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Le domande che contano davvero

25 Feb

Questo post contiene domande a cui non è facile dare una risposta, ma che consentirebbero di farsi un quadro reale sullo stato della comicità in Italia.

Ricordiamo che l’attore comico/cabarettista è l’unica “non categoria” esistente in Italia, dove anche i terzi violoncelli delle orchestre sinfoniche di periferia hanno una loro minima lobby.

Se esistesse una categoria, terrebbe sotto controllo le cifre dell’industria comica e, grazie anche a questo, cercherebbe delle contromisure alla crisi terribile che attanaglia il settore.

Il peso politico dei comici potrebbe essere tremendo. Basti pensare agli sconquassi prodotti da un vecchio stand-up comedian come Beppe Grillo.

Le domande riguardano i guadagni, ed è logico che su questo ci sia una certa discrezione, ma facciamole lo stesso (e sono tante):

1) Qual è l’attuale media Continua a leggere

La vita reale, la tv e la sindrome di capodanno

21 Gen

Quest’inverno, a un certo punto, correva voce che una buona parte degli artisti rappresentati da Bananas non avesse ancora trovato un ingaggio per Capodanno, che è la notte in cui si lavora di più, che è una specie di cassaforte per i cachet.

Non lavorare a Capodanno per un comico è sempre un segnale preoccupante.

Poi non è dato sapere se la cosa si sia risolta, magari abbassando le “pretese”. Ma può essere che il flop fosse dovuto alla crisi, alle richieste economiche troppo alte, alla fama che molti zelighiani hanno di essere deboli dal vivo, oppure all’inflazione di comici che rende quasi tutti anonimi.

Essere nell’Olimpo della comicità, nell’agenzia che detiene il potere televisivo e manageriale e poi lavorare poco (e magari essere scavalcati di continuo da nuovi arrivati “esterni”) non dev’essere una grande esperienza.  

I dati d’ascolto, lo share, i milioni di spettatori, quante puntate uno ha fatto in tv sono solo la punta dell’iceberg.

Quello che conta è il “sommerso”, quello che in questo mondo opaco non viene mai raccontato: cosa succede quando la tv è spenta. Quanto si lavora e quanto si fattura è la cosa interessante.

Lo stato mentale è ancora più interessante: quanta insicurezza, frustrazione, aggressività nascoste (quindi ancora più dolorose) ci sono nella testa di chi si è esposto per troppo tempo al sogno televisivo?

Ma, soprattutto, è un sogno o un incubo?

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

PS: questa sera contro Zelig I Raccomandati schierano 2 pezzi da 90: Adriano Pappalardo e Luisa Corna (vedi articolo su DavideMaggio.it). Mai vista una controprogrammazione più feroce…

TV Killed the Palcoscenico Star

29 Nov
Video Killed the Radio Star

Nella lettura del bilancio Bananas 2008 ci sono cose che stupiscono. Non solo la floridezza di un’azienda che ha messo in piedi una formidabile (e per certi versi bizzarra) macchina da lavoro precario, ma anche l’ammissione implicita dei disastri prodotti. Partiamo dal locale in viale Monza 140, tempio del cabaret, palco leggendario, luogo dal “marchio” fortissimo. Dovrebbe avere la gente che si arrampica sui muri per entrare, invece…

“Il risultato finale d’esercizio risulta apprezzabile anche per il contesto economico in cui è maturato, ed il deterioramento dei ricavi dello storico locale cabaret, parzialmente cannibalizzato dalle accennate esposizioni televisive” (dalla: nota integrativa al bilancio Bananas srl 2008, pagina 10)

…e i comici si lamentano pure del fatto che la trasmissione su Canale 5 pagata milioni di euro ha fatto contrarre i ricavi del locale in cui si fa cabaret per qualche centinaio di migliaia di euro… (dall’articolo di Franco Bechis “Zelig fa ridere anche i conti correnti” ).

Cannibalismo: cioè nutrirsi di carne umana, sinonimo anche di crudeltà estrema. Il locale è stato “parzialmente cannibalizzato”, (sembra che poi debbano passare le iene e poi gli avvoltoi a ripulire i resti).

Questa affermazione è un tassello importante nel mosaico che il blog sta cercando di portare alla luce: la crisi del live è stata aggravata sia dalla sovraesposizione televisiva (che non restituisce al live), sia dall’esplosione di lavoro gratuito fatto attraverso i laboratori (che non sono altro che una macchina per produrre pezzi televisivi). Quindi i due fattori sono parte della stessa strategia.

