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la moltiplicazione dei laboratori

16 Apr

 

tutto è laboratorio

tutto è laboratorio

Ananas Blog fin dall’inizio (maggio 2010) ha indicato nella moltiplicazione dei laboratori uno dei fattori della crisi lavorativa e creativa della comicità italiana. L’obiettivo principale erano i laboratori Zelig, vere fucine di lavoro gratuito, di “indottrinamento televisivo” e di liberatorie ai limiti del surreale. Adesso i laboratori Zelig sono  dimezzati e vivono una crisi identitaria profonda.

Questo è più che positivo ma, parallelamente,  i laboratori lungi dal diminuire sono addirittura moltiplicati. Sembra ci sia una corsa da parte di comici e autori ad aprirne sempre di più. La cosa buffa è che molti di loro sono impostati su criteri esclusivamente televisivi (personaggini, entrare a schiaffo, tormentoni). L’innovazione, la sperimentazione sono relegate ai canoni televisivi, proprio quelli che stanno facendo scappare gli spettatori.

E’ strano che ci sia questa corsa al lavoro gratuito in tempi di crisi lavorativa. Ma c’è una spiegazione semplice: c’è una fame di contenuti televisivi, dovuta proprio alla crisi. Una volta un comico che arrivava in tv diventava popolare, incassava un sacco di soldi e consentiva a chi collaborava con lui di guadagnare adeguatamente, per un lasso di tempo lungo (agenti, autori, produttori, spalle comiche, uffici stampa, eccetera).

Adesso un singolo comico guadagna poco per un periodo breve. Per questo si è aperta la caccia al maggior numero di potenziali comici televisivi. Per portare a casa uno stipendio devi succhiare da più gente possibile. E’ una questione di mercato. Ma non fa bene a nessuno.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Provini Zelig: il solito “bunga bunga”

26 Mag
Sala del Bunga Bunga

I provini per Zelig Off di quest’anno (secondo appuntamento questa sera, poi il 7 e l’8 giugno), mantengono le stesse caratteristiche di sempre, anzi sembra che la situazione stia gradualmente peggiorando: qualità sempre più bassa, morale sotto i tacchi da parte di quasi tutti i comici.

Sul sito di areazelig quest’anno i provini si chiamano “laboratorio Zelig Off 2011”. va bene tutto, si può dire tutto e il contrario di tutto: tanto l’abitudine a confondere le acque è la prassi.

Si tratta di una forma di bunga bunga (ridefinito “serata elegante”). Qua una trentina di comici, là una trentina di ragazze vestite di nero col trucco leggero. Nei due casi c’è un primo e secondo tempo, solo che ad Arcore nel secondo tempo si fa sesso.

Scherzi a parte stupisce una cosa: la separazione tra il lavoro fatto nei laboratori e la serata di provini. Sempre più comici hanno la sensazione che quello che hanno fatto fino a quel momento (con impegno di tempo, di denaro e di sforzo creativo) sia inutile.

Quelli che decidono sembrano non avere la più pallida idea di quello che hai fatto fino a quel momento. La conduzione è la negazione delle gag provate fino a quel momento, oppure rischia di rovinarle. Se il pezzo non è a mille (e i fattori che possono farlo rendere di meno, sono tanti ) ti bruci, vai a rovinare quello che hai fatto nei 2, 3, 4 laboratori che hai frequentato quast’anno (ti è andata bene se ne hai fatto solo 1).

Stupisce la quantità di gente che è ormai al limite, che dopo un’infilata di delusioni è stata tenuta agganciata alla promessa del “dai quest’anno andrà bene”. Stupisce il numero di comici che, di colpo, “non fanno più ridere” (dopo essere stati caricati di complimenti).

Ma state allegri: si tratta solo del bunga bunga per divertire il sultano (o i sultani). Domattina si raccoglieranno (e raccoglieremo) i cocci del party consumato alle vostre spalle.

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)
 

Un infiltrato presso i laboratori Zelig…

26 Apr

Su Repubblica.it Torino è uscito l’articolo (vedi link), già segnalato nei commenti del blog, su un curioso esperimento: un comico finto albanese si è “infiltrato” nel sistema dei laboratori Zelig. Riportiamo l’articolo completo. La cosa era anche nell’aria. Un’azione simile ci era stata suggerita da più parti. Qualcuno l’ha messa in pratica:

