Archivio | Zelig, la creazione artificiale dell’ansia RSS feed for this section

José Mourinho versus Gino & Michele

19 Set
Gino & Michele e José Mourinho, due filosofie di allenamento agli antipodi…

Di Gat

Nel 2010, dopo che l’Inter ha vinto tutto quello che c’era da vincere, sono emerse alcune certezze sui metodi dell’ormai madrilista José Mourinho che, esattamente sul tema della “tensione”, hanno fatto scattare un parallelo con Gino & Michele che sono i due “mister” di Zelig.

Nelle due bacheche ci sono tanti trofei e tante Champions League sia calcistiche che imprenditoriali: una coppa Uefa e una Champions col Porto, i successi di Smemoranda, una Champions e due scudetti con l’Inter, il boom de Le Formiche e di Zelig Circus, due Premier League col Chelsea, il successo duraturo  e il primato d’ascolti di Zelig, eccetera.

Sia Mourinho che Gino & Michele sono abituati agli ingaggi da capogiro e all’audience elevata e trattano il denaro con la disinvoltura di chi è abituato a passare all’incasso.

Ma sulla leadership, e sulla filosofia di allenamento i metodi divergono completamente.

Mourinho, è stato fatto osservare da molti commentatori di prestigio, si comporta da fenomeno mediatico, le spara grosse, attira l’attenzione, provoca, provoca, provoca e costringe a reagire. Così ottiene il risultato di spostare tutte le tensioni su di sé, salvaguardando la squadra e i singoli giocatori.

Gino & Michele, al contrario, scaricano tutta la tensione possibile sulla loro “squadra”, anzi incoraggiano un sistema che porta artificiosamente la tensione ai massimi livelli, mentre loro si defilano, volano basso, ridacchiano sotto i baffi, non si espongono mai.

Mourinho è un grande motivatore, è riuscito a convincere anche le star come Samuel Eto’o a fare partite di grande sacrificio, a coprire gli spazi a correre come un dannato per la squadra.

Gino & Michele invece hanno rinunciato a fare i motivatori, perché le motivazioni nascono dalla rosa mostruosamente allargata: 300 comici l’anno circa che devono passare attraverso il percorso senza fine di provini e laboratori e convocazioni.

“Noi gli rendiamo la vita difficile, poi sono cavoli loro. Se viene fuori qualcuno bravo lo prendiamo”. Questa sembra essere la filosofia d’allenamento, basata sul turn over ampio, sui tanti ricambi per ogni ruolo, su nessun interesse per il singolo.

Mourinho è adorato dallo spogliatoio. Specie nell’Inter i calciatori erano tutti dalla sua parte. Questo non è mai stato in discussione neanche quando le cose andavano non benissimo, l’Inter non aveva un gioco e la Champions League sembrava stregata.

Gino & Michele sono visti con un misto di vaga incomprensione, vago disprezzo, vaga disistima, tutti sentimenti che si rivolgono a chi viene sentito come distante. La “rosa allargata” non li ama, li segue solo perché non c’è un altro posto dove andare. Le partite di sacrificio si fanno solo nella speranza di avere dei vantaggi, mentre lo spirito di squadra non esiste. Come potrebbe esserci quando per ogni monologhista, per esempio, ce ne sono altri 20 o 30 pronti a sostituirlo?

Mourinho è un decisionista, non mostra debolezze, sembra che abbia in mano tutte le risposte. Fa lo sbruffone.

Invece Gino & Michele, puntano tutto su una finta indecisione, che in realtà non esiste: sanno bene come sarà la trasmissione, quali saranno i contenuti, ma fingono di non saperlo perché così ognuno della rosa allargata avrà la speranza di esordire in prima squadra e si impegnerà al massimo. L’importante è che non sappia che il suo sforzo sarà quasi sempre inutile.

Insomma, Mourinho vince e fa vincere la sua squadra, Gino & Michele vincono ma fanno perdere quasi tutti quelli della loro squadra, ma tanto c’è la rosa allargata…

 

Annunci

13 settembre 2010, iniziano le registrazioni tv di Zelig Off

12 Set
 

Zelig Off

Ricomincia Zelig Off, che è soprattutto il collante per tenere i comici impegnati con Zelig tutto l’anno e assuefatti ai laboratori. Non avendo voglia di fare un’inchiesta (e di ascoltare le solite storie) ho chiesto ad Alex di tentare un esperimento di chiaroveggenza, cioè di guardare nella sfera di cristallo ciò che è appena successo e ciò che succederà.

