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Scapezzo al Teatro Vascello: ulteriori apprezzamenti

13 Mag

Si avvicina la data del 19, 20, 21 maggio, quando Scapezzo, l’indicibile spettacolo di Nicola Vicidomini verrà rappresentato al prestigioso Teatro Vascello di Roma. Vicidomini si è guadagnato estimatori trasversali e, nel post precedente, avevamo citato gli endorsement video di un grande del teatro d’avanguardia come Cosimo Cinieri e di un maestro indiscusso del surreale come Nino Frassica. Qui ne inseriamo altri, come quello del sommo pensatore irregolare Fulvio Abbate:

 

Poi, per non farci mancare nulla, quello di un maestro indiscusso per chiunque ami la televisione e il cinema, vale a dire Marco Giusti:

Della partita ci saranno anche: il performer e cantante Sarò Zero e il fantasista Italo Vegliante, detto La Pantera Rosa, caratterista di tante pellicole di genere italiane; la regia è di M Deborah Farina.

Info e prenotazioni;
promozione@teatrovascello.it
065898031 – 065881021
sconti per gruppi di 10: staffvicidomini@gmail.com

Ananas Blog

Scapezzo al Teatro Vascello (endorsement video)

26 Apr

Nicola Vicidomini è uno dei pochi artisti a fare community da solo, non essendo replicabile. Uno ci prova anche “non lavarsi” o a “piacergli le vecchie” ma non sarà la stessa cosa. Il suo Scapezzo, dopo due anni di sold out a Roma e in giro per l’Italia, approda a un palcoscenico di prestigio, il Teatro Vascello di Roma (date il 19, 20, 21 maggio 2017).

In questo post ci occupiamo di alcune dichiarazioni video a favore di Scapezzo. La prima è di Cosimo Cinieri, tra le altre cose uno dei più importanti interpreti del teatro d’avanguardia italiano:

Poi segnaliamo quella dell’amico Nino Frassica (che è indubbiamente uno dei maestri del surreale italiano):

In scena anche il performer e cantante Sarò Zero e il fantasista Italo Vegliante, detto La Pantera Rosa, caratterista di tante pellicole di genere italiane; la regia è di M Deborah Farina.
Info e prenotazioni;
promozione@teatrovascello.it
065898031 – 065881021
sconti per gruppi di 10: staffvicidomini@gmail.com
Ananas Blog

Cialtronight alla 6° stagione: il segreto di un successo live

14 Nov
La locandina di Cialtronight

La locandina di Cialtronight

Cialtronight è un contenitore comico, un David Letterman un po’ cialtrone dove, al cast fisso, di volta in volta si aggiungono ospiti conosciuti. La location è il Teatro il Piccolo di Forlì, uno spazio da 300 posti che registra, a ogni appuntamento mensile, il tutto esaurito. Nell’ultima stagione, poi, ha visto il triplicarsi degli abbonati.

Quali sono i segreti di un successo live di lunga durata?

Per prima cosa il cast fisso, a partire dall’ideatore Andrea Vasumi, conduttore, monologhista, padrone di casa. Poi ci sono: Enrico Zambianchi, Lorenzo Lanzoni, Marco Dondarini & Davide Dal Fiume, Miguel (che è anche autore), Laura Padovani (show girl) e Claudia Cieli (cantante). Ovviamente lo show non segue uno schema fisso, laddove  anche l’improvvisazione col pubblico ha un suo ruolo importante.

Coreografie demenziali al Cialtronight

Coreografie demenziali al Cialtronight

Una sorpresa sono gli ospiti: Cacioppo, Giacobazzi, Cevoli, Pizzocchi, Lastrico, Gene Gnocchi, comici anche di grande popolarità che vengono talvolta a provare i loro pezzi e, più spesso, per amicizia e stima verso il padrone di casa e per l’atmosfera particolare che si respira al Teatro il Piccolo. Oltre a questi sono stati intervistati personaggi sportivi, politici e artisti (per esempio il pluricampione di nuoto Fabio Scozzoli) e c’è spesso uno spazio dedicato all’ospite librario. Continua a leggere

Arnaldo Mangini: perché sono andato in Albania…

12 Nov
Arnaldo Mangini con Jango Edwards

Arnaldo Mangini con Jango Edwards

 Arnaldo Mangini, comico e  clown (noto anche come sosia di Mr Bean) è un artista spesso in tournee all’estero. In questi giorni sta preparando Zen & Now, spettacolo con la regia del grande Jango Edwards (di cui c’è stata l’anteprima il 7 ottobre 2016 al Centre Civic Drassanes di Barcellona). Soprattutto per questo, Mangini non ha mai frequentato troppo l’ambiente televisivo (non c’ha tempo, lavora altrove, al lunedì quando si registra o si fanno le prove tv sta ritornando dalla Germania, etc.). Quale sorpresa è stata nel vederlo partecipare alla versione albanese di “Tu si que vales…” (guarda qui il video!!! ). Incuriositi, l’abbiamo intervistato su una scelta che potrebbe sembrare un “cedimento” al lavoro gratuito e alla voglia di apparire in tv:

ARNALDO, PERCHE’ SEI ANDATO A TU SI QUE VALES – ALBANIA?

