrittiva sul gioco d’azzardo, che avrebbe reso “illegali” un numero notevole di slot machine.

Daniele Raco è passato dall’inferno di questa dipendenza, ne è uscito facendo il percorso offerto dai gruppi di mutuo aiuto. Si sta attivando per aiutare gli altri, soprattutto rendendo pubblica la sua esperienza. Dopo ogni spettacolo riceve messaggi, contatti di persone che si trovano, personalmente o tramite amici o parenti, a contatto con questo terribile problema. Ovvio, si tratta di una goccia nel mare, ma è un inizio.

Artisticamente gli va riconosciuto il merito di parlare di Azzardopatia senza la formula classica: esposizione del problema + pippone sotto forma di predica, usando invece  un approccio più leggero, di comico che è lì per far ridere, ma senza toccare le derive surreali o le battute forzate che manderebbero a monte il contenuto. La gente ride, parallelamente capisce che è tutto vero. E’ un modo di approcciarsi sincero (perché vissuto) e coerente con lo stile dell’intero spettacolo.

Cercando informazioni emerge il gruppo dei Giocatori Anonimi che si rifà all’esperienza degli Alcolisti Anonimi (e dei i 12 passi). Altra prima linea contro l’Azzardopatia sono i Sert sparsi su tutto il territorio nazionale.  

Ananas Blog

il Roast in Italia: perché no?

27 Gen
Il Comedy Central Roast su Justin Bieber (da heavyeditorial)

Il Comedy Central Roast su Justin Bieber (da heavyeditorial)

Che cos’è il roast (letteralmente “arrosto”)? Secondo Wikipedia (vedi qui) è “…un rito amichevole e goliardico del costume statunitense, nel corso del quale una persona è messa pubblicamente alla berlina, in un contesto conviviale, facendone il bersaglio di lazzi e insulti comici, di elogi dai contenuti spesso imbarazzanti…”
Il roast è talvolta associato a party di beneficienza oppure a format televisivi come Comedy Central Roast (che non si è limitato agli USA ma è andato in onda anche in Africa, America Latina, Nuova Zelanda ed Europa). C’è un presentatore detto “roastmaster” mentre l’ospite è il “roastee”.
Potrebbe essere un’idea anche qui in Italia. In epoca di insulti e di violenza verbale becera, aggressiva e ignorante verso chiunque abbia un minimo di esposizione, sarebbe interessante vedere un “vip” messo sulla graticola da chi lo conosce bene, da chi ha il talento per insultare in modo chirurgico e pertinente, tanto che: “È considerato un grande onore essere sottoposti al roast, poiché la persona si ritrova circondata da amici, fan, e persone bene auguranti, le quali possono a loro volta ricevere trattamenti simili, anche durante lo stesso evento.”
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Francesco De Carlo uno stand up comedian internazionale

16 Gen
Francesco De Carlo

Francesco De Carlo (foto di Stefano Pedretti, link da livesicilia.it)

Francesco De Carlo è un comico cresciuto nel gruppo Satiriasi, il cui tratto distintivo è di essersi esibito, in lingua inglese, in almeno quattro dei cinque continenti di questo pianeta, davanti a pubblici davvero diversi. In questo periodo è alle ultime date di una tournee in giro per l’Italia (il 17 gennaio sarà al Teatro Avogaria di Venezia vedi qui e il 19 all’Auditorium CAAF di Treviso). Il 17 e 18 febbraio esordirà col nuovo spettacolo allo Spazio Diamante di Roma. Ha fatto parte anche dello staff autorale e comico di Nemico Pubblico su Rai 3. Lo abbiamo intervistato soprattutto sulle motivazioni e le finalità della sua “vocazione internazionale”.

Francesco, puoi fare un elenco dei paesi in cui ti sei esibito? Canada, Sudafrica, Corea Del Sud, Russia, Svizzera, Finlandia, Lettonia. Poi Olanda, Inghilterra, Francia più altri paesi europei.

Come ci sei arrivato? Ho iniziato la carriera di comico nel 2009. Ho capito quasi subito che c’erano delle caratteristiche della stand up comedy che andavano “viste da vicino”. (In generale non si può giudicare la stand up dai video su youtube, però senza quei video sottotitolati in italiano dai ragazzi di Comedy Subs e Comedy Bay non sarebbe partito niente), così sono andato a Londra e ho fatto i primi open mic. Nel 2013 sono riuscito a entrare in contatto con un manager internazionale, Mick Perrin che, in collaborazione con Eddie Izzard, nel 2014 ha prodotto “Italian’s do it later” lo spettacolo che ho presentato al Fringe Festival di Edimburgo. Questo spettacolo era molto semplice, dato il mio inglese ancora limitato, ed era basato sulle caratteristiche degli italiani e sulla traduzione dei miei primi monologhi. Adesso la conoscenza della lingua è migliorata, mi posso permettere di scrivere di temi più interessanti.

Quanto repertorio in lingua inglese hai? Due spettacoli pieni. Il secondo lo sto terminando proprio adesso. Parla delle esperienze di un italiano che decide di lasciare casa e lavoro in Italia e andare a fare carriera a Londra proprio quando l’Inghilterra esce dall’Europa… con una puntualità disarmante! Ci sono esperienze personali, ma anche considerazioni politiche, dove per la prima volta vivo sulla mia pelle la condizione dello straniero.

Che tipi di pubblico hai incontrato e quali differenze ci sono? I più freddi sono gli olandesi, non so perché, e i sud coreani (certo è una cultura molto diversa dalla mia, tutta da scoprire). Il pubblico più caldo è sicuramente quello di Johannesburg, dove i comici sono molto attivi (e molto bravi) e la scena è sicuramente più giovane, dal momento che parliamo di una società alle prese con l’Apartheid fino a 20 anni fa. Per questo è una delle scene comiche più interessanti che abbia mai visto.
La comicità è un linguaggio universale, tutto si basa sulla sorpresa, lo spiazzamento, tuttavia ci sono delle differenze culturali che rendono unici alcuni contesti. Per esempio, il concetto di “politicamente corretto” in Inghilterra è molto diverso. Alcune cose che qui sono considerate mainstream, là sarebbero considerate scorrette. Le battute contro le donne per esempio (le donne quando sono mestruate rompono i coglioni) o le offese a categorie di persone (arbitro cornuto) oppure tutte le battute e le barzellette che noi abbiamo sui disabili, ciechi, sordi, muti, balbuzienti, eccetera,
In Inghilterra solo comici sul genere di Jimmy Carr o Ricky Gervais possono fare cose simili, e ciò che fanno è classificato come “politicamente scorretto”. Continua a leggere

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