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il caso di Marco Della Noce

19 Ott
Marco Della Noce

Marco Della Noce – Oriano Ferrari (immagine da Forlì24ore.it)

E’ recentissima la notizia delle disavventure occorse a Marco Della Noce, il popolare Oriano Ferrari di Zelig. In un’intervista rilasciata a Il Giorno (leggi qui) Marco ha rivelato di essere stato rovinato da una causa di separazione, con il pignoramento della partita IVA per pagare gli alimenti alla ex moglie e il conseguente collasso lavorativo. Attualmente ha subito lo sfratto dalla sua casa di Lissone e dorme in macchina.

Il collega Leonardo Manera ha prontamente riportato la notizia sulla sua pagina Facebook (vedi qui). Si sono moltiplicati i commenti, talvolta contro l’avidità delle donne nella cause di separazione a danno dei padri separati. Però molto forte è il filone propositivo degli addetti ai lavori che auspicano, propongono di fare qualcosa in aiuto. E’ probabile che nelle prossime ore e giorni ci sarà un fiorire di iniziative delle quali anche questo blog, nel suo piccolo darà notizia. Marco Della Noce va aiutato e questo darebbe prova che quella del cabaret è una community solidale a tutti gli effetti.

La tentazione: è certo che molti penseranno: “Marco Della Noce ha fatto il botto negli anni d’oro di Zelig, se non si è saputo gestire sono affari suoi”. Ciò è sbagliato anche perché dei retroscena della storia sappiamo poco e da quel poco non siamo in grado di giudicare. Sembrerebbe ricalcare (più in piccolo) lo stesso atteggiamento che ha colpito Asia Argento nella sua denuncia delle molestie subite dal produttore Harvey Weinstein (cosa si lamenta? se l’è andata a cercare). Continua a leggere

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Daniele Luttazzi assolto per la seconda volta!

16 Ott
Daniele Luttazzi Ansa

Daniele Luttazzi (link all’immagine RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA)

Come da tradizione, fa più  rumore un “avviso di garanzia” mentre un’assoluzione passa quasi sempre sotto silenzio. Anche perché di solito avviene con anni di ritardo. Così si è parlato pochissimo dell’assoluzione di Daniele Luttazzi dall’accusa di evasione fiscale. (Riportata il 10 ottobre dall’ANSA, leggi articolo completo):  

“(ANSA) – ROMA, 10 OTT – Daniele Luttazzi è stato assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, dall’accusa di aver evaso il fisco. Lo annunciano all’Ansa i legali dell’attore satirico, Andrea Parlatore e Federico Calzolai, precisando che il giudice del Tribunale di Civitavecchia, Francesco Filocamo “ha ordinato l’immediata restituzione a Luttazzi delle somme che giacevano sul suo conto corrente, di cui non poteva più disporre”. Luttazzi era stato accusato dalla Guardia di Finanza di aver evaso il fisco per un importo di circa 140.000,00 euro.”

In precedenza Luttazzi era stato assolto da ogni accusa di plagio (leggi qui articolo) secondo il parere autorevole di Ananas Blog. Il principio di civiltà creativa su cui si basava l’assoluzione era che: la copia e il plagio (o anche la ripetizione degli stessi modelli) si sono così istituzionalizzati nella comicità che tutto è diventato uguale a cose già fatte. Inoltre il diritto d’autore è stato praticamente calpestato e reso nullo. L’opinione di Ananas Blog è autorevolissima perché:

  1. E’ l’unico luogo in cui si sia trattato il tabù dei plagi.
  2. Ha raccolto un’ampia casistica a riguardo.

Detto ciò, anche alla luce di questa assoluzione, la necessità di un ritorno in grande stile di Daniele Luttazzi (in tournee teatrale, in tv) si fa sempre più stringente (come sottolineato ancora una volta da questo blog). Certo c’è sempre il rischio di essere sottoposti a una cosiddetta “shitstorm” cioè una valanga d’insulti attraverso i social network, però anche la presunta accusa di evasione fiscale fece parte della shitstorm e adesso non c’è più.

