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Davide Colavini: dal cabaret al branded content aziendale

19 Set

Davide Colavini nella sua nuova veste professionale

In questa epoca di grandi cambiamenti il comico deve reinventarsi di continuo, soprattutto perché il traino televisivo in cui ha vissuto per un decennio e passa non esiste più. Un esempio brillante di evoluzione in questo senso è rappresentata da Davide Colavini.

Dopo diverse fortune televisive (Zelig Off, Mai Dire GF, Comedy Lab, Tribbù, eccetera) nel 2006/2007 lentamente passa dal cabaret al teatro avvicinandosi alla comunicazione e alla formazione. Acquisisce le competenze adatte. Le integra con quelle acquisite sui palchi live e in quelli televisivi.

L’approdo al branded content aziendale non è stato per caso, ma frutto di un percorso professionale ed esperienziale in cui c’è stata anche (o soprattutto) la capacità di elaborare dei format (talvolta col supporto dell’Amministratore di questo blog). Non si è trattato più, quindi, della convention in cui si ricicla un po’ di repertorio e un po’ ci si adatta al contesto, ma di un lavoro più mirato, con  forte componente creativa e  stile peculiare. Su questo lo abbiamo intervistato:
 
DAVIDE, COME SEI ARRIVATO A CIO’ CHE FAI PARTENDO DAL CABARET? CHE MOTIVAZIONE C’ERA?
Nel 2006 ho pensato che il fenomeno mediatico del cabaret fosse in progressiva involuzione. Così ho lavorato sulla personalizzazione di spettacoli per aziende. Era l’opportunità, per l’impresa, di avere un lavoro di scrittura mirato che rappresentasse il proprio mondo e non l’esibizione di un comico che parlasse del già visto e ascoltato in TV. Questa è stata la partenza verso un nuovo concetto di proposte e contenuti.

Da allora non son più tornato indietro. C‘era curiosità e atteggiamento di sfida: “riuscirò a creare uno spettacolo che parli di loro?”. Curiosità e atteggiamento sono gli elementi che hanno accompagnato qualsiasi mia scelta artistica. Oggi ho acquisito esperienza e consapevolezza, oltre che credibilità. Quando un’azienda mi affida la propria storia, poterla raccontare è per me qualcosa di emozionante ed affascinante.
 
IL PERCORSO PROFESSIONALE NEI PASSAGGI PIU’ IMPORTANTI…
Nel 2006 creo uno spettacolo comico per aziende (New Gag Economy), personalizzato in base all’azienda committente.  Questo mi permette di fare un centinaio di convention.  Nel 2009 lascio del tutto il cabaret e mi dedico al teatro di narrazione e fondo il Piccolo Teatro Pratico, dove produco e distribuisco produzioni teatrali scritte e interpretate da me (Capitan Brianza è uno spettacolo che a distanza di dieci continua a macinare repliche).

Da lì comincio a lavorare nell’ambito dello storytelling e della formazione aziendale con le tecniche teatrali, nasce FormaTeatro, che crea esperienze teatrali al servizio dell’impresa. Nel 2012 per conto di Comieco, consorzio Conai, produco “Una Nuova Opportunità” una narrazione/lezione supportata da una fiction multimediale a tinte gialle. Lo spettacolo vince il Premio Aretè Nuvola verde come miglior comunicaizone responsabile… Credo che questo sia stato un primissimo caso di branded content teatrale italiano.
 
COME DEFINIRESTI LA TUA ATTIVITA’ DI BRANDED CONTENT AZIENDALE?
E’ un lavoro artigianale complesso e maniacale. Devi entrare nel tessuto di un’azienda con discrezione, cogliere le loro modalità, competenze e conoscenze perché quello che racconterai dovrà essere, per l’impresa, sia reale che emozionale.

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Paranoie Comiche, l’esordio è già qui

21 Mag

paranoie_locandina2Così si è arrivati all’esordio di Paranoie Comiche: domenica 22 maggio a Milano, presso l’associazione Teatrale Har Baje. Paranoie Comiche è il primo monologo teatrale in cui si sviscera l’epopea tragicomica, spesso fantozziana, del cabaret tv e dei suoi strani metodi di selezione. E’ scritto su temi riconoscibili agli addetti ai lavori ma che possano essere comprensibili a chiunque (chi non ha mai sognato almeno una volta un po’ di visibilità?). E’ un contributo a capire cosa ci sia successo in questi anni, prima che ce lo si scordi del tutto ed è un monologo al femminile, categoria comica spesso bistrattata.