 

 Nella sfera di cristallo (di Alex)

 

VEDO, VEDO, VEDO che è arrivato il grande momento… ma il grande momento non arriva, è solo un giro a vuoto.
VEDO molta tensione, tanto stress, profondo scazzo…
VEDO qualcuno… gli è stato fatto capire che avrebbe fatto tutte le puntate, lo vedo aspettare, aspettare, aspettare… vedo che all’ultimo momento ha scoperto che non era vero… vedo che sta male, ma non ne parla: si vergogna di esserci cascato…
LA SFERA DI CRISTALLO non dice perché ci cascano sempre: dopotutto è un vecchio, sporco trucco…
VEDO QUALCUNO che era già stato scelto, ma non gliel’hanno detto per mesi, e lui è rimasto a bollire nell’insicurezza… anche adesso è in piena insicurezza: sta diventando un insicuro cronico anche se l’hanno scelto.
LA SFERA vede tanti misteri…
VEDO, VEDO, VEDO… qualcuno che non interessa, che fa delle cose che non piacciono ai capi, ma gli verranno fatte fare una o due o anche più puntate, così tanto per impedirgli di andare alla concorrenza.
VEDO l’incertezza di chi non sa quante puntate farà…
SFERA DI CRISTALLO, c’è ancora qualcuno che crede che questa sia un’officina per migliorare?
VEDO l’attesa delle convocazioni al giovedì: è già pomeriggio e nessuno si è fatto vivo… che faccio, chiamo? E se non mi chiamano più? Chiamo! No, aspetto… perché non mi chiamano? Mi stanno facendo fuori?…
VEDO che ognuno ha la sua dose di ansia/insicurezza, chi più chi meno, i deboli di più (sono deboli, se lo “meritano”)… ma anche quelli che dicono “io la vivo bene” non hanno capito che sono finiti nella tana del gatto e della volpe… vengono messi lì da parte per essere rosicchiati con calma.
VEDO che la gente inizia a capire di essere manipolata in modo plateale, ma ancora non può fare a meno di tornare a farsi manipolare… mancano le informazioni, mancano le vie alternative, nessuno deve sapere… sssssh, silenzio, non parlate… sssssh…
CONCLUSIONE: spegniamo la sfera di cristallo, abbiamo visto abbastanza. Già nel 2004 era stata fatta un’autentica porcata relativa a Zelig Off. L’episodio è raccontato nel primo post di questo blog (2004/2005 una stagione terribile). Da allora le porcate di questo tipo (e altre di altro genere) sono diventate routine, grazie al fatto che in questi anni il silenzio è sceso a coprire tutto e (si sa) chi tace acconsente.   

  

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(6) Che cos’è lo Sguardo di Zelig?

31 Mag

Di Gat

CHE COS’E’ LO SGUARDO DI ZELIG? Proviamo a spiegarlo: Un po’ di tempo fa, una ragazza che aveva alle spalle già diversi anni di laboratorio Zelig mi disse: «Zelig ti porta in alto, poi subito dopo ti fa cadere giù.» Nel suo tono di voce e nel suo modo di fare c’era tutta la tristezza di chi ha vissuto una brutta esperienza; il suo sguardo vagava qua e là, perso chissà dove e, a volte, si bloccava fisso a terra.
DOPO QUALCHE ANNO la vidi fare un paio di puntate di Zelig Off, poi sparì di nuovo. Nonostante avesse compreso il MECCANISMO con cui le persone vengono illuse e poi disilluse, ci era cascata di nuovo.
L’EPISODIO mi era rimasto impresso. Da allora, con regolarità, ho incontrato un sacco di comici passati dal tritacarne di Zelig che, quando entravano nell’argomento, avevano la stessa postura, lo stesso atteggiamento, lo stesso sguardo di quella ragazza. Ho iniziato a chiamarlo (assieme ad altri) “Lo Sguardo di Zelig”. Assomiglia un po’ a quello fantomatico attribuito ai reduci dal Vietnam. Chissà se qualcuno di loro si sveglia urlando di notte pensando di essere in viale Monza 140…
IN FONDO si tratta di un marchio di fabbrica.
NON SONO UN ESPERTO di comunicazione non verbale, ma anche solo con un po’ di spirito di osservazione si può dedurre come dietro allo sguardo di Zelig ci siano delle esperienze non proprio felici, se non dei veri e propri traumi, che vengono in parte TRATTENUTI.
LO SGUARDO DI ZELIG è riconoscibile, ha caratteristiche proprie ed è MOLTO DIFFUSO. Forse nasconde la vergogna per essere stati usati, per aver impiegato così tante energie senza aver raggiunto gli obiettivi sognati, desiderati con tanta intensità.
GLI ARTISTI passati da esperienze cinematografiche e teatrali anche non proprio felici, anche se provengono da ambienti per nulla facili, non hanno quel tipo di sguardo, non trattengono nulla, non abbassano gli occhi per sfuggire al confronto con le esperienze passate. In loro rimane l’incanto del palco, del set, della macchina da presa.
LO SGUARDO DI ZELIG, invece, è tipico di chi è passato nel tritacarne e sa che gli aspettano altri anni nelle stesse condizioni. È un rivelatore: ci ricorda che dietro ai comprimari dell’allegra banda di Zelig si nascondono drammi umani mai raccontati, ma così forti da rendere le persone che li hanno vissuti simili a dei reduci, anche se non hanno combattuto alcuna guerra, anche se non sono mai state nella giungla.

