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La satira web (e non solo) invasa dai falsi profili Twitter “russi”

4 Giu
alcuni followers russi tutti uguali (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

alcuni followers russi tutti uguali (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com

I profili Twitter di alcuni dei principali collettivi di satira  sul web sembrano invasi da falsi follower, i cui nomi sono scritti in lingua cirillica. I falsi follower sono generati da programmi detti in gergo “Bot”. Ovviamente dietro tutto ciò c’è un mercato molto florido in cui i “fake” vengono venduti a “pacchetti” e servono a incrementare i “numeri” che sul web sono il fattore decisivo per stabilire se conti qualcosa, se hai un valore o se, al contrario, non sei nessuno (leggi sull’argomento il post su Fastweb.it).

Questo articolo nasce dalla scoperta che il Twitter del leggendario Lercio (guarda qui) è pieno di questi “russi” su cui grava il sospetto di essere falsi: non solo la bizzarria del carattere cirillico, ma la mancanza di una foto che conduca a una persona e la mancanza totale di attività  su Twitter (molto, molto sospetto). Altra caratteristica importante: i finti russi non seguono mai più di 10 profili e sono tutti a tema: chi segue Lercio, per esempio può seguire anche Lia Celi, Spinoza, Kotiomkin, Acido Lattico, eccetera. Continua a leggere

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I Buratori (burocrati autori) terza parte

12 Giu

ce l’hai un pezzo da 5 minuti sul Velociraptor?

In che modo la professione dell’autore comico è diventata una sorta di caporalato.

Ecco la terza e ultima parte di una ponderosa analisi sulla strana figura dell’autore Zelig (e dell’autore comico moderno in generale), scritta in collaborazione con Omar Bashuner. Si tratta di un imperdibile racconto,  che a molti potrebbe risultare amaro per le verità che mette in evidenza. I buratori, tra l’altro, potrebbero rischiare l’estinzione in seguito alla grave crisi (televisiva e live) che investe il settore.
TERZA PARTE (Caporalato, credibilità, usare la speranza, la “bolla cabarettistica”).

Il caporalato (vedi definizione su Wikipedia) è un fenomeno spesso legato al crimine organizzato, nulla che vedere con ciò di cui stiamo parlando, anche se in senso lato ci sono delle analogie.

Il caporale sceglie tra lavoratori in nero, li conduce in luoghi di lavoro abusivi, prende una percentuale sulla paga già bassa del lavoratore.

Gli autori devono “radunare” un certo numero di comici, alcuni dei quali verranno “convocati”. Il lavoro nei laboratori è parzialmente abusivo, nel senso che non viene riconosciuta l’Enpals, la Siae non finisce agli aventi diritto, le liberatorie quasi sempre riportano una realtà che sul palco non esiste. Spesso si firma per “improvvisazione” o per “affetto e benevolenza” cosa che esimerebbe dal riconoscere una retribuzione.

I selezionati dai caporali prendono una paga Continua a leggere

Dizionario di Neo lingua Cabarettistica (lettera E)

18 Apr

La Neolingua Cabarettistica è il linguaggio rinnovato apposta per alterare la realtà e fregarvi, che è stato codificato dal sociologo normanno Omar Bashuner (leggi i post precedenti). Con questa siamo arrivati alla lettera E.  

EMITTENTI – Strutture manageriali attraverso le quali si procede alla distribuzione prodotti audiovisuali su di un dato territorio, ovvero quella rete di raporti commerciali esistenti previa contrattazione. L’EDITORE ne definisce i parametri contenutistici, estetici e morali. Esse rispondono ad un “cartello” mediante la disposizione del quale nessuno spazio può essere concesso ad EDITORI non in linea con Continua a leggere

I Buratori (burocrati autori)

30 Gen
servono battute sul tirannosauro rex!

In che modo la professione dell’autore comico è diventata una sorta di caporalato.

