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Il ritorno di Daniele Luttazzi in TV?

4 Gen

Daniele Luttazzi (da: biografie online)

Notizia davvero clamorosa con cui si è aperto il 2019, vale a dire il possibile ritorno di Daniele Luttazzi in TV, precisamente su Rai 2. La cosa è stata resa pubblica dalla conferenza stampa (vedi qui) del neo direttore Carlo Freccero (sotto la cui precedente direzione lavorò anche l’amministratore di questo blog, nel lontano anno 2.000). 

“Ci siamo incontrati, c’è in vista un progetto per l’autunno. La satira libera è un’altra caratteristica del servizio pubblico ed è finita l’epoca di Berlusconi e di Renzi.”

Chi segue questo blog sa bene quanto sia stato auspicato il rientro di Daniele Luttazzi sui palcoscenici che gli competono. Per tre semplici motivi: 1) le censure appartengono, come detto da Freccero, a un’epoca che ormai non esiste più. 2) I presunti casi di plagio, al di là di come la si pensi, non costituiscono un motivo di emarginazione o di ostracismo. 3) Daniele Luttazzi può piacere o meno, ma è innegabile che sia una spanna sopra quasi tutti.   

Facciamo un breve riassunto: già nel gennaio 2013 pubblicavamo il post Daniele Luttazzi assolto da ogni accusa di plagio, in cui si elencavano una serie notevole di “ruberie” avvenute nel mondo della comicità senza che nessuno battesse ciglio (Visto e considerato che: nel mondo della comicità il concetto di plagio e di copia è sostanzialmente nullo, frutto questo di una legislazione assente e di una consuetudine inveterata…). Ergo, Luttazzi meritava l’assoluzione piena a prescindere da colpe presunte o reali.

Nel marzo del 2015 veniva pubblicato il post Svelato il complotto ai danni di Daniele Luttazzi, che partiva dal fatto che Luttazzi fosse indagato per frode fiscale (poi assolto). Da lì si prendeva spunto per evidenziare una “congiura del silenzio” facile da spiegare: il nostro eroe stava bene lì dove stava. “Dove Luttazzi? Cosa sta facendo? Non sarebbe il caso tornasse in scena? Se fai queste domande a qualche collega o presunto tale, l’impressione è che tutto si risolva con “un’alzata di spalle”, anzi c’è quasi come un muro di gomma. E’ brutto dirlo, ma Daniele Luttazzi fa comodo lì dov’è. Un concorrente in meno.”

Insomma, l’accusa di frode fiscale era un ulteriore motivo per sancirne l’indegnità, mentre magari il sentimento dell’ambiente (che è sempre molto competitivo) era quello del “ma sì, un rivale di meno”.  

Il 22 aprile 2016 usciva il post: Urge il ritorno immediato di Daniele Luttazzi!!! Scritto in seguito a un clamoroso caso di plagio passato in tv in prima serata (pari, pari da George Carlin e Sergio Viglianese) senza che ci fosse alcuna conseguenza, anzi, con la promozione in finale dell’autore dello scippo. Era un ulteriore prova della non colpevolezza di Luttazzi.

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Breve storia della censura televisiva comica in Italia seconda parte

14 Gen

 

la forbice della censura tv taglia in modo soft (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

la forbice della censura tv taglia in modo soft (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

Nel post precedente (leggi qui) si è raccontato di alcune realtà satiriche che hanno rischiato in prima persona, senza paura, pagando le conseguenze della loro libertà di espressione (il caso tragico di Charlie Hebdo, quello “vintage” di Hustler e, in piccolo, in Italia Ananas Blog e Ruben Marosha). I casi italiani sono più soft poiché per almeno 10 anni la censura comico televisiva ha “anestetizzato” tutto o quasi, rendendo la comicità qualcosa di separato dai contenuti, creando anche una vasta “comunità” di persone coinvolte nel sistema di potere.

LA PRIMA LINEA DI CENSURA – La struttura organizzativa delle trasmissioni comiche bloccava (e blocca ancora) sul nascere ogni forma di “pensiero non conforme”. La tecnica è semplice, basta dire: “questa cosa non andrà mai in tv”. Naturalmente esiste l’elenco di argomenti sgraditi: politica, sesso, religione, mestruazioni, nazismo, mafia, eccetera. Nel corso degli anni i comici hanno imparato a “pensare televisivamente” a produrre già in fase creativa sketch e monologhi e battute “tv compatibili”.