Milano è quasi morta sul live. Lo stesso locale di viale Monza ne subisce le conseguenze (pur avendo un prestigio e un richiamo televisivo che dovrebbe portare gente a vagoni). A rimorchio ci sono alcune considerazioni importanti:

1) il locale Zelig utilizza molte serate per i laboratori (autentica droga da cui l’intero sistema dipende, di cui sembra non poter fare a meno). Nei laboratori gli artisti vengono gratis ricevendo un panino e una birra (voci incontrollate dicono che non ci sia più neanche questo). C’è il risparmio sui cachet e gli spettacoli dovrebbero essere innovativi e pieni di ritmo, eppure il locale perde.

2) Le voci arrivano come un tam tam dalla solita Radio Cabaret: serata con 20 comici e 10 spettatori… big televisivo e locale semivuoto… serata di laboratorio con poco pubblico… eccetera. Sono racconti estemporanei che non fanno statistica, ma danno l’idea dello stillicidio.

3) Se la politica Bananas ha quasi cannibalizzato il posto da cui è “nato” il suo successo, il posto che dovrebbe essere il suo fiore all’occhiello, non c’è da stupirsi che Bananas abbia contribuito a far crollare il live nella sua totalità.

Veniamo da anni di politiche distruttive, di ipersfruttamento, di silenzio informativo.

Questo è il risultato.

Anche in viale Monza 140.

La Redazione di Ananas Blog

 

La Crisi

4 Nov

Dare e Avere: la differenza è destinata a crescere sempre di più

(Di Alex)

La crisi colpirà duro. Ha già colpito, ma le cose peggioreranno ancora.

La crisi è una questione di dare e di avere.

Semplicissimo.

Ci chiedono di dare sempre di più, ma ci stanno dando sempre di meno.

C’è poco lavoro. Quasi tutti quelli che vanno in tv tornano nell’anonimato dopo uno o due anni.

Però ci chiedono di dare sempre di più.

Intanto il sogno è diventato un sogno di serie B.

Ci chiedono di fare sacrifici per comperare “bond” a rendimento zero.

La crisi è questa. Manca la redistribuzione del reddito. La forbice si sta allargando. L’insoddisfazione è destinata a crescere.

Non è il blog, è solo una questione di dare e di avere.

Troppa gente ci pensa e dice: “il bilancio è fallimentare”. E le cose sono destinate a peggiorare.

Chi è seduto sopra non ci pensa, pensa solo ad aumentare la richiesta di dare, anche se sta bluffando e può darci sempre meno.

Sono seduti su una pentola a pressione e non se ne rendono conto.

Il blog non c’entra un tubo: è solo un indicatore di pressione. Solo gli idioti cercano di prendere a calci il manometro! Mai visto nessuno insultare il sismografo durante le scosse di terremoto…

Malcontento, proteste, insoddisfazione a ondate, sensazione di essere stati usati e sfruttati e poi abbandonati, ecco quello che ci aspetta sempre di più nel futuro.

La crisi colpirà duro.

È inevitabile.

 

La crisi del live: contromisure

3 Nov

NELLE INTERVISTE sulla crisi del live, c’è sempre una domanda sulle possibili contromisure.

COME IN TUTTE le crisi epocali in cui tutto sembra declinare inevitabilmente, le soluzioni appaiono o velleitarie o dei semplici palliativi.

MA QUALCHE PROPOSTA interessante sta comunque venendo fuori. Andiamo un po’ in ordine sparso: più di uno ha suggerito una moratoria, una sospensione di un paio di anni sulle trasmissioni comiche. Vista l’inflazione del cabaret in tv, questa mossa riporterebbe la gente a vedere il cabaret dal vivo. Permetterebbe anche (forse) a format ormai bolliti di rigenerarsi. SI TRATTA di una proposta di buon senso ma per il momento inattuabile. Anzi, sembra che si stia andando verso lo spolpamento fino all’osso del filone comico televisivo.

LA PROPOSTA PIÙ CONCRETA è quella di iniziare a riconvertire i laboratori (cabaret non pagato) in programmazioni di cabaret pagato. Non è una cosa che si può fare “per decreto”. Ma in questo caso d’aiuto potrebbe essere la stanchezza di tanti di lavorare gratis, di investire tempo ed energie senza vedere mai un ritorno economico. Si spera che la stanchezza giunga a un punto critico e sempre più artisti dicano “adesso basta, non se ne può più…”

PERCHÉ SOLO la crisi di rigetto (da lavoro gratuito) può fare da spinta, visto che una riconversione da improduttività a produttività non è facilissima. Molti a tal proposito parlano di proposte creative, di qualità, di innovazione a un prezzo contenuto. Il concetto è giusto, va messo in pratica.

