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Le domande che contano davvero

25 Feb

Questo post contiene domande a cui non è facile dare una risposta, ma che consentirebbero di farsi un quadro reale sullo stato della comicità in Italia.

Ricordiamo che l’attore comico/cabarettista è l’unica “non categoria” esistente in Italia, dove anche i terzi violoncelli delle orchestre sinfoniche di periferia hanno una loro minima lobby.

Se esistesse una categoria, terrebbe sotto controllo le cifre dell’industria comica e, grazie anche a questo, cercherebbe delle contromisure alla crisi terribile che attanaglia il settore.

Il peso politico dei comici potrebbe essere tremendo. Basti pensare agli sconquassi prodotti da un vecchio stand-up comedian come Beppe Grillo.

Le domande riguardano i guadagni, ed è logico che su questo ci sia una certa discrezione, ma facciamole lo stesso (e sono tante):

1) Qual è l’attuale media Continua a leggere

TV Killed the Palcoscenico Star

29 Nov

Video Killed the Radio Star

La crisi del live: contromisure

3 Nov

NELLE INTERVISTE sulla crisi del live, c’è sempre una domanda sulle possibili contromisure.

COME IN TUTTE le crisi epocali in cui tutto sembra declinare inevitabilmente, le soluzioni appaiono o velleitarie o dei semplici palliativi.

MA QUALCHE PROPOSTA interessante sta comunque venendo fuori. Andiamo un po’ in ordine sparso: più di uno ha suggerito una moratoria, una sospensione di un paio di anni sulle trasmissioni comiche. Vista l’inflazione del cabaret in tv, questa mossa riporterebbe la gente a vedere il cabaret dal vivo. Permetterebbe anche (forse) a format ormai bolliti di rigenerarsi. SI TRATTA di una proposta di buon senso ma per il momento inattuabile. Anzi, sembra che si stia andando verso lo spolpamento fino all’osso del filone comico televisivo.

LA PROPOSTA PIÙ CONCRETA è quella di iniziare a riconvertire i laboratori (cabaret non pagato) in programmazioni di cabaret pagato. Non è una cosa che si può fare “per decreto”. Ma in questo caso d’aiuto potrebbe essere la stanchezza di tanti di lavorare gratis, di investire tempo ed energie senza vedere mai un ritorno economico. Si spera che la stanchezza giunga a un punto critico e sempre più artisti dicano “adesso basta, non se ne può più…”

PERCHÉ SOLO la crisi di rigetto (da lavoro gratuito) può fare da spinta, visto che una riconversione da improduttività a produttività non è facilissima. Molti a tal proposito parlano di proposte creative, di qualità, di innovazione a un prezzo contenuto. Il concetto è giusto, va messo in pratica.

BISOGNEREBBE anche superare l’atrofia creativa che ha colpito tutto l’ambiente.

C’È CHI SI È SOFFERMATO sull’importanza della televisione: non si tratterebbe di bloccare le trasmissione comiche ma di trasformarle in traino del live, visto che questo sta succedendo sempre di meno e riguarda sempre meno comici. IL FATTO che la tv si metta al servizio del live sarebbe realizzabile solo se esistesse una lobby interessata all’incremento del fatturato dal vivo per più persone possibile. I comici, allo stato attuale, non sono una lobby: è doloroso dirlo, ma non sono niente.

UNA PROPOSTA contenuta in una delle interviste è quella di abbassare i costi burocratici, di tassazione, di minimi Siae che gravano su un locale che programmano cabaret. Ci siamo riservati di condurre uno studio più approfondito del problema. Questo (se realizzabile) sarebbe un piccolo esempio di proposta concreta attorno a cui aggregare un minimo di gioco di squadra, perché senza uno spirito di squadra e senza una reazione da parte degli interessati lo sterminio del live andrà avanti indisturbato.

INFATTI ALCUNI hanno azzardato che la crisi attuale sia fisiologica, che alla fine tutto quello che conosciamo verrà spazzato via e la rinascita avverrà da sé. In questo caso la soluzione sarebbe quella di non fare nulla di particolare e di monitorare ciò che succede per essere pronti al momento opportuno. (La redazione di Ananas Blog)

PS Eugenio Chiocchi ci ha segnalato la sua iniziativa seriamentecomici.com, un tentativo indipendente di produrre spettacoli live. Insomma, in periodi di carestia si cerca di piantare qualcosa affinché possa crescere.

