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La puntata 14 di Zelig (che si registrò in febbraio)

28 Apr

sembra ieri, ma era febbraio

C’è molta ironia in ciò che è successo ieri sera: è andata in onda la puntata 14 di Zelig, che in realtà fu registrata martedì 14 febbraio e che non venne trasmessa il venerdì della stessa settimana per evitare la débacle di ascolti contro Sanremo. La débacle c’è stata lo stesso: 3.999.000 telespettatori (sotto la quota psicologica dei 4 milioni) e sotto il 17% di share, regalando una netta vittoria a Rai 1.

La cosa strana è che sembrava fine stagione, puntata molto stanca, eppure l’allegra banda capitanata da Claudio Bisio avrebbe dovuto essere al massimo della forma e della freschezza. Vediamo i contenuti:

Paolo Labati a schiaffo, il disegnatore comico Al Valenti, Salvatore Marino col TG, Fausto Solidoro – Marìo de Janeiro, Giuseppe Giacobazzi col racconto di Marione, Fausto Solidoro ha l’onore di un balletto (cosa che capitò anche a Simone Barbato), Gabriele Cirilli con Kruska, Claudio Batta con Capocenere, I Pali e Dispari, Giorgio Verduci, Paolo Migone (monologo classico),

il bravo Francesco Damiano con Giallorenzo (terza puntata, tutte andate in onda a macchia di leopardo, potevano crederci un po’ di più…), ottimo ritorno di Flavio Oreglio, bel pezzo in bilico tra scienza, filosofia e comicità, Andrea Di Marco (E tu di Baglioni attualizzata), pezzo a due Cortellesi Bisio, La Ricotta con le pie donne, Leonardo Manera – Batista.

 Marco Guarena – Ninfo Point, Claudio e Paola cantano, torna l’ottimo Antonio D’Ausilio, Paolo Casiraghi – Chuparosa, Anna Maria Chiarito – Shanti (puntata numero 2, stesso discorso: ma datele almeno 5 o 6 puntate di fila!), Sambucco – maniaco con Renato Lauretta, Massimo Bagnato, Bove e Limardi chiudono.

Pezzo migliore della serata: Flavio Oreglio.

Che si andasse verso un crollo della qualità generale del format era prevedibile (poiché inevitabile). Il male parte da lontano. La puntata spostata ad aprile per evitare il disastro negli ascolti, che poi l’ha provocato lo stesso è uno scherzo beffardo del destino. Altra coincidenza: proprio ieri dava le dimissioni Pep Guardiola, dopo aver vinto tutto col Barcellona (cosa che forse Zelig avrebbe dovuto fare già da un po’, ritirandosi quasi al culmine della gloria del format).

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Giovanni Vernia e i “pacchi” da 7.000 euro

24 Set

Di Gat e Infiltrati Veneti  

I DISASTRI DELLA CONQUISTA DEL VENETO    

 
 
 
 
 

   

Giovanni Vernia alias Jonny Groove

  

L’ultima stagione di laboratorio Zelig in Veneto si è svolta alla Fucina Controvento di Mestre (inizio giovedì 22 ottobre 2009). Non è andata bene. Il luogo, un circolo culturale ARCI, voluto con una certa insistenza da Bananas (l’agenzia di Zelig), probabilmente non era adatto a un evento di comicità in una serata come il giovedì: troppo fuori mano come collocazione (la zona industriale di Mestre), abituato più alla musica live che al cabaret. Risultato: poca gente, problemi anche tecnici (e di riscaldamento in pieno inverno) e infine chiusura anticipata dell’esperienza.  

 Inframmezzato al laboratorio, Bananas ha venduto ai gestori del locale un pacchetto di 3 serate con artisti tutti provenienti dalla prima serata Zelig: Giovanni Vernia (alias Johnny Groove) previsto giovedì 12 novembre 2009; gli Slapsus (26 novembre 2009) e Giancarlo Kalabrugovic (10 dicembre 2009).  (27.09.2010, ore 16.40 circa: aggiungo postuma una precisazione arrivata dagli Slapsus: la loro serata non è stata venduta da Bananas, ma direttamente al locale a un prezzo “abbordabile”. Inoltre hanno un solo pezzo dietro a un paravento, non come affermato più avanti).  