Gli autori sono stati e sono in prima linea in questa forma di selezione, indirizzata a bloccare ogni contenuto potenzialmente fastidioso. Alcuni di loro sono attivissimi nella satira online, magari poi continuano ad applicare la censura soft tv, senza rendersi conto della contraddizione. Oppure se ne rendono conto benissimo, ma l’Italia è comunque il paese delle “terre di mezzo”, dei “compromessi su tutto”.

Il fatto che la community comica sia così ampia aiuta la censura soft dei contenuti: i cast contano anche 40/50 comici, c’è una rotazione continua, c’è gente che spera di entrare, c’è gente che spera di ritornare. Le persone coinvolte ammontano a molte centinaia, ognuna con un passato (come minimo) di accettazione verso la censura televisiva. Difficile, se non impossibile, aderire alle regole di un ambiente e poi, di colpo, scoprirsi fustigatori del sistema.

Fabrizio Casalino vs Camperisti

Fabrizio Casalino vs Camperisti

IL CASO CASALINO – Zelig è riuscita nell’intento di azzerare ogni “fastidio”, tanto che il Presidente di Mediaset S.p.A., Fedele Confalonieri non ha mai dovuto una sola volta “alzare la cornetta” per esporre anche una sola lamentela.  Un lavoro che, da un lato, si potrebbe definire altamente professionale. Invece Colorado ha registrato il caso clamoroso di Fabrizio Casalino, passato al monologo stand up, che il 16 settembre 2013 se la prese con la categoria dei camperisti, ricevendo una serie di insulti e minacce. La storia è raccontata nel post: Camperisti in rivolta contro Fabrizio CasalinoCasalino era stato in precedenza oggetto di insulti per aver preso di mira i gay (nella figura di quelli che costituivano lo staff di Belen Rodriguez).

Sicuramente l’ottimo Fabrizio si è visto, a mano a mano, ridurre gli spazi come monologhista in favore di sketch meno “pericolosi”. Può essere che la censura tv colpisca nel tempo, emarginando i contenuti più sgraditi, senza mostrare una eccessiva fretta (che sarebbe sospetta). Casalino però non la pensa così, ritiene si sia trattato di semplici scelte editoriali e di turn over dei personaggi.

LA SECONDA LINEA – Pensando male, però, si può immaginare che le “scelte editoriali” costituiscano una seconda linea di censura. Non si creano martiri, ma solo persone di cui pian pianino ci si “scorda il numero di telefono”. Un caso sospetto è quello del comico calabrese Francesco Arno che ha fatto solo poche puntate a Made in Sud, parlando esplicitamente di ndrangheta, per esempio nella puntata del 18 novembre 2013 (guarda qui il video su Rai.TV).

Bisogna darne atto a Francesco Arno: il pezzo è forte, soprattutto quando il tema ndrangheta entra nel vivo del monologo e si intuisce dietro le battute l’indignazione di chi le pronuncia. Si percepisce quasi la tensione, l’idea di un “corpo estraneo” in una trasmissione che resta composta principalmente di personaggi e tormentoni. Voci semiufficiali riportano che Francesco Arno sia stato escluso perché non aveva abbastanza repertorio. Casualmente, però, uno parla di ndrangheta e poi, puf, scompare.

In ogni caso la censura comica italiana raramente è aggressiva (tipo quando ricorre agli “editti bulgari”) in generale è soft, ma molto efficace. 

Ananas Blog (Long May You Run)

le liberatorie spiegate da Emanuela Dogliotti

14 Feb

 

in missione per conto di... Bananas!

Bananas srl ha ridefinito cosa sia un Laboratorio Zelig. Le nuove liberatorie contengono anche un patto di segretezza su tutto ciò che succede all’interno: l’inquietante Articolo 3 (leggi post) e il bizzarro invito a spogliarsi del proprio passato teatrale (leggi post).

