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Nicola Vicidomini torna al Teatro Vascello il 29 maggio 2018

19 Mag

Nicola Vicidomini in un intenso primo piano

Nicola Vicidomini, che Ananas Blog segue con attenzione, artista e pazzo assoluto (non si sa se in senso buono o meno) torna al Teatro Vascello di Roma a distanza di un anno dal debutto su questo importante palcoscenico. Vediamo di cosa si tratta:

In seguito ai più recenti successi e allo show che lo ha visto protagonista all’Auditorium Parco della Musica di Roma, martedì 29 Maggio, il più grande comico morente tornerà al Teatro Vascello con “Veni, Vici, Domini!”, spettacolo in bilico tra Scapezzo, trionfatore nella scorsa stagione e Fauno, nuovo attesissimo lavoro teatrale in corso d’opera.

Lo spettacolo è assimilabile a un excursus poetico senza alcun approdo, un continuo corto circuito che contempla il fallimento come condizione universale. «L’umorismo nasce dallo scontro tra quel caos che è la natura e il senso che la razza umana gli ha arbitrariamente impresso», sostiene Vicidomini.

La sua è una maschera contemporanea che si assume il fallimento di tutte le cose, rompe la logica e agisce in una dimensione senza tempo, prossima al dopostoria Pasoliniano. “Io in quanto uomo vado contro me stesso, in quanto animale faccio la cacca in miezzo alla via (…)”, fa dire al suo Zincaro, essere grottesco già protagonista di svariate edizioni di Colorado (Italia 1) e Stracult (Rai 2), che incarna in toto il suo fatiscente universo.

Amato da tanti addetti ai lavori e da un pubblico prevalentemente popolare, l’umorista rappresenta una garanzia di divertimento estremo nel rigenerare la grande tradizione del cabaret europeo dall’omologazione linguistica imperante.

Per Marco Giusti «è assolutamente imperdibile». Per Nino Frassica – con cui Vicidomini ha condiviso veri e propri assalti televisivi e radiofonici (non ultimi quelli di Programmone su Radio 2) – è una delle poche cose che valga veramente la pena andare a vedere. Il comico, in un flusso ritmato e musicale, corteggerà viecchie, si produrrà in romantiche chanson con versacci, diventerà produttore di fotoromanzi visionari realizzati con foto rubate da documenti scaduti e lapidi in disuso, impresario di cantanti strampalati, sponsor dello stesso spettacolo, politico, “un Satana” e molto altro.

L’evento chiude il tour primaverile che è partito con due sold out di seguito al teatro Zona Vomero di Napoli per proseguire con successo al Cicco Simonetta di Milano.

Costo Biglietti intero: 20 Euro. Ridotto: 15 Euro. Ridottissimo per gruppi di 10 persone: 12 Euro

Info e prenotazioni 06-5881021 06-5898031 botteghino@teatrovascello.it staffvicidomini@gmail.com

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Bisio, le battute fuori posto, il SNL Italia e Bottazzi

13 Mag

Claudio Bisio, che simpatico copista

Ieri sera, guardando l’ultima puntata del Saturday Night Live Italia sul canale 8, è capitato di sentire Claudio Bisio, in apertura a un monologo sul Paradiso e l’Inferno, dire una battuta  che suonava più o meno così: “Quando morirò voglio morire come mio nonno che si è spento serenamente nel sonno e non urlando come i suoi passeggeri”. La battuta aveva due caratteristiche:

  1. Era scollegata dal contesto ed inserita lì forzatamente e con poca convinzione.
  2. Era uguale a quella notoriamente in repertorio a Duilio Pizzocchi nel personaggio del camionista  Ermete Bottazzi. 

Così è partito di slancio un Tweet: 

Un Tweet con la tipica diplomazia che contraddistingue Ananas Blog

La cosa risultava doppiamente antipatica poiché Bisio doveva conoscere bene la battuta di Bottazzi dato che era andata in onda a Zelig Circus (nel 2006) e ne costituiva addirittura l’inizio del monologo (Vedi qui).

Poi, approfondendo, risulterebbe che la battuta sia un classico dell’umorismo all’americana, un “joke” preso anche a esempio su come si costruisca una battuta (col meccanismo dello spiazzo) la cui origine risale a Will Rogers, attore e comico morto nel 1935:

Link sull’immagine di anteprima

Detto ciò azzardiamo alcune conclusioni sull’intera vicenda:

Duilio Pizzocchi è uno dei più apprezzati “Joke Man” che ci siano in Italia e uno di quello con maggior mestiere. Ci può stare che utilizzi degli standard comici, anche perché la battuta è stata contestualizzata bene nel personaggio del camionista. Meno interessante e fare un “copia e incolla” che stona come un Times Roman 18 messo in un testo tutto in Arial 12 (nella versione di Bisio).