Crisi del Live: cause che si sovrappongono

2 Nov
Crollo delle entrate e tutti dormono…

LE CAUSE (INTERNE) che hanno contribuito alla crisi del live sono come linee che viaggiano parallele e si intrecciano: è difficile dire quale inizi per prima, quale sia la conseguente dell’altra.

GLI INTERVISTATI spesso hanno opinioni differenti, ma ci sono dei punti comuni. C’è l’unanimità, o quasi, nel considerare i laboratori come una delle cause principali.

IL MOTIVO È SEMPLICE: il laboratorio garantisce uno spettacolo con una ventina di comici che vengono gratis a cui il gestore offre appena “un panino e una birra”. Ciò è conveniente rispetto a una programmazione in cui si deve pagare un cachet professionale.

L’INFLAZIONE DI LABORATORI (intrattenimento a costo zero) può spiegare la “desertificazione” di Milano, in cui in certi locali (per esempio la Bellingereta, la Taverna dei 7 peccati, il Derbino, il Ca’ Bianca e molti altri) la programmazione di cabaret è andata a morire o si è diradata notevolmente. In alcuni casi non esiste addirittura più il luogo fisico. È naturale che le cose finiscano, ma poi non c’è stato alcun ricambio.

UNA VOLTA i locali dell’area milanese pur pagando cifre non altissime, avevano una programmazione costante che consentiva di lavorare molto, di farsi un nome, di “esistere” e di acquisire prestigio sul live, cosa praticamente negata alle attuali nuove leve.

CI SONO MOLTI modi di fare la gavetta, ma il locale (pur pagando meno della convention o della serata di piazza) sembra essere la palestra più importante, quella dove si impara davvero il mestiere.

PUÒ DARSI che il cabaret nei sopraccitati locali sia finito per stanchezza, per la fine naturale di un ciclo, ma al loro posto non è nata nessuna proposta professionale, mentre sono fiorite tante iniziative dilettantistiche (i laboratori). Parliamo di dilettantismo perché un laboratorio, tranne rarissimi casi, non produce alcuna ricchezza per i comici, anzi li abitua a lavorare in pari o in perdita.

CI È STATA segnalata anche la desertificazione di zone come il bergamasco e il bresciano in cui i locali che programmavano i comici hanno tutti (o quasi tutti) smesso, oppure hanno diradato notevolmente. Il Fandango di Castelmella – Brescia era uno dei più noti, dove il comico faceva “apertura” a band come i Dirotta su Cuba o i Casinò Royale. Palco difficile, impegnativo, ma di grande soddisfazione per chi ne usciva vincitore.  

DIFFICILE VALUTARE l’effetto della televisione. Si tratta di una variabile impazzita. Lo stesso Zelig portando la novità del cabaret in tv, e grazie poi al travolgente successo del Circus, ha favorito l’esplosione del live e il lievitare dei cachet. ALCUNI IMPRESARI che hanno vissuto quegli anni ruggenti ci hanno fatto notare che, per un certo periodo, anche i comici esclusi da Zelig ricavavano un aumento del lavoro, poiché i big erano così richiesti da chiudere i loro calendari con largo anticipo. Così restava spazio anche per i comici meno famosi.

ESISTEVA una “sinergia” tra i big e i mestieranti che è andata quasi del tutto perduta, assorbita da una fascia crescente di dilettantismo.

IN ALCUNI ANNI si è arrivati a un’inflazione di cabaret in tv. Non solo Zelig, ma Colorado e Bulldozer (fotocopie di Zelig) e il prolungamento di Zelig con Zelig Off. Inoltre i comici in quel periodo hanno iniziato a debordare anche in altre trasmissioni (un esempio classico: “Guida al Campionato” fino all’anno scorso).

INSOMMA, la gente ha iniziato a vedere tanto cabaret gratis in tv ed è stata sempre meno motivata a pagare per vederlo dal vivo. INOLTRE sono iniziate le operazioni “mordi e fuggi”, il cui scopo principale sembrava quello di produrre qualcosa, farsi dare i soldi e via.

MENTRE Zelig e anche Colorado nascono e si sviluppano con una vocazione di incremento del live (che però si sta indebolendo sempre di più), Bulldozer è indicata da diversi addetti ai lavori come l’esempio più illuminante di operazione fine a se stessa. LA TRASMISSIONE di Rai 2 (che non era neanche inguardabile) ha costituito una fonte di arricchimento per chi l’ha prodotta (Magnolia), ma non per chi l’ha interpretata (i comici).