BISOGNEREBBE anche superare l’atrofia creativa che ha colpito tutto l’ambiente.

C’È CHI SI È SOFFERMATO sull’importanza della televisione: non si tratterebbe di bloccare le trasmissione comiche ma di trasformarle in traino del live, visto che questo sta succedendo sempre di meno e riguarda sempre meno comici. IL FATTO che la tv si metta al servizio del live sarebbe realizzabile solo se esistesse una lobby interessata all’incremento del fatturato dal vivo per più persone possibile. I comici, allo stato attuale, non sono una lobby: è doloroso dirlo, ma non sono niente.

UNA PROPOSTA contenuta in una delle interviste è quella di abbassare i costi burocratici, di tassazione, di minimi Siae che gravano su un locale che programmano cabaret. Ci siamo riservati di condurre uno studio più approfondito del problema. Questo (se realizzabile) sarebbe un piccolo esempio di proposta concreta attorno a cui aggregare un minimo di gioco di squadra, perché senza uno spirito di squadra e senza una reazione da parte degli interessati lo sterminio del live andrà avanti indisturbato.

INFATTI ALCUNI hanno azzardato che la crisi attuale sia fisiologica, che alla fine tutto quello che conosciamo verrà spazzato via e la rinascita avverrà da sé. In questo caso la soluzione sarebbe quella di non fare nulla di particolare e di monitorare ciò che succede per essere pronti al momento opportuno. (La redazione di Ananas Blog)

PS Eugenio Chiocchi ci ha segnalato la sua iniziativa seriamentecomici.com, un tentativo indipendente di produrre spettacoli live. Insomma, in periodi di carestia si cerca di piantare qualcosa affinché possa crescere.

Crisi del Live: cause che si sovrappongono

2 Nov
Crollo delle entrate e tutti dormono…

LE CAUSE (INTERNE) che hanno contribuito alla crisi del live sono come linee che viaggiano parallele e si intrecciano: è difficile dire quale inizi per prima, quale sia la conseguente dell’altra.

GLI INTERVISTATI spesso hanno opinioni differenti, ma ci sono dei punti comuni. C’è l’unanimità, o quasi, nel considerare i laboratori come una delle cause principali.

IL MOTIVO È SEMPLICE: il laboratorio garantisce uno spettacolo con una ventina di comici che vengono gratis a cui il gestore offre appena “un panino e una birra”. Ciò è conveniente rispetto a una programmazione in cui si deve pagare un cachet professionale.

L’INFLAZIONE DI LABORATORI (intrattenimento a costo zero) può spiegare la “desertificazione” di Milano, in cui in certi locali (per esempio la Bellingereta, la Taverna dei 7 peccati, il Derbino, il Ca’ Bianca e molti altri) la programmazione di cabaret è andata a morire o si è diradata notevolmente. In alcuni casi non esiste addirittura più il luogo fisico. È naturale che le cose finiscano, ma poi non c’è stato alcun ricambio.

UNA VOLTA i locali dell’area milanese pur pagando cifre non altissime, avevano una programmazione costante che consentiva di lavorare molto, di farsi un nome, di “esistere” e di acquisire prestigio sul live, cosa praticamente negata alle attuali nuove leve.

CI SONO MOLTI modi di fare la gavetta, ma il locale (pur pagando meno della convention o della serata di piazza) sembra essere la palestra più importante, quella dove si impara davvero il mestiere.

PUÒ DARSI che il cabaret nei sopraccitati locali sia finito per stanchezza, per la fine naturale di un ciclo, ma al loro posto non è nata nessuna proposta professionale, mentre sono fiorite tante iniziative dilettantistiche (i laboratori). Parliamo di dilettantismo perché un laboratorio, tranne rarissimi casi, non produce alcuna ricchezza per i comici, anzi li abitua a lavorare in pari o in perdita.

CI È STATA segnalata anche la desertificazione di zone come il bergamasco e il bresciano in cui i locali che programmavano i comici hanno tutti (o quasi tutti) smesso, oppure hanno diradato notevolmente. Il Fandango di Castelmella – Brescia era uno dei più noti, dove il comico faceva “apertura” a band come i Dirotta su Cuba o i Casinò Royale. Palco difficile, impegnativo, ma di grande soddisfazione per chi ne usciva vincitore.  

