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Colorado, l’anno della svolta? top player e pezzi sacrificabili

28 Ago

Attenzione al “lato b” della tv!

Si sta avvicinando la prossima stagione di Colorado (lunedì 17 settembre  la prima puntata), che promette alcune novità positive che Ananas Blog tratterà in anticipo, con la curiosità di vedere se poi si realizzeranno.  

Una delle caratteristiche del declino dell’impero comico è la presenza, accanto ai Top Player (comici su cui si punta), di una importante quantità di riempitivi, che potremmo definire “Pedine Sacrificabili”.

Nell’universo Zelig esiste una terza categoria, quella degli “zimbelli”, cioè di comici privi di mestiere, impossibiltati ad accedere a qualsiasi forma di professionismo, buttati in tv e destinati alla denigrazione pubblica.

Uno dei punti di svolta positivi di Colorado potrebbe essere, infatti, il modo in cui si tratteranno le suddette “pedine” (che potrebbero tornare a essere “persone” o “artisti”). In passato c’è stata una degenerazione e si è creata una forma di “macelleria sociale”, quasi a traino di quella molto più ampia di Zelig (tritacarne NDR).  

Le pedine sacrificabili sono (erano?) comici cui far fare un numero limitato di puntate, spesso sfasate tra loro in modo da ottenere minore visibilità possibile, spesso intercambiabili con altri comici con un repertorio simile.

Le pedine sacrificabili vanno tenute nell’incertezza, devono essere mantenute in attesa delle convocazioni per tutta la stagione anche se vengono impiegate solo per 2 o 3 settimane. Il loro repertorio viene spesso cambiato in modo da provocare dei veri e propri “interventi a gamba tesa” che li destabilizza ancora di più e ne peggiora il repertorio.

Si tratta spesso di “gradini di una scaletta”, non di comici da valorizzare e far crescere, si tratta di un numero nell’affollamento di 50 – 60 altri colleghi, si tratta di gente che avrà l’impressione di contare poco e di vivere in un’estrema precarietà.

Ananas Blog ha pubblicato, a riguardo, un racconto di Pietro Sparacino che è un piccolo capolavoro d’ironia (leggi post “Colorado Resolution” ), che dimostra come sia molto più divertente il dietro le quinte di ciò che si vede in tv. Comunque una civiltà produttiva e autorale e artistica la si dimostra anche nel modo in cui si trattano i comici meno importanti, senza farli diventare pedine sacrificabili.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

incontrarsi e dirsi addio a Lanciano

18 Nov

Ho conosciuto Filippo Giardina (adesso tra i comedian di punta e Guru del gruppo Satiriasi) nel 2005, quando tentavo di fare il “bravo autorino” presso il Laboratorio Zelig di Lanciano.

Più che un incontro fu uno scontro. L’ho sentito dopo tanti anni, quando avevo già fondato Ananas Blog e facevo parte dei “buoni”. Lui, stupito dal mio cambiamento, mi ha confessato che il mio atteggiamento di allora l’aveva convinto che Zelig fosse una fregatura.

È una cosa molto bella, sono contentissimo di aver prodotto un simile risultato!!! Chi salva un comedian salva il mondo!!! Ma, come nel celebre atto unico di Harold Pinter “Notte”, i nostri ricordi divergono. 

Filippo, mi ricordo che ti trattai abbastanza male. Ricordo che ti tagliai il pezzo che avevi portato: tipo da 8 minuti a 3. 

Confermo. Mi presentai con un monologo sulla guerra in Iraq che venne falcidiato da te al suono di: “Questa la leviamo… Forse non è il caso di dire questo… Se levi questo cambia poco”.
Io ti dissi che avrei potuto tranquillamente evitare di fare il monologo perché ritenevo poco sensato salire sul palco per dire 6/7 battute sulla guerra totalmente prive di senso logico, ma tu mi invitasti a provare lo stesso (che Dio fulmini te e il passato remoto). 

Io la ricordo diversa: avevo in mente questa gag gustosissima: il conduttore ti scambiava per un attore di soap (in effetti se guardi “Un posto al sole” c’è uno che ti assomiglia tantissimo). 

Gag mai proposta. Mi invitasti a fare i miei sconclusionati 3 minuti. 

Ricordo anche la riunione dopo lo spettacolo (una delle abitudini più tristi degli Zelig Lab: si fanno le ore piccole mentre c’è gente che deve fare un sacco di strada per tornare a casa). Dissi che il pezzo andava migliorato che non era granché. 

Della riunione ricordo 2 cose:
1)Un tale, dopo essersi mostrato in un innovativo monologo scatologico sulla difficoltà dell’italiano medio riguardo water e carta igienica, mi ha illuminato con una sapiente lezione di comicità riguardo l’importanza del proporre monologhi originali.
2)Al termine della riunione, appena prima di andare via, tu mi hai detto:”Ma che ti frega di parlare di queste cose…Dai retta a me…Sei un bel ragazzo…Parla del fatto che hai tante donne e magari in televisione ci finisci.”

(Davvero ho detto una cosa simile? Bah… )

Verso la fine del Laboratorio di Lanciano nella mia mente si accese una scritta luminosa: “I Laboratori Zelig sono una truffa legalizzata”. La consapevolezza mi giunse vedendo come venivano gestite le convocazioni ai provini. Se la vivi dall’interno capisci bene il meccanismo: le convocazioni sono uno strumento di controllo/alterazione della verità. Tu cosa ne pensi? 

