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Zelig Bananas: il tentativo di censurare il diritto di cronaca con la “norma liberticida”

1 Feb

Zelig Bananas stabilisce arbitrariamente che tutto ciò che succede nei laboratori non può essere raccontato al mondo esterno!!!

L’ultima follia di Zelig!!! censura, nascondi, occulta… (non pensate, non guardate, non discutete…)

Nelle liberatorie spunterebbe addirittura una “norma ad personam” contro Ruben Marosha!!!  e ogni eventuale plagio o furto di battuta non potrebbe essere raccontato…

A volte non c’è limite al peggio. Ananas Blog, in seguito all’inchiesta di Ruben Marosha dietro le quinte dei laboratori Zelig (vedi link a fine articolo) ha avviato un’analisi sulle liberatorie fatte firmare durante gli Zelig Lab. Da allora Bananas srl sembra aver iniziato una “ridefinizione” delle liberatorie, scivolando talvolta  nel grottesco. Ci è pervenuta una delle liberatorie di “ultima generazione”, la peggiore di tutte, che conterrebbe addirittura una norma contro la libertà di parola, infatti l’articolo 3 contiene il seguente delirio (è vero, non è uno scherzo):

 Art. 3 – Divieto di riprese audio e video – obbligo di riservatezza È fatto espresso e assoluto divieto di registrare e/o riprendere con qualsiasi mezzo audio e video e audiovideo, i luoghi, le persone e lo svolgimento dei Laboratori, comprese anche le esibizioni dal vivo. Il Partecipante riconosce che tutte le clausole del presente regolamento, tutti i documenti e tutte le informazioni di qualsiasi tipo inerenti al Laboratorio (di seguito “Informazioni Riservate”) hanno carattere riservato e di valore, e che qualsiasi atto di divulgazione di dette Informazioni Riservate potrà essere punito ai sensi di legge. Pertanto il partecipante non rilascerà né direttamente né indirettamente alcuna dichiarazione pubblica o annuncio con riguardo al presente Regolamento, ovvero rivelerà o discuterà in qualsiasi maniera con terzi alcuna Informazione Riservata senza la preventiva autorizzazione scritta dell’Organizzatore.

Traduciamo in italiano:  Non si può riprendere, fotografare o registrare in audio qualsiasi elemento relativo a un laboratorio (compreso il dietro le quinte, comprese le persone che vi partecipano), insomma non si può fare “testimonianza” in alcun modo di quello che succede.

Inoltre: nessuno può rivelare al “mondo esterno”  cosa succede durante un laboratorio (dentro e fuori dal palco), nessuno può discuterne con qualsiasi persona. E’ di fatto messo un bavaglio alla libera opinione e al libero racconto dei fatti.

Qualsiasi testimonianza (racconto, foto o registrazione) relativa a un laboratorio passa arbitrariamente sotto il titolo di “Informazione Riservata” (non si capisce perché, non si capisce a che titolo, in base a quale necessità una “palestra” di cabaret usi una regolamentazione così paranoica).

I trasgressori vengono minacciati di ritorsioni legali (senza citare quale articolo di legge verrebbe violato). La cosa assomiglia ai cosiddetti Non-disclosure agreement (vedi definizione su Wikipedia) “Tali accordi sono spesso firmati quando due aziende o privati pensano di fare affari assieme” (ah ah ah!) oppure al patto di segretezza che alcune sette religiose fanno firmare agli adepti affinché non rivelino certe pratiche tenute confidenziali (ah ah ah! Risata doppia!)

LA COSA, SE VERA, AFFOGHEREBBE NEL SUO STESSO RIDICOLO (basta reportage tipo quello di Ruben Marosha, basta libere testimonianze di chi ha avuto brutte esperienze con gli Zelig Lab).

Si tratterebbe di un patetico, maldestro, assurdo, ridicolo tentativo di soffocare ogni voce critica sulla fabbrica di prestazioni di lavoro gratuito denominata “Laboratorio Zelig”. Ovviamente se applicata (ma la violeremo a ripetizione) la norma impedirebbe i racconti e le inchieste apparsi sul blog.

E’ logico che la liberatoria/bavaglio cerchi di violare il diritto di parola e di espressione e il diritto di cronaca. Un’assurda gabola per mettere la museruola ai racconti dietro le quinte di Zelig, azione critica pienamente legittima e democratica.

Davvero una delle pagine più brutte di questa parte della sinistra “finto arancione”, miliardaria ma, a quanto pare, ossessionata dal mistero, sinistra di cui ci vergognamo profondamente. Se davvero avete pensato di farla diventare  regola, ritiratela immediatamente… forse era una burla, felici di esserci cascati, ci rideremo sopra.

il “famigerato” Articolo 3 del “codice penale Bananifero”

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Link: Primo video Ruben Marosha; secondo video; la “finta” scuola di recitazione; La finta scuola 2; laboratori Zelig e business.

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