POI SONO arrivati La Tintoria, Scorie, Saturday Night Live Italia, Stanno tutti bene, eccetera, cose talvolta anche ben fatte, ma incapaci di incidere sulla popolarità del comico e sull’incremento del lavoro (vedi link sull’inconsistenza della seconda serata).

I LABORATORI altro non sono che la drammatizzazione dello stesso, ripetuto, usuratissimo format televisivo: c’è il bravo conduttore, talvolta la soubrette, c’è il ritmo di un comico via l’altro, c’è il monologhista, ci sono le battute a schiaffo, ci sono i personaggi, c’è il pezzo musicale…

QUALCUNO ha identificato nel 2006 l’anno del grande crollo del live, anche se i contraccolpi sono iniziati molto prima. Nel 2006 si veniva dagli anni d’oro, dal periodo dei cachet da favola (a un certo punto Anna Maria Barbera – Sconsolata usciva a 25.000 euro, anche se è durata poco).

SICURAMENTE NEL 2006 era in piena attività la creazione del dilettantismo: sempre più comici esordivano in tv senza avere uno spettacolo, quindi si trattava di gente che non poteva contribuire all’incremento del live, non avendo l’impatto giusto per affrontare il pubblico.

I LABORATORI aumentavano in maniera esponenziale, creando ondate di comici che avevano solo i 4 o 5 minuti. LE CARRIERE TELEVISIVE diventavano sempre più brevi e ininfluenti, la rotazione continua dava l’idea che fosse il format a essere vincente, indipendentemente dal comico.

ANCHE LA QUALITÀ media si abbassava in maniera esponenziale e ciò arrivava come benzina sul fuoco a diffondere ancora di più i fattori che favorivano lo sterminio del live.

(continua…)

L’inconsistenza della seconda serata e la crisi del live

4 Ott

Quelli della notte

Di Alex

Le trasmissioni comiche di seconda serata sembrano non servire a un tubo, se non a loro stesse.

«Ho fatto tutte le puntate per tre anni, ma da lì non ho avuto neanche una serata, manco uno che mi abbia chiamato per avermi visto in tv.»

Il collega mi parlava di una trasmissione fatta bene, per carità, di qualità, piccolo fenomeno di culto, di quelle che iniziano alle 23.45 e terminano quasi all’una, che fanno un ottimo share (relativo all’ora), ma che sono viste da pochi.

«Se non fai serate a cosa ti serve?» concluse.

Già, a cosa serve una vetrina televisiva, se non a farti lavorare di più? Anche gli usciti dal Grande Fratello sfruttano l’essersi fatti la doccia in mutande, e i rutti a microfoni aperti, e gli sproloqui nel confessionale, per fare ospitate in discoteca.

La seconda serata comica potrebbe essere una valvola di sfogo per l’enorme pressione/tensione che si crea verso gli attuali unici sbocchi per la carriera di un comico: Zelig e Colorado (chissà perché vanno tutti lì, che strano! Come sono strane le persone!)

Mi viene in mente Quelli della notte, formidabile fucina di personaggi, col capocomico numero uno Enzo Arbore, fatta solo per una stagione; mi viene anche in mente il Costanzo Show che non apparteneva al genere, ma che lanciava i comici e contribuiva all’esplosione dei loro cachet; mi viene in mente Mai Dire Gol, che pur andando in onda a orari più decenti, potrebbe fare da esempio a come si mette in piedi un’ora di altissimo livello.

Adesso cos’è successo? Le cose che vanno in seconda serata diventano di culto, ma è un culto debole, che non viene praticato? Il fenomeno di nicchia non corrisponde più a un pubblico di nicchia? Oppure la nicchia esiste ma è stata murata?

600, 700mila spettatori equivalgono a una quindicina di Stadi Meazza messi in fila uno dopo l’altro. Possibile che tutta sta gente non abbia voglia di vedere i loro beniamini in tournee? Possibile che tante ore di messa in onda non creino un minimo di tendenza? Lo spettatore con abitudini notturne, che dovrebbe essere anche più giovane della media, non esce mai la sera?

La seconda serata, insomma, sembra essere diventata un fenomeno televisivo fine a se stesso… oddio, se ti danno i soldi per produrre mica gli dici di no: anzi, arraffi quel che puoi finché dura, e paghi i comici 400/500 euro lordi a puntata e magari li sottoponi all’ennesimo provino anche se li conosci da una vita.

Tra 10 anni, quando si tratterà di andare con nostalgia al passato, guarderemo i video di Scorie, Tintoria, Stanno tutti bene, Quork? È più probabile di no.