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(5) Una Pratica Insolita e Crudele

30 Mag

Di Gat

Zelig è un gruppo per certi versi simile ad altri, che poi ha caratteristiche positive peculiari e anche caratteristiche negative tutte sue. Vogliamo parlare della peggiore di queste.

Nel primo articolo di questo blog (post ansia 1) si racconta di quando, nel 2004, per le foto ufficiali di Zelig Off furono chiamati più di 30 comici, mentre chi decide sapeva benissimo che appena la metà di loro avrebbe fatto la trasmissione. Questo è l’esempio più forte di una pratica così diffusa da far sospettare che sia sistematica.

La pratica è la seguente:

1) in un momento clou (tipo il laboratorio per Zelig off) si fa capire a un comico che quest’anno vogliono puntare su di lui, che verrà preso. Di solito gli viene detto da qualcuno di importante o da qualcuno che l’ha sentito dire da qualcuno di importante.

2) Quando l’aspettativa è al massimo, sul comico cala il gelo, viene escluso il più delle volte senza spiegazioni.

3) l’agonia viene prolungata al massimo, in un vuoto di informazioni che può durare a volte anche dei mesi (vedi post ansia 4), con devastazioni psicologiche che sono facili da immaginare.

La cosa viene applicata con diverse varianti, ma segue sempre il tragitto “prima ti porto in alto, ti faccio capire che ce l’hai quasi fatta, poi ti faccio schiantare al suolo”. È un’azione che tramortisce e provoca un crollo improvviso, diciamo che equivale a una martellata.  

Se io vado a una festa e c’è uno che mi dà un cazzotto e mi lascia sanguinante a terra, che cosa faccio, torno in quel posto oppure inizio a evitarlo? Protesto, denuncio, mi lamento, oppure me ne sto zitto?

Praticamente tutti i comici sottoposti a questo trattamento non protestano e scelgono di tornare. 

È un’usanza crudele, per certi aspetti bizzarra, comunque scorretta, punitiva. Assomiglia alle degradazioni cui sono sottoposti gli adepti di certe sette che, invece di accedere all’illuminazione promessa, subiscono sempre qualche mortificazione fisica o mentale.

Qui ci sono in gioco il sogno e la fine del sogno, il passaggio tra speranze spinte al massimo e delusioni cocenti, si tratta di un up & down tremendo e gratuito, poiché non c’era alcuna necessità di provocarlo. 

Forse con questo sistema si vuole impedire che la gente passi alla concorrenza: finché c’è l’illusione uno rimane e, se viene “escluso all’ultimo istante”, può sempre raccontare a se stesso di avercela fatta per un pelo e che la prossima volta andrà meglio.

Forse è solo una prova di forza. Chi detiene la leadership deve essere temuto, può colpirti in qualsiasi momento, meglio se senza motivo. Questo rafforza la leadership.

Se uno sopporta in silenzio, si rimette in qualche modo in piedi, torna a frequentare l’ambiente come se nulla fosse, allora gli si potrà fare qualsiasi cosa, nei suoi confronti non ci sarà alcun obbligo di correttezza o di verità. È stato calpestato una volta, quindi sarà calpestabile in futuro: è diventato meno audeterminato.