Bisio da chi ha fatto copia e incolla? Dal pezzo visto allo Zelig Circus che conosceva bene per averlo condiviso sullo stesso palco? Oppure facendo il figo che conosce gli standard americani e li cita?

Ah, saperlo…

Addaturnà Luttazzi! (ovviamente)

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Inquinamento, battute tossiche, sketch radioattivi

29 Apr
Discarica

Una discarica abusiva di residuati televisivi non a norma

L’inquinamento da comicità scaduta rappresenta un problema serio. Sembra che i residui di sketch, battute, monologhi e personaggi legati al passato possano rimanere nell’ambiente per un tempo imprecisato. Nonostante Colorado, Zelig, Made in Sud siano oramai aree dismesse o in fase di dismissione, lo smaltimento dei loro prodotti comici avariati potrebbe richiedere anni, addirittura decenni.

“Le falde acquifere della comicità italiana sono spesso infiltrate da materiale radioattivo tanto da precluderne la fruizione a un’ampia fascia di popolazione” ha dichiarato Luigi Rossi Penati, Alto Commissario per il Recupero della Risata Naturale.

Ananas Blog è sensibile alle tematiche ambientali legate alla eco-sostenibilità del cabaret, quindi fornisce qui una mappatura delle aree più a rischio:

SKETCH – Quasi tutti gli sketch comici prodotti in Italia presentano forti residui di tossicità. Non solo: quasi nessuno raggiunge  un punteggio sufficiente nella Scala Monty Python (che determina originalità ed efficacia di uno sketch). I residuati, dovuti ai vizi del passato, si possono classificare in:

  • Autocompiacimento (alla prima idea in sala riunioni si scoppia a ridere e si pensa di aver concepito una genialata) comportamento questo altamente radioattivo.
  • Serializzazione con lo stesso meccanismo ripetuto all’infinito.
  • Gag telefonate che già dopo 30 secondi capisci come andrà a finire (in certe zone sfortunate d’Italia c’è un’ampia fascia di popolazione che da 15 anni non rimane spiazzata).
  • Maschilismo diffuso (Misoginia 235 quasi tossica come il Plutonio).

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Saturday Night Live la prima puntata

8 Apr

SNL Italia del 7 aprile 2018, Sguburra: la parodia di Gomorra e Suburra

La prima puntata del nuovo Saturday Night Live Italia del 7 aprile 2018, in prima serata su TV8, ha realizzato 432.000 spettatori e uno share del 1,8%. La trasmissione ha subito un bizzarro incidente (raccontato qui su Tv Blog): a un certo punto è ripartito un blocco di registrazione già andato in onda: La Maratona Mentana sulle analisi del sangue, le SNL News e lo sketch dei Terzo Segreto di Satira. La cosa probabilmente ha fatto saltare la parte con Alessandro Cattelan che era annunciato tra gli ospiti, ma che poi non si è visto. 

Detto ciò, i momenti più interessanti sono sembrati: il monologo di Claudio Bisio sul frate e il ranocchio (con spiazzo finale) la parte migliore di tutte come scrittura; la parodia dell’Isola dei Famosi col Commissario Rex al centro di ogni polemica dei naufraghi; la “pubblicità” dell’amico di colore da usare per non fare la figura dei razzisti, a opera del collaudato Terzo Segreto di Satira; lo sketch sugli uomini primitivi che scoprono la democrazia per la prima volta; il tema delle molestie sessuali col menage tra Vanessa Incontrada e Alessandro Betti.

Più difficili le situazioni con gli ospiti (con l’eterno problema di far interpretare loro battute e gag che escano dal livello interpretativo amatoriale) a parte l’entrata “ignorante” di Mangoni su Giorgia che è sembrata la più efficace. In generale c’è stato un miglioramento rispetto alle precedenti versioni del SNL italiano, anche se la via alternativa verso un nuovo tipo di intendere la comicità sembra ancora lontana. 

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In partenza il Saturday Night Live su Tv8

3 Apr

Il cast del nuovo Saturday Night Live (da Sorrisi e Canzoni TV – link sull’immagine)

E’ arrivato il momento della nuova, attesissima versione del Saturday Night Live Italia, che andrà in onda su Tv8 in prima serata a partire da sabato 7 aprile per 6 puntate (e di cui si era accennato qui). Il capocomico sarà Claudio Bisio. Vediamo quali sono le novità più interessanti del cast (leggi articolo su Sorrisi e Canzoni Tv). In primo luogo alcune certezze consolidate dello sketch comico come Alessandro Betti e Marta Zoboli, poi Mary Sarnataro già apprezzata a Colorado e Le Iene. 