12.11.2010: DESCRIZIONE DI UN BAGNO DI SANGUE  

Dopo l’esibizione di Giovanni Vernia, pagata 7.000 euro, quelle degli Slapsus e di Kalabrugovic sono saltate per ovvi motivi. La serata del 12 novembre ci è stata raccontata da chi era presente e che, al ricordo, prova ancora un senso di tristezza e di indignazione. Ma proviamo a descrivere quello che è successo in presa diretta…  

Sono presenti una cinquantina di persone, ingresso con tessera Arci 15 euro, e questo basta a evidenziare il pesantissimo passivo economico. Ma almeno lo spettacolo (regia di Paolo Uzzi) è valido?  

Giovanni Vernia, vestito da Johnny Groove, sale sul palco accompagnato da Giancarlo Barbara che gli fa da spalla. La gente è venuta a vedere Vernia/Groove, nel cartellone, nelle locandine e nella rassegna stampa Giancarlo Barbara (che ha fatto Zelig nel 2007) non era neanche menzionato!  

Giovanni Vernia fa il suo pezzo televisivo pari pari, senza variazioni, con tutte battute già sentite nella stagione tv replicate al millimetro, senza una virgola inedita, poi esce e lascia Giancarlo Barbara a intrattenere il pubblico.  

Giovanni Vernia torna sul palco come Johnny Groove, fa un altro pezzo (sempre già sentito al millimetro), poi lascia ancora il non previsto Giancarlo Barbara a fare il suo repertorio.  

La terza uscita di Vernia è col personaggio del fratello serio di Johnny Groove, uscita definita da “pollice verso” che suscita appena qualche minima risata (sull’onda del richiamo al personaggio conosciuto).  

Di nuovo Giancarlo Barbara solo sul palco…  

Nell’ultima uscita Giovanni Vernia ritorna nei panni di Johnny Groove e chiude con un pezzo di animazione da villaggio turistico: divide il pubblico in tre parti e fa dire a ogni settore un pezzo dei suoi tormentoni televisivi (e siamo noi, siamo noi, ecc). Giancarlo Barbara lo accompagna alla chitarra.  

Fine dello spettacolo. Totale esibizione di Giovanni Vernia: 15/20 minuti (compresa la parte finale dilungata con animazione sul pubblico). La serata, dai commenti raccolti, risulta molto, molto, molto deludente.  

UN EPISODIO EMBLEMATICO  

È la prima volta che viene raccontato nero su bianco, consultabile, ciò che si dice ufficiosamente da anni: molti comici Zelig non hanno uno spettacolo, vengono venduti a prezzi spaventosamente alti e fanno disastri, fanno flop in giro per l’Italia bruciandosi loro e bruciando la possibilità future di fare ancora cabaret in quei posti.  

Per la prima volta si puntano i riflettori sugli effetti collaterali dell’assurdità tipica di questi ultimi anni: la produzione massiccia di comici che hanno solo i 5 minuti, non hanno uno spettacolo, hanno saltato la gavetta.  

Sinceramente pensavamo che Giovanni Vernia venisse venduto a 1500, massimo 2000 euro (che ingenui) dato che non ha uno spettacolo.  

CI SONO O CI FANNO?  

L’episodio raccontato rafforza ulteriormente l’impressione che i laboratori siano al servizio del business Zelig (vedi post): colonizzare una zona, usare l’evento laboratorio per vendere pacchetti costosi, desertificare il cabaret, consumare i fenomeni del momento per poi mettere nel tritacarne altri fenomeni dalla durata corta.  

Ma business a parte, se guardiamo alla programmazione della Fucina Controvento non riusciamo a capire se ci troviamo di fronte a una grande furbizia o a una grande ingenuità. Ci sono fenomeni che riescono a staccare migliaia di biglietti (come Giacobazzi), ma Vernia sembra più un’operazione “rastrella quel che si può finché dura”. Nessuno di buon senso lo metterebbe a fare da traino al cabaret in un posto nuovo, per fare l’apertura a una rassegna, soprattutto a quei prezzi. Gli Slapsus sono tecnicamente bravi, ma fanno uno spettacolo interamente mimato dietro a un paravento. Kalabrugovic fa ridere, ma non ha uno spettacolo rodato di quelli che sai che spaccano e che attirano folle di gente e che regge la distanza dell’ora. Insomma, la programmazione dei 3 “big Zelig” è stata fatta in modo suicida: se uno avesse voluto affondarla apposta avrebbe fatto le stesse cose.  

Ma il problema è un altro: quanti “spettacoli bidone” (da prodotti creati “in laboratorio”) sono girati in questi anni, quanti ne girano e quanti ne gireranno in futuro?  

Fino a questo momento la cosa è avvenuta in un silenzio totale appena disturbato da un sussurrare in sottofondo. Ora è possibile parlarne. Ne parleremo…  

(Continua…)   

   

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