Mercoledì 8 febbraio, allo Zelig Lab di Roma, presso il teatro Golden, c’è stato un intervento di Emanuela Dogliotti (responsabile Bananas dei laboratori), volto a spiegare le nuove liberatorie. Sicuramente la stessa azione è estesa a tutta Italia.

L’intervento è stato di 10 – 15 minuti prima che iniziasse lo spettacolo, forse un po’ poco per spiegare un tema così complesso. Se seguissimo Continua a leggere

il patto di sangue (di Emiliano Petruzzi)

2 Feb
 

Bozzo, Mastrozzo e CarcaZelig

Emiliano Petruzzi, che ha descritto in modo dettagliato il dietro le quinte di Zelig: laboratori, provini e Zelig Off  (Leggi il suo racconto), venuto a sapere del famigerato Articolo 3 è rimasto sconvolto, scoprendo di aver commesso un reato!

Egli ha deciso di diventare “recidivo” rivelando il mistero dei misteri: il rito d’iniziazione ai laboratori, che verrà descritto a fine articolo (attenzione, la visione della cosa renderebbe anche voi colpevoli!): 

Udite udite gente! con l’istituzione dell’ART. 3 anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, io invece ci rido su dinnanzi all’ultima genialità comica della Bananas.

Soltanto chi conosce il vero significato del cabaret può affermare che censurare un comico è paradossale, ma nel caso in cui la censura avvenga Continua a leggere

Cancellate immediatamente l’Articolo 3!

2 Feb

 

Pare che, in un impeto di follia, Bananas srl, l’agenzia che controlla il marchio commerciale Zelig, voglia mettere il BAVAGLIO TOTALE a tutto quello che succede nei Laboratori Zelig, sul palco e dietro le quinte.

La clausola liberticida è contenuta nel famigerato Articolo 3 delle liberatorie di nuova generazione (leggi articolo precedente). Copia della liberatoria ci è giunta grazie a comici degli Zelig Lab, anche se si spera sempre in una burla ben congegnata.

Ma se fosse vero invitiamo Bananas srl a Continua a leggere

Zelig Bananas: il tentativo di censurare il diritto di cronaca con la “norma liberticida”

1 Feb

Zelig Bananas stabilisce arbitrariamente che tutto ciò che succede nei laboratori non può essere raccontato al mondo esterno!!!

L’ultima follia di Zelig!!! censura, nascondi, occulta… (non pensate, non guardate, non discutete…) 

Nelle liberatorie spunterebbe addirittura una “norma ad personam” contro Ruben Marosha!!!  e ogni eventuale plagio o furto di battuta non potrebbe essere raccontato…

cabaret o setta religiosa?A volte non c’è limite al peggio. Ananas Blog, in seguito all’inchiesta di Ruben Marosha dietro le quinte dei laboratori Zelig (vedi link a fine articolo) ha avviato un’analisi sulle liberatorie fatte firmare durante gli Zelig Lab. Da allora Bananas srl sembra aver iniziato una “ridefinizione” delle liberatorie, scivolando talvolta  nel grottesco. Ci è pervenuta una delle liberatorie di “ultima generazione”, la peggiore di tutte, che conterrebbe addirittura una norma contro la libertà di parola, infatti l’articolo 3 contiene il seguente delirio (è vero, non è uno scherzo):

 Art. 3 – Divieto di riprese audio e video – obbligo di riservatezza È fatto espresso e assoluto divieto di registrare e/o riprendere con qualsiasi mezzo audio e video e audiovideo, i luoghi, le persone e lo svolgimento dei Laboratori, comprese anche le esibizioni dal vivo. Il Partecipante riconosce che tutte le clausole del presente regolamento, tutti i documenti e tutte le informazioni di qualsiasi tipo inerenti al Laboratorio (di seguito “Informazioni Riservate”) hanno carattere riservato e di valore, e che qualsiasi atto di divulgazione di dette Informazioni Riservate potrà essere punito ai sensi di legge. Pertanto il partecipante non rilascerà né direttamente né indirettamente alcuna dichiarazione pubblica o annuncio con riguardo al presente Regolamento, ovvero rivelerà o discuterà in qualsiasi maniera con terzi alcuna Informazione Riservata senza la preventiva autorizzazione scritta dell’Organizzatore.