DIFFICILE VALUTARE l’effetto della televisione. Si tratta di una variabile impazzita. Lo stesso Zelig portando la novità del cabaret in tv, e grazie poi al travolgente successo del Circus, ha favorito l’esplosione del live e il lievitare dei cachet. ALCUNI IMPRESARI che hanno vissuto quegli anni ruggenti ci hanno fatto notare che, per un certo periodo, anche i comici esclusi da Zelig ricavavano un aumento del lavoro, poiché i big erano così richiesti da chiudere i loro calendari con largo anticipo. Così restava spazio anche per i comici meno famosi.

ESISTEVA una “sinergia” tra i big e i mestieranti che è andata quasi del tutto perduta, assorbita da una fascia crescente di dilettantismo.

IN ALCUNI ANNI si è arrivati a un’inflazione di cabaret in tv. Non solo Zelig, ma Colorado e Bulldozer (fotocopie di Zelig) e il prolungamento di Zelig con Zelig Off. Inoltre i comici in quel periodo hanno iniziato a debordare anche in altre trasmissioni (un esempio classico: “Guida al Campionato” fino all’anno scorso).

INSOMMA, la gente ha iniziato a vedere tanto cabaret gratis in tv ed è stata sempre meno motivata a pagare per vederlo dal vivo. INOLTRE sono iniziate le operazioni “mordi e fuggi”, il cui scopo principale sembrava quello di produrre qualcosa, farsi dare i soldi e via.

MENTRE Zelig e anche Colorado nascono e si sviluppano con una vocazione di incremento del live (che però si sta indebolendo sempre di più), Bulldozer è indicata da diversi addetti ai lavori come l’esempio più illuminante di operazione fine a se stessa. LA TRASMISSIONE di Rai 2 (che non era neanche inguardabile) ha costituito una fonte di arricchimento per chi l’ha prodotta (Magnolia), ma non per chi l’ha interpretata (i comici).

POI SONO arrivati La Tintoria, Scorie, Saturday Night Live Italia, Stanno tutti bene, eccetera, cose talvolta anche ben fatte, ma incapaci di incidere sulla popolarità del comico e sull’incremento del lavoro (vedi link sull’inconsistenza della seconda serata).

I LABORATORI altro non sono che la drammatizzazione dello stesso, ripetuto, usuratissimo format televisivo: c’è il bravo conduttore, talvolta la soubrette, c’è il ritmo di un comico via l’altro, c’è il monologhista, ci sono le battute a schiaffo, ci sono i personaggi, c’è il pezzo musicale…

QUALCUNO ha identificato nel 2006 l’anno del grande crollo del live, anche se i contraccolpi sono iniziati molto prima. Nel 2006 si veniva dagli anni d’oro, dal periodo dei cachet da favola (a un certo punto Anna Maria Barbera – Sconsolata usciva a 25.000 euro, anche se è durata poco).

SICURAMENTE NEL 2006 era in piena attività la creazione del dilettantismo: sempre più comici esordivano in tv senza avere uno spettacolo, quindi si trattava di gente che non poteva contribuire all’incremento del live, non avendo l’impatto giusto per affrontare il pubblico.

I LABORATORI aumentavano in maniera esponenziale, creando ondate di comici che avevano solo i 4 o 5 minuti. LE CARRIERE TELEVISIVE diventavano sempre più brevi e ininfluenti, la rotazione continua dava l’idea che fosse il format a essere vincente, indipendentemente dal comico.

ANCHE LA QUALITÀ media si abbassava in maniera esponenziale e ciò arrivava come benzina sul fuoco a diffondere ancora di più i fattori che favorivano lo sterminio del live.

(continua…)

L’inconsistenza della seconda serata e la crisi del live

4 Ott

Quelli della notte

Di Alex

Le trasmissioni comiche di seconda serata sembrano non servire a un tubo, se non a loro stesse.

«Ho fatto tutte le puntate per tre anni, ma da lì non ho avuto neanche una serata, manco uno che mi abbia chiamato per avermi visto in tv.»

Il collega mi parlava di una trasmissione fatta bene, per carità, di qualità, piccolo fenomeno di culto, di quelle che iniziano alle 23.45 e terminano quasi all’una, che fanno un ottimo share (relativo all’ora), ma che sono viste da pochi.

«Se non fai serate a cosa ti serve?» concluse.