Aspettiamo con fiducia…

Ananas Blog

Lo stato delle cose, le pause (e la stand up)

21 Mag

Ananas Blog è in una situazione di stand by (o di quasi vacanza) molto semplice da spiegare: il mondo che esisteva alla sua nascita (nel lontano 2010) non esiste più. Il fatto più eclatante è stato la fine di Zelig per come l’avevamo conosciuta: una macchina macina soldi, visibilità, dedizione e soggezione indotta nei più deboli. Cattiveria umana gratuita, eccetera, eccetera. Ananas era un’assonanza con Bananas, l’agenzia zelighiana. La fine di Zelig ha provocato relax da post combattimento. Una sensazione né bella, né brutta, su qualcosa che già si sapeva fosse inevitabile. A rimorchio si sta verificando lo spegnimento (graduale) di tutto l’indotto legato ai cosiddetti scalettoni comici di prima serata.

Allora che fare? Di cosa scrivere tenendo presente che qui siamo nell’area no profit quindi non ti pagato per farlo? Si potrebbero rinfocolare o riattizzare vecchie polemiche, attaccare e/o randellare realtà che sono già state randellate a sufficienza e che sono in crisi irreversibile per i fatti loro (Eccezionale Veramente è stato una pessima idea? Già detto e ridetto…). Oppure rispondere a tono a certi commenti per innescare qualche discussione su cose che sono già state dette. Non è il caso. La cosa migliore è prendersi un periodo di studio/lavoro e diradare i concetti da qui e per tutti i mesi caldi.

Però qualcosa da dire c’è, anche per rispondere ad alcuni commenti ricevuti di recente sul blog. I commenti sollevano la seguente criticità: “Perché non racconti del declino della stand up comedy in Italia, dopo averla tanto esaltata?”

Proviamo a rispondere: in primo luogo il fenomeno stand up, così definito, è ancora molto giovane. Stiamo parlando di tre anni appena. Zelig locale, per esempio, nasce in maggio del 1986, Giancarlo Bozzo, barista in preda all’amore per l’arte senza averla, cerca di farlo fallire accumulando debiti, ma arrivano gli affaristi… (sto divagando). L’approdo in tv è del 1996 su Italia 1 per il decennale del locale.  Ma lo zelighismo vero e proprio esplode nel 2003 con il Circus. Da lì devono passare almeno un 9 anni per  i primi segni del tracollo, con la seconda conduzione Bisio/Cortellesi. Continua a leggere

La finale di Italia’s Got Talent a sorpresa…

30 Apr

I Trejolie a Italia’s Got Talent

Una delle regole per mantenere un umore sereno è quella di non guardare mai i Talent che, in individui dal carattere anche appena empatico, possono indurre una certa tristezza. Però magari vai a guardarti i risultati della finale di Italia’s Got Talent. In questo caso per vedere come se la fosse cavata Cristiana Maffucci, che aveva portato con grande successo un monologo sull’amare se stessi (vedi qui) il cui video aveva fatto un autentico boom di visualizzazioni. La Maffucci in finale però non c’era, misteri dei talent.

Però, e qui c’è la sorpresa, al primo posto si è classificato un gruppo comico, i Trejolie (qui il pezzo della finale) e al secondo un monologhista napoletano: Francesco Arienzo (qui durante le selezioni). Che sembrano aver rotto le due regole consolidate: 1) Ai talent partecipano anche i comici, ma vincono sempre i circensi. 2) Ai talent partecipano anche dei comici già passati in tv che i giurati e la produzione fingono di vedere per la prima volta.

Allo stesso modo, chiunque abbia mosso qualche passo su di un palco, è stato inglobato, fagocitato, cooptato, ha sulla faccia le impronte digitali di Zelig, Colorado, Made in Sud, laboratori connessi e trasmissioni limitrofe (quindi spesso portati ai talent dalle top agenzie). In questo caso è successo il contrario: i Trejolie e Francesco Arienzo sembrano dei debuttanti veri. Questo è positivo ed è un risultato onesto rispetto a quella che dovrebbe essere la “scoperta di talenti”. Chiedendo in giro agli addetti ai lavori se li conoscessero, sono cascati tutti dalle nuvole.

I Trejolie (qui su FB) spaziano dalle canzoni, alle poesie, al ballo, al visual. C’è da dire che fisicamente sono molto carini, tecnicamente preparatissimi ed eclettici. Ci sono (forse) un po’ troppi richiami a cose già viste: gli Oblivion, i Gemelli Ruggeri, i bignami di Andrea Di Marco, le storie zippate di Maurizio Lastrico, insomma devono trovare ancora un loro stile. Francesco Arienzo (qui su FB) appartiene a quella tradizione napoletana timido stralunata che ha visto in Troisi l’artista più importante. Sembra avere un suo stile efficace.