Ananas Blog pubblica una lunga, dettagliata analisi sulla strana figura dell’autore Zelig, scritta in collaborazione con Omar Bashuner. Si tratta di un imperdibile racconto, diviso in 3 parti, che a molti potrebbe risultare amaro per le verità che mette in evidenza. Nessuno si era mai spinto fino a questo nel “piccolo mondo” cabarettistico televisivo. Ananas Blog lo fa…

PRIMA PARTE (Non trasparenza – non conoscere le intenzioni dei capi – fiutare il vento – percorsi professionali – contraddizioni – non scrivere).

Qualsiasi categoria lavorativa, in Italia, è affetta dalla malattia del caporalato. L’attività dell’autore televisivo ne sperimenta tutti i sintomi.

Nell’universo Zelig spicca in modo ancora più accentuato questa anomala figura. Si tratta di un personaggio che fa da Continua a leggere

Gente di TV (di OmarBashuner)

30 Gen

benvenuti in televisione...

Il sociologo di orgine francofona, Omar Bashuner, ha inviato alcune sue considerazioni sul mondo dell’autorato televisivo, immedesimandosi in chi riesce a piazzare finalmente un suo format. Il racconto è preparatorio a una prossima clamorosa inchiesta sulla figura professionale dell’autore cabarettistico. Buona Lettura!

Mi sono sempre chiesto cosa passi per la testa di questi autori televisivi (o presunti tali) di oggi, che scorrazzano nei corridoi delle “grandi produzioni” elemosinando un Continua a leggere

Dizionario di Neo lingua Cabarettistica (lettera D)

5 Gen

La Neolingua Cabarettistica è il linguaggio rinnovato apposta per alterare la realtà e fregarvi (leggi i post precedenti). Con questa siamo arrivati alla lettera D.   (a cura di Omar Bashuner) 

DECISIONE – Qualsiasi applicazione che sia in totale e coincidente linea aziendale della PRODUZIONE del PROGRAMMA. È imprescindibile quindi la totale simbiosi tra le direttive del Management, gli AUTORI ed i COMICI. Ogni decisione contrastante o fuorviante dalle direttive manageriali infatti sarebbe presa in considerazione come motivo di rescissione contrattuale o come scatenante per eventuali cause/diffide da utilizzare a scopo deterrente. 

DERIDERE – Uso della visibilità Continua a leggere

Dizionario di Neo lingua Cabarettistica (lettera c)

1 Lug

La Neolingua Cabarettistica è il linguaggio rinnovato apposta per alterare la realtà e fregarvi (leggi post precedenti)

(a cura di Omar Bashuner) 

CABARET – Genere d’espressione artistica, le cui regole sono dettate da tempistica, contenuti e linguaggio elementare, facilmente fruibili da parte del pubblico. Anticamente imprigionato nei meccanismi “dal vivo”, in cui si usava dire che rompesse con la “quarta parete teatrale”, oggi si è liberato (vedi LIBERTÀ) di quella obsoleta metodologia in direzione dell’edificazione della QUARTA PARETE TELEVISIVA, i cui principi sono sanciti nelle QUATTRO REGOLE: nessun camuffamento o travesimento, nessun contenuto politico (eccezion fatta per espliciti mandati dell’ESTABILISHMENT), abolita la SATIRA e nessuna iniziaiva tesa a sorprendere, come il rapporto diretto con il pubblico (a tal fine imprescindibile è il LAVORO degli AUTORI). Decisamente da evitare inoltre qualsiasi dinamica possa portare alla nascita di correnti filosofico-politiche come accadde sciaguratamante nel passato (Dadaismo, Surrealismo, American Performances). 

CABARETTISTA – Qualsiasi ARTISTA che, occupandosi del settore CABARET, rispetti le QUATTRO REGOLE, fermo restando che il relativo giudizio di QUALITÀ viene attribuito solo ed esclusivamente dai CRITICI televisivi.

CHIUSA – Termine con il quale si usa indicare la conclusione di un PEZZO. Normalmente deve essere il messaggio più semplice dell’intero TESTO, al fine di renderne fruibile il senso del CONTENUTO. La formula più diffusa è quella del TORMENTONE (che si rifà al “jobberwockie” inglese), grazie al quale viene giustificata tutta l’efficacia del numero di CABARET, anche in caso non abbia una particolare “vis comica”.