Già, a cosa serve una vetrina televisiva, se non a farti lavorare di più? Anche gli usciti dal Grande Fratello sfruttano l’essersi fatti la doccia in mutande, e i rutti a microfoni aperti, e gli sproloqui nel confessionale, per fare ospitate in discoteca.

La seconda serata comica potrebbe essere una valvola di sfogo per l’enorme pressione/tensione che si crea verso gli attuali unici sbocchi per la carriera di un comico: Zelig e Colorado (chissà perché vanno tutti lì, che strano! Come sono strane le persone!)

Mi viene in mente Quelli della notte, formidabile fucina di personaggi, col capocomico numero uno Enzo Arbore, fatta solo per una stagione; mi viene anche in mente il Costanzo Show che non apparteneva al genere, ma che lanciava i comici e contribuiva all’esplosione dei loro cachet; mi viene in mente Mai Dire Gol, che pur andando in onda a orari più decenti, potrebbe fare da esempio a come si mette in piedi un’ora di altissimo livello.

Adesso cos’è successo? Le cose che vanno in seconda serata diventano di culto, ma è un culto debole, che non viene praticato? Il fenomeno di nicchia non corrisponde più a un pubblico di nicchia? Oppure la nicchia esiste ma è stata murata?

600, 700mila spettatori equivalgono a una quindicina di Stadi Meazza messi in fila uno dopo l’altro. Possibile che tutta sta gente non abbia voglia di vedere i loro beniamini in tournee? Possibile che tante ore di messa in onda non creino un minimo di tendenza? Lo spettatore con abitudini notturne, che dovrebbe essere anche più giovane della media, non esce mai la sera?

La seconda serata, insomma, sembra essere diventata un fenomeno televisivo fine a se stesso… oddio, se ti danno i soldi per produrre mica gli dici di no: anzi, arraffi quel che puoi finché dura, e paghi i comici 400/500 euro lordi a puntata e magari li sottoponi all’ennesimo provino anche se li conosci da una vita.

Tra 10 anni, quando si tratterà di andare con nostalgia al passato, guarderemo i video di Scorie, Tintoria, Stanno tutti bene, Quork? È più probabile di no.

La seconda serata comica (che non aiuta i comici) forse soffre del declino assurdo del nostro paese: decadimento civile, politico, amministrativo, bassa qualità dell’informazione, pessime fiction, pessime sitcom, monopolio Mediaset della comicità in prima serata, decadenza della scuola attoriale italiana, eccetera.

Tutto un calderone insomma? Siamo bolliti e non torneremo più freschi?

Forse è così, ma la seconda serata comica per smuovere un po’ le acque, per tornare a essere trainante dovrebbe innalzare notevolmente il tiro, ma di brutto brutto brutto!

 

Pacchi del presente, pacchi dal passato

28 Set

Di Gat 

Laboratorio Zelig Lanciano 2004/2005

NEL POST Su Giovanni Vernia (vedi link e sua risposta nei commenti) abbiamo documentato di un pacchetto da migliaia di euro, con un comico che non ha fatto uno spettacolo completo, ma solo i pezzi tv (per un totale di 15/20 minuti alternandosi a un altro comico). La serata ha contributo a provocare la fine prematura della rassegna e del laboratorio e una certa diffidenza verso il cabaret nella zona. Una serata storta può capitare, alcuni sostengono che Vernia regga anche 2 ore sul palco, ma al di là della diatriba su un singolo, volevamo mettere l’attenzione  su un fenomeno più diffuso. 

UNA COSA, risaputa dal “popolo”, è sempre rimasta a livello di voce: tanti comici delle ultime ondate non hanno uno spettacolo, nel senso che non hanno quella maestria, quell’esperienza (data dalla GAVETTA) quindi la padronanza di stare sul palco. A volte possono andare bene, altre meno ma, quando le circostanze sono sfavorevoli (o difficili) le loro prestazioni crollano.

 DIVERSA è la condizione del mestierante (passato dalla tv o meno) che porta a casa il risultato sempre.

 I COMICI “SENZA SPETTACOLO” potrebbero essere come dei Bond Tossici che vanno a peggiorare l’economia del cabaret. Ma quanti Bond Tossici Cabarettistici ci sono e da quanto tempo vengono fatti circolare?

