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Se stasera sono qui, c’era qualcosa simile da un’altra parte

27 Set

Veronica Nuzzo e Massimo Di Biase?

Se stasera sono qui, su La7, show condotto da Teresa Mannino e prodotto da Bananas srl, sta mantenendo i suoi obiettivi: tenere bassi gli ascolti della rete concorrente ai business di viale Monza (ieri sera appena il 2,75% di share) e allenare la brava Teresa per la prima serata di Canale 5. Uno dice: Bananas ha l’occasione di sperimentare, dopo anni e anni di varietà comici commerciali e serializzati, chissà cosa produrrà! Chissà che esplosione creativa!

Invece la scelta è stata quella di fare un simil “Vieni via con me” di Fazio/Saviano: il titolo di una canzone famosa che diventa l’attacco per monologhi di “qualità”. Non solo: Se stasera sono qui assomiglia (anche) pari pari, uguale uguale a “Fratelli e sorelle d’Italia”, show andato sulla stessa rete, in cui si alternavano racconti comici ad altri più di qualità e di impegno sociale (il tipo di scansione dei due show è identico).

Ieri sera poi è partito un deja vu pazzesco (quello della serie: questo pezzo l’ho già sentito): tra le nebbie dello zapping è sembrato di sentire Veronica Pivetti e Massimo Ghini… Invece erano la coppia Nuzzo – Di Biase, anche se il pezzo era uguale. Chiariamo: non uguale nel testo, ma nell’impostazione : a due voci, con citazioni colte prese dal passato (nel primo caso l’unità d’Italia, nel secondo le differenze tra uomini e donne) chiuse spesso da battute.

Confronta i due pezzi: Ghini e Pivetti (è all’inizio) e quello di Nuzzo e Di Biase (dal minuto 19,30 circa)

Insomma: Se stasera sono qui è un format praticamente preso mischiando i concept di due altre trasmissioni, senza un’idea originale, e con addirittura pezzi simili a quelli già andati in onda (non è plagio? allora è fantasia inaridita…).

Da segnalare la conduzione che si è “zelighizzata”: ed ecco a voi, il prossimo ospite è, lui era… (ops, ma tanto è una palestra per la conduzione su Canale 5 accanto a Mr Forest).

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Teresa Mannino condurrà Zelig, ma sei Nostradamus?

6 Set

SE STASERA SONO QUI (BECCATI QUESTO) DOMANI ME NE VADO A CANALE 5!!!

Oggi alle 12.08, davidemaggio.it  (blog di solito ben informato)  ha dato la notizia  in anteprima che la prossima edizione di Zelig sarà condotta da Teresa Mannino, assieme a Mr Forest. (leggi post). In un  commento al post precedente, commento scritto su Ananans alle 10.03 quindi 2 ore prima, avevo ipotizzato che la Mannino si stesse preparando a condurre Zelig. Questo senza essere Nostradamus. 

LA SINDROME DELLA LONGOBARDA

Infatti il format è così inconguente e lento che sembra fatto apposta per fare pochi spettatori. Nel film “L’allenatore nel pallone”, Oronzo Canà (Lino Banfi) viene chiamato ad allenare La Longobarda con lo scopo segreto di retrocedere in serie B, poiché la serie A è troppo costosa.

Allo stesso modo “Se stasera sono  qui…” potrebbe avere le seguenti risultanze: 1) prendere i soldi da La7 2) evitare che La7 abbia un format di successo che faccia concorrenza a Mediaset 3) Evitare che La7 abbia un format comico di successo 4) usare l’esperienza di “Se stasera sono qui…” (volutamente ridotto a un work in progress) per testare la conduzione della Mannino e farla arrivare in forma alla prima serata Zelig (portando via spettatori a La7).

WILL LA7…

Alla luce di quanto detto sopra, ma quanto sono fessi quelli di La7? Cercano di diventare il terzo polo televisivo, così come Will Coyote cerca di prendere Beep Beep. A dire il vero La7 è in vendita, col piccolo dettaglio che i suoi conti sono in rosso. Ma operazioni a perdere come “Se stasera sono qui…” farebbero capire tante cose.

IL BISABBIO

Il BisAbbIo (biscotto dell’abbandono di Bisio), cioè la speranza di scatenare un interesse attorno al marchio Zelig, ha ottenuto risultati scadenti. Chi sostituirà Bisio e la Cortellesi? è una domanda che ha appassionato davvero poco, Zelig continua a essere identificato come qualcosa che ha smesso di far ridere e basta.

La nuova conduzione, se confermata (non dire Teresa finché non l’hai presa) potrebbe essere una scelta low profile, con lo scopo di puntare a un 17-18% di share e poi imbastire un BiRiSio: un Biscotto del Ritorno di Bisio, ma già allora potrebbe essere affondato tutto nella noia.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

La maledizione della precarietà

27 Gen

Un giornalista e lettore del blog, impressionato dai racconti sulla precarietà e la mancanza di diritti dei comici, ci ha segnalato l’inchiesta “Smascheriamo gli editori” (vedi link), in cui si denuncia lo sfruttamento dei giornalisti freelance da parte soprattutto delle testate che ricevono sovvenzioni pubbliche. Ci ha inviato un estratto dell’inchiesta:

Articoli pagati 2.50 euro, forfait mensili di 50 – 100 euro; pezzi mai retribuiti, o pagati dopo un anno; collaborazioni che dopo un certo numero di articoli diventano a titolo gratuito o ricevono compensi drasticamente tagliati. Sono fra ”i dati della vergogna” come li ha definiti il segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, emersi dalla ricerca ‘Smascheriamo gli editori’ presentata il giugno scorso a Roma.

La raccolta dei dati, svela una situazione di sfruttamento. Per questo si pensa ad  una proposta di legge ”che stabilisca per le testate che ricevono contributi statali un livello obbligatorio di retribuzione adeguata e garanzie minime per i collaboratori”.

Tra i casi più significativi – come è riportato dalla ricerca stessa – ci sono quelli de La voce della Romagna che paga un articolo 2 euro e 50 e il Nuovo Corriere di Firenze, che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l’anno.

La Repubblica (che rientra nel contributo al Gruppo L’espresso – La Repubblica di oltre 16 milioni di euro), secondo le testimonianze raccolte, paga 30 euro lordi, un articolo di 5000 – 6000 battute. L’Ansa paga 5 euro per ogni lancio. L’Apcom offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. Il Manifesto (oltre 5 milioni di contributi) non avrebbe pagato alcuno degli articoli scritti dal collaboratore interpellato ”neanche per le aperture”.  ”I dati – dice il Vice Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enrico Paissan – sono parziali ma significativi. Mostrano che quello di giornalista freelance e’ uno dei lavori piu’ precari e meno retribuito dell’intero Paese. E’ una categoria sottoposta a ricatto quotidiano”

L’abolizione dei tariffari minimi non ha migliorato le cose: l’ultimo tariffario approvato nel 2007, suddivideva le testate in sette categorie. In tutti gli esempi descritti sopra, le soglie minime stabilite sono tutt’altro che rispettate. A volte  le retribuzioni erogate ai collaboratori sono inferiori perfino ai minimi della fascia più bassa.

Che dire? Ci sono dei paralleli: il mondo del comico realizza guadagni da capogiro, è in preda a un’avidità smodata, ma non riconosce neanche i “minimi sindacali”. Chi partecipa alla lucrosa divisione Ricerca & Sviluppo non ha diritti, anzi gli può capitare (come descritto nel post precedente) di portare per due anni un pezzo a proprie spese e poi vedersi scavalcato senza neanche sentirsi dire due parole di spiegazione.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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