Io ero dalla parte di Wanna Marchi quindi non potrei non difendere i laboratori Zelig (qui l’arguto Filippo sostiene che certe cose esistono perché ci sono i fessi che le alimentano NDR). 

Considerazioni finali? 

Parlando con i comici si ha sempre l’impressione di trovarsi di fronte ai nuovi Charlie Chaplin.
Poi quando li vedi sul palco, un buon cinquanta per cento ha 10 minuti di repertorio, un 40% ha nonologhi scopiazzati a destra e a manca dove non mancano mai assorbenti con le ali, suocere, mascolinismi della De Filippi e gigantismi Roccosiffrediani, mentre solo un 10% ha un suo spettacolo e un suo stile.
Se vogliamo proteggere la comicità (ma credo che non sia un problema di vitale importanza) ripartiamo da quel 10%
Ho creato Satiriasi per proporre una alternativa a Zelig e a Colorado, se pensate (mi piacciono gli appelli collettivi e indefiniti stile facebook) di avere qualcosa da dire smettete di farvi umiliare ai laboratori e cercate di costruire qualcosa.
N.B.I comici vanno visti dal vivo, in televisione persino Ezio Greggio sembra uno che non fa ridere.

Citazione conclusiva:

“Chi fugge non può temere d’esser vinto, ma chi si ferma, chi ascolta, e se ne compiace, deve o presto, o tardi, a suo dispetto cadere.” (La Locandiera di Carlo Goldoni, Atto Primo, scena ventitreesima. Conclusione del monologo di Mirandolina, donna che tiene più di ogni altra cosa a libertà e indipendenza).

 L’Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

PS dopo il successo della prima serata, Satiriasi si ripropone lunedì 21 novembre, ore 21, presso la Locanda Atlantide, Roma (guarda la pagina Facebook dell’evento)

 Musica consigliata per leggere questo articolo: Moon River, dalla scena di Colazione da Tiffany in cui l’autore si fa irretire dal fascino di un’incantevole prostituta d’alto bordo…

Le strane convocazioni di Central Station

28 Mag

Di Gat

Central Station, su Comedy Central, è una trasmissione giovane, divertente, frizzante condotta dall’ottimo Omar Fantini. C’è un gruppo di comici che forse magari, come è successo a Daniele Ceva, approderà a Colorado (la produzione è la stessa) oppure ad altre realtà importanti (Antonio Ornano è finito a Zelig).
L’edizione del 2008 è stata replicata su MTV, quella del 2009 no, gettando nello sconforto alcuni dei partecipanti. Si sa, MTV è una tv generalista, rappresenta una vetrina più importante di quella del satellite (canale 117 di sky). 

 

 Per Central Station vale il detto usato per tutte le altre trasmissioni simili: non cambiano la vita, solo Colorado e Zelig (ma non sempre) lo fanno.    Partendo da una posta in palio comunque bassa, nell’ultima edizione si sono innescati dei meccanismi ansiogeni che hanno gettato qualcuno in uno stato di grande tensione. La redazione di questo blog ritieni che certi meccanismi andrebbero evitati perché inutili e pericolosi.    

Central Station veniva registrata al venerdì, mentre di solito le registrazioni di programmi simili si fanno al lunedì e al martedì. Venerdì è una serata clou per il live, in cui si concentrano le serate pagate. Il contratto standard prevedeva un certo numero di puntate, ma non veniva specificato quante. Le convocazioni avvenivano spesso al martedì, addirittura al mercoledì, per registrare venerdì.   

  L’insieme di questa routine ha generato i seguenti inconvenienti:      a) i comici dovevano tenersi liberi, quindi qualcuno ha rinunciato a fare delle serate, magari pagate anche bene, senza avere la garanzia che avrebbe registrato. In un periodo in cui c’è poco lavoro, si tratta di una perdita considerevole.     

b) i comici attendevano con ansia la convocazione, non avendo alcuna certezza, e questo ha fatto stare veramente male alcuni di loro, li ha gettati in uno stato d’ansia spaventoso.

Il morbo di Zelig ha invaso anche realtà più piccole? Si sta creando una generazione di artisti per nulla “sindacalizzati”, a cui si può riservare a piacimento questo tipo di trattamento, e che possono rimanere a disposizione senza alcuna garanzia?    Non è poi una cosa difficile stabilire quante puntate farà un comico, non è difficile fare un piano di produzione, non ci vuole molto per elaborare contratti che prevedano la possibilità, oltre a un numero base di puntate, l’eventuale opzione per farne delle altre; che prevedano anche la possibilità di disdire per tempo alcune delle puntate previste. Non è difficile, a meno che non si consideri che la gente accetti qualsiasi cosa, poiché tutti sono disposti a “fare tutto pur di fare televisione”.

COMMENTO:  perché chi produce non crea un gruppo che rimane perché attratto dalla qualità del progetto e basta? La formula “farai delle puntate, ma non ti diciamo quante, potrebbero essere solo una oppure anche 12,  quindi resta a disposizione” è il classico metodo coercitivo. Forse sarebbe accettabile da parte della corazzata Zelig (anche se crediamo non lo sia neanche lì).

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