L’AMMINISTRATORE di questo blog ha un ricordo molto molto nitido del laboratorio Zelig di Lanciano nel 2004/2005: alle 12 serate di laboratorio, Bananas aveva affiancato una programmazione con 12 comici (a 2.000 euro l’uno, totale 24.000 euro). A parte qualche veterano come Diego Parassole, i comici erano soprattutto quelli dell’ultima infornata televisiva e quasi tutti non avevano uno spettacolo. Infatti, dopo alcune prestazioni “non brillantissime”, ci fu l’obbligo di alternare: 10 minuti di laboratorio con 10 minuti di ospite Zelig (sembra la descrizione della serata di Mestre). Inoltre ci furono pecche organizzative grossolane da parte di bananas: nonostante fossero sollecitate in continuazione, le locandine degli artisti non arrivarono mai (anche qui sembra Mestre…)

NEL LAB ZELIG di Riccione, nel 2005, con un pacchetto simile (12 ospiti presumibilmente a 2.000 euro l’uno), fin dall’inizio era stato deciso di alternare gli ospiti Zelig al laboratorio, con la consapevolezza che i fenomeni televisivi non reggevano a lungo.

MA TORNIAMO A LANCIANO: l’organizzatore protestò in maniera vibrante (le sue urla rimbombano ancora nelle valli abruzzesi), l’autore fece presente la cosa in modo più soft, ed è certo che il direttore artistico (e Bananas in generale) furono informati. Ma la situazione venne ignorata. Forse già da allora le critiche e le lamentele, anche se motivate, venivano viste con ostilità. PROBABILMENTE già allora i laboratori (in prima linea nel creare comici senza spettacolo) stavano diventando la “cassaforte” del business Zelig (vedi Link) e non bisognava mettere in discussione il loro modo di operare.

SONO PASSATI 6 anni e le cose sembrano peggiorate: la produzione di “comici senza gavetta” è andata avanti a pieno regime. Abbiamo parlato del campanello d’allarme di Lanciano ma, probabilmente, i campanelli d’allarme sono stati tanti e, forse, hanno suonato tutti a vuoto.

CI È STATO RACCONTATO (ma la cosa è da verificare) che sono certi autori Zelig, quando possono, a sconsigliare l’acquisto di serate con alcuni comici perché “non funzionano” e la loro esibizione sarebbe ad alto rischio flop (artistico e finanziario).

SE FOSSE VERO sarebbe un atteggiamento ambiguo: “da un lato, tramite i laboratori, contribuisco a creare comici che hanno solo i 5 minuti, dall’alto sconsiglio di acquistare i prodotti che ho creato anch’io”.

Inoltre, MA QUESTA È LA COSA PIÙ IMPORTANTE tutti gli esercenti dovrebbero essere informati (non solo quelli che hanno la fortuna di ricevere una “soffiata”) sul contenuto di quello che andranno a comperare, specie quando viene pagato diverse migliaia di euro.

 LA MANCANZA DI LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI, la chiusura del mondo Zelig, la sua ostilità verso qualsiasi informazione indipendente, fa sì che sui prodotti venduti non ci sia “un’etichetta” e che molti ci caschino: vedono un comico in tv, pensano sia il meglio che ci sia in giro in quel momento, poi scoprono sulla propria pelle che sono il meglio che c’è solo sulla distanza breve dei 5 minuti.  

  

 

Giovanni Vernia e i “pacchi” da 7.000 euro

24 Set

Di Gat e Infiltrati Veneti  

I DISASTRI DELLA CONQUISTA DEL VENETO    

 
 
 
 
 

   

Giovanni Vernia alias Jonny Groove

  

L’ultima stagione di laboratorio Zelig in Veneto si è svolta alla Fucina Controvento di Mestre (inizio giovedì 22 ottobre 2009). Non è andata bene. Il luogo, un circolo culturale ARCI, voluto con una certa insistenza da Bananas (l’agenzia di Zelig), probabilmente non era adatto a un evento di comicità in una serata come il giovedì: troppo fuori mano come collocazione (la zona industriale di Mestre), abituato più alla musica live che al cabaret. Risultato: poca gente, problemi anche tecnici (e di riscaldamento in pieno inverno) e infine chiusura anticipata dell’esperienza.  

 Inframmezzato al laboratorio, Bananas ha venduto ai gestori del locale un pacchetto di 3 serate con artisti tutti provenienti dalla prima serata Zelig: Giovanni Vernia (alias Johnny Groove) previsto giovedì 12 novembre 2009; gli Slapsus (26 novembre 2009) e Giancarlo Kalabrugovic (10 dicembre 2009).  (27.09.2010, ore 16.40 circa: aggiungo postuma una precisazione arrivata dagli Slapsus: la loro serata non è stata venduta da Bananas, ma direttamente al locale a un prezzo “abbordabile”. Inoltre hanno un solo pezzo dietro a un paravento, non come affermato più avanti).  

