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la maledizione della ripetizione

8 Feb

La nostra comicità è intrappolata nel “sortilegio della ripetizione”. Sotto il cielo italiano la sorpresa e l’imprevedibilità l’avevano sempre fatta da padrone. Milano, per esempio, era grigia e industriale, ma da lì nascevano dei fenomeni irregolari come Jannacci, Fo, Gaber, il Derby, i “comedians” del Teatro dell’Elfo.

Questo prima che finissimo tutti senza speranze nella trappola della ripetizione, il cui scopo sembra sia quello di “fidelizzare il pubblico” ammazzando la risata, vista come pericoloso elemento di anarchia. Un altro scopo potrebbe essere quello di produrre in serie tanto materiale a basso costo: prendo il file doc della prima puntata e ci scrivo sopra gli sketch successivi (a cett, cett, sono Figo, maresciallo Tony Figo, fai schiiiiifo).

Anche Zelig Uno appena concluso, non si è sottratto a questa regola ferrea. Prendiamo a esempio uno dei personaggi  più riusciti, la SoS  Tata della bravissima Maria Pia Timo. L’ingresso dev’essere sempre uguale: stesso passo, stessa postura, stesso modo di reggere la cartelletta, il “Buonasera” modulato sempre nello stesso modo. A un certo punto, sempre nella stessa modalità, la tata leggerà delle lettere provenienti da località che sono giochi di parole, sempre sullo stesso stile di battuta (sempre parodia dei nomi di paesi lombardi): Manganellate sul Membro, Leccate sul Collo, Menate da Basso. Alla risata sulla battuta, la tata farà una pausa e guarderà il pubblico (sempre nello stesso modo), alzando la testa sempre con la stessa angolazione. Continua a leggere

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