Traduciamo in italiano:  Non si può riprendere, fotografare o registrare in audio qualsiasi elemento relativo a un laboratorio (compreso il dietro le quinte, comprese le persone che vi partecipano), insomma non si può fare “testimonianza” in alcun modo di quello che succede.

Inoltre: nessuno può rivelare al “mondo esterno”  cosa succede durante un laboratorio (dentro e fuori dal palco), nessuno può discuterne con qualsiasi persona. E’ di fatto messo un bavaglio alla libera opinione e al libero racconto dei fatti.

Qualsiasi testimonianza (racconto, foto o registrazione) relativa a un laboratorio passa arbitrariamente sotto il titolo di “Informazione Riservata” (non si capisce perché, non si capisce a che titolo, in base a quale necessità una “palestra” di cabaret usi una regolamentazione così paranoica).

I trasgressori vengono minacciati di ritorsioni legali (senza citare quale articolo di legge verrebbe violato). La cosa assomiglia ai cosiddetti Non-disclosure agreement (vedi definizione su Wikipedia) “Tali accordi sono spesso firmati quando due aziende o privati pensano di fare affari assieme” (ah ah ah!) oppure al patto di segretezza che alcune sette religiose fanno firmare agli adepti affinché non rivelino certe pratiche tenute confidenziali (ah ah ah! Risata doppia!)

LA COSA, SE VERA, AFFOGHEREBBE NEL SUO STESSO RIDICOLO (basta reportage tipo quello di Ruben Marosha, basta libere testimonianze di chi ha avuto brutte esperienze con gli Zelig Lab).

Si tratterebbe di un patetico, maldestro, assurdo, ridicolo tentativo di soffocare ogni voce critica sulla fabbrica di prestazioni di lavoro gratuito denominata “Laboratorio Zelig”. Ovviamente se applicata (ma la violeremo a ripetizione) la norma impedirebbe i racconti e le inchieste apparsi sul blog.

E’ logico che la liberatoria/bavaglio cerchi di violare il diritto di parola e di espressione e il diritto di cronaca. Un’assurda gabola per mettere la museruola ai racconti dietro le quinte di Zelig, azione critica pienamente legittima e democratica.

Davvero una delle pagine più brutte di questa parte della sinistra “finto arancione”, miliardaria ma, a quanto pare, ossessionata dal mistero, sinistra di cui ci vergognamo profondamente. Se davvero avete pensato di farla diventare  regola, ritiratela immediatamente… forse era una burla, felici di esserci cascati, ci rideremo sopra.

il "famigerato" Articolo 3 del "codice penale Bananifero"

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Link: Primo video Ruben Marosha; secondo video; la “finta” scuola di recitazione; La finta scuola 2; laboratori Zelig e business.

Torna online il video reportage di Ruben Marosha

23 Lug

Ma in Italia (paese dalla democrazia declinante, molto indietro nelle classifiche della libertà d’espressione), non si può mai stare sicuri…

Ruben in posa “rivoluzionaria”

Torna online il primo video del reportage che Ruben Marosha ha girato dietro le quinte degli Zelig Lab (leggi post di commento).

Il video era stato rimosso da YouTube in modo arbitrario: avrebbe violato la privacy di qualcuno, non si sa di chi, cosa che ha reso impossibile modificarlo (tenendo presente che la fisionomia dei protagonisti era stata oscurata e le voci alterate).

Comunque adesso è disponibile:

GUARDA IL VIDEO SU VIMEO.COM

Una preghiera: se qualcuno rilevasse una violazione alla propria privacy contatti chi detiene il materiale (Ruben Marosha). Se la richiesta è ragionevole, provvederà alle modifiche del caso. Altrimenti (in mancanza di una motivazione e di fronte a un attacco anonimo) ci saranno tutti i motivi per gridare alla censura.

Comunque chi non ha ancora visto il video, si sbrighi, non si sa mai…

Il reportage ha messo alla luce alcune gravi irregolarità. Bisogna precisare (come già scritto in precedenza) che le voci di “mazzette” per accedere agli Zelig Lab sono infondate, soprattutto non fanno parte delle procedure di Bananas srl. Però dietro le quinte la voce circola (io stesso ne fui colpito ingiustamente), quindi il video, in quel passaggio, cattura un esempio degli umori presenti nell’ambiente.