La seconda serata comica (che non aiuta i comici) forse soffre del declino assurdo del nostro paese: decadimento civile, politico, amministrativo, bassa qualità dell’informazione, pessime fiction, pessime sitcom, monopolio Mediaset della comicità in prima serata, decadenza della scuola attoriale italiana, eccetera.

Tutto un calderone insomma? Siamo bolliti e non torneremo più freschi?

Forse è così, ma la seconda serata comica per smuovere un po’ le acque, per tornare a essere trainante dovrebbe innalzare notevolmente il tiro, ma di brutto brutto brutto!

 

Burlesque, drag queen, crisi del live e qualità dell’offerta

9 Set

burlesque

Lo sterminio del live 3 (percezione della crisi)

8 Set
Non tutti vedono l’avanzare del “deserto”

ALCUNI COMICI e impresari sostengono che la crisi non esiste, che chi è bravo lavora e lavorerà sempre.

QUESTO è in parte vero. Lavorano soprattutto i mestieranti, quelli che (paradossalmente) non disdegnano di usare anche l’animazione, le barzellette, le imitazioni, eccetera, tutte cose che sono detestate da chi produce televisione e che vengono represse sistematicamente a partire dai laboratori.

LAVORANO soprattutto quelli che non hanno mai fatto televisione o che l’hanno fatta dopo aver già lavorato tantissimo come gavetta (vedi Giacobazzi, Faraco, La Ricotta, Pucci, eccetera).

MA CI SONO anche molti che, nonostante la bravura dal vivo, lavorano poco e sono “disastrati” dallo sterminio del live. Questo sembra vero soprattutto al nord, soprattutto nell’area milanese.

UNA CAPITALE IMPOVERITA

CURIOSAMENTE proprio Milano è la città in cui il pubblico spende di più nel teatro (80 milioni e 400mila euro nel 2009 – dato dall’Annuario Siae) e in cui non dovrebbe mancare la voglia di vedere degli spettacoli di comicità divertenti, ben fatti, dove la gente potenzialmente uscirebbe e spenderebbe di più rispetto a tutto il resto d’Italia.

MILANO inoltre è la capitale del cabaret, così come Roma lo è del cinema. A Milano ci sono tutte le produzioni che contano. Eppure la vicinanza dell’industria del comico, invece di un fiorire, sembra favorire una desertificazione.

È UN’INCONGRUENZA, è come se a Roma ci fossero meno case di produzione cinematografiche e meno attori e registi rispetto al resto d’Italia.  Non sembra che, per esempio, a New York la presenza del Saturday Night Live e del David Letterman Show abbia provocato la quasi estinzione del live comico.

INVECE alcune zone come la Romagna (con l’indotto della sua industria del divertimento) e il sud, con l’estate lunga e piena di eventi e con le sue sagre e feste patronali in cui ci sono ancora tanti budget per gli spettacoli, sembrano avvertire meno la crisi.

PERÒ NON È DATO di sapere se chi lavora molto viva comunque una flessione. Passare da 150 serate l’anno a 80, per fare un esempio, sarebbe un buon risultato (come valore generale), ma costituirebbe comunque un calo preoccupante.

LO STESSO discorso varrebbe se uno passasse, sempre per esempio, da 1.000 euro di media per serata a 600 euro di media.

ANDREA VASUMI, monologhista, conduttore ufficiale delle serate Ridens (con migliaia di biglietti staccati e palazzetti dello sport pieni) ci ha detto di aver visto di anno in anno il proprio lavoro crescere. Merito anche di bravura, affidabilità, dell’agenzia giusta, di spaziare su molte cose. Ma la crescita sembra più un’eccezione.

UN IMPRESARIO, pur consapevole del calo generale di “fatturato”, ci ha detto che la crisi non esiste. Secondo lui se uno è bravo lavora, se uno è scarso non lavora. La (pseudo) crisi, sempre a suo modo di dire, starebbe tutta lì: nel fatto che ci siano troppi comici “scarsi” che non contribuiscono minimamente al miglioramento della situazione, che quindi fanno crollare il fatturato generale.

SE È VERO che lavorano soprattutto quelli bravi, soprattutto con metodi considerati antitelevisivi, sembra quasi che l’immensa macchina di scouting fatta di provini e laboratori e passaggi tv abbia l’effetto di abbassare la qualità media e di favorire (di riflesso) lo sterminio del live. Ma di questo parleremo anche nei prossimi post.

(Continua…)   

Lo sterminio del live 2 (il rapporto con la tv)

7 Set

Tutti vogliono andare in tv?

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