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la nostaglia degli Arcimboldi (come uscirne)

19 Dic

Parli con qualcuno che ha fatto alcune puntate di Zelig al teatro Arcimboldi e ti dirà “ho voglia di farne ancora” con quel tono struggente di chi sente una profonda nostalgia. Invece la logica direbbe: “mi sono cavato la voglia, adesso mi dedico ad altro, così non mi faccio tenere per le palle dai soliti noti”.

Anche per questo la platea deve essere ampia, che sia un tendone da circo, un Arcimboldi, una tensostruttura in piazzale Cuoco, ci devono essere migliaia di persone. L’effetto è quello di “marchiare” l’esibizione con l’onda d’urto degli applausi e delle risate, quella che solo un pubblico folto può produrre, cosa che non si potrebbe realizzare in uno studio televisivo o in un locale.

Facciamo un parallelo con le montagne russe: arrivati a fine corsa, come premio per lo scampato pericolo ci sarebbe il rilascio di endorfine (vedi Wikipedia), le endorfine, semplificando al massimo, sono una specie di oppiaceo naturale che induce una sensazione di benessere e di appagamento. Per questo vengono progettate montagne russe sempre più “pericolose”, perché dopo un po’ si crea assuefazione.

Allo stesso modo, chi arriva sul palco zelighiano, dopo tensioni e fatiche inenarrabili, col pericolo di giocarsi tutto in pochi minuti, nel momento in cui riesce a svangarla e sente l’onda d’urto di qualche bella risata, con la standing ovation finale, dovrebbe inondarsi di endorfine. Esaurito l’effetto, potrebbe crearsi una Continua a leggere

Crisi del Live: cause che si sovrappongono

2 Nov
Crollo delle entrate e tutti dormono…

LE CAUSE (INTERNE) che hanno contribuito alla crisi del live sono come linee che viaggiano parallele e si intrecciano: è difficile dire quale inizi per prima, quale sia la conseguente dell’altra.

GLI INTERVISTATI spesso hanno opinioni differenti, ma ci sono dei punti comuni. C’è l’unanimità, o quasi, nel considerare i laboratori come una delle cause principali.

IL MOTIVO È SEMPLICE: il laboratorio garantisce uno spettacolo con una ventina di comici che vengono gratis a cui il gestore offre appena “un panino e una birra”. Ciò è conveniente rispetto a una programmazione in cui si deve pagare un cachet professionale.

L’INFLAZIONE DI LABORATORI (intrattenimento a costo zero) può spiegare la “desertificazione” di Milano, in cui in certi locali (per esempio la Bellingereta, la Taverna dei 7 peccati, il Derbino, il Ca’ Bianca e molti altri) la programmazione di cabaret è andata a morire o si è diradata notevolmente. In alcuni casi non esiste addirittura più il luogo fisico. È naturale che le cose finiscano, ma poi non c’è stato alcun ricambio.

UNA VOLTA i locali dell’area milanese pur pagando cifre non altissime, avevano una programmazione costante che consentiva di lavorare molto, di farsi un nome, di “esistere” e di acquisire prestigio sul live, cosa praticamente negata alle attuali nuove leve.

CI SONO MOLTI modi di fare la gavetta, ma il locale (pur pagando meno della convention o della serata di piazza) sembra essere la palestra più importante, quella dove si impara davvero il mestiere.

PUÒ DARSI che il cabaret nei sopraccitati locali sia finito per stanchezza, per la fine naturale di un ciclo, ma al loro posto non è nata nessuna proposta professionale, mentre sono fiorite tante iniziative dilettantistiche (i laboratori). Parliamo di dilettantismo perché un laboratorio, tranne rarissimi casi, non produce alcuna ricchezza per i comici, anzi li abitua a lavorare in pari o in perdita.

CI È STATA segnalata anche la desertificazione di zone come il bergamasco e il bresciano in cui i locali che programmavano i comici hanno tutti (o quasi tutti) smesso, oppure hanno diradato notevolmente. Il Fandango di Castelmella – Brescia era uno dei più noti, dove il comico faceva “apertura” a band come i Dirotta su Cuba o i Casinò Royale. Palco difficile, impegnativo, ma di grande soddisfazione per chi ne usciva vincitore.  

DIFFICILE VALUTARE l’effetto della televisione. Si tratta di una variabile impazzita. Lo stesso Zelig portando la novità del cabaret in tv, e grazie poi al travolgente successo del Circus, ha favorito l’esplosione del live e il lievitare dei cachet. ALCUNI IMPRESARI che hanno vissuto quegli anni ruggenti ci hanno fatto notare che, per un certo periodo, anche i comici esclusi da Zelig ricavavano un aumento del lavoro, poiché i big erano così richiesti da chiudere i loro calendari con largo anticipo. Così restava spazio anche per i comici meno famosi.

ESISTEVA una “sinergia” tra i big e i mestieranti che è andata quasi del tutto perduta, assorbita da una fascia crescente di dilettantismo.

IN ALCUNI ANNI si è arrivati a un’inflazione di cabaret in tv. Non solo Zelig, ma Colorado e Bulldozer (fotocopie di Zelig) e il prolungamento di Zelig con Zelig Off. Inoltre i comici in quel periodo hanno iniziato a debordare anche in altre trasmissioni (un esempio classico: “Guida al Campionato” fino all’anno scorso).