COMICITÀ – Nome attraverso il quale si indica un’azione tesa ad intrattenere un pubblico, senza alcuna valenza “riflessiva”, come si usava erroneamente nel passato. Ciò che rimane dal mondo antico è l’saltazione del “fuori luogo”, considerata come elemento “ristabilizzatore” delle regole compartite. È anche un termine che indica un genere, quello del mero intrattenimento.

COMICO – Oltre che indicare la PROFESSIONE di chi si occupa di fare COMICITÀ nel mondo del CABARET, il COMICO deve sottostare alla figura dell’ AUTORE che lo guida nel perseguimento delle QUATTRO REGOLE. Il termine può essere anche usato come aggettivo per indicare colui che intrattiene (e che non necessariamente debba “far ridere”)

CONFEZIONE – Termine con il quale si indica il PRODOTTO televisivo finito, in riferimento a PEZZI COMICI, preparati in LABORATORIO. Senza la supervisione degli AUTORI è impensabile che ciò possa avvenire e, per tanto, che un PEZZO possa essere presentato all’interno di una programmazione o FORMAT televisivo. Per quanto possibile la CONFEZIONE dovrà mantenere le sue caratteristiche intatte anche in riferimento agli spazi LIVE (l’obiettivo è la totale coincidenza tra PRODOTTO TELEVISIVO e quello LIVE al fine di prevederne e controllarne il “bacino d’utenza” sotto il profilo dell’ASCOLTO). 

CONTENUTO – Tutto ciò che concerne le ricerche di MARKETING, i messaggi dell’ESTABILISHMENT o le necessità della PRODUZIONE. Anticamente il CONTENUTO veniva pericolosamente affidato alla LIBERTÀ dell’ARTISTA, creando spesso i presupposti per il sorgere di attriti tra ESTABILISHMENT e PROLET.

CREATIVITÀ – Prodotto risultante dalla combinazione tra le QUATTRO REGOLE e le differenze Continua a leggere

Dizionario di Neo lingua Cabarettistica (lettera B)

29 Mag

Omar Bashuner ci invia la lettera b del dizionario di Neolingua Cabarettistica (vedi lettera a), cioè quel tentativo di riformare le persone attraverso il linguaggio, in cui per esempio i “provini” diventano “laboratori” (o viceversa)  e il “lavoro gratuito” viene rinominato come  “palestra”.

2º APPUNTAMENTO CON IL DIZIONARIO DI NEOLINGUA CABARETTISTICA*

* liberamente ispirato a “1984” di George Orwell, onde evitare di essere accusati di plagio per “tutti i miei articoli” presenti, passati e futuri. 

BARZELLETTA – Espediente arcaico di intrattenimento per il pubblico, caratterizzato da un rovesciamento comico di un fatto quotidiano, che perciò diventa singolare. Nonostante la sua origine volgare e dissacrante di stampo proletario si può ricorrere alla barzelletta come sistema popolare per riempire l’emergenza di un vuoto televisivo allrquando si vengono a creare i TEMPI MORTI. Non vi erano problemi di paternità per quanto riguarda le barzellette fino a quando non si è intervenuti su questa carenza legislativa grazie alla standardizzazione di programmi di comicità televisiva (Zelig, Colorado Caffè, Saturday Night Live Italia,…)

 BRAVO – Giudizio di valore che viene attribuito all’artista allorquando soddisfi determinati requisiti. Per ricevere tale riconoscimento, l’artista deve garantire in primis l’innocuità della sua azione artistica verso l’ESTABILISHMENT, in secondo luogo il rispetto del senso comune (riferito al TARGET e alle fasce orarie televisive di riferimento), infine il suo lavoro dovrà svolgersi in sintonia con le gerarchie autoriali di riferimento (comiche, drammatiche, culinarie, documentaristiche, ecc.). Si sottointende che nessun giudizio di BRAVURA potrà essere attribuito ad alcuno che non abbia mai calcato il PALCOSCENICO televisivo. Pertanto tale giudizio potrà essere certificato solamente da una giuria competente (appositamente garantita dalla televisione).