L’interprete è Stefania Carcupino, l’autore del testo è Roberto Gavelli (amministratore di questo blog che mette il “logo” in locandina), la regia di Davide Colavini. Produzione: la fabbrica del clown con Piccolo Teatro Pratico. (vedi evento su Facebook). Indirizzo: Har Baje, via Zuretti 25, Milano. Inizio: tesseramento ore 20.00; inizio spettacolo ore 20.30. Costo: tessera associativa + contributo spettacolo = 12 euro. Ricco buffet dopo lo spettacolo. Per prenotazioni e info: harbajeteatro@gmail.com, oppure: 3476411142.

E’ importante vedere Paranoie Comiche, per scoprire cosa ci sia nel mondo della comicità o per avere la conferma di ciò che abbiamo sempre sussurrato tra noi e non abbiamo ancora avuto la pazienza di assemblare. Per chi si perdesse l’esordio off, la “prova generale” ci saranno altre date e un approdo già confermato a Roma in uno spazio prestigioso.

W la topa! (elemento fondamentale del monologo)

Ananas Blog (Throw down like a barricade)

le nostre Paranoie Comiche, presto andranno in scena

8 Mar
la locandina di Paranoie Comiche

la locandina di Paranoie Comiche

Cosa sono le Paranoie Comiche? Sono quella forma di nevrosi che si è diffusa nell’ambiente negli ultimi 15 anni, composte da cose tipo: “E se mi metto una giacca colorata così il pubblico da casa  mi riconosce come quello con la giacca colorata?” oppure:  “Devo cominciare con una battuta forte, così li prendo subito, sennò cambiano canale”. Abbiamo vissuto (e stiamo ancora vivendo) una follia assoluta,  finalizzata quasi quasi a rendere il comico una macchina commerciale (che però commercializza sempre di meno). Il sottotitolo è: “Il primo e unico spettacolo su chi ha ucciso la risata”.

Questa follia non è mai stata raccontata e rischiava di essere tramandata solo oralmente per poi scomparire come tutte le cose strane e inespresse. La buona notizia è che questa volta non andrà così, perché ci sarà Paranoie Comiche, lo spettacolo teatrale. E’ il racconto, tramite monologo, di Stefania (interpretata da Stefania Carcupino) un’attrice comica preparata, determinata che purtroppo ha attraversato tutte le delusioni del cabaret televisivo. Finalmente approda a una trasmissione di qualità: Innovation Comedy, dove si dovrebbe fare la bella comicità di una volta, ma anche lì le Paranoie Comiche saranno in agguato, con la proposta, anzi l’insidia, anzi il ricatto di doversi travestire da topa… Continua a leggere

il Fondo dello Spettacolo, di Davide Colavini: per capire o per riscoprire

16 Feb
Il Fondo dello Spettacolo (copertina)

Il Fondo dello Spettacolo (copertina)

Il Fondo dello Spettacolo è il primo romanzo del comico, attore, autore, regista e amico Davide Colavini. Si tratta di un romanzo di formazione il cui protagonista è Renato Cavazza, “un cabarettista malato di protagonismo timido. Non ha nemmeno tanto talento, ma è determinato alla causa”, preceduto da una bella e sentita prefazione di Enrico Bertolino (Questo Renato Cavazza è il ritratto della mia generazione di comici innamorati del palco…). Già perché Bertolino viene da quel tipo di gavetta, tanto che, tra molte cose giuste, ci rammenta che “Il locale è ciò che ha permesso alla mia generazione di creare quegli anticorpi da renderci capaci di gestire un palco a un matrimonio o di far da scaldapubblico in una festa di paese in piazza”.

Il romanzo non parla solo agli addetti ai lavori, è il resoconto di tante vocazioni lavorative su cui, alla fine, prevarrà quella di far ridere; che si dipana tra amori, lavori improbabili, tecniche di sopravvivenza, rapporti familiari, crisi esistenziali e momenti di esaltazione; passaggi epocali come quello a cavallo tra l’illusione degli anni ’80 e la disillusione degli anni ’90, per poi giungere all’imprevedibile finale. Continua a leggere

la comicità che sposa il sociale è la nuova frontiera?