Le gravi irregolarità riguardano la modulistica, la “ragione sociale” stessa dei laboratori, mostrando esempi di come i comici firmino liberatorie che, fatte analizzare, si sono rivelate quasi del tutto o del tutto incongruenti. E’ andata così: a) pubblicazione del video b) inchiesta successiva.

L’inchiesta è partita, la rimozione del reportage non servirebbe più, perché si può dire che i buoi sono già scappati dalla stalla…

Faccio alcuni esempi dell’analisi critica delle liberatorie: quella Siae presenta un buco clamoroso: non viene indicata l’opera rappresentata, cioè l’unico dato attraverso il quale un funzionario può verificare la legalità della serata. E’ come se a un palazzo mancasse… il palazzo! (leggi il post Le liberatorie: una “truffa” basata sull’autocertificazione? )

La dichiarazione che il repertorio è frutto d’improvvisazione è semplicemente ridicola: gli Zelig Lab praticano l’esatto contrario dell’improvvisazione che come “arte” viene addirittura combattuta ed emarginata. Leggi i 12 motivi che “demoliscono” il concetto di improvvisazione.

Eccetera, eccetera. Insomma, l’inchiesta è basata su dati di fatto incontrovertibili, spesso anche su dichiarazioni fatte dalla stessa Bananas srl che ammette candidamente che i laboratori sono una delle travi portanti del business Zelig (leggi post)

Questo grazie al reportage (di cui si spera di pubblicare la seconda, interessantissima parte). 

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)
 

Mediaset denunciata perché “censura il web”

22 Lug

Mediaset è stata denunciata presso il Tribunale di Roma dall’Unione Nazionale dei Consumatori, come segnalato su l’Espresso.it (leggi l’articolo completo):

“Che cosa è successo? Che l’associazione aveva un suo canale su YouTube, con migliaia di utenti e più di 80 video, tra cui molti autoprodotti. «Mediaset ha segnalato a YouTube che c’erano due video, protetti da diritto d’autore, tratti dalle “Iene” e da “Striscia la Notizia” ben sapendo che in questo modo YouTube avrebbe cancellato l’intero canale», spiega Fulvio Sarzana, legale dell’associazione.

“E proprio questo è successo: anziché limitarsi a cancellare i due video, il sito americano ha oscurato l’intero canale dell’associazione.

“Un vero peccato, per Sarzana, giacché «si trattava di uno strumento prezioso per mettere in guardia i consumatori dalle truffe».

“Il sospetto, neppure troppo velato, è che Mediaset abbia voluto prendersi una piccola vendetta per la battaglia condotta di recente dallo stesso Sarzana – insieme a molti altri – contro la delibera Agcom (fortemente voluta da Cologno) proprio sul Web: una norma che, per salvaguardare il diritto d’autore, rischia di disincentivare l’uso della Rete in Italia attraverso multe e sanzioni ai blog e ai siti indipendenti.

“Sarzana si era esposto in prima persona nella mobilitazione che ha costretto AgCom a rinviare la decisione e a trasformare il previsto oscuramento dei siti disobbedienti in sanzioni pecuniarie.

“Del resto, se Mediaset fosse stata interessata soltanto alla rimozione dei due video avrebbe potuto chiedere all’Associazione di toglierli: invece ha preferito seguire la strada del reclamo a YouTube che – per prassi – porta alla chiusura dell’intero canale.

E’ successo qualcosa di simile col video/reportage di Ruben Marosha (che domani tornerà online): rimosso totalmente e in modo arbitrario e anonimo.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Oggi, dalle 17.30 parte “La notte della rete”

5 Lug
La Notte della Rete

Parte oggi alle 17,30 la Notte della Rete: contro il bavaglio che l’Autorità delle Comunicazioni vuole mettere a Internet su pressione delle lobby, del governo e di Mediaset.”