Si finge albanese per smascherare i trucchi della «fabbrica dei comici» di Zelig. La storia, va da sé, è divertente. Lui, Marco P. (chiede di restare anonimo), è un attore di solida formazione: Dams a Bologna, master in arte scenica a Barcellona. Si fa chiamare Ruben Maroscia. Mago dei travestimenti, nei panni del timido straniero appena giunto a Torino da Tirana si presenta al vivaio di Zelig e viene preso. Comincia il suo anno di formazione, a settembre, senza che nessuno si accorga di nulla. Intanto osserva, prende nota, prepara il «colpo». La burla va in scena giovedì sera all’Alfa Teatro, dove è in programma una sessione di provini: il pezzo di Marco, questa volta nella parte di un immigrato siciliano, contiene tra le righe un duro attacco alla «lobby»: artisti sfruttati, pezzi rubati, diritti d’autore inesistenti, selezioni truccate (il cahier de doléances completo su www.ananasblog. wordpress.com).

Il tutto viene filmato e tra qualche giorno sarà probabilmente visibile su YouTube.Il pubblico crede che sia una gag e ride, ma dietro le quinte succede il putiferio. “Sono stato preso a male parole dagli organizzatori — dice Marco — Ma la mia voleva essere solo una burla. Volevo dimostrare che cosa significa essere un attore vero. Zelig è diventato un franchising che produce comici usa e getta, buoni per i tre minuti del passaggio televisivo. Solo che tutti sognano quei tre minuti e finiscono dentro un meccanismo che li spreme e li butta via. O accetti le regole della lobby o sei fuori. E la maggior parte dei cabarettisti pur di lavorare abbassano la testa. Io sono consapevole di essermi messo contro il sistema. Pazienza, me ne tornerò in Spagna. La televisione italiana non mi interessa, non c’è arte è solo business”.

Allineato sul fronte della protesta antiZelig, che dilaga sui siti e nei blog degli aspiranti comici, è anche Mauro Giorcelli, talent scout, storico organizzatore del Festival Nazionale del Cabaret e scopritore a suo tempo di Luciana Littizzetto, lui pure vittima dello scherzo di Marco P. “Si presentò al nostro laboratorio Trovariso nei panni di Ruben Maroscia, l’albanese — racconta — E’ stato bravissimo, ci sono cascato come un merluzzo. Un artista che ha messo a fuoco molto bene il meccanismo perverso di Zelig: crea una rete, un monopolio. Chi non ha il marchio è fuori. Io stesso ho sempre più difficoltà ad organizzare il Festival del Cabaret. Gli artisti vogliono andare in televisione. Ma il sistema dei tre minuti in tv non crea professionisti ma gente che, messa in palcoscenico per un monologo di un’ora, fa pena e viene fischiata. Quello del comico è un mestiere che s’impara a teatro e non s’inventa. Quelli davvero bravi, mi vengono in mente Sconsy, Luca e Paolo, Ficarra e Picone, prima di arrivare a Zelig sono passati dal Festival. Eppure oggi tutti, allettati dal sistema dei provini e delle serate, vogliono fare tv. Una fila lunghissima di poveri illusi”.

Una piccola annotazione: la storia dimostra anche come i laboratori Zelig operino praticamente “in nero”. In qualsiasi scuola, seminario laboratorio gli iscritti portano i documenti, declinano le loro generalità. Qui si va a casaccio.

Ananas Blog

La visita del Cardinale…

16 Apr
Michele Mozzati

Giovedì 14 aprile Michele Mozzati (del duo Gino & Michele) si è presentato a sorpresa alla quartultima serata del laboratorio Zelig di Santargangelo (ex Rimini, ex Riccione).

Quando un cardinale visita una parrocchia di provincia c’è sempre una certa fibrillazione.

Una volta una contadina russa, vedendosi entrare in casa Stalin in persona, raccontò poi che “Il ritratto del segretario del partito era apparso sulla porta”. Non lo aveva mai visto dal vivo!

L’effetto dev’essere stato simile, anche se non così stupefacente e non su tutti.

Comunque è normale che uno dei soci di maggioranza vada a controllare una delle “fabbriche di pezzi gratuiti” (mascherate da laboratorio e finalizzate al business).

L’effetto sui comici è il seguente: “urca, allora se mi ha visto Michele Mozzati, ho più possibilità”, “Se è venuto a vederci, vuol dire che ci tengono a questo laboratorio.”

Per tenere vive le speranze la gente si aggrappa a ogni appiglio. Dall’altro lato, la dirigenza bananifera ha tutto l’interesse ad alimentarle, poiché è abituata a fagocitare le speranze delle persone. Non ne può fare a meno.

È sicuro che si sta preparando un altro di quei vergognosi bagni di sangue: 4 giorni di provini, 30/35 comici a serata (anche quelli che non interessano), gente che sale sul palco all’una di notte e passa.