23 Mag
Davide Colavini in "UNa nuova opportunità"

Davide Colavini in “UNa nuova opportunità”

La comunicazione sociale può essere quella “terra” dove ci sono ancora investimenti e in cui il comico trasmetta qualcosa di utile alla società? Regalare un sorriso è importante (come racconta Carletto Bianchessi nel suo video messaggio ai giovani comici), ma nel frattempo si può promuovere qualcosa di più importante. Cito un’esperienza personale, non per piaggeria, ma perché si tratta di un buon esempio.

“Un nuova opportunità” è uno spettacolo teatrale e multimediale scritto assieme all’amico Davide Colavini, per Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica) attualmente in tournée per l’Italia. Una nuova opportunità vuole promuovere il riciclo di carta e cartone attraverso un giallo: l’omicidio di un notaio della Milano bene, nella cui trama si intersecano prove costituite da vecchi libri, discariche, piattaforme, in cui la soluzione del delitto è legata al fatto che “qualcosa non è stata gettata via”.

Sul palco c’è un narratore e, ogni tanto, per rafforzare la narrazione (un po’ in stile Carlo Lucarelli), partono dei video di fiction coi personaggi del giallo (tra gli interpreti Max Pisu, Leo Valli, Terry Schiavo). Vedi trailer:

Una Nuova Opportunità è uno spettacolo  per le scuole medie che è prodotto e distribuito Continua a leggere

Davide Colavini e FormaTeatro

2 Apr

il logo di FormaTeatroAvevamo lasciato Davide Colavini, ormai lontano dai laboratori comici a fondo perduto (televisivo) e più improntato verso il “lavoro pagato”, soprattutto verso il teatro di narrazione (leggi intervista).

Tra altre cose sta lavorando con un certo successo nel campo della formazione. E’ un settore su cui, complice la grave crisi lavorativa, molti comici si stanno buttando o si butteranno in futuro, probabilmente spesso in modo velleitario.

Assieme all’imprenditrice e designer Silvia Dal Pont, ha aperto la neonata società FormaTeatro (vedi sito ufficiale) che si propone di affrontare in modo efficace l’approccio comico alla formazione. Li abbiano intervistati sull’iniziativa.

COME È NATA FORMATEATRO?

Formateatro è nata da una collaborazione tra lo studio grafico Semidisegni e il Piccolo Teatro Pratico, e un’amicizia tra Silvia Dal Pont e Davide Colavini. Lavorando a progetti comuni, ci siamo accorti che le nostre competenze professionali e organizzative potevano dar vita ad un percorso di formazione esperienziale unica e originale. 

COSA È FORMATEATRO?

Formateatro è una realtà lavorativa impegnata nell’edutainment formativo, (con edutainment intendiamo un’attività o un programma, educativo e ludico al  tempo stesso), Formateatro non solo fornisce la consulenza e lo studio di soluzioni e strategie per aziende, ma utilizza un metodo formativo d’apprendimento basato sulle tecniche del teatro e del cabaret. 

COSA C’ENTRA IL CABARET CON LA FORMAZIONE?

C’entra. Perché questo metodo utilizza strumenti e tecnologie del mondo della comunicazione e dello spettacolo, estremamente più efficaci e coinvolgenti rispetto ad una formazione tradizionale (anche più divertenti NDR) Queste tecniche si chiamano appunto EDUTAINMENT.

Il metodo fonde il mondo della comunicazione e dello spettacolo con la psicologia relativa al “problem solving” e ad altre questioni aziendali. Basandoci su una formazione esperienziale ci focalizziamo alla soluzione del problema e al raggiungimento dell’obiettivo. Gli strumenti comuni nel mondo dello spettacolo vengono personalizzati e utilizzati nella realtà aziendale. 

QUINDI I VOSTRI DOCENTI SONO DEI COMICI?

Anche, ma anche formatori tradizionali che vengono integrati ad attori, registi, musicisti ed anche psicologi che danno vita a un laboratorio creativo basato su competenze e professionalità. Insomma troviamo il percorso più utile e stimolante per l’impresa concependo la formazione in modo diverso, emozionante, basandoci essenzialmente sulle tecniche della comicità, del teatro, dell’umorismo, dell’improvvisazione, della musica, del cabaret, dei video motivazionali. 

NON C’È IL RISCHIO CHE IL CABARETTISTA, IN QUESTI INTERVENTI, FACCIA PIÙ IL COMICO CHE IL FORMATORE?

È un rischio che circola e che noi abbiamo cercato di prevenire con un cast di formattori collaudati e preparati. La maggior parte dei nostri collaboratori viene dal teatro, dove il percorso è più propedeutico e concepito sull’esercizio e sulla tecnica. I comici che sanno fare anche formazione sono molto interessanti perché possiedono un’esperienza, che in ambiti di public speaking, comunicazione e improvvisazione e altre problematiche si rivela  preziosa.

Diciamo che il cabarettista che fa più il comico può capitare: se magari ti imbatti in agenzie che propongono e gestiscono il comico famoso: non è sempre detto che il comico famoso in tv sia per forza un valido formattore, a volte viene chiamato dalle aziende e società per cercare di capire il suo percorso al successo, ma lui stesso fatica a spiegare i propri meccanismi evolutivi. 

 IN QUESTO CASO COSA SUCCEDE?

Ogni caso è singolo. diciamo che le società che hanno interpellato il comico probabilmente non hanno sviluppato dei giovamenti. il formattore magari intervalla la giornata con la sua vera professione di cabarettista riuscendo comunque a piacere. 

MA POI I VOSTRI COMICI NON FANNO PIÙ I CABARETTISTI?

Certo che sì, continuano a farlo. Ogni insegnante migliora  se continua ad essere un professionista al di fuori della docenza. E poi tra i vari servizi che Formateatro propone c’è anche l’intrattenimento cabarettistico. Noi abbiamo dato una linea personale a questo fuori programma. 

SAREBBE A DIRE?

A meno di richieste particolari, proponiamo spettacoli motivazionali ed emozionali oppure di cabaret personalizzati. Segnaliamo inoltre il sito a chiunque fosse interessato: www.formateatro.com

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

La Famiglia Bernardoni: breve storia avventurosa di un format indipendente (2)

13 Mag

 

La Famiglia Bernardoni 2

Seconda puntata del racconto de la Famiglia Bernardoni (vedi post precedente), raro esempio di prodotto super indipendente finito come una scheggia impazzita (sicuramente per sbaglio) sulla tv generalista. 

… Canal Jimmy, sulla spinta particolare di Bernardoni, produsse Jimmy’s Factory (una fabbrica di 4 sitcom a stagione) sempre con la Barter. Intanto il nostro format era entrato nell’orbita di Fox Life.

La “direzione” (sentito con le mie orecchie) aveva considerato di produrre 50, forse 100 puntate di sketch-com da mettere al traino della seconda serie di Desperate Housewife, allora una delle fiction più cool della tv italiana. Era una proposta da capogiro!

Ci avevano anche imposto di cambiare le protagoniste femminili, cosa che non ci piacque per niente, poiché consideravamo Terry Schiavo e Paola Passatello all’altezza della situazione.

Sono sceso, assieme a Massimo Rocchi della Barter, per una 3 giorni di provini in una Roma straniata dalla veglia per l’agonia di Giovanni Paolo II. Davide Colavini era già nella capitale perché stava lavorando allo sfortunato programma di Pippo Baudo “Sabato Italiano”, e ogni tanto faceva un salto.

Avevamo scritto dei testi ancora più provocatori (-Le piace il sesso anale? Anche a me, allora ci divertiremo!-) ma non c’era nulla di pesante, il tipo di parodia era facilmente comprensibile. Il buon senso dei Bernardoni rendeva ogni cosa accettabile e, allo stesso tempo, comica.

Tutto passava con una certa naturalezza. (vedi la puntata 5 della serie andata in onda su Italia 1)

Dai provini è passato il mondo: Elda Alvigini, poi divenuta popolare interpretando I Cesaroni, autrice di un provino strepitoso; Sabrina Nobile de Le Iene; Gabriella Germani arrivata con la sua manager di allora, Luisa Pistoia (-A noi farebbe molto piacere partecipare a questo progetto-); Paola Minaccioni, Federica Cifola e Alessandra Sarno travolgenti nella loro simpatia; Ines Nobili reduce dallo spot dell’8924 con Claudio Bisio, eccetera eccetera.

Bisogna dire che i provini in generale sono sempre abbastanza rilassati. Solo il mondo ottuso del cabaret li ha trasformati in una fonte tremenda di tensione. Però quelli de La Famiglia Bernardoni furono molto più rilassati rispetto alla media. Diverse “provinate”, in seguito, mi dissero di ricordarli come un’esperienza positiva e fuori dal comune.

Cabaret ricolmo di paste da offrire alle “signore”, molta attenzione ai curriculum…  -Hai lavorato con Ken Olin? Se hai lavorato con Ken Olin allora sei tu che devi fare il provino a noi… a proposito, hai conosciuto Lena (Lena Olin NDR)?-

Svaniva quella 3 giorni di provini e già arrivavano notizie allarmanti. La “direzione” di Fox Life era dimissionaria, quindi il progetto sarebbe saltato. Anzi, pare che ci avesse tenuto sulla corda già da tempo, una situazione tipo la commedia di Peppino De Filippo “Don Raffaele e il trombone”.

Da lì in poi Bernardoni non è più decollata. Prima che rientrassimo in possesso dei diritti e anche dopo. Ci sono stati vari tentativi, compresa una sceneggiatura presentata al Premio Solinas, l’interesse di una casa di produzione di quelle 5 o 6 che sono al top (interesse poi tramontato) e un tentativo di trarne dei pezzi di Cabaret.

Attualmente il format fa qualche sortita ogni tanto fuori dal cassetto. Complice anche il fatto di seguire, sia io che Davide, altri progetti e altre strade…

Forse avrebbe potuto diventare una “famiglia Simpson in carne e ossa”, forse no, forse lo diventerà un giorno, comunque è stata una bella esperienza creativa. Senza ombra di dubbio.

Era destinata al macero, all’archivio delle tante puntate pilota girate e mai prodotte. Invece per una serie di coincidenze finì addirittura su Italia 1.

Bernardoni, a te canto. Tutti noi aspiriamo alla stabilità del cielo stellato, che si rinnova di notte in notte. Ma anche una cometa, vista solo da pochi, per un breve periodo in qualche settore periferico della volta celeste, può essere splendida.

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog

La Famiglia Bernardoni: breve storia avventurosa di un format indipendente

12 Mag

La Famiglia Bernardoni

La storia dei Bernardoni comincia nel lontano 2004, ma vale la pena di essere raccontata. Volevo realizzare una Famiglia Addams i cui componenti si comportassero con la tranquillità rassicurante di una Casa Vianello.

Sviluppai l’idea con Davide Colavini che “inventò” il personaggio di Gino Bernardoni e, in seguito, anche con Massimiliano Conte che curò la regia.

La puntata zero fu girata senza una lira, ma in una bella casa di Milano 2, con protagonisti Davide Colavini, Terry Schiavo, Paola Passarello e Andrea Longo.

Il risultato fu molto “pesante” nei contenuti: c’era una battuta sull’incesto (che, per inciso, fu quella che fece più ridere la Gialappas), c’erano promiscuità sessuale spinta, considerazioni sui preservativi, un ex operaio Fiat usato come schiavo e giocattolo erotico, traffico di neonati, eccetera. Però il tono di normalità riusciva a far “passare” ogni turpitudine.

Quella pilota diventò la puntata numero 3 della serie  poi andata in onda su Italia 1 sia in prima che in seconda serata.

http://www.youtube.com/watch?v=i0s2pp6eMv4

Qualcuno della struttura sitcom di Mediaset disse che, se fosse dipeso da lui, la Bernardoni l’avrebbe prodotta anche subito. Ma alla Gialappas ci arrivammo per una serie di coincidenze.

Quell’anno Mai Dire Grande Fratello & Figli avrebbe aperto ai contributi esterni, selezionati attraverso il concorso Mai Dire Web. Massimiliano Conte fu tra i vincitori (tra loro ci fu anche Marcello Macchia alias Maccio Capatonda). Conte propose La Famiglia Bernardoni che piacque. Per la produzione ci saremmo appoggiati alla leggendaria Barter, da cui tanti sono passati.

Ma era già arrivato agosto e le cose erano ancora in alto mare. Mediaset aveva offerto una cifra troppo bassa. La trasmissione cominciava l’ultima settimana di settembre e questo voleva dire consegnare il primo VHS entro la metà dello stesso mese.

Scrivemmo comunque le sceneggiature di 8 puntate da 3 minuti e mezzo. Poi scoprimmo che erano diventate molto “popolari” dietro le quinte, che erano piaciute molto, tra gli altri, sia ai tre Gialappi che a Mister Forest che all’autore Fabrizio Testini. Nella scrittura potevamo esagerare. Non ci fu quasi nessuna censura. Potevamo esplorare anche l’assurdo. Cito la seguente perla, quando Ercole, l’amico del cuore di Gino propone:

«…A proposito di carte, che ne direste se ci facessimo una bella partita a Ciulapatata?»

«Ah, che bel nome, che cos’è?»

«Niente, è un gioco che facevamo da giovani: in pratica chi vince va letto con la donna dell’altro.»

«Sì, l’idea mi piace!…»

«…Gino, perché non hai giocato l’asso?»

«Che domande Luisa, devo perdere: sua moglie è un cesso!»

«Ah, adesso ho capito: per un attimo ho pensato che non mi amassi più!»

Il destino girò dalla nostra parte: non ricordo perché, ma la prima puntata di Mai Dire Grande Fratello e figli saltò. Quel budget venne spalmato sulle altre puntate e ci furono i soldi (oltre al tempo) per produrre La Famiglia Bernardoni.

Girammo tutto a rotta di collo in tre giorni. Il clima era euforico. Ne erano un po’ tutti contagiati, troupe compresa, per l’assurdità sconsiderata e dissacrante del progetto.

Si sa che spesso certe produzioni sono funestate da una tensione e da una pesantezza estrema, con un risultato finale che è pure scadente; altre volte invece Continua a leggere

Davide Colavini: la vita continua, anche lontano dai laboratori

13 Ott
Davide Colavini

Davide Colavini è un attore, un autore e un comico che, dopo l’approdo alla televisione, passando dalla “frequentazione assidua” dei laboratori, ha deciso di dedicarsi a forme di spettacolo più simili al teatro e alla narrazione.

DAVIDE CI RACCONTI IL TUO APPRODO A ZELIG?

Premetto che faccio teatro dai primi anni ’90, al cabaret ci arrivai nel ‘94/’95 frequentando proprio Zelig: in quegli anni giravo nel locale (ubicato dove oggi c’è il Ragoo) perché era anche sede di lezione della LIT (Lega Improvvisazione Teatrale). Ci tornai poi nel 2003, quando Lucio Wilson e Giancarlo Bozzo mi chiamarono a far parte del laboratorio artistico: fu un esperienza intensa che mi portò a fare la tv: Comedy Lab su MTV, Sabato Italiano con Baudo e nel 2005, Zelig Off.

SABATO ITALIANO NON FU UN PROGRAMMA FORTUNATO.

Sì, nella vita del comico è fondamentale approdare a programmi visti e vincenti: Sabato italiano fu una bella occasione ma sprecata, però l’altra faccia della medaglia fu la gratificante “Famiglia Bernardoni” con la Gialappa’s (Italia 1), poi Tribbù su Rai 2, Sputnik (Ialia 1), Modeland (All Music) e Neurovisione (MTV), questi ultimi due programmi anche come autore.

 COSA TI HA CONVINTO AD ALLONTANARTI DA ZELIG?

Terminata positivamente l’edizione Zelig Off 2005, di cui avevo fatto alcune puntate, chiesi al mio agente di informarsi se ci fosse spazio per Zelig Circus. Fu risposto direttamente da Gino Vignali che non vi era spazio. A questo punto non aveva senso andare avanti in quella direzione,  la mia crescita doveva proseguire altrove, inoltre si aggiunsero altri fattori per me importanti.

QUALI ERANO QUESTI FATTORI?

Un certo appagamento personale dall’aver fatto Zelig Off. Poi volevo stare più vicino alla mia famiglia. Poi la stanchezza dovuta ad anni di frequentazione di laboratori: artistico Zelig in viale Monza tutte le domeniche; Caffè Teatro a Verghera di Samarate tutti i giovedì; Scaldasole a Milano tutti i mercoledì.

PER QUALE MOTIVO HAI DIRADATO LA FREQUENTAZIONE DEI LABORATORI IN GENERALE?

Dopo anni di esperienza di spettacoli live in giro per l’Italia ho acquisito una certa crescita artistica nella capacità di scrittura e di interpretazione. Prima provavo pezzi di pochi minuti in diversi laboratori. Oggi finito un nuovo spettacolo lo faccio debuttare direttamente e per intero in alcuni teatrini. Così facendo guadagno tempo e non mi perdo in giudizi fuorvianti.

Inoltre (ed è la cosa più importante) bisogna rendersi conto delle proprie attitudini e di quando un genere di spettacolo muta: la mia volontà era, essendo prima di tutto un attore, quella di restare nell’ambito del monologo, avendo acquisito dei meccanismi narrativi unici e personali. A un certo punto nei laboratori (a carattere televisivo) non rientravo più e non avevo più soddisfazione. Quindi ho cominciato a lavorare nell’ambito del teatro di narrazione scoprendo un mondo teatrale ancora perfezionabile e migliorabile.

 VUOI DIRE CHE NON ANDRAI PIÙ AI LABORATORI?

Non è che non ci metterò più piede. Ci sono luoghi di cari e vecchi amici, ad esempio il Caffè Teatro. Però non sono sicuramente più un assiduo frequentatore delle serate gratuite, spesso senza un progetto e fini a se stesse.

COME HAI SCOPERTO IL TEATRO DI NARRAZIONE?

Diciamo che l’ho sempre “conosciuto”. Ero attore anche prima di fare comicità, però mi sono avvicinato personalmente a questo tipo di teatro solo negli ultimi anni, quando ho avuto la consapevolezza di poterlo affrontare al meglio.

QUALE PENSI SIA LA TUA STRADA?

Ho fatto la scelta di lavorare principalmente come attore, con tutte le sfumature di questa realtà: oltre al teatro ho lavorato in film, fiction tv, sitcom, varietà, spot pubblicitari, videoclip, lavorato in radio, ho ricevuto proposte come autore e, in teatro, ho debuttato recentemente alla regia. Insomma questa è la mia strada presente… magari tra qualche anno farò qualcosa di completamente diverso ma sarà comunque una scelta voluta e felice.

 QUALI LAVORI HAI FATTO NELL’ULTIMO PERIODO?

Ho da poco esordito alla regia con lo spettacolo “Shakespeare in Green” all’Innovation Festival di Milano 2010; da due anni porto in giro lo spettacolo di narrazione “Capitan Brianza e il destino di Donna Giovanna”; inoltre con Fondazione Cariplo e Residenze Etre, ho lavorato a “Settecentomila” per la regia di Michela Marelli, uno spettacolo sulla Grande Guerra che mi ha visto sia autore che attore. Dulcis in fundo il cabaret. Continuo comunque a farlo in programmazioni che mi cercano: “New Gag Economy – il cabaret aziendale” è il mio spettacolo più recente.

PROGETTI PER L’IMMEDIATO FUTURO?

Per il 2011 uscirò con altre quattro produzioni teatrali, una di queste è una collaborazione con un importante cantante degli anni ’80 (non posso fare il nome) per un tributo di concerto/spettacolo a Herbert Pagani.

 UN CONSIGLIO AI GIOVANI COMICI…

Farlo significa ammettere di essere anziani… Posso solo consigliare di non fossilizzarsi su ciò che oggi può portare al successo, ma di fare esperienze diverse e, se possibile, divertenti; dedicarsi alla frequentazione di scuole di teatro; elaborare progetti insieme, come una volta le vecchie compagnie (Teatro Dell’Elfo, Bronkovitz, Gran Pavese, ecc)

Ultimo consiglio forse spietato: se non avete attitudini non insistete troppo, anche la decisione di non fare questo mestiere può essere un alternativa interessante. Per comprendere le proprie capacità artistiche bisogna interrogarsi continuamente sul proprio andamento lavorativo e la propria crescita, rimettersi in discussione più del dovuto, infine non date per consolidato quel che avete finora realizzato, perché tutto cambia.

 

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