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Clara Campi, tra stand up e femminismo

28 Mar

Clara Campi 2Clara Campi è un’attrice formatasi inizialmente negli USA che, negli ultimi anni, in Italia si è dedicata soprattutto alla Stand Up Comedy. Ha scritto due one-woman show, “Claramente” e il recente “E’ difficile essere facile”. Attualmente vive a Milano, città dove organizza serate ed “open mic” con il suo gruppo “Melamarcia”. L’abbiamo intervistata nell’ambito dell’interesse che Ananas Blog ha verso la stand up comedy fin da prima che si diffondesse.

L’abbiamo intervistata anche per capire un punto di vista femminile in un mondo comico dominato dai maschi.

Clara ciao, come hai iniziato a fare stand up?

Allora, si può dire che abbia avuto due “inizi”. Il primo fu a New York, dove ho frequentato l’American Musical and Dramatic Academy e dove ho vissuto per più di quattro anni. Facevo parte di due gruppi di sketch comedy e con uno di questi in particolare, le “NoMansLand”, frequentavamo spesso le serate open mic. Piano piano, ho iniziato anche a sperimentare il palco da sola e quindi a scrivere monologhi. Poi, appena tornata in Italia, non sapevo bene come inserirmi nell’ambiente e mi sono imbattuta in persone molto focalizzate sulla TV, sentendomi dire le solite cose: “I monologhisti non li vogliono”, “serve il personaggio”, “bisogna interagire col presentatore” eccetera. Ci ho provato, ma non mi trovavo bene.

Ho poi frequentato il corso di scrittura comica di Dado Tedeschi, che mi ha spinto a mollare i personaggi e a parlare invece di quello di cui volevo davvero parlare. E quello è stato il secondo inizio, da cui è partito tutto: i miei due spettacoli, i Melamarcia e tutto il resto.

Il gruppo Melamarcia Comedy, è vero che è stato il primo gruppo stand up in Milano? Quali sono le sue attività?

Certo! Noi Melamarcia ci siamo formati prima che nell’ambiente esplodesse la “moda” dello stand up. Siamo anche stati i primi ad organizzare serate di open mic a Milano, all’inizio erano al Panino 900 di via Savona, ora ci siamo spostati alla Dogana di Milano in Duomo. Oltre agli open mic, organizziamo serate, sia di gruppo sia singole, dato che ognuno di noi (cioè io, Luca Anselmi, Edoardo Confuorto, Peo Fallarino e Giorgio Magri) ha almeno uno spettacolo in repertorio. Spesso coinvolgiamo anche altri comici amici e siamo molto contenti del fermento che si sta creando intorno alla stand up.

Il tuo nuovo spettacolo si chiama “È difficile essere facile” di cosa parla? Cosa vuoi comunicare?

Lo dice il nome stesso, parla delle difficoltà di essere una “ragazza facile” nella nostra società. Ci riteniamo tutti di mentalità aperta, poi in realtà stiamo tutti a giudicare il comportamento sessuale delle donne. E’ facile parlare di questi temi in modo astratto. Io ci metto la faccia perché queste discriminazioni le ho vissute e le vivo tutti i giorni sulla mia pelle. E non mi nascondo. Se io scelgo di vivere la mia sessualità come preferisco e mi dai della “troia” non sono io che ho un problema. Sei tu. Continua a leggere

La rivoluzione pacifica (ma censurata)

30 Mag

Filippo Giardina (che fa parte degli amici di satiriasi – l’officina della satira), ha recentemente realizzato un rap ironico dal titolo “La rivoluzione pacifica”.

(Guarda il video di La rivoluzione pacifica)

La canzone vuole essere un inno contro il maschilismo, un invito a dedicarsi senza contropartite al piacere femminile. Dopo tutto c’è un’inflazione di battute becere sul sesso orale visto come fellatio (a partire da quella del premier che gelò i giovani laureati, sul suggere lo champagne o la birra).

Sul fronte opposto c’è il vuoto.

Il pezzo sta piacendo, ha raggiunto 3600 contatti su youtube (tutti arrivati da facebook) e, quando viene eseguito dal vivo, viene cantato in coro dalle signore di tutte le età presenti in sala.

Però, proprio per l’invito esplicito contenuto nel refrain, alcune radio e alcune web radio, pur apprezzandolo, non se la sono sentita di mandarlo in onda. In effetti anche chi scrive, adesso, ha un blocco nel digitare  “****o la ***a”.

I Monologhi della Vagina risalgono al 1996, eppure poco è cambiato…

Ci scontriamo con un tabù assurdo. Piuttosto che affrontarlo, la tendenza è  di svincolare e  di trovare delle metafore per evitare la semplice definizione. Allora, diciamo che si tratta di ciò che Bill Clinton, se fosse stato donna (Guglielma invece di Bill), avrebbe ricevuto se, sotto la scrivania, avesse avuto uno stagista maschio.

Comunque fatelo!

Ananas Blog  

 

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