Pare si cominci domenica 22 e lunedì 23 maggio.

Una roba oscena, ma dopotutto anche un cardinale ha diritto ogni tanto a divertirsi. Anche il Papa, anche i parroci…

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Padova si impegna, ma…

17 Feb

Padova

Torniamo a occuparci di Padova, uno di quei laboratori alla periferia dell’Impero Bananas, su cui c’è poco interesse, ma che vengono tenuti in piedi per l’ansia di controllare ogni lembo di territorio. Vediamo qual è la situazione:

Il  locale Q Restaurant è abbastanza bello ma non è il Banale (locale storico di Padova NDR) ovvero: al Banale si era creata quella magia data da un pubblico che veniva a vedere i comici a prescindere da Zelig e, infatti, il pubblico si era innamorato dei personaggi. Con l’andazzo di non chiarezza e menefreghismo dei vertici, gli artisti che erano le colonne portanti del lab al Banale si sono persi.

Infatti la qualità del “Q” non arriva a sfiorare nemmeno quella del Banale. Non ci sono più i Flavio Furian, Diego e Paolo, I Minimo, La Mamma di Ado, Nicola Trocchia e Cristian Calabrese. Quello era un gruppo vero e si avvertiva dal locale sempre stracolmo. Qui si alternano giovanottoni volonterosi e di belle speranze provenienti quasi tutti da Verona, con altri personaggi improbabili che arrivano saltuariamente .

Il posto è scomodo perchè è in centro dove non c’è parcheggio, la cena non la offrono neppure, si paga (Tirchieria Zelig da 15 milioni di euro di fatturato l’anno! NDR). Non c’è il clima del Banale: pubblico di studenti e perfetto per il genere, qui l’ambiente è un pò da “fighetti”, non si sa come finirà.

L’autore Marco Del Conte fa quello che può con il materiale che ha, di sicuro si sbatte dalle 17.30 in poi ma l’impressione è che non ci creda più di tanto nemmeno lui (parafrasando De Andrè: s’impegna poi getta la spugna con gran dignità NDR). Forse è troppo accondiscendente, Midena e Basso erano molto più rigidi e duri, non si sa quale sia la soluzione migliore .

Certo è che se tutti vengono da Verona perchè non farlo a Verona? Una nota assai dolente: la tecnica che assassina i pezzi. E’ affidata a dei ragazzini che bruciano le battute con micorfoni non funzionanti o fischianti e basi troppo alte. L’impressione è che se si esclude Genova, Torino o Milano, gli altri lab sono considerati di provincia dove non ne esce un ragno dal buco.

Se i lab sono la serie B, nelle città minori sono pure di serie C: ci sarà l’outsider di sicuro (vedi Minimo, durati un anno solo) ma poi si pesca nel lab delle grandi città.
Nota positiva: la conduzione è affidata a una donna, Anna Marcato.

La Redazione di Ananas Blog + veneti disillusi

Firenze, laboratorio sterile

10 Feb

FINISCE LA “DEPORTAZIONE” DEI LIVORNESI? (di Gat)

Sul Tirreno.it dell’8 febbraio è uscita la notizia che il laboratorio Zelig di Firenze si è trasferito a Livorno presso il teatro Cral Eni (leggi l’articolo). Prima data: il 9 febbraio (cioè ieri NDR). Evidentemente si è chiusa in anticipo la programmazione al teatro Puccini e sono saltate perlomeno le date del 9- 23 febbraio, 2-24 marzo, 6-20 aprile.

Avevamo dedicato un post all’area fiorentina: Firenze, laboratorio triste (il solito andazzo Zelig), . Dopo il fallimento al Viper Teather, finito con 3 date di anticipo, l’ossessione di Bananas di “occupare” il territorio nazionale, e di spremere tutti come limoni (come ha fatto osservare Pino Campagna), si è inventata uno dei teatri più belli di tutta la Toscana.

Tutto questo per proporre la solita ribollita, cioè la speranza di arrivare (o arrivare di nuovo) in tv, mantenendo la frequentazione zelighiana per altri anni e anni.

Non sappiamo per quale motivo sia fallita la programmazine del teatro Rossini, ma è possibile che c’entrino sia la scarsa affluenza di pubblico sia i costi di gestione elevati. La buona notizia è che i comici livornesi, che costituiscono da 6 anni l’ossatura del lab di Firenze, finalmente potranno esibirsi (sempre gratuitamente) ma vicino a casa.

A tanta gente verrà evitata la tribolatissima Firenze-Pisa-Livorno, oppure il più lungo percorso autostradale, quindi saranno risparmiati gli ingenti costi di trasferta.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Gli EMO, le garanzie che non ci sono, i laboratori, le fregature…

25 Gen
Inflazione di EMO sul palco di Zelig

Quali tutele ci sono per chi porta il proprio lavoro creativo a un laboratorio Zelig? Nessuna. Anzi, può capitare di lavorare a un personaggio e poi farsi scavalcare da un pezzo simile senza che nessuno si curi di te (vedi post sul caso Matteo Marini, esempio o di grande malafede o di grande sciatteria).

Ieri ho visto di sfuggita a Quelli Che Il Calcio Gigi Rock vestito da EMO, che è la tendenza giovanile post punk di cui i Mancio & Stigma stanno facendo la parodia a Zelig. La cosa è rimasta lì finché non mi sono ricordato di alcune foto su Facebook in cui risulterebbe che Gigi Rock provava il personaggio dell’EMO (sul palco di Zelig) da almeno un paio di anni.

Premesso che: I Mancio & Stigma sono tra quelli che mi fanno più ridere a Zelig; che Marco, Angelo e Patrizia sono persone adorabili; che sicuramente sono più giovani rispetto a Gigi Rock, quindi più adatti a rappresentare una tendenza giovanile.

Detto questo, che senso ha portare un personaggio a un laboratorio Zelig (in cui si va gratis per anni a proprie spese) quando di punto in bianco Continua a leggere

L’importantissimo valore strategico di Zelig Off

10 Nov
Per catturare molte allodole ci vuole lo specchietto adatto…

Zelig Off è il motore di una macchina che produce lavoro gratuito e manipolazione emotiva che, altrimenti, non potrebbero esistere.

La trasmissione stessa è inusuale: a Zelig Off alcuni comici fanno pari pari i pezzi che (più o meno) hanno fatto per anni nei laboratori e che faranno, pari pari, a Zelig in prima serata.

Inoltre molti comici fanno pezzi che hanno fatto per anni nei laboratori e che non andranno mai a Zelig in prima serata.

Si tratta di un caso unico. Esiste forse il Saturday Night Live Off dove i comici fanno gli sketch che forse faranno al Saturday Night Live? Esistono forse i laboratori del Saturday Night Live in giro per gli Stati Uniti dove si lavora gratis per anni e anni?

È mai esistito Mai Dire Gol Off? E i laboratori di Mai Dire Gol? Oppure Drive In Off e i laboratori di Drive In?

Le cose più belle della televisione italiana del passato e anche del passato recente sono state fatte tutte senza laboratori. Da quando è esploso il numero dei laboratori (esplosione giustificata dallo specchietto per le allodole di Zelig Off) la qualità dello stesso Zelig si è abbassata rispetto alle edizioni dei cosiddetti “senatori”. Tutti quei mesi, quegli anni a fare e rifare, a provare e riprovare i pezzi, tutta quella creatività e quel lavoro spasmodico hanno portato a un peggioramento!

Non è mai esistito nulla di simile a questo sistema. Ma negli ultimi anni ci si è abituati alle cose più strane, si è creata assuefazione.

Se non ci fosse Zelig Off, la direzione artistica sarebbe obbligata a fare delle scelte precise e il tempo di impiego dei comici sarebbe di qualche mese, su un gruppo selezionato: provini inizio autunno, laboratorio per la prima serata e registrazioni in inverno/inizio primavera, routine simile a tutte le trasmissioni normali.

Un laboratorio per la prima serata sarebbe costretto a lavorare su un numero relativamente basso di comici, visto che il fabbisogno annuale è di qualche elemento nuovo e basta (gli altri vengono usati cinicamente e poi buttati via, allora sarebbe meglio lasciarli liberi di costruire strade alternative).  

Invece l’impiego dei comici dura tutto l’anno e coinvolge più gente possibile. Al posto di scelte artistiche definite, Zelig Off consente una finta e perenne indecisione (da parte dei capi) che trasmette una continua condizione di precarietà ai comici.

Zelig Off “giustifica” i 15 e passa laboratori l’anno, le 25.000 ore di lavoro gratuito e i quasi 300 comici tenuti sotto scacco. Così si crea quell’atmosfera unica al mondo fatta dall’alternanza continua di speranze e delusioni, cementata dalla tensione, in cui la precarietà domina su ogni cosa.

La redazione di Ananas Blog

una proposta di Ananas Blog

30 Ott

Il parlamento della comicità non delibera da anni...