Il resto del cast è più giovane, ci sono i Trejolie, trio che ha vinto a sorpresa la finale di Italia’s Got Talent del 2017, e il monologhista Francesco Arienzo che nella stessa edizione arrivò secondo (ne abbiamo parlato qui), poi c’è Mirko Darar (anch’egli finalista a IGT 2017), infine Annagaia Marchioro, attrice teatrale uscita dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi.

“Vedremo parodie di trasmissioni di successo, il Tg di satira «Weekend Update» ed esilaranti contributi video. Stessa ricetta della versione americana, insomma, adattata al gusto e alla tradizione comica italiana.”

C’è anche Rocco Tanica!

Tutto si deciderà sulla difficile linea dello sketch…

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Le battute non hanno diritto di controreplica

26 Mar

Fiumi di repliche alle battute scritte

Uno degli aspetti più bizzarri di chi scrive battute online è il prendersi un po’ troppo sul serio.  La satira su web, forse, ci ha fatto credere di essere un po’ tutti dei piccoli Woody Allen dal genio riconosciuto a livello mondiale. Invece, sulle battute, dovrebbero esistere solo due fattori:

  1. La battuta.
  2. La reazione del pubblico (di apprezzamento o di rifiuto).

A traino della reazione del pubblico può esserci qualche improvvisazione, ma questo riguarda gli spettacoli live e fa parte del bagaglio tecnico di un comico. Laddove la battuta è scritta, c’è qualcuno che l’ha scritta e c’è qualcuno che la legge. La megalomania dei battutisti satirici porta a rifiutare le reazioni dei lettori. Porta a replicare alle loro reazioni (cosa insopportabile davvero). Facciamo alcuni esempi:

Qualcuno si è offeso

Il battutista online scrive post su post per sputtanare coloro che si sono offesi leggendo le loro battute. Così li fa passare per ipocriti e bigotti e stupidi… Amico mio: se qualcuno si è offeso è perché tu hai scritto delle cose che risultano offensive per il suo l’universo di valori. Se ha frainteso è perché ciò che hai scritto gli è risultato incomprensibile, non si è piegato in due dal ridere ed era nel suo pieno diritto.

Qualcuno replica

Il battutista online si indigna se qualcuno replica alle sue battute, soprattutto se riguardano temi scottanti come la politica. Se per esempio la battuta riguarda i 5 Stelle o il PD, scandalosamente qualcuno dei 5 Stelle o del PD si risente e si dà da fare per sfanculare l’autore… Amico mio, se scrivi battute che sono degli editoriali in miniatura, aspettati pure che qualcuno “apra il dibattito”.

Trollare 

Battute provocatorie possono generare una risposta forte (per esempio se si fanno su chi è appena morto)… Amico mio, premesso che non sei un genio della provocazione e neanche del black humor, altrimenti a quest’ora saresti a Hollywood o a sceneggiare per Netflix, la tua provocazione che cos’era se non una trollata? Le risposte che ricevi sono risposte a una trollata. Semplice no?

Non fa ridere

Di fronte a questa semplice reazione, ci si inchina, la si prende in saccoccia e la si porta a casa. E’ un verdetto che va rispettato… Amico mio, non fare come certi comici scadenti che di fronte a una serata andata male se la prendono col pubblico.

Appurato che esistono solo due fattori (la battuta e la reazione alla battuta), appurato che di Woody Allen non ce ne sono, qualsiasi reazione a una reazione del lettore è fuori luogo. Figuriamoci poi quelli che fanno lo screenshot per sputtanare l’utente insoddisfatto, quelli che lo bannano, quelli che cercano di dimostrare quanto idioti siano gli altri paragonati al loro indiscutibile genio.

Non siete Woody Allen, questo si è capito. 

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Angelo Pintus, un artista in evoluzione?

17 Mar

Pintus con lo spettacolo “E se fosse stato il cavallo?”

Angelo Pintus è un comico di quelli che riempiono i teatri e i palasport. Diciamo che è nella cosiddetta fascia alta del successo live. Questo grazie alla popolarità ottenuta a Colorado e non solo, visto che nell’ultimo periodo è rimasto relativamente lontano dagli schermi televisivi. Il suo punto di forza è stato fin dall’inizio il monologo in cui, con efficacia, venivano inserite spesso imitazioni e caratterizzazioni.