E queste erano le sorprese (non banali) della finale di Italia’s Got Talent, forse anche un segnale dei tempi (comici) che stanno cambiando.

Ananas Blog

Una settimana di contro informazione…

9 Feb
Concetti binari in libertà (dal sito di immagini gratuite: https://pixabay.com/)

Concetti in libertà (dal sito di immagini gratuite: https://pixabay.com/)

Sto preparando una settimana di contro informazione comica, in quanto amministratore di questo sito. Ricordiamo che 7 anni fa aprii Ananas Blog prevedendo (primo tra tutti) la crisi irreversibile del sistema cabarettistico televisivo, disastro che si è puntualmente avverato (è solo andata peggio del previsto, ma le visioni del futuro sono sempre un po’ imprecise). Che si fa in questi casi, si invita tutti a sucarlo? Banale. Pensiamo al domani.

In questa veste, lunedì 13 febbraio terrò una lectio magistralis presso l’Accademia del Comico, di Milano agli allievi del master di cabaret. Di cose da dire ce ne saranno e il punto di vista del sottoscritto, su cui si può essere d’accordo o meno, dovrebbe far parte del background di chi si affacci al mondo della comicità, dato che in questi 7 anni è stato approfondito ogni aspetto del percorso formativo italiano che, a volte, va verso il professionismo, altre verso il più bieco sfruttamento (la linea è sottilissima,  può determinare il salvarsi o meno).

La locandina di Paranoie Comiche al Douze di Roma

La locandina di Paranoie Comiche al Douze di Roma

Venerdì 17 febbraio sarò a Roma al Teatro Douze di Roma con Paranoie Comiche (qui l’evento) lo spettacolo che, sotto forma di monologo al femminile, racconta le vicissitudine tragicomiche, a volte fantozziane, di ciò che è successo agli aspiranti comici televisivi negli ultimi 15 anni, compresa la necessità assurda di vestirsi da pupazzoni. L’interprete è Stefania Carcupino, la regia di Davide Colavini. Teatro Douze, via del cipresso 12, Roma, per info e prenotazioni 3298994730. Paranoie Comiche può raggiungere poche persone, ma se ne sottolinea l’imperdibilità.

Per chiudere la settimana, lunedì 20 febbraio sarò sempre a Roma al convegno organizzato dall’Anart (Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali) dal titolo Satira “Televisione e New Media” (Autori, attori, stand up comedian, docenti, editori, direttori di emittenti, si confronteranno su un genere popolare e decisamente “d’autore”, che fa emergere le contraddizioni della società. Un approfondimento sui temi della libertà d’espressione e della tutela del diritto d’autore, per comprendere le motivazioni che hanno dirottato il pubblico giovanile verso i new media e per esplorare soluzioni per lo sviluppo di nuovi contenuti per un nuovo pubblico).

Il convegno è organizzato dal presidente Anart Linda Brunetta, si terrà al Maxxi di Roma e vede protagonisti anche diversi pezzi da 90: Carlo Freccero, Diego Cugia, David Riondino, Angelo Guglielmi, Sergio Staino, la Gialappa’s, Saverio Raimondo e tanti altri. Io teoricamente sono iscritto a parlare per un 10 minuti e se succederà mi soffermerò sugli aspetti più inediti della censura cabarettistica televisiva e sul concetto devastante di “Questo non andrà mai in televisione”. Tanto per non rimuovere il passato…

prossima uscita

Roberto Gavelli – Ananas Blog

un ricordo di Simone Tuttobene

23 Gen
Simone Tuttobene con gli Stonfiss

Simone Tuttobene con gli Stonfiss (da Youtube)

Capita che ci lasci un comico che gode della stima dell’ambiente per le sue doti artistiche e umane. Questo è successo recentemente con Niki Giustini. E’ capitato poi a inizio 2017 con Simone Tuttobene, la cui scomparsa è stata accompagnata da tantissime manifestazioni sincere di affetto che si sono moltiplicate sui social network. Più difficile è inquadrare chi sia stato Simone, data la mole notevole di cose fatte anche teatrali, radiofoniche e televisive (da Tele Roma 56, a Rai 3 a Comedy Central).
Simone Tuttobene era un creativo, di quelli che ricaricano sempre il colpo, con la necessità di fare lavori di qualità, quasi sempre con l’onere e il peso del costo zero o del low budget. Tecnicamente era un cantante e compositore, quindi uno show man, però con un “corpo comico” ben definito e grande attenzione ai movimenti e ai tempi del palco. Chi l’ha conosciuto concorda che andasse visto dal vivo. Ciò che si trova per esempio su Youtube non rende bene l’idea, anche perché, per gli irregolari, l’immagine video non è poi così importante, poiché sono animali da palco, non da show-reel.
Simone ha avuto un ruolo importante nella scena della canzone comica demenziale romana di seconda generazione come leader degli Stonfiss, in un periodo che possiamo definire d’oro. C’erano per esempio i Latte & i Suoi Derivati (di Lillo & Greg e lo scrittore horror e batterista Paolo D’Orazio), la Gnometto Band di Paolo Arcuri, Lallo e i Fusi Orari di Lallo Circosta. Band situazioniste e surreali nate con l’obiettivo soprattutto di fare ridere.
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il grande periodo di transizione

9 Gen
un fiume

il fiume scorre lento, trascina cose (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

Comincia un nuovo anno e la sensazione è che le cose non siano più uguali a loro stesse. E’ capitato per lungo tempo che ogni volta il ciclo rimanesse del tutto simile al precedente. Il 2010 uguale al 2011 uguale al 2012, uguale al 2013, eccetera. Poi le cose sono cambiate in modo più evidente, ma dove vadano non è ancora proprio chiaro.

Sedendosi sulla riva del fiume si vede passare di tutto. Quasi mai cadaveri. La corrente trascina ogni cosa con una certa lentezza. Vedi corpi agitarsi, provare a nuotare, aggrapparsi ai rami sporgenti. Alcuni portano enormi cartelli con slogan pubblicitari oppure con offerte speciali (“Vieni qua” “Fai questo”, eccetera) 

Il fatto che sia la corrente a fare il lavoro sporco rende tutto più tranquillo. Intanto il tempo scorre (tic, toc, tic, toc) inesorabile. Chi volesse curiosare su quali siano i numeri del web può andare su Internet Live Stats e guardarsi quanti utenti ci sono su Internet, quanti blog post, quali cifre sui vari social network, quante ricerche su Google, quanti nuovi siti. I numeri frullano aumentando a ogni frazione di secondo.

Direzioni da prendere, binari, cose da fare (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

Direzioni da prendere, binari, cose da fare (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

E’ un periodo di transizione. Urlare non serve, inutile anche scandalizzarsi o indicare degli obiettivi o delle nuove tendenze. Serve solo una cosa: osservare cosa succede, capire e poi, solo dopo, tornare sul pezzo o addirittura in trincea. Così  verrà di nuovo il tempo di urlare, scandalizzarsi, indicare obiettivi e tendenze.

Interrogarsi sul futuro però è una cosa che si può fare fin da subito. Mentre si guarda lo spettacolo della corrente che sta facendo tutto il lavoro…

Ananas Blog

Ci ha lasciati Niki Giustini

5 Gen

Niki Giustini (da gazzettanet)

Niki Giustini (da gazzettanet)

Il 2017 è iniziato con una nota di estrema tristezza, con la notizia della scomparsa di Niki Giustini, comico toscano noto anche per il lavoro in coppia con l’amico fraterno Graziano Salvadori. Niki è stato un artista di quelli con una solida carriera sul live, per i quali vale il detto “Un comico è un comico se fa ridere”, ma anche con una non disprezzabile carriera televisiva. Lo avevamo visto poco più di 2 anni fa in prima serata su Canale 5, a Giass, trasmissione ideata da Antonio Ricci, dove si poteva ammirare lo sketch surreale di Pino e Pinolo (uno dei preferiti del blog, leggi qui) in coppia con Salvadori. L’apprezzamento di Ananas era noto, c’era rispetto reciproco.

La carriera televisiva non era stata appunto disprezzabile (vedi Wikipedia), anzi, ricca di partecipazioni a trasmissioni di culto come Stasera mi Butto e, soprattutto Aria Fresca che tanta fortuna ha portato alla comicità toscana e che ha avuto una ripresa nel 2010 su Rai 1 su iniziativa di Carlo Conti (Voglia di Aria Fresca).

Niki Giustini mi ha sempre fatto  ridere, a partire da quando lo vidi nella folgorante esibizione al Festivalbar, con Gerry Scotti come spalla, in cui imitava Vasca, la sorella di Vasco Rossi che completava le parole di Alba Chiara con quelle di Romagna Mia. Mi rotolai per terra dal ridere e fu un buon inizio. Però nel caso di Niki Giustini  è preferibile che parli chi l’ha conosciuto meglio, cosa che sta avvenendo sui social network, sui quali si sono moltiplicati i saluti, i ricordi e le manifestazioni d’affetto. In cui ne vengono sottolineate le doti umane. Facebook è spesso accusato di propagare solo fake e bufale, ma in questo caso è un mezzo utile a rivelare la verità sul carattere di Niki Giustini.

Speriamo che a breve e in futuro ci siano iniziative, non solo per ricordare, ma anche per portare avanti l’eredità di un comico che sapeva far ridere.

Ananas Blog

l’open mic contro al muro?

21 Set
Oltre al muro c'è di più?

Oltre al muro c’è di più?

La battuta viene spontanea: se la scenografia classica della stand up comedy è il muro di mattoni, gli americani sono già al cartongesso. Tutto ciò significa che dall’estero non dovremmo esportare solo gli aspetti più superficiali (il muro di mattoni, le serate open mic, in cui si alterna sul palco un certo numero di comici), ma anche quelli più produttivi e creativi. I primi sono facili da mettere in piedi, i secondi molto meno, su questi siamo ai limiti dell’impossibile. Il tema è stato trattato anche nel post Il futuro della stand up comedy italiana. C’è indubbiamente una fioritura relativa alla stand up comedy, come evidenziato anche dall’intervista a Filippo Giardina.

LA MALEDIZIONE COMICA ITALIANA consiste semplicemente nel “parassitismo”: mettere tanta gente a produrre idee, nel modo più ampio possibile. Poi scegliere il meglio, metterci il cappello sopra, cavalcare gli eventuali fenomeni che ne siano venuti fuori, spremerli fino all’ultima goccia. Il laboratorio (televisivo) di cabaret per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi 10 anni era alla base di questo metodo. Da cui occorre uscire. Per esempio Zelig, esiliata da Mediaset, espropriata da Sky di Bisio (vedi qui) potrebbe uscirne producendo idee originali oppure tentare di uscirne mettendo in piedi il solito ciclo parassitario (porta idee, sketch, monologhi, non ti diciamo per cosa, ma tu intanto sbattiti). Continua a leggere

il futuro della stand up comedy italiana

31 Ago
dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/

dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/

Parte una nuova stagione e si può dire che la stand up comedy sia stata ormai sdoganata. Ci sono tante realtà, tanti comedian e la televisione non è più un tabù. Il merito principale è stato della “visione” di Filippo Giardina, fondatore di Satiriasi, che ci ha creduto contro ogni evidenza, ottenendo i risultati che sappiamo. Adesso, però, la situazione è come in quei videogame in cui hai superato il primo livello e passi al livello superiore dove ci sono altri draghi, altri mostri, altri alieni da combattere.

La stand up italiana potrebbe fermarsi al “primo livello” e non andare da nessuna parte, per una serie di motivi facili da capire. Gli stessi motivi che mettono in ulteriore crisi la comicità italiana in generale. Lo sdoganamento della stand up, nell’ultimo anno, purtroppo ha prodotto un dibattito sterile: cos’è la stand up, cos’è la satira, cos’è un comico, un comico è quello che fa ridere, io è 20 anni che faccio stand up, eccetera. Discussione inutile attorno alla quale si è perso solo del tempo. 

Allora entriamo nel cuore del problema, che è la mancanza di quella “filiera” di quel “ciclo virtuoso” che esiste nel mondo anglosassone e non solo: la stand up di qualità che poi sfocia nelle grandi serie tv, nei grandi show, nelle grandi sitcom, persino nelle web serie e nel cinema di successo internazionale. Senza ciò la stand up si accascia e muore per mancanza di sbocchi. Nel nostro paese questa filiera sta mancando da troppo tempo. Continua a leggere

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