Tag Archives: Falsa dichiarazione

l’Articolo 3 è già stato cancellato?

6 Mar

Le nuove liberatorie per accedere agli Zelig Lab, probabilmente rielaborate da Bananas srl in seguito alle inchieste di Ruben Marosha (guarda il primo video), contenevano un assurdo e illiberale Articolo 3, nel quale si vietava di riprendere, fotografare, raccontare qualsiasi cosa succedesse dietro le quinte e sul palco di un laboratorio (leggi post sull’Articolo 3), manco si trattasse del rito segreto di una setta esoterica.

Alcuni amici hanno recuperato il Continua a leggere

Affetto e benevolenza: due “sentimenti” poco probabili

23 Giu

Nell’analisi delle liberatorie Zelig (innescata dal video di Ruben Marosha) ci occupiamo di quella sulla “prestazione d’opera gratuita”, che sembrerebbe voler mettere una pezza fiscale a uno dei temi più controversi delle politiche Bananas, quello della “gratuità” nei laboratori:

L’accenno al Dpr 445/2000  (Testo Unico in materia di documentazione amministrativa) sottintende  che chi firmi il falso commetta un reato (queste cose vengono spiegate ai comici?). Più giù è contemplata l’unica possibilità: che la prestazione sia avvenuta per “affectionis vel benevolentiae causa” (in parole povere per “affetto e benevolenza”). Cosa significa?

Partiamo dalla decisione della Corte di Cassazione, sezione lavoro, 26 gennaio 2009, n. 1833, la quale afferma che: “Ogni attività lavorativa è presunta a titolo oneroso salvo che si dimostri la sussistenza di una finalità di solidarietà in luogo di quella lucrativa…”

La liberatoria vorrebbe affermare che esista una finalità  che sollevi dall’obbligo di qualsiasi retribuzione. Il bello è che la decisione sopraccitata nasce dal caso di due persone che lavoravano assieme e che erano in relazione sentimentale…

Ovviamente la mancanza di una liberatoria prefigurerebbe una prestazione “in nero”. Ma è comunque strano che Bananas, negli Zelig Lab, oltre a essersi ritagliata una totale esenzione Enpals (vedi post precedenti sull’argomento), sia sia anche “concessa” una totale esenzione dalle retribuzioni previste dalla legge quando c’è un fine di lucro (ricordiamo che Bananas fattura una media di 15/16 milioni di euro l’anno).  

Inoltre c’è anche la totale perdita dei diritti Siae da parte dei comici, anche se l’azione comporta cifre molto basse e sembra avere un impatto più psicologico che economico. Bisogna anche ricordare che la prestazione di ogni comico, non è ristretta ai 3 minuti del pezzo, ma comprende spesso una giornata lavorativa che può arrivare a 10 ore e oltre (tra prove, spostamenti, serata).

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

La stessa Bananas demolisce il concetto di improvvisazione

21 Giu

Il fatto che i laboratori Zelig non facciano alcuna forma di improvvisazione è scritto ancora meglio (la realtà supera il blog) e in modo che non lascia dubbi sul sito di Area Zelig (vedi link). Riportiamo il tratto saliente, sottolineando solo in rosso i passaggi più illuminanti: 

“Ogni appuntamento di laboratorio prevede due momenti di lavoro: uno pomeridiano in cui comico e autore si confrontano, segue una fase di studio e le prove sul palco del pezzo comico proposto dall’artista. A questa primo momento fa seguito la fase serale in cui si svolge lo spettacolo del comico. L’esibizione e’ coordinata dall’autore secondo una scaletta di interventi dei vari partecipanti al Laboratorio al fine di offrire uno spettacolo unitario al pubblico presente e pagante.”

Qua ci pigliano per i fondelli, veramente (e lo stanno facendo da anni, sulla nostra pelle).

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, che qualcun’altro doveva fare)

Giovanna Senatore intervistata su laboratori e improvvisazione

20 Giu
Giovanna Senatore

Giovanna Senatore è autrice di un’imperdibile testimonianza sui laboratori Zelig, pubblicata sul blog (leggi il post completo).

Ne approfittiamo per farle qualche semplice domanda sul tema trattato nel post precedente, cioè sulle incongruenze dell’improvvisazione così come viene certificata nelle “liberatorie zelighiane”.

GIOVANNA, A QUALI LABORATORI ZELIG HAI PARTECIPATO?

Laboratorio artistico, Laboratorio Oggi le Comiche (come comica) e Strangers in the Night (come autrice).

IN QUESTI LAB SI PORTAVANO PEZZI PREPARATI IN PRECEDENZA?

Certo: si portava repertorio. Per elaborare un paio di pezzi ci vuole molto tempo, poi magari li fai “per l’eternità” (infatti negli Zelig Lab i pezzi si ripetono in modo spesso ossessivo NDR).

C’ERANO LE PROVE AL POMERIGGIO?

Le prove…ni…nel senso: con gli stranieri le si faceva per forza, si provavano entrate e uscite, alcuni ripetevano i pezzi, le migliorie aggiunte e quant’altro.

SI ELABORAVA UNA SCALETTA?

La scaletta assolutamente Sì! Anzi, se arrivavi all’ultimo (intendo per le 20) quasi quasi non potevi salire sul palco perchè la scaletta era poco “modificabile”. C’era proprio la figura dello SCALETTISTA, colui che è in grado di selezionare la giusta proporzione di pezzi comici differenti tra primo e secondo tempo, per non rendere noiosi né l’uno né l’altro.

HAI MAI NOTATO CASI D’IMPROVVISAZIONE?