 BRAVURA – Facilmente rintracciabile tramite archivi televisivi, è una qualità decisa e attribuita dai critici, ufficialmente autorizzati dai titolari delle emittenti nazionali. L’insindacabile giudizio del critico televisivo (equiparato al giornalista in visione della riformulazione della legge sull’Ordine dei Giornalisti a favore della sua versione originale del 1925) è così l’unico riferimento ufficiale che attribuisce agli artisti qualsiasi valutazione di merito.

BURLA – Termine considerato abiguo durante una certa fase storica (1997-2001), arriva oggi a definirsi uno strumento dal duplice significato e regolamentato. Nel caso essa venga eseguita dall’ESTABILISHMENT (manager) nei confronti dei PROLET (comici), assume un valore positivo e goliardico, qualora avvenga il contrario assume i connotati giuridici della truffa e del reato. 

 BUNGA BUNGA – Espressione goliardica accettata comunemente per mitigare eventuali controversie derivanti dal mondo del lavoro. Il concetto di Bunga Bunga  coincide con il senso del giusto sacrificio necessario affinché si possa ricoprire un ruolo socioeconomico nella società contemporanea (es: “Questo laboratorio di cabaret è un “Bunga Bunga” per il successo televisivo“). La sua pratica ha origini antichissime e ad essa sono stati associati significati diversi secondo il periodo storico di riferimento (l’illuminismo, il modernismo, il berlusconismo, ecc.). 

“BANANAS” – Figura di perfetto ed efficente stile organizzativo, con lo scopo di riunire in un unico organismo autoreferenziale, competenze artistiche, manageriali, e critiche di costume della nuova SATIRA (es: “Siete proprio dei “bananas!“). Tali organismi hanno come obiettivo ultimo la produzione di utili finanziari, secondo l’ordine “piramidale snello” in cui l’artista (che appartiene alla “base”) deve contribuire alla realizzazione di questi utili unicamente con una partecipazione lavorativa non retribuita. pari e non inferiore al 93,2% dell’utile degli incassi finali goduti dal management (la “punta”). Questo modello, svilupatosi nel mondo della comicità, si è ben presto esteso a molti altri settori produttivi nazionali.

Omar Bashuner

Dizionario di Neolingua Cabarettistica

4 Mag

(A cura di Omar Bashuner)

Il MINAMOR (Ministero dell’Amore) corrispondeva al Ministero della Guerra nel celebre romanzo 1984 di George Orwell, nella cosiddetta NEOLINGUA, il nuovo linguaggio imposto alla popolazione. Progressivamente teso a sostituire il significato originario delle parole, questo “codice” aveva come obiettivo finale “depurare” il parlare comune da residui culturali che potessero contraddire o mettere in discussione il potere costituito.

Mentre la televisione oggi sembra realizzare “realmente” questo processo, noi che ci occupiamo di spettacolo abbiamo fatto una breve e personale ricognizione a proposito. Vi daremo alcuni esempi di termini neolinguistici relazionati col mondo del cabaret televisivo italiano attuale.

Cominciamo dalla lettera A (in maiuscolo le parole che verranno trattate in seguito):

ARTE

Qualsiasi PRODOTTO passi attraverso un qualsivoglia processo di riconoscimento mediatico o TELEVISIVO. La TELEVISIONE  in particolare ha il principale ruolo di legittimare l’arte e non viceversa (come quando invece nacque negli anni ’50, in cui fu proprio un programma di arte a scandire il linguaggio e i tempi televisivi).

ARTISTA

chiunque (indipendentemente dalla propria sensibilità artistica, capacità tecnica o esperienza) calchi i “palcoscenici” televisivi. In questo modo l’artista è chiunque diventi soggetto (oggetto) mediatico, purchè sottostante a concrete leggi di MARKETING  che lo “controllano”, rinunciando così a tutto ciò che, in contrasto con esse, possa provenire dalla propria originalità, creatività o singolarità.