Nella percezione di chi lo critica c’è il difetto di usare troppo le imitazioni e di aver mostrato dei limiti in situazioni dove non c’erano i fan abituali, com’è successo a Sanremo. Invece proprio una sua giovane fan ha scritto diverse cose interessanti nella sezione commenti (vedi qui) per ricordare a tutti i detrattori che il Pintus attuale non è quello delle origini. Qui sotto alcune delle considerazioni più interessanti: 

Quello che mi lascia perplessa, però, è che tali “esperti del settore” non hanno mai notato l’evoluzione. Ora io capisco che, a meno che non decidi di seguirlo a teatro, è un po’ difficile sapere cosa fa Pintus, perché è uno che ti dice le cose mezz’ora dopo che sono iniziate. Ma il fatto che venga richiesto all’estero (perché mi pare che debbano essere chiamati prima di andare, non decidono loro di punto in bianco) a me dice tante cose. Il fatto che sia in grado di sostenere più di quaranta date con uno spettacolo diversificato ogni settimana, e ogni volta il teatro è pieno nonostante rimanga sempre nello stesso posto, a me dice tante cose.  Continua a leggere

Concorsi: servirebbe un protocollo contro lo SCLERO

1 Mar

Che cos’è lo “sclero” o la “sclerata” nei concorsi di cabaret? Semplicemente succede quando il comico che è stato escluso o che magari non ha vinto, non accetta il verdetto della giuria e si incazza come una bestia. Lo sclero produce:

  1. Moto di rabbia manifestato platealmente.
  2. Mezze frasi (ah no, no, è inaccettabile, no, così no…).
  3. Recriminazioni in loop sul torto subìto e nessuna attenzione agli inviti a ragionare.
  4. Sudorazione eccessiva.
  5. Partenza senza salutare, saltando l’eventuale cena e tutti gli altri incontri istituzionali.
  6. Ritorno in macchina imprecando a volte per centinaia di chilometri.

Si sa che nei concorsi uno si mette in gioco e ci tiene ad arrivare fino in fondo, a fare bella figura a vedere riconosciute le proprie capacità. Le aspettative sono alte. Però, proprio perché ci si mette in gioco, bisognerebbe mettere in conto un verdetto negativo anche se lontano dalla propria realtà.

Messo in conto ciò, sarebbe il caso di contare fino a 50 (come minimo) respirare a fondo (che serve sempre), far sbollire la rabbia e poi mettere su almeno una faccia di circostanza. Insomma avere un mini protocollo anti sclero. Anche perché lo sclero fa una brutta impressione, è comunque un gesto di scarsa educazione.

Se ci sono cose che non sono piaciute sarebbe meglio discuterle con calma. Tanto poi i verdetti delle giurie saranno quasi sempre controversi e, quasi sempre, produrranno un certo complottismo sul fatto che il concorso “fosse truccato” (mai o quasi mai in realtà).

Ma questo solo perché ci si mette in gioco e le aspettative sono alte.

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La finale di Faenza Cabaret 2018

21 Feb

Tom Corradini intervistato da Penelope Landini e Giovanni d’Angella

Lunedì 19 febbraio 2018, presso il Teatro Masini di Faenza si è conclusa la 15esima edizione del Concorso Faenza Cabaret (Premio Alberto Sordi). Il vincitore è stato Tom Corradini con la sua Strunzbank (un banchiere tedesco che spiega l’economia tramite le clownerie). Il premio del pubblico, invece, è andato agli Ivanofossati (giovane trio che fa comicità visual). Gli altri finalisti erano  Efisio Sergi, Tiziana Gallo, Luisanna Vespa, Michael Capozzi. Ospite Fabrizio Vendramin e Davide Spadolà vincitore della scorsa edizione, back band i Fatti Così che hanno dato un sottofondo funky in stile “Chic”. 

Questa edizione del concorso organizzato da Pasquale Di Camillo ha visto un livello alto da un punto di vista qualitativo, cosa che è stata subito evidente a partire dalle tre serate di selezione. Si potrebbe dire “a sorpresa” dato che in generale i concorsi di cabaret stanno registrando da anni una fase di stanca. Questo potrebbe essere un segnale (come si legge qui): siamo in un periodo in cui la comicità televisiva è meno invasiva e questo dovrebbe liberare maggiori energie creative.

La riuscita di Faenza Cabaret, oltre alla qualità dei partecipanti, è stata anche nella conduzione e direzione artistica di Penelope Landini e Giovanni d’Angella, che hanno dato un valore aggiunto al festival. La conduzione è stata impostata con uno sforzo creativo, cercando di uscire dai luoghi comuni delle kermesse comiche.