Rispondiamo immediatamente a un commento degno di nota, fatto da Cesare Vodani (capo progetto di Colorado), su temi che non possiamo ignorare. Cesare, dopo aver difeso il lavoro autorale dietro le quinte ci chiede (sostanzialmente) di fare proposte concrete, di entrare nel merito delle questioni.

Ora, c’è una proposta che secondo noi sarebbe la prima da portare avanti. Ne avevamo già accennato nel post La soluzione perfetta dei rimborsi spese. Ma merita un approfondimento. Ora vediamo come articolare la cosa:

1) diminuire drasticamente il numero dei laboratori Zelig e Colorado. Diciamo poi che i punti successivi, se applicati, porterebbero automaticamente alla loro diminuzione.

2) riconoscere  un rimborso spese a chi partecipa ai laboratori Zelig e Colorado finalizzati alla trasmissione (vedi nel post sopraccitato i vantaggi che la cosa determinerebbe).

3) mettere in regola chi partecipa a un laboratorio Zelig o Colorado riconoscendo che partecipano a un’attività finalizzata a un business importante (vedi link). Questo significherebbbe uscire dall’illegalità (o dal vuoto giuridico), mettendo in atto anche la copertura Enpals oppure la formula “cessione diritti” che non comporterebbe la copertura Enpals (o altra formula studiata a hoc).

4) dare un luogo e una professionalità (che sia reciproca tra produzione e comici) al lavoro dei laboratori, in modo che sia chiaro che tipo di lavoro si fa e per chi si fa e che c’è comunque un fine di lucro (non indifferente) da parte di chi organizza.

Queste proposte potrebbero portare a un incremento della qualità, a una diminuzione delle tensioni, all’eliminazione di sacche di sfruttamento.

Naturalmente partiamo dalla diagnosi che l’alluvione di lavoro gratuito sia il “tumore” che sta uccidendo la comicità in Italia.

La Redazione di Ananas Blog

l’enigma Friggione

29 Ott
Francesco Friggione

Aggiornamento articolo (ore 17.40): Francesco Friggione ha tenuto a farci sapere di non aver in nessun modo ispirato questo articolo e di non condividerne i contenuti polemici. Confermiamo la cosa: è un’iniziativa del blog e basta. Inoltre ci ha suggerito alcune modifiche che accogliamo al volo.

Francesco Friggione è uno dei personaggi più popolari e simpatici del mondo del cabaret. I suoi personaggi del Gigolò e del Bamboccione sono migliorati nel corso degli anni, con delle buone prestazioni sia dal vivo, che nei laboratori, che nei concorsi. Diciamolo: nell’ultima edizione di Zelig Off si è visto di peggio!

Francesco Friggione si è messo in gioco nel tentativo di raggiungere la consacrazione televisiva. Negli ultimi anni è stato in fibrillazione perché sembrava avesse raggiunto il passaggio a Zelig Off. Dopo l’ultima esclusione sta continuando a frequentare i laboratori Zelig.

IL CASTELLO DEL SILENZIO

Bananas, l’agenzia che gestisce il marchio Zelig, avrebbe il potere di dare risposte definitive a Friggione (quali progetti hanno su di lui, cosa manca per finire in tv). Le risposte ovviamente andrebbero date da chi decide veramente.  sarebbe onesto, sarebbe doversoso, sarebbe giusto. 5/6 anni non sono sufficienti per farsi un’idea? Siete lenti? Oppure fa comodo mantenere il mistero?

Ma Bananas ha basato la sua politica sul silenzio e sul mistero. Per esempio sta tacendo su un caso imbarazzante come quello di Matteo Marini (vedi link) anche se è passata più di una settimana.

Difficile ricostruire la dinamica attraverso cui Friggione negli ultimi anni aveva raggiunto più volte la certezza di fare la trasmissione, o la quasi certezza. Sembrerebbe la solita vecchia tattica zelighiana di non dare mai risposte definitive, cosa che il blog ha sottoilineato più volte.

Difficile fare un bilancio del lavoro fatto su di lui in tanti anni di laboratorio Zelig. Perché non è stato portato a livello di diventare televisivo? 5/6 anni non bastano? Eppure l’impegno (esemplare) ce l’ha messo.

NON PARLATE BENE!

Friggione, interpellato sull’iniziativa di scrivere questo articolo, pur elogiativo, ha dato parere negativo. L’abbiamo scritto comunque perché  riflette la nostra opinione che sia arrivato il momento che francesco faccia televisione. E’ assurdo temere un articolo che parli bene di te. Siamo convinti, al contrario, che sia arrivato il momento di non nascondersi più, di fare domande, di ottenere risposte.

La redazione di Ananas Bolg

 

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