ASCOLTO (AUDIENCE)

Termine di misura, il cui calcolo viene commissionato, effettuato e comunicato dagli   stessi titolari dei canali di emissione mediatica. Tale termine si riferisce al mero aspetto tecnico della sintonizzazione al MEDIA di riferimento, prescindendo dall’effettivo giudizio del ricevente che ne diventa quindi consumatore passivo.  

In passato si è usato un termine intermedio, influenzato dal mondo della radiotelevisione: l'”indice di gradimento”. Tale termine contemplava indagini indipendenti che documentavano l’effettivo gradimento di ciò che veniva proposto attraverso i media, attribuendo al PUBBLICO un certo protagonismo, ma è oggi caduto in disuso.

ATTORE

Chiunque calchi “scenari” mediatici (anche per brevi periodi), privilegiando lo “scalpore” alla preparazione tecnica professionale. Spesso si può arrivare  prima alla NOTORIETÀ  data dallo scalpore e, solo in seconda    istanza (ma non necessariamente), si può provvedere eventualmente ad intraprendere un cammino di PREPARAZIONE PROFESSIONALE CONTEMPORANEA. Con la figura dell’ AUTORE tale preparazione diventa superflua.

 AUTORE

Colui che produce i testi, indipendentemente dal loro concepimento. In buona sostanza, colui che “arriva prima” a dichiararne la paternità. Questo processo può passare anche attraverso l’obbligo per chi originariamente concepisce un testo, a firmare LIBERATORIE per cederne i diritti legali agli AUTORI (come succede in alcuni LABORATORI di CABARET).

È una figura che si confonde     sempre di più con quella del “narratore fallito” ma che coincide col suo stessoriscatto. Una certa confusione oggi potrebbe provenire anche dal far coincidere erroneamente la figura dell’AUTORE con quella del MANAGER.

Omar Bashuner

Benvenuti in Zeliglandia…

30 Apr

Omar Bashuner è un giornalista/critico di origini francesi. Ci ha mandato un lungo saggio su quel mondo triste, ripetitivo, conformista, poco artistico e tanto commerciale che lui stesso ha denominato Zeliglandia. Si tratta di un paese in cui molti vivono a loro insaputa. A volte vi ci hanno portato senza dirvi di cosa si trattasse. Ananas Blog

ZELIGLANDIA

Quando hanno per le mani energie pure, talenti, non se li fanno certo scappare: attenzione però al percorso prestabilito. A scadenza annuale, dopo aver fato il pieno di “promesse” per il loro inesauribile vivaio (grazie ad un eccellente sistema di reclutamento degno della più alta ingegneria liberal capitalista), questi “consorzi della risata s.p.a.”, sono arrivati a rappresentare i veri Baroni del genere comico in Italia. Oggi non c’è luogo nel nostro paese che non veda Zelig come obiettivo ultimo, si è quasi convertito in acronimo di risata. Sommo traguardo magari di una lunga carriera, fatta di tanta fatica e gavetta è però un sistema che comincia a scricchiolare.

Del resto non ci si deve stupire quando si abbraccia un sistema a regole liberalcapitaliste è legittimo goderne il periodo di boom, così come è conseguente prevederne il crack. Se mi si consente noto un certo parallelismo quando si risponde ad ogni imbarazzante critica all’attuale governo, con frasi del tipo “non si può certo lasciare la scena alla sinistra”. Oramai Zelig è il “riferimento” primo, assoluto, unico incontestabile perchè in passato ha certamente sfornato fior di artisti, illusionisti  o cabarettisti con la C maiuscola. Altri tempi. Ma oggigiorno è difficile imaginare un panorama cabarettistico senza Zelig. E sicuramente c’è chi non ne ha l’interesse.

È ovvio che quando parlo di “scricchiolare” non mi riferisco certo a conti correnti vari. C”è più d’un però in questo sistema manageriale “a pioggia” in cui gli artisti puri appartengono all’ultimo anello della catena (per intenderci quelli che con il loro lavoro gratuito mantengono Continua a leggere

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