La sofferenza emotiva, la paura di ricevere altre mazzate, l’aver provato la gioia di far parte di un progetto e poi il dolore di esserne esclusi sono tutte cose destabilizzanti. Il comico diventa più instabile, più insicuro di quando aveva cominciato. Il santone, il guru (cioè la dirigenza Zelig) sono gli unici che possono alleviare la stato in cui si trova l’adepto… Allora via col prossimo laboratorio, il prossimo provino, il prossimo tentativo di entrare a far parte dell’allegra brigata di Zelig!

PS naturalmente queste sono le Grandi Mazzate, date con discernimento, ma le mazzate minori sono più frequenti. Vale comunque lo stesso principio del: “Ti porto in alto, poi ti faccio cadere giù”, ma questo sarà il tema del prossimo post… (continuate a leggere, mi raccomando)

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(4). Alta pressione: come crearla

29 Mag

Di Gat

QUESTA SERIE DI POST ha nel titolo l’allusione che a Zelig venga creato apposta un clima ad alta pressione, in cui tutte le emozioni legate al mondo dello spettacolo (ansia, paura, competitività, precarietà) vengono esasperate al massimo. L’esasperazione si fonda su alcune semplici regole che, grattando sotto la superficie degli atteggiamenti ufficiali, vengono applicate con grande efficacia:
1) Non dare mai l’idea DEFINITIVA che qualcuno è stato preso.
2) Non dare mai l’idea DEFINITIVA che qualcuno è stato scartato.
3) Alterna SPERANZE a DELUSIONI cocenti.
4) Fai in modo che le gente RITORNI, sempre.
5) Comportati come se tutto si svolgesse in totale trasparenza, ma crea un “VUOTO DI INFORMAZIONI”.
QUESTO viola la routine solita del mondo dello spettacolo: l’artista fa un provino, se piace viene richiamato, se non piace non viene richiamato ed è libero di dedicarsi ad altro.
INVECE, sembra che a Zelig interessi che egli rimanga e che si impegni allo sfinimento nella speranza di essere scelto. Ma anche quando verrà scelto si troverà in condizioni precarie, comunque.
PER MANTENERE questo clima di mistero occorre “occultare” le informazioni. Non si tratta proprio di mentire, ma di nascondere la verità sulle scelte. Come è spiegato in un post precedente (vedi link) la mancanza di certezze induce i comici a diventare frenetici, a cercare di avere le risposte che allevieranno il loro perenne stato di ansia. Ovviamente le risposte definitive non arrivano mai.

 Ci vuole un grande pelo sullo stomaco per gestire una situazione del genere. Il numero di comici da tenere sotto schiaffo è elevato, aumenta di anno in anno, e tutti o quasi tutti devono essere tenuti sotto una pressione ai limiti del tollerabile. È un lavoro duro, e i “massimi vertici Zelig” lo fanno.

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(3)

21 Mag

Ricordo di Marino Guidi

Di Gat

 

Marino Guidi

  Marino Guidi è morto d’infarto nel gennaio del 2006 a soli 49 anni: una perdita enorme. Era un comico della vecchia scuola e un ottimo attore. Era anche una persona trasparente, era facile capire cosa gli passasse per la mente. Marino Guidi faceva parte dei mestieranti esclusi dal giro che conta, considerati portatori di  comicità troppo popolare, ma alla fine era riuscito a entrare alla corte di Zelig. Era il 2005: anno terribile, in cui la creazione dell’ansia era in fase acuta (vedi i due link precedenti).  