12.11.2010: DESCRIZIONE DI UN BAGNO DI SANGUE  

Dopo l’esibizione di Giovanni Vernia, pagata 7.000 euro, quelle degli Slapsus e di Kalabrugovic sono saltate per ovvi motivi. La serata del 12 novembre ci è stata raccontata da chi era presente e che, al ricordo, prova ancora un senso di tristezza e di indignazione. Ma proviamo a descrivere quello che è successo in presa diretta…  

Sono presenti una cinquantina di persone, ingresso con tessera Arci 15 euro, e questo basta a evidenziare il pesantissimo passivo economico. Ma almeno lo spettacolo (regia di Paolo Uzzi) è valido?  

Giovanni Vernia, vestito da Johnny Groove, sale sul palco accompagnato da Giancarlo Barbara che gli fa da spalla. La gente è venuta a vedere Vernia/Groove, nel cartellone, nelle locandine e nella rassegna stampa Giancarlo Barbara (che ha fatto Zelig nel 2007) non era neanche menzionato!  

Giovanni Vernia fa il suo pezzo televisivo pari pari, senza variazioni, con tutte battute già sentite nella stagione tv replicate al millimetro, senza una virgola inedita, poi esce e lascia Giancarlo Barbara a intrattenere il pubblico.  

Giovanni Vernia torna sul palco come Johnny Groove, fa un altro pezzo (sempre già sentito al millimetro), poi lascia ancora il non previsto Giancarlo Barbara a fare il suo repertorio.  

La terza uscita di Vernia è col personaggio del fratello serio di Johnny Groove, uscita definita da “pollice verso” che suscita appena qualche minima risata (sull’onda del richiamo al personaggio conosciuto).  

Di nuovo Giancarlo Barbara solo sul palco…  

Nell’ultima uscita Giovanni Vernia ritorna nei panni di Johnny Groove e chiude con un pezzo di animazione da villaggio turistico: divide il pubblico in tre parti e fa dire a ogni settore un pezzo dei suoi tormentoni televisivi (e siamo noi, siamo noi, ecc). Giancarlo Barbara lo accompagna alla chitarra.  

Fine dello spettacolo. Totale esibizione di Giovanni Vernia: 15/20 minuti (compresa la parte finale dilungata con animazione sul pubblico). La serata, dai commenti raccolti, risulta molto, molto, molto deludente.  

UN EPISODIO EMBLEMATICO  

È la prima volta che viene raccontato nero su bianco, consultabile, ciò che si dice ufficiosamente da anni: molti comici Zelig non hanno uno spettacolo, vengono venduti a prezzi spaventosamente alti e fanno disastri, fanno flop in giro per l’Italia bruciandosi loro e bruciando la possibilità future di fare ancora cabaret in quei posti.  

Per la prima volta si puntano i riflettori sugli effetti collaterali dell’assurdità tipica di questi ultimi anni: la produzione massiccia di comici che hanno solo i 5 minuti, non hanno uno spettacolo, hanno saltato la gavetta.  

Sinceramente pensavamo che Giovanni Vernia venisse venduto a 1500, massimo 2000 euro (che ingenui) dato che non ha uno spettacolo.  

CI SONO O CI FANNO?  

L’episodio raccontato rafforza ulteriormente l’impressione che i laboratori siano al servizio del business Zelig (vedi post): colonizzare una zona, usare l’evento laboratorio per vendere pacchetti costosi, desertificare il cabaret, consumare i fenomeni del momento per poi mettere nel tritacarne altri fenomeni dalla durata corta.  

Ma business a parte, se guardiamo alla programmazione della Fucina Controvento non riusciamo a capire se ci troviamo di fronte a una grande furbizia o a una grande ingenuità. Ci sono fenomeni che riescono a staccare migliaia di biglietti (come Giacobazzi), ma Vernia sembra più un’operazione “rastrella quel che si può finché dura”. Nessuno di buon senso lo metterebbe a fare da traino al cabaret in un posto nuovo, per fare l’apertura a una rassegna, soprattutto a quei prezzi. Gli Slapsus sono tecnicamente bravi, ma fanno uno spettacolo interamente mimato dietro a un paravento. Kalabrugovic fa ridere, ma non ha uno spettacolo rodato di quelli che sai che spaccano e che attirano folle di gente e che regge la distanza dell’ora. Insomma, la programmazione dei 3 “big Zelig” è stata fatta in modo suicida: se uno avesse voluto affondarla apposta avrebbe fatto le stesse cose.  

