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Alcune proposte per contrastare la crisi e tornare a crescere

16 Giu

Premessa: il vero indicatore della crisi è misurabile soprattutto sul live, cioè su quel lavoro pagato per esibirsi di fronte a un pubblico. Questo è vero soprattutto adesso che non lavorano neanche quelli che appaiono in televisione.

C’è una fuga di telespettatori dalle trasmissioni comiche coi budget investiti in crash verticale. D’altronde il calo dell’appeal televisivo non è stato ancora compensato dall’avvento delle cosiddette nuove tecnologie che, anzi, sono andate a occupare spazi generalmente appannaggio dei cabarettisti.

Allora che fare, se non rassegnarsi a un impoverimento inevitabile? Proviamo ad avanzare alcune proposte basate sul buon senso.

LA FRONTIERA DEL WEB – Occorre una strategia basata su un semplice principio: come ricavare soldi dal web, cioè da uno spazio cui gli utenti accedono e condividono i contenuti quasi sempre gratis. È un problema generale, ovviamente.

A parte Beppe Grillo che è diventato uno degli uomini più potenti d’Italia, a parte molti tentativi spesso velleitari, la comicità non sembra battere colpo. Eppure sarebbe adatta al mezzo in questione, proprio perché produce gag e battute caratterizzate sia da brevità che da efficacia.

Il ruolo che fu del comico è stato in gran parte coperto dagli utenti. Maurizio Crozza elaborò delle battute sulla nevicata a Roma senza sapere che altri le avevano già messe su Twitter. Non aveva copiato, ma la rete era stata più veloce.

Chiunque posti qualcosa su Facebook ne cede i diritti automaticamente. Allo stesso modo i suoi sketch possono finire tipo su Media Video e lui può sperare di avere molti contatti, ma di quegli sketch ha già ceduto la proprietà a Mediaset. Questo è il gradino principale: rimanere proprietari di ciò che si fa.

L’altro problema è che le trasmissioni comiche hanno preso una deriva che le allontana inesorabilmente da ciò che va sul web: affliggono lo spettatore anche con 3 ore di comicità forzata, piena di cose ritrite che non fanno ridere. Si è arrivati al paradosso di Italia Coast2Coast in cui si cercava di coniugare la rete con ciò che fa scappare la gente verso la rete (il varietà palloso).

La rinascita comica (e creativa) sul Web partirebbe dall’avere una strategia e degli investimenti (oltre a un’idea forte), ma soprattutto dal rimanere padroni di ciò che si fa.

MORATORIA – Per far rifiatare l’intero settore occorrerebbe almeno un anno di moratoria sulle trasmissioni comiche. Il principio è semplice: si combatte la nausea da cibo smettendo di ingozzarsi. Poi tornerà l’appetito. Lo stop televisivo darebbe un po’ di tregua anche al live: tornare a vedere spettacoli dal vivo.

La cosa è talmente vera che i capoccioni zelighiani stavano pensando a una pausa (coincidenza) di almeno un anno. E’ già avvenuto in passato e ha funzionato. Zelig Circus saltò una stagione e subito dopo Bananas srl prese a macinare utili e fatturato (e visibilità e popolarità). Invece, contro ogni logica, si sta pompando una sovraesposizione comica senza precedenti (in un post successivo vedremo come si sta sviluppando e si svilupperà la “grande abbuffata”).

Operazioni tipo Sto Classico sono controproducenti, infondono l’idea che i comici non facciano ridere, siano grezzi, dilettantistici e poco spontanei. Può essere che facciano incassare qualche euro a qualcuno, ma contribuiscono al rifiuto della comicità.

Andare avanti compulsivamente è un segnale di grande insicurezza, spesso dettato dalla paura che, se si abbandona uno spazio, lo si perderà per sempre.

LABORATORI  – Il rapporto tra abbuffata di laboratori e decremento del live e della qualità comica televisiva è acclarato. Il blog ha più volte auspicato uno sfoltimento dei laboratori, soprattutto di quelli finalizzati alla tv. Il sistema è tenuto su da una ragnatela di interessi e di speranze trasversali (quasi sempre fasulle) difficili da districare. Sarebbe sufficiente metterli “in regola” per ottenere una riqualificazione e una diminuzione del loro numero.

Basterebbe suddividerli in televisivi (finalizzati a produrre sketch per note trasmissioni tv), in cui si regolarizzerebbe la SIAE e l’ENPALS, la contrattualizzazione e in quelli non televisivi, cui spetterebbe il compito di rilanciare la creatività (mai così scadente) dell’italica risata. Un laboratorio non tv lavorerebbe su sketch ex novo, elaborati col lavoro effettivo degli autori.

Bene, queste sono 3 proposte semplici: la prima (il web) totalmente nelle nostre mani per quel che riguarda iniziativa e inventiva e favorita dall’espansione costante del mezzo; la seconda (moratoria) risponde anche a necessità percepite dagli stessi capoccioni; la terza (laboratori) è ineludibile prima che ci pensi il mercato (a lungo andare) a estinguerla (per mancanza di risultati a fronte delle enormi energie finanziarie, fisiche e creative investite).

 Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Mario Draghi e la precarietà

10 Nov
Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia

Alcuni giorni fa ha avuto una grande risonanza l’allarme lanciato da Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia (vedi articolo su Repubblica.it). Le sue parole erano mirate anche alla necessità di stabilizzare il lavoro precario, come azione determinante per la crescita dell’economia.

 “senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei      rapporti di lavoro precari” si hanno “effetti alla lunga  negativi su produttività e profittabilità”.

Ora facciamo lo zoom sul nostro piccolo mondo chiuso in se stesso (e spaventato dalla libertà di parola)…

Ssssssh, dormite: non pensate…(è la voce di fondo che risuona ovunque).

… le cose non cambiano troppo, i principi sono gli stessi: la precarietà diffusa ha devastato la produttività e anche la creatività del “sistema comico”.

Senza una stabilizzazione del lavoro precario (GRATUITO, INFLAZIONATO E IMMERSO NELLA TOTALE INCERTEZZA) non si va da nessuna parte.

Il blog è stato la prima voce ufficiale che abbia raccontato in modo approfondito la crisi del live, malattia che rode il mondo del cabaret dal di dentro e che lo sta uccidendo (vedi link).

Inoltre dal blog sono state  avanzate alcune proposte per superare lo SFRUTTAMENTO SELVAGGIO DEL LAVORO GRATUITO  (vedi: la soluzione perfetta dei rimborsi spese) attraverso le quali si potrebbe andare verso una maggiore professionalità.

Basta un po’ di buon senso per capire come la precarietà cronica abbassi la produttività e la competitività, ma nel nostro piccolo mondo immerso in uno stato comatoso e privo di informazione libera occorre spiegarlo bene e a voce forte.

LA REDAZIONE DI ANANAS BLOG

  

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