INSOMMA, la gente ha iniziato a vedere tanto cabaret gratis in tv ed è stata sempre meno motivata a pagare per vederlo dal vivo. INOLTRE sono iniziate le operazioni “mordi e fuggi”, il cui scopo principale sembrava quello di produrre qualcosa, farsi dare i soldi e via.

MENTRE Zelig e anche Colorado nascono e si sviluppano con una vocazione di incremento del live (che però si sta indebolendo sempre di più), Bulldozer è indicata da diversi addetti ai lavori come l’esempio più illuminante di operazione fine a se stessa. LA TRASMISSIONE di Rai 2 (che non era neanche inguardabile) ha costituito una fonte di arricchimento per chi l’ha prodotta (Magnolia), ma non per chi l’ha interpretata (i comici).

POI SONO arrivati La Tintoria, Scorie, Saturday Night Live Italia, Stanno tutti bene, eccetera, cose talvolta anche ben fatte, ma incapaci di incidere sulla popolarità del comico e sull’incremento del lavoro (vedi link sull’inconsistenza della seconda serata).

I LABORATORI altro non sono che la drammatizzazione dello stesso, ripetuto, usuratissimo format televisivo: c’è il bravo conduttore, talvolta la soubrette, c’è il ritmo di un comico via l’altro, c’è il monologhista, ci sono le battute a schiaffo, ci sono i personaggi, c’è il pezzo musicale…

QUALCUNO ha identificato nel 2006 l’anno del grande crollo del live, anche se i contraccolpi sono iniziati molto prima. Nel 2006 si veniva dagli anni d’oro, dal periodo dei cachet da favola (a un certo punto Anna Maria Barbera – Sconsolata usciva a 25.000 euro, anche se è durata poco).

SICURAMENTE NEL 2006 era in piena attività la creazione del dilettantismo: sempre più comici esordivano in tv senza avere uno spettacolo, quindi si trattava di gente che non poteva contribuire all’incremento del live, non avendo l’impatto giusto per affrontare il pubblico.

I LABORATORI aumentavano in maniera esponenziale, creando ondate di comici che avevano solo i 4 o 5 minuti. LE CARRIERE TELEVISIVE diventavano sempre più brevi e ininfluenti, la rotazione continua dava l’idea che fosse il format a essere vincente, indipendentemente dal comico.

ANCHE LA QUALITÀ media si abbassava in maniera esponenziale e ciò arrivava come benzina sul fuoco a diffondere ancora di più i fattori che favorivano lo sterminio del live.

(continua…)

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(1)

19 Mag

(2004/2005 UNA STAGIONE TERRIBILE) 

AnanasBlog

Nel 2004 il clima per chi si occupa di comicità era di forte eccitazione. Su Canale 5 stava per cominciare Zelig Off, che sarebbe stata la prova d’ammissione a Zelig Circus, la trasmissione che traduceva i sogni in realtà; il più grande successo comico italiano; l’evento che trasformava col suo semplice tocco l’anonimato in successo travolgente.

Per le foto ufficiali di Zelig Off vennero convocati più di 30 comici e c’era da scommettere che tra loro si sarebbero trovati i nuovi Cevoli, Migone, Sgrilli, Fontana, Manera, Cirilli, eccetera, per rimpinguare un gruppo di star che (si diceva) fosse quasi alla frutta. L’articolo con la foto gigante di quelle Nuove Promesse uscì anche sulla più diffusa delle riviste italiane: Sorrisi & Canzoni TV.

Di quel gruppo appena la metà partecipò a Zelig Off, gli altri non fecero neanche una puntata. Molti di questi erano già stati scartati dopo mesi e mesi di provini e di laboratori, quindi avevano dovuto affrontare una prima mazzata: l’enorme delusione di essere fuori dai giochi. Poi, al culmine della disillusione, la chiamata per le foto aveva acceso di colpo le loro speranze. Ci si aggrappa a tutto quando si inseguono i propri sogni e quello era un appiglio importante, una corda gettata dalla dirigenza di Zelig, cioè da coloro che avevano il potere taumaturgico di dare o meno il successo.

Poi era stata fatta calare sulle speranze dei comici una seconda mazzata ancora più violenta: non fare Zelig Off, neanche una misera puntata, dopo che la loro foto aveva campeggiato tra quelle delle nuove leve, vista da milioni di lettori (e mostrata con orgoglio ai parenti, agli amici, ai colleghi). Erano stati esclusi dall’elite, dal gruppo scelto, da quelli che ce l’avrebbero fatta, proprio quando si erano sentiti molto vicini alla meta.

Ora mi arrivano voci di comici caduti in stato depressivo che hanno accumulato anni di alti e bassi, di umiliazioni e di mazzate come quella che ho descritto sopra ma che, contro ogni logica, continuano a inseguire il proprio sogno, anno dopo anno, sempre più stancamente. Intanto nuove generazioni di aspiranti comici si affacciano a sogni (che forse non esistono più) e vanno a ingrossare le fila dei delusi.

Questo modo di giocare con le speranze altrui, di alimentarle al massimo e poi spegnerle di colpo è assurdo e crudele ma rappresenta un esempio, tra i peggiori, di come la direzione di Zelig faccia crescere in modo artificiale e consapevolmente l’ansia allo scopo di debilitare psicologicamente i comici, per creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al grande successo.

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