Ma il problema è un altro: quanti “spettacoli bidone” (da prodotti creati “in laboratorio”) sono girati in questi anni, quanti ne girano e quanti ne gireranno in futuro?  

Fino a questo momento la cosa è avvenuta in un silenzio totale appena disturbato da un sussurrare in sottofondo. Ora è possibile parlarne. Ne parleremo…  

(Continua…)   

   

Burlesque, drag queen, crisi del live e qualità dell’offerta

9 Set

drag queen

burlesque

L’INCHIESTA sullo sterminio del live si occupa soprattutto di tutti quei fattori interni che hanno abbassato la qualità e la vitalità del cabaret e che l’hanno reso ancora più debole rispetto alle “aggressioni” esterne.

PER FARE UN ESEMPIO con altre forme di spettacolo, i locali dove si programmano gli slam poetry (le gare tra poeti) sono pieni. Si tratta di un fenomeno di nicchia rispetto alla holding della risata, ma nel suo piccolo in quell’ambiente si respira la freschezza e l’eccitazione della novità.

IL CABARET propone da anni la stessa offerta, pietrificata  dall’ossessivo sfruttamento del medesimo format televisivo, con le nuove leve svezzate troppo in fretta che, stagione dopo stagione, sono sempre più numerose e sempre meno preparate.

ALCUNI GESTORI di locali ci hanno detto del perché preferiscano da un po’ di tempo programmare il burlesque o le drag queen al posto dei comici: i primi due sono eventi spettacolari, divertenti e dal costo contenuto, che non necessitano di troppa attenzione da parte del pubblico.

IL COMICO lo devi ascoltare, richiede concentrazione e sono in pochi a reggere un’ora di spettacolo. Quasi tutti i comici non hanno quel nome che richiami gente nel locale (soprattutto dopo che ci sono già stati una volta, direbbero i maligni).

INVECE una serata “en travesti” ha più possibilità di richiamare pubblico.

I SOLDI per il burlesque o le drag queen sono generalmente ben spesi, mentre la stessa cifra investita su un comico viene recuperata con più difficoltà, spesso si trasforma in una perdita secca (e da qui l’abbandono di questo tipo di programmazione).

LA CHIAVE di una programmazione di successo sarebbe tutta qui: novità + qualità + costi accettabili + rendimento delle cifre investite.

MENTRE LA COMICITÀ, per com’è stata fino ad alcuni anni fa, iniziava il suo periodo di declino, non c’era nulla di nuovo che arrivasse a ridarle slancio. L’unica cosa nuova (che subito avrebbe costituito una specie di monotonia priva di creatività) aveva un nome particolare: laboratorio.

QUESTO BLOG ha individuato proprio nell’eccesso dei laboratori uno dei mali che affiggono l’ambiente, se non il principale. Praticamente tutti gli intervistati (anche se talvolta con toni diversi dai nostri) attribuiscono delle responsabilità pesanti ai laboratori, nella crisi del live. Certamente non sono i soli, perché lo sterminio del live è provocato da un insieme di cause.

EPPURE i laboratori hanno dato e stanno dando (e daranno) un contributo importante, in chiave negativa.

CI SONO ATTIVITÀ parallele al cabaret in cui il comico o l’attore comico sono spesso impegnati: convention, spot, cinema, teatro, teatro di strada, teatro per ragazzi, cene con delitto, finti camerieri (o camerieri pazzi – comici che si fingono veri camerieri e fanno clownerie coi commensali). Ognuna di queste attività subisce degli scossoni dovuti a motivi diversi.

IN MOLTI settori dello spettacolo si verifica l’arrivo in massa di chi improvvisa il mestiere ed esce a prezzi stracciati, anche se la tendenza è a lungo andare è quella di una certa selezione naturale: molti improvvisati non reggono alla distanza, quelli bravi hanno più possibilità di sopravvivere.

OGNI CORSA ALL’ORO ha il suo calo appena la vena inizia ad esaurirsi, ovviamente.

AL CONTRARIO, nella holding del cabaret l’afflusso enorme di comici improvvisati sembra, per il momento, non provocare contraccolpi nel modo con cui sono organizzate le cose: il sistema è all’opera per crearne sempre di più, come se ci fosse un’effettiva richiesta, nonostante gli evidenti segnali di rigetto, nonostante la vena aurifera del comico si stia esaurendo sempre di più.

(Continua)

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