Marino Guidi arrivò a Zelig in uno stato d’animo particolare. L’anno prima erano stati lanciati Pino Campagna e Franco Neri che avevano fatto il boom. I due erano, al pari di Marino, due comici  per anni emarginati da Zelig. In una situazione simile è logico pensare: «Dopo i mestieranti cinquantenni del sud, adesso tocca a me che sono un mestierante cinquantenne del nord». Vedeva i suoi compagni di gavetta diventati popolari, vedeva la grande occasione a portata di mano, quella che gli avrebbe cambiato la vita.
Per due settimane qualcuno si dimenticò di dirgli che era stato convocato per Zelig Off. Marino aveva avuto pian piano notizia di tutti quelli che erano stati chiamati, mentre lui non aveva ricevuto alcun segnale.
È importante capire la tremenda tensione che si prova in una situazione del genere: in un ambiente che ti sottopone a una attesa continua, in cui le risposte definitive non arrivano mai. Marino Guidi, messo nel tritacarne di Zelig, era entrato in un ambiente ansiogeno e la mancata convocazione aveva aumentato una pressione psicologica già enorme. Il non dire a qualcuno la verità per due settimane, dandogli l’idea che fosse stato scartato (cosa terribile data l’importanza della posta), è molto pesante. Se non è stato fatto apposta si tratta di una grave dimenticanza, se è stato fatto apposta si tratta di un comportamento irresponsabile.
La tensione a cui è stato sottoposto Marino Guidi poteva essere evitata con un po’  di verità?
E’ giusto sottoporre chiunque a un trattamento del genere (indipendentemente dal suo stato di salute)? Assolutamente no. Se creo un ambiente ad alta pressione, metto in pericolo tutte quelle persone che hanno un cuore debole, oppure spingo alla depressione quelle che sono fragili di nervi. Marino, superato il brutto momento, aveva intrapreso il percorso descritto nel post 2 (https://ananasblog.wordpress.com/2010/05/20/zelig-la-creazione-artificiale-dell%e2%80%99ansia2-un-anno-con-ivan-zeligovic/). A Zelig Off aveva subito l’onta delle convocazioni a macchia di leopardo: chiamato a fare la prima puntata, ma non la seconda (chissà perché), poi la terza, eccetera, altro meccanismo creatore di ansia.
In quel periodo aveva poche serate perché Zelig Off, a cui si arriva dopo fatiche inenarrabili, è poco più di un laboratorio tv e non dà incremento di popolarità. Era perciò nel periodo di maggior stanchezza e tensione da parte di tutti quelli che vivono anno dopo anno la scalata all’olimpo di Zelig. È un caso che Marino Guidi sia morto proprio nel periodo in cui la curva dello stress, per chi aspira a Zelig, giunge fatalmente al culmine? Forse non lo è.  
Marino Guidi è morto d’infarto nel gennaio del 2006 a soli 49 anni. Si tratta di una perdita enorme. Aveva messo in gioco tutte le sue speranze. È giusto ricordare quello che gli è successo, sperando che un giorno i comici non debbano più compiere un percorso in cui stress, paura, tensione e senso di precarietà siano così intensi.
 

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(2) Un anno con Ivan Zeligovic

20 Mag

di Gat

METTIAMOCI NEI PANNI DI IVAN, UN COMICO. NON IMPORTA SE LO FACCIA A TEMPO PIENO O COME SECONDA ATTIVITÀ, SE SIA UN MONOLOGHISTA O SE ABBIA DEI PERSONAGGI E DEI TORMENTONI FORTI. PROVIAMO A CAPIRE COME VERRÀ INTRAPPOLATO IN UNO STATO COSTANTE DI ANSIA.

AnanasBlog

 1) IL PRIMO PROVINO Ivan è con 30/40 comici in un teatro vuoto, di fronte a lui ci sono uno o più autori e il direttore artistico di Zelig. Farà un pezzo di 4 minuti. Difficile giudicare un artista da così poco, è come valutare Barcellona vedendo solo una ramblas, però se il responso sarà positivo, verrà convocato… per la trasmissione? No, per il laboratorio Zelig. 

2) IL LABORATORIO – Il posto è a 100 chilometri da casa di Ivan. Convocazione alle 17, prove e, se tutto va bene, esibizione la sera davanti al pubblico. Ogni mercoledì per 10/12 settimane: un impegno fisico e creativo che è gratuito e molto faticoso.

L’ansia inizia con le convocazioni. Ogni settimana, se nessuno si fa vivo, iniziano le paranoie: «perché non sono stato chiamato? Ho sbagliato qualcosa? Mi stanno facendo fuori?». Ivan aspetta che una mail o una telefonata lo liberino dallo stato di tensione.

Inoltre il lavoro potrebbe essere frustrante: difficile conoscere bene un artista vedendolo 5 minuti ogni tanto. I comici sono tanti, quindi nessuno fa un lavoro accurato sul singolo. È una catena di  montaggio: qualche opinione per ogni comico, e via. Ivan può essere disorientato, messo in grave difficoltà, costretto a riscrivere ogni cosa pur essendo in disaccordo con le indicazioni dell’autore, che ora è l’unico tramite verso il grande sogno.