Leggi articoli su L’Espresso.it e su ilFattoQuotidiano.it:
 
“L’iniziativa vede come media-patner ilfattoquotidiano.it che manderà l’evento in streaming dalle 17:30 – il segnale sarà rimandato anche da un network di televisioni locali. Tra i presenti, Peter Gomez, Oliviero Beha, Pippo Civati, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Alessandro Gilioli, Beppe Giulietti, Guilia Innocenzi, Gianfranco Mascia, Roberto Natale, Piotta, Franca Rame, Guido Scorza, Mario Staderini, Benedetto della Vedova. A questi molti altri artisti ed esponenti del mondo del giornalismo, della politica e del mondo di Internet, si stanno aggiungendo nelle ultime ore.”
 
Viviamo tempi strani. Sicuramente il diritto d’autore dovrebbe essere più tutelato. Se metto su YouTube il video di una trasmissione comica di successo tipo “Misterioso omicidio a Manhattan” oppure “Florida Revolution” me lo vedo rimuovere in meno di un secondo. Però poi quelle stesse trasmissioni di successo organizzano laboratori in cui il diritto d’autore viene “ceduto in bianco” tramite liberatorie che appaiono quasi del tutto fasulle.
 
Comunque anche grazie all’Agcom, a Mediaset e all’attuale governo (che ha appena tentato di inserire nella finanziaria un clamoroso tentativo salva-Fininvest), da domani chi fa informazione indipendente rischia ancora di più, in Italia (nel 2011, mica nel Medio Evo).
Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Ananas Blog a rischio oscuramento?

3 Lug

A partire dal 6 luglio L’Autorità sulle comunicazioni (Agcom) avrà la possibilità di chiudere i contenuti online praticamente senza contraddittorio, in nome di una pretesa difesa del diritto d’autore, provvedimento fortemente voluto da Mediaset e dal PDL. La cosa sta creando una vera e propria rivolta. Leggi l’articolo su l’Espresso.it “Golpe sul web: fermiamoli” in cui si riporta che:

“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il prossimo 6 luglio varerà le nuove regole per la tutela del diritto d’autore in Rete autoattribuendosi il potere assoluto di vita e di morte su ogni contenuto pubblicato dagli utenti on line attraverso servizi resi disponibili da soggetti italiani o stranieri.

“Secondo la nuova disciplina toccherà, infatti, agli uffici dell’Autorità, su segnalazione dei titolari dei diritti, ordinare, all’esito di un procedimento sommario destinato a concludersi in cinque giorni e senza contraddittorio con l’autore e/o l’utente che ha caricato on line il video, ordinarne ai provider l’immediata rimozione o, qualora il contenuto risultasse ospitato da fornitori di servizi stabiliti all’estero, un filtraggio che valga a renderlo inaccessibile ai naviganti italiani.”

Insomma, nel nostro caso sarebbe sufficiente denunciare che il blog usa la parola “sfruttamento” che è un marchio registrato di Bananas srl, per ottenerne la rimozione di intere inchieste, o addirittura l’oscuramento del blog… Scherzi a parte il problema esiste.

C’è un precedente non molto positivo: il primo video dell’unico reportage sul mondo del cabaret, quello di Ruben Marosha, è già stato rimosso arbitrariamente. Praticamente avrebbe violato la privacy di qualcuno, non si sa chi, cosa che ha reso impossibile qualsiasi correzione.

L’ambiente è così “arretrato” da non sopportare 6’34” di dietro le quinte. Possiamo vedere, leggere, ascoltare di tutto, dai dispacci di WikiLeaks alle intercettazioni, dai fuori onda ai video rubati col telefonino (vedi bestemmia di Berlusconi), ma non possiamo guardare pochi minuti di reportage sul cabaret. Non solo: così rischiamo di non vedere anche il resto del filmato che è di altissimo interesse. Siamo trattati come bambini che non devono sapere.

Così, nell’ultima Corea del Nord esistente in Italia, l’unica voce critica ufficiale (il blog) potrebbe subire degli attacchi. Certo, Bananas srl (che ha smentito di essere la “fonte” della rimozione del video) potrebbe anche essere tentata dal dare “fastidio”, anche se poi l’azione attirerebbe molta attenzione sul blog e Bananas srl è un’entità molto chiusa su se stessa, che preferisce il silenzio.

Comunque nei prossimi giorni seguiremo tutte le iniziative che stanno cercando di contrastare il tentativo di mettere il bavaglio al Web e alla libera informazione.

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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