Detto ciò vediamo cosa sta facendo il vincitore, Tom Corradini: da segnalare Apocacrypto spettacolo comico divulgativo sulle criptovalute (come i Bitcoin) e sulla tecnologia Blockchain, cose difficili da comprendere, ma che stanno rivoluzionando la nostra economia.

Altra iniziativa di interesse comune è la pubblicazione della Guida ai Teatri Off e  Spazi Teatrali (qui su Amazon) aggiornata al 2018 (Una guida per operatori professionali e compagnie di teatro. Oltre 100 spazi teatrali italiani e della Svizzera Italiana con contatti della direzione artistica, tipi di spettacoli ricercati, schede tecniche, costi di noleggio, opportunità di alloggio per le compagnie ospitate e tante altre informazioni utili per chi si occupa di distribuzione e produzione teatrale). Disponibile in formato cartaceo e Kindle. Sono previste altre edizioni.

Detto ciò speriamo che i segnali di ripresa del settore diventino sempre più evidenti.

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2018: la comicità entra nell’Anno del Gatto?

19 Feb
The Year of the Cat di Al Stewart

The Year of the Cat di Al Stewart

La comicità italiana col 2018 potrebbe entrare nell’Anno del Gatto, non è però un segno dell’astrologia cinese, piuttosto stiamo parlando di uno dei più grandi successi di Al Stewart (The Year of the Cat, appunto). La canzone racconta la seguente storia (qui la traduzione su M & B Music): in un paese un po’ indietro nel tempo, in un clima da vacanza estiva, il protagonista incontra una donna affascinante che racconta semplicemente di arrivare dall’Anno del Gatto (She’ll just tell you that she came, In the year of the cat).

Non è tempo per le domande. L’uomo si lascia affascinare, senza chiedere troppo. Passa il tempo, passa l’estate e i turisti tornano a casa. Lui rimane nella bolla temporale costituita dall’Anno del Gatto.  Fino a quando potrà durare? Il richiamo alle scelte e ai cambiamenti futuri batte in sottofondo come un tamburo nella notte (But the drum-beat strains of the night remain. In the rhythm of the new-born day). Andarsene sarà inevitabile, ma per il momento va bene così.

Che cos’è per noi l’Anno del Gatto? E’ come un periodo di tregua tra il passato in cui il cabaret era sostanzialmente sotto padrone e la creatività era controllata dall’alto in modo capillare e un futuro incerto di cui si ignorano i contorni. La donna affascinante e un po’ misteriosa invece quale sarebbe? La risposta è facile: i progetti indipendenti, quindi le opportunità creative nate dal basso.

Uno dei vantaggi della crisi è la noia e la quasi indifferenza con cui si affrontano certe situazioni verso le quali (un tempo) tremavamo di trepidazione perché potevano darci la grande occasione. Adesso di fronte a certe persone le guardiamo con l’occhio un po’ annoiato, così come ci guardavano loro ai tempi in cui erano padroni assoluti delle nostre carriere. Risultato: energie mentali e creative più libere.

Allo stesso modo anche le idee sono più libere. Abbiamo passato degli anni davvero oscuri in cui appena un’idea si formava nella nostra mente, moriva nello stesso istante. Veniva auto censurata perché non serializzabile, non commercializzabile. Se si potesse quantificare forse scopriremmo che ai tempi le energie creative erano imbrigliate al 90% adesso lo sono in maniera molto minore: forse un 20%, forse un 30% massimo.

Un altro vantaggio in questo strano Anno del Gatto è che siamo rimasti indietro. “Solo chi rimane indietro ha grandi margini di recupero” direbbe il saggio. Ci sono praterie da percorrere lì davanti in cui si può sgroppare allegramente in tutte le direzioni. Mentre cercavamo un futile tormentone il mondo andava avanti, si innovava, sperimentava nuove forme di linguaggio. Il divario adesso è enorme però se ne sta lì in attesa di essere colmato.

Magari arriveranno delle sorprese, chissà che non si torni a ridere spiazzati e in modo non prevedibile. Poi succederà qualcosa, nasceranno degli algoritmi cui dovremo sottostare e tornerà tutto commerciale, grigio e stereotipato, ma con più soldi di adesso.

Per il momento restiamo nell’Anno del Gatto, talvolta affascinati da qualcosa che somiglia a un acquerello nella pioggia (She comes out of the sun in a silk dress running. Like a watercolor in the rain).

Ananas Blog

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