Perché mi hanno pagato un cachet per la puntata, coperto tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio, compreso un tour turistico guidato a Tirana. Mi hanno anche concesso 10 minuti (senza tagli), che è il tempo adatto a mostrare al meglio ciò che si fa. Hanno un altro modo di trattare gli artisti.

HAI RICEVUTO CHIAMATE DA TU SI QUE VALES – ITALIA? ITALIA’S GOT TALENT? ECCEZIONALE VERAMENTE?

Sì, in continuazione, ma non sono mai andato.

PERCHE’?!

A malapena recuperi le spese. Hai poco tempo, ti possono tagliare il pezzo tutte le volte che vogliono. Sei carne da macello e li devi pure “ringraziare per l’opportunità”. Gli interessi non come artista, ma come “riempitivo” affinché si possa fare la loro trasmissione.

GRAZIE ARNALDO. 

un frame di Arnaldo Mangini a Tu si que vales Albania

un frame di Arnaldo Mangini a Tu si que vales Albania

Ananas blog

Dado Tedeschi, un resoconto della sua 36 ore di comicità

9 Lug
dado Tedeschi on stage

un momento della 36 ore (da Facebook)

Dado Tedeschi, due settimane fa ha portato a termine una formidabile no stop di comicità a scopo benefico (leggi qui) presso il circolo Martiri di Turro a Milano. A bocce ferme lo stesso Dado ci racconta il suo punto di vista su quella che è stata anche una dimostrazione di tenuta di palco e di come si possano coinvolgere tanti amici e colleghi. Voilà:

La mia 36 ore è finita. Ovviamente la vita ha ripreso il suo corso normale, non è cambiato niente nella vita di nessuno, se non qualche comico che, incontrato dopo quest’esperienza mi ha fatto i complimenti o chiesto “come sto”. A freddo posso dirlo. Ora sto benissimo. Ho vissuto grande euforia durante tutte le 36 ore, ho scoperto ancor più che in altre occasioni, di avere un sacco di amici e di avere una serie di persone che “meglio lasciar perdere”, sia che si tratti di comici o di pubblico.

Emozioni ce ne sono state tante, citarne una anziché un’altra significherebbe far torto a qualcuno. Ma non si possono dimenticare personaggi illustri come Francesco Rizzuto, Max Pisu, Claudio Fois che si esibiscono a orari impossibili davanti a due, forse tre persone come se fossero in un teatro pieno. Non posso dimenticare la notte, dove con John Vincent, Valerio Airò, Pietro Diomede, Francesco Menichella abbiamo dato il via a una vera jam session, dove ognuno diceva la sua libero da “il pezzo” e da condizionamenti. E il poco pubblico era parte del tutto, tanto che il confine tra attori e pubblico era quanto di più labile potesse esserci. Continua a leggere

Dado Tedeschi si fa in 36 (una no stop da record)

23 Giu
Dado Tedeschi

Dado Tedeschi, immagine di copertina dell’evento

Dado Tedeschi, comico, attore e insegnante da cui tanti hanno imparato, ha messo in piedi una kermesse comica della durata incredibile di 36 ore no stop (Mi faccio in 36 vedi qui l’evento), il tutto avverrà nel prossimo week-end da sabato 25 giugno alle ore 12.00 fino a domenica 26 alle 23.59. Il luogo è il  circolo Arci Martiri di Turro, in via Rovetta 14, Milano. I nome iscritti a esibirsi sono davvero tanti (sulla pagina FB di Dado l’elenco completo) si va da Max Pisu a Claudio Zucca, da Francesco Rizzuto a Ruben Spezzati, da Claudio Fois a Clara Campi l’elenco è lunghissimo.

Ma, preme sottolineare, ci sarà anche Stefania Carcupino (sabato verso le 22) con un pezzo tratto da Paranoie Comiche, il primo monologo teatrale sull’agonia del cabaret televisivo (sarà quello in cui si parla di Tony e Parker e dei loro costumoni da mucca e pollo). L’ingresso è gratuito a offerta libera.

“La 36 ore avrà ovviamente anche uno scopo benefico. Verrà aiutata la Tashi Boarding School, un orfanotrofio in Nepal gestito da Lama Tashi (un Rinpoche, ovvero un lama tibetano) che aiuta i bambini in fuga dal Tibet per non sottostare alle vessazioni e al dominio cinese. L’orfanotrofio oltre a ospitare, far crescere ed educare i bambini, ha svolto nel post terremoto, vista la posizione strategica (Katmandu), un ruolo accentratore di raccolta fondi e investimento per riparazioni di case, ospedali, strutture pubbliche”.

Ananas Blog

Terenzio Traisci: dai provini al successo

20 Mag
Terenzio Traisci in una posa plastica

Terenzio Traisci in una posa plastica (da Facebook)

Terenzio Traisci, comico e formatore, è un esempio interessante di storia di successo. Come attore comico ha sempre fatto ridere, con gag visuali sviluppate grazie anche alle lezioni di Jango Edwards. Però, per un lungo periodo ha sempre mancato l’appuntamento decisivo, che fosse il provino per Zelig o Colorado oppure la finale di un concorso. L’Amministratore di questo blog è stato tra i primi a credere nelle sue capacità, che però non sempre riuscivano ad emergere.

Lo stesso Terenzio racconta nelle sue “lezioni” che incolpava di ciò gli autori che non lo capivano, il sistema che era sbagliato, eccetera. Questo provocava rabbia e frustrazione, cosa penalizzante per chi deve salire sul palco e divertire. Poi è successo qualcosa: c’è stata la svolta, grazie al rimboccarsi le maniche, la responsabilità di non scaricare le colpe sugli altri; grazie anche ai “Consigli giusti” e al trovare la propria identità lavorativa per inseguire i propri sogni, con l’approdo all’Edutainment, che è la formazione unita all’intrattenimento.

La svolta  di Italia’s got Talent: Terenzio è stato finalista in una fortunata edizione di Italia’s Got Talent, quella del 2012, su Canale 5. Le performance sono state affrontate con maggiore cura verso se stesso, rispetto allo stress del passato che consumava concentrazione e salute fisica. I risultati si sono visti. C’è stato anche il togliersi la soddisfazione di essere in TV davanti a milioni di spettatori.

Terenzio Traisci a Italia's got Talent

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BOAF, Bianchi e Vicidomini il 15 aprile al Douze di Roma

11 Apr
La locandina di BOAF

La locandina di BOAF

Alcuni giorni fa, incuriositi dalla locandina, ci siamo chiesti cosa fosse BOAF (leggi qui) cabaret estremo con Alessandro Bianchi e Nicola Vicidomini. Adesso ne sappiamo un po’ di più, visto che c’è una data: venerdì 15 aprile ore 20.30 e c’è un luogo: La Tognazza al Douze, via del Cipresso 12, Roma. 

Grazie ai potenti mezzi di Ananas Blob, siamo riusciti a contattarli e a porre loro delle domande che chiariranno la natura stessa dello show e invoglieranno la gente ad andarlo a vedere. Intervista doppia:

BOAF Cosa non è? Vicidomini: Un battipanni. Bianchi: Non è per tutti.

BOAF dove andrà a parare? Vicidomini: Da nessuna parte. Bianchi: Su se stesso per poi iniziare a scavare un tunnel nell’inconscio per svegliarlo e ucciderlo.

BOAF se fosse un colore che colore sarebbe?  Vicidomini: Marrone. Ma anche nero vedova. Ma anche giallo rassegnazione.  Bianchi: Verde fluorescenza, rosa collutorio, bianco slip, arcobaleno psicofarmaco.

E… se fosse un animale? Vicidomini: E’ un animale… Bianchi: Mitologico, un minotauro ciclopico.

BOAF semplificato in una riga?  Vicidomini: Hai presente quelle riviste di merda (nell’accezione positiva del termine) degli anni ’70, di intonazione spiccatamente scandalistica, di cui sono usciti massimo due numeri, poi sono state chiuse o perchè nessuno le calcolava o perchè il direttore veniva carcerato all’improvviso? Tutto questo ma agito… E anche di più! Tutto quanto rimanga in potenza, un sogno, e non sia sputtanato dalla storia. Inesistenze. E’ il proprio fallimento che bisogna corteggiare. Questo è esattamente un rigo. Bianchi: Saggio, unico, vertiginoso, contromano, vertiginoso, unico, saggio.

Biglietto  intero 500 Euro, ridotto  15 Euro.
Per richiedere i ridotti scrivere a scapezzo@hotmail.com
Per prenotazioni e informazioni: 3476753522 Botteghino La Tognazza al Douze

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Rispetto per Zac

5 Apr
Alberto Azarya (Zac) in una foto dal suo profilo Facebook

Alberto Azarya (Zac) in una foto dal suo profilo Facebook

Il titolo di questo post è una risposta implicita a un episodio non bello accaduto nell’ultima puntata di Eccezionale Veramente (leggi qui), relativo alla partecipazione di Alberto Azarya, più conosciuto come Zac. Zac è un nome noto specialmente nell’ambito del cabaret Milanese. Presentato come uno sconosciuto, ha esibito lo sketch “rifondazione paninara” che oggettivamente è la cosa sua più debole in repertorio. E’ stato fermato quasi subito da Abatantuono e liquidato in maniera spiccia e gelida anche dagli altri giudici. l’impressione è che il suo intervento sia stato “mirato” a presentarlo come uno “zimbello” e qualcuno ha segnalando la cosa al blog definendola sia violenta che poco rispettosa, insomma si è come voluto cancellare la storia professionale di un artista che ha un suo background e che gode della stima di molti colleghi. 

Così ricordiamo chi è “veramente” Alberto Azarya. Molti l’avranno visto in Mario, serie di culto di Maccio Capatonda andata in onda su MTV nel ruolo dell’inviato Amarino Mallo e ha avuto anche un ruolo nel film Italiano Medio (oltre a partecipare ad altri film tra cui La Banda dei Babbi Natale). Insieme a teatro, televisione e cinema, sul piano del cabaret, ha fatto parte del leggendario Scaldasole, che tanti talenti ha prodotto, fin dal 1994. Dall’esperienza nacque Cinici Comici Acrobatici, con la regia di Paolo Rossi e Scaldasole Night Live per 4 anni a Radio Popolare dove Zac faceva la sigla di apertura e chiusura. E’ stato più volte ospite di colleghi che hanno stima di lui, soprattutto Gianmarco Pozzoli e Gianluca De Angelis, ma anche di Sergio Sgrilli, il quale ebbe a dire: “Zac, quando vuole, uno spazio da me ce l’ha”. Continua a leggere

un ricordo di Boris Makaresko

19 Mar
un'immagine di Boris Makaresko, che "indica la via" (da storiaradiotv.it)

un’immagine di Boris Makaresko, che “indica la via” (da storiaradiotv.it)

Pochi giorni fa ci ha lasciato Boris Makaresko, comico, autore, battutista, umorista della vecchia scuola. Chiunque scriva battute oggi gli deve molto (a volte senza neanche saperlo). Sui social network si sono letti molti “ricordi”, tutti sentiti e commossi. Questo a dimostrare l’importanza del personaggio. Dado Tedeschi, che in qualche modo sta portando avanti alcune battaglie di Makaresko (come per esempio l’autoproduzione dei libri) ne ha scritto uno per Ananas Blog:

Ricordare Boris Makaresko senza scoppiare a piangere sarà la vera impresa. Perché non se n’è andato soltanto un maestro, ma un maestro “vero”, toccato con mano in una “non amicizia” (ma proprio per questo un rapporto ancor più sincero di stima reciproca) ventennale. E allora, per ricacciare le lacrime, mi limiterò a ricordarne l’aspetto artistico. Chi fosse umanamente (per me persona ottima) è comunque compito che spetta ad altri più vicini a lui. Ho cominciato a conoscere e amare Boris, senza saperlo. Da bambino, guardavo “Non stop” e tra i tanti personaggi c’era lui, con una storia della pittura alternativa. Era il Boris migliore, quello in grado di “sparire” dietro alla sua creatività, perché se lo scrittore era immenso, il personaggio era timido e per nulla aggressivo, poco funzionale e poco “italiano” nella comicità verbal gestuale del periodo, urlata e caratterizzata.

Poi Boris mi comparve con le battute che pubblicava sulla rivista Eureka. E lì davvero imparai ad amarne il nonsense. Quando iniziai (nel 1990) a fare cabaret, in mezzo al materiale che già scrivevo in proprio, misi alcune sue battute (ricordo un “era così magra che si pesava sulla bilancia delle raccomandate”) e solo dopo scoprii che metà del mondo del cabaret aveva saccheggiato questo portento creativo di battute a getto continuo. Nel cabaret Boris era questo. Una sorta di oggetto misterioso, sempre elegante e distinto che sciorinava i suoi motti a raffica, a volte legandoli tra loro, a volte anche senza preoccuparsene troppo. Nel cabaret milanese degli anni 90, gli altri si preoccupavano di giocare col pubblico, di usare linguaggio sconveniente e indulgere spesso alle parolacce e ai milanesismi (tipo il “vadaviailcù”), Boris no. Saliva, faceva il suo e scendeva. Il pubblico l’aveva seguito? Bene. Non l’aveva seguito? Si era perso qualcosa. Continua a leggere

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