 3) CONVOCAZIONE PROVINI – Ivan ha stretto i denti e completa il laboratorio. Ora ci sono i provini per Zelig Off. L’attesa è totale, la tensione pure.

Il meccanismo delle convocazioni è a Macchia di Leopardo: non tutti quelli del gruppo fisso del laboratorio verranno chiamati, che non tutti verranno chiamati nello stesso giorno, che alcuni dei più bravi, inspiegabilmente, non verranno convocati. Inoltre molti accederanno ai provini senza aver fatto alcun laboratorio.

Ivan viene a sapere di suoi colleghi che sono stati già chiamati, ma la sua mail e il suo cellulare tacciono. La tensione aumenta, finché non si scioglie quando arriva la benedetta convocazione.

 4) PROVINI ZELIG OFF – è una serata terribile, con una trentina di comici in scaletta. Ivan è il 25esimo, sa già che uscirà con un pubblico già stanco che avrà poca voglia di ridere. E se ci sono poche risate un pezzo comico perde molto.

Gli occhi vanno ai capi, quelli che possono decidere della sua vita, della sua fortuna, del suo futuro. Ogni tanto escono, parlano al cellulare, si distraggono. Sarebbe tremendo se, quando salirà sul palco, loro saranno distratti e non lo vedranno, annullando di fatto mesi e mesi di sacrifici.

Ma il pezzo va bene, i capi sono lì a vederlo, c’è ancora speranza.

 5) LABORATORIO ZELIG OFF – Dopo un’attesa snervante: paura di aver Continua a leggere

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(1)

19 Mag

(2004/2005 UNA STAGIONE TERRIBILE) 

AnanasBlog

Nel 2004 il clima per chi si occupa di comicità era di forte eccitazione. Su Canale 5 stava per cominciare Zelig Off, che sarebbe stata la prova d’ammissione a Zelig Circus, la trasmissione che traduceva i sogni in realtà; il più grande successo comico italiano; l’evento che trasformava col suo semplice tocco l’anonimato in successo travolgente.

Per le foto ufficiali di Zelig Off vennero convocati più di 30 comici e c’era da scommettere che tra loro si sarebbero trovati i nuovi Cevoli, Migone, Sgrilli, Fontana, Manera, Cirilli, eccetera, per rimpinguare un gruppo di star che (si diceva) fosse quasi alla frutta. L’articolo con la foto gigante di quelle Nuove Promesse uscì anche sulla più diffusa delle riviste italiane: Sorrisi & Canzoni TV.

Di quel gruppo appena la metà partecipò a Zelig Off, gli altri non fecero neanche una puntata. Molti di questi erano già stati scartati dopo mesi e mesi di provini e di laboratori, quindi avevano dovuto affrontare una prima mazzata: l’enorme delusione di essere fuori dai giochi. Poi, al culmine della disillusione, la chiamata per le foto aveva acceso di colpo le loro speranze. Ci si aggrappa a tutto quando si inseguono i propri sogni e quello era un appiglio importante, una corda gettata dalla dirigenza di Zelig, cioè da coloro che avevano il potere taumaturgico di dare o meno il successo.

Poi era stata fatta calare sulle speranze dei comici una seconda mazzata ancora più violenta: non fare Zelig Off, neanche una misera puntata, dopo che la loro foto aveva campeggiato tra quelle delle nuove leve, vista da milioni di lettori (e mostrata con orgoglio ai parenti, agli amici, ai colleghi). Erano stati esclusi dall’elite, dal gruppo scelto, da quelli che ce l’avrebbero fatta, proprio quando si erano sentiti molto vicini alla meta.

Ora mi arrivano voci di comici caduti in stato depressivo che hanno accumulato anni di alti e bassi, di umiliazioni e di mazzate come quella che ho descritto sopra ma che, contro ogni logica, continuano a inseguire il proprio sogno, anno dopo anno, sempre più stancamente. Intanto nuove generazioni di aspiranti comici si affacciano a sogni (che forse non esistono più) e vanno a ingrossare le fila dei delusi.

Questo modo di giocare con le speranze altrui, di alimentarle al massimo e poi spegnerle di colpo è assurdo e crudele ma rappresenta un esempio, tra i peggiori, di come la direzione di Zelig faccia crescere in modo artificiale e consapevolmente l’ansia allo scopo di debilitare psicologicamente i comici, per creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al grande successo.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: