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The show must go off puntata 1 e la “legge di James Taylor”

22 Gen

La prima puntata di The show must go off, l’esordio di Serena Dandini su La7 (rimandato di una settimana per il naufragio di Costa Concordia) ha ottenuto un buon 5,70% di share e 1.320.000 telespettatori. Si tratta di un mischione un po’ estemporaneo tra talk, satira, musica, comicità, che fa anche il verso ai vecchi varietà del sabato sera.

Infatti Elio era vestito da Maestro Canfora (chi ricorda la mitica Canzonissima ’68 condotta da Walter Chiari e Mina? Chi la ricorda, pensando a Belen Rodriguez e Paolo Ruffini è autorizzato a piangere).

Il cast è notevole: un intervento video addirittura di Fiorello, Neri Marcorè, Dario Vergassola, Elio e le storie tese, Lillo e Greg, Zoro, Andrea Rivera, Max Paiella, Paola Minaccioni, Federica Cifola, ospiti sul divano Andrea Camilleri e Tiziano Ferro.

Scenografia a metà tra Parla con me e L’Ottavo Nano, anche se l’impressione è che i tempi d’oro di quello show (e del Pippo Kennedy Show) siano un po’ lontani. La serata è stata un po’ discontinua: Elio e le storie tese hanno fatto uno strepitoso centone sul blitz di Cortina “Minchia nullatenente” e qualcuno meno riuscito (“Onta su onta” dedicata alla “fuga” del Capitano Schettino, con pochissime varianti rispetto all’originale di Paolo Conte, forse per non infierire su una tragedia). Vergassola a volte perde colpi, Lillo e Greg fanno ridere molto, ma non tutti; le finte pubblicità sparavano un po’ a vuoto.

Comunque era l’esordio e tutto è migliorabile, anche se potremmo applicare a questa trasmissione (e a tutte le altre) la “legge di James Taylor”, l’autore di melodie indimenticabili come Sweet baby James o Carolina in my mind, il quale commentando la sua lunghissima carriera ha recentemente dichiarato che: “nessun cantautore può avere dentro di sé più di una ventina di brani”. Ciò significa che il resto è ripetizione.

Ecco: The show must go off, probabilmente, ha un’ora buona e basta, perché quella è la durata fisiologica di una trasmissione comica. Questo vale per altri sow cabarettistici di prima serata che durano (a volte) fino a mezzanotte passata. Prendi Zulig: c’è un’ora buona e basta, prendi Colorato: se ne ricavi un’ora buona sei fortunato.

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Voci nel deserto (frammenti di libertà del pensiero)

20 Set
Voci nel Deserto

Ci è stata segnalata Voci nel Deserto (guarda il sito dell’iniziativa) “un’idea collettiva di fare teatro civile, libera da copyright, alla quale tutti possono contribuire…” che è nata su iniziativa di Marco Melloni, autore, tra le altre cose, di Dario Vergassola.

Quali sono state le voci nel deserto? 

“Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Primo Levi, Edmond Rostand, Alexis De Tocqueville, Tiziano Terzani, Ray Bradbury, Henry Thoreau, Aldous Huxley, Pietro Calamandrei, Enzo Biagi, George Orwell, Henri Laborit, Eduardo Galeano, Giorgio Gaber, Benjamin Franklin, Eric Bogosian, Antonio Fogazzaro, Alan Moore, Giuseppe Prezzolini, Steinbeck, Tucidide… chissà quanti altri, ancora.

“Le loro parole, a risentirle oggi tirandole fuori dai cassetti o dalle librerie, rispolverando vecchi dischi in vinile, riaprendo pagine di quotidiani ingialliti dalla storia, ci offrono una chiave di lettura – quasi umiliante nella sua preveggenza – sul perché siamo arrivati a questo punto.

“‘Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni’. Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati più di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole.

“nessun regista, nessun nome in ditta, volontariato teatrale si potrebbe definire. I loro nomi sono: Barbara Abbondanza, Celeste Brancato, Claudio Castrogiovanni, Giorgio Cingan, Caterina Corsi, Ugo Dighero, Michele Di Girolamo, Federico Di Stasio, Francesco Foti, Marco Fratini, Gianantonio Martinoni, Carlotta Piraino, Fabio Privitera e Claudia Scarpa. In consolle, DJ Tuppi, a mixare i frammenti di libertà di pensiero con altri frammenti sonori presi dalla realtà dei nostri giorni, dalle liti di Sgarbi all’Editto Bulgaro, a stralci di trash-comedy all’italiana.”

L’inziativa è molto interessante, a detta di chi ha potuto assistervi e, dopotutto, Le Voci nel Deserto sono dei frammenti che qualcuno deve (o dovrà) recuperare, prima o poi, in onore di chi ha urlato avendo di fronte a sé il desolante vuoto di una distesa di dune di sabbia…

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Momenti Vintage: InKantina (1994)

18 Apr

Dario Vergassola

Chi si ricorda di Inkantina? Varietà comico del 1994, al mercoledì su rai 2 in seconda serata, per 13 puntate (inizio 22.30, sembra un’altra epoca, adesso ci sono seconde serate che iniziano a mezzanotte e 40).

Il 1994 è un po’ la Terra di Mezzo, dopo la trafila di varietà che innovarono il cabaret in Italia (Non Stop, Drive In, La tv delle Ragazze, Avanzi, eccetera), prima della Zelig Invasion.

Un programma di Attilio Corsini, Daniele Formica e Dario Vergassola (che fungeva da capocomico e cantava anche una bella sigla “I Comici” di cui c’è ancora traccia sul suo sito ufficiale, in Mp3).

Il compianto Daniele Formica tornava in Rai dopo 4 anni parcheggiato a Mediaset in cui gli avevano fatto fare solo Il Gioco dei 9.

L’idea di base era tirare fuori i talenti comici underground appunto dalle “cantine” in cui erano relegati.

C’era Diego Parassole agli albori, c’era Federico Bianco che faceva il monologhista ed era pure bravo, c’era quella stangona sexy di Cinzia Berni, c’era l’ottimo Gino Nardella coi suoi nonsense e la comicità surreale, Antonella Mosetti coi pezzi sul Rimorchione Coatto, La Coltelleria Einstein, Giovanni Cacioppo, Niki Giustini, Franco Bracardi (gloria di Alto Gradimento, che in ogni puntata si spacciava per un comico emergente) e tanti altri.

Giustino Durano, Elio Crovetto, Gigi Bonos e Franco Girard 4 veterani del varietà, fungevano da giuria.

La canzone di Vergassola, con grande lungimiranza, recitava:

“…ormai li mettono dappertutto, danno il sapore come il soffritto, ma quanti comici…  la cosa nuova per non stare male è infilarli nel telegiornale…”

Ananas Blog

I soci di Bananas

16 Nov
Il meglio o quasi della comicità italiana

I dati contenuti in questo e in molti dei post che seguiranno sono già stati resi pubblici da una serie di articoli scritti da Franco Bechis vicedirettore del quotidiano Libero (e pubblicati anche sul blog dell’autore). L’obiettivo di Bechis era un attacco a chi ha il cuore a sinistra ma il portafogli a destra. Il nostro scopo è diverso, vogliamo sottolineare le “politiche antisindacali”, la scarsa trasparenza e lo sfruttamento selvaggio praticato di chi ha il cuore a sinistra e la precarietà (degli altri) a destra.

Abbiamo recuperato alcune delle fonti a cui ha attinto Franco Bechis per non doverlo citare in continuazione. Tramite una semplice visura online presso la Camera di Commercio, abbiamo acquisito il bilancio e lo statuto societario di Bananas S.r.l. (costo dell’operazione: 36 euro iva compresa).

Nel post precedente abbiamo fatto un riepilogo di quanto reputiamo ci sia di sbagliato nelle politiche Bananas (vedi link) soprattutto relativo all’abnorme sfruttamento delle risorse umane e alla negazione dei più elementari diritti degli attori/comici.

Per quale motivo lo statuto societario di Bananas diventa così interessante? Per i nomi (importanti) dei soci. Per esempio Gino & Michele (quota totale del 23% del capitale sociale equamente suddivisa), Giancarlo Bozzo (direttore artistico – quota dell’11,5%), Roberto Bosatra (Amministratore Delegato – quota del 6,5%) possono vedere il tutto da un punto di vista manageriale: usano al meglio le risorse umane per fare business. Ci sono centinaia di persone che accettano il lavoro gratuito e la precarietà, bravi loro che le hanno convinte!

Ma altri soci (che per vari motivi dovrebbero provare maggiore empatia verso gli attori comici) sono al corrente e approvano questi sistemi? Per esempio:

PAOLO ROSSI (Quota del 9%)

GIOBBE COVATTA (attraverso la Papero S.r.l. – 3%)

ANTONIO ALBANESE (2%)

LELLA COSTA (2%)

ENRICO BERTOLINO (2%)

CLAUDIO BISIO (2%)

RAUL CREMONA (2%)

DARIO VERGASSOLA (1%)

ALDO GIOVANNI E GIACOMO (Cataldo Baglio, Giacomino Poretti, Giovanni Storti, complessivamente 3% delle quote di Bananas)

GIALAPPAS BAND (Marco Santin, Giorgio Gherarducci, Carlo Taranto, complessivamente il 2%)

ELIO E LE STORIE TESE (tramite Hukapan S.p.a – 2%)

Il meglio o una fetta consistente  della comicità italiana potenzialmente riceve utili da Bananas (quindi indirettamente anche dal “sudore” della massa degli altri comici). L’aristocrazia o quasi della comicità italiana nella sua quasi totalità ha comunque una partecipazione interessata al mondo Zelig.

Ma tutti questi artisti (e soci) cosa ne sanno delle politiche di Bananas? Conoscono tutto o sono del tutto ignari? Approvano o meno questo tipo di politica? Ananas Blog si è impegnata a contattare ognuno di loro per verificarne l’opinione. (Continua…)

L’Amministratore di Ananas Blog Roberto Gavelli

 

 

 

 

Operazione Trasparenza: un’inchiesta il cui obiettivo è quello di fare luce sulle pratiche più sommerse del mondo della comicità, mettendone in evidenza i meccanismi che ne determinano la poca trasparenza.

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