Casi d’improvvisazione rari, ma qualcuno c’era: nel senso che magari ci si ricordava poco il pezzo. Lo si faceva più volte alla settimana, eppure magari un vuoto di memoria ti capitava (ironia della sorte: l’improvvisazione c’è solo quando si esce dalla scaletta prestabilita NDR).
 
SI FIRMAVANO LIBERATORIE?

Di liberatorie ai miei tempi ne ho viste poche, solo a Strangers le facevano girare, ma raramente venivano firmate o compilate integralmente. Erano sicuramente diverse da quelle pubblicate. Parlo comunque del 2004/2005
 

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare) 

Commento: di queste semplici testimonianze se ne potrebbero raccogliere decine e decine (ad averci il tempo e se ci fanno lavorare). L’insieme serve a dare un’idea chiara dei temi trattati nel blog anche a osservatori esterni. Questa di Giovanna Senatore è particolare: già un po’ di anni fa le liberatorie erano “a macchia di leopardo”, l’improvvisazione non esisteva, i laboratori erano una fucina di pezzi televisivi (usando manodopera gratuita). Non è cambiato nulla!

Liberatorie: tutte le incongruenze del concetto di “improvvisazione”

19 Giu

Nel post Le liberatorie: una “truffa” basata sull’autocertificazione? Abbiamo iniziato a sottolineare gli “errori” della liberatoria (quella relativa alla Siae) che i comici devono firmare per salire sul palco di un laboratorio Zelig (anche se poi in alcuni lab, non si sa perché, non si firma nulla).

Qui riportiamo un passaggio (è così proverbiale, che quasi tutti nell’ambiente lo conoscono bene) della liberatoria Siae:

 

IN UN LABORATORIO ZELIG, AFFERMARE CHE IL REPERTORIO SIA FRUTTO DELL’IMPROVVISAZIONE DEL COMICO È UN’AFFERMAZIONE QUASI AI LIMITI DELLA FANTASCIENZA.

IMPROVVISARE: “Tenere un discorso, comporre versi o musica per immediata ispirazione, senza preparazione” (dal dizionario Zingarelli). IMPROVVISAZIONE TEATRALE: “… è una forma di teatro dove gli attori non seguono un copione definito, ma inventano il testo lì per lì improvvisando.” (Da Wikipedia)

Ci sono tantissimi argomenti per dimostrare come anche questa parte della liberatoria sia fallace.  Elenchiamoli:

1) Negli Zelig Lab i pezzi vengono elaborati in precedenza. Non a caso, l’autore spesso ne riceve preventivamente il testo via mail.

2) Lo spettacolo (di fronte a un pubblico pagante) è sottoposto a una scaletta molto rigida sia nella sequenza che nel minutaggio.

3) la scaletta viene elaborata durante le prove al pomeriggio. Le prove stabiliscono esattamente il modo in cui si svolgerà lo spettacolo (per i profani: basta andare nel luogo di uno Zelig Lab al pomeriggio e si vedranno gli autori e i comici provare pezzi ed elaborare la scaletta).

4) Da sempre, negli Zelig Lab, l’improvvisazione è TASSATIVAMENTE vietata (salvo rare eccezioni, che però vengono emarginate perché ritenute non televisive).

5) I laboratori promuovono solo ciò che è potenzialmente televisivo (quindi precostituito, elaborato con cura attraverso prove su prove, scritto e riscritto in precedenza).

6) Chiunque sfori i tempi della scaletta perché improvvisa viene subito redarguito, rischia di essere emarginato, acquista fama di essere poco affidabile (come sanno bene gli addetti ai lavori e come si può spiegare facilmente ai profani, indicando esempi e circostanze).

7) la definizione stessa di laboratorio data da Bananas (vedi link) parla di comicità scritta e poi provata (che è l’esatto opposto di improvvisazione):

“Il Laboratorio Zelig è un’officina, una palestra dove aspiranti comici testano sketch inediti davanti a un pubblico vero. Uno spazio di studio e sperimentazione di nuove forme di comicità, scritta e agita…”

Leggendo tutto,  non vi è alcun accenno all’improvvisazione.

8 ) Nei laboratori Zelig qualsiasi interazione col pubblico è “vietata”. Gli autori la reprimono all’istante. Eppure è proprio l’interazione col pubblico la principale, se non l’unica fonte di improvvisazione cabarettistica (alcuni bravi mestieranti reggono interi spettacoli su questa tecnica).

9) il repertorio, così come strutturato nei laboratori Zelig, finisce nel laboratorio di Zelig Off, poi a Zelig Off, poi in prima serata. La pratica dei laboratori si basa su una ripetizione maniacale che è agli antipodi rispetto all’improvvisazione.

10) Nei laboratori molto spesso i comici esibiscono il loro repertorio, soprattutto per “tenere su la serata” e quindi divertire e/o attrarre il pubblico pagante.

11) esistono laboratori indipendenti (come si può notare su facebook) che dichiarano apertamente di essere luoghi in cui si provano pezzi da portare poi ai lab e ai provini di Zelig e di Colorado.

12) una delle cose più gravi (se non la più grave) che si possa dire di un comico “caduto in disgrazia” è il fatto che lui abbia commesso l’errore di sforare rispetto al rigido copione previsto, sottolineando che chi fa così si “brucia” nei confronti di Zelig.

I motivi sono più che sufficienti. Non ci sono scappatoie: siamo di fronte a una dichiarazione totalmente incongruente con la realtà, il cui effetto è di defraudarvi della vostra creatività, di usurfruire di una grande quantità di lavoro gratuito, evitando di pagare ciò che la legge pretende sia pagato.

Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve)

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