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Fuga verso la tv? (un articolo su La Stampa)

6 Lug
Alessandra Comazzi

Segnaliamo un interessante articolo dal titolo “Fuga di talenti dal cabaret alla tv: ma sarà vera gloria?” uscito su La Stampa per mano di Alessandra Comazzi, prestigioso critico televisivo noto anche per le sue apparizioni sul grande schermo.

L’articolo prende spunto dall’annullamento del Festival Nazionale del Cabaret 2011 e contiene anche un’intervista all’organizzatore Mauro Giorcelli. Riportiamo alcuni passaggi:

“La Grande Accusata è la televisione, sono programmi come Zelig o Colorado, che prendono i giovani cabarettisti prima che siano pronti, li sfruttano e li bruciano. Fiorello dice sempre: «Ai miei tempi si faceva gavetta e la televisione era un punto di arrivo. Adesso è un punto di partenza. Ma io perché devo guardare gente che fa gavetta a mie spese?». «Però non è tutta colpa della tv», aggiunge Giorcelli. Ma come, non è lei il nemico pubblico numero 1? «Io dico: la responsabilità è anche dei ragazzi, che pensano di saltare le tappe. Perché devono andare a imparare il mestiere nei laboratori seri, quelli dove non si paga per partecipare “alle selezioni di Zelig”?

Insomma, ci sono cose molto condivisibili, viene messo l’accenno sulla mancanza di talenti, cosa che per inciso sembra attanagliare, per esempio, anche una realtà come Colorado (pur operando all’interno di un clamoroso regime di monopolio)… ma di questo ne parleremo più avanti.

La redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Così parlò Enzo Jannacci

3 Feb

Enzo Jannacci

La critica a Zelig non nasce certo con questo blog (vedi anche post Rassegna stampa libera). Nel 2003 Enzo Jannacci, che è anche uno dei padri del cabaret italiano, aveva tuonato contro il metodo Zelig:

«I nuovi comici in tv sembrano tutti animatori di villaggi turistici. Braccia rubate all’ agricoltura, altro che neocomici. Non fanno che togliere spazio a chi merita. Anche Zelig non mi fa ridere per niente. Non c’ è nessun vero talento, nessuno che abbia qualcosa da dire. è tutto troppo facile: noi facevamo anni di gavetta, studiavamo. Oggi prima vai in televisione, poi, semmai, impari».

E su Zelig (che quell’anno iniziava la travolgente cavalcata del Circus):

 «Non lo amo, non è nelle mie corde. Perché hanno successo? è un sintomo di una malattia più grave: la crisi della cultura italiana. Viviamo un momento drammatico. Del resto, se abbiamo il governo che abbiamo non è un caso. L’ unica televisione libera è RaiTre, ma anche quella è solo un alibi per la Rai».

Lucidissimo nell’analisi. In effetti Zelig (e i suoi metodi, cioè la produzione commerciale all’ingrasso e spersonallizzante di pezzi comici) è un sintomo del declino anche culturale del nostro paese. Riflettiamo su ciò che l’area milanese ha dato all’Italia: Dario Fo, Jannaci, Gaber… e adesso Gino & Michele. I conti non tornano!

Ma nelle parole di Jannacci c’è già tutto: l’abolizione della gavetta (quindi dell’unica possibile meritocrazia), la commercializzazione, il crollo verticale della creatività in favore della monocultura (fate pezzi, producete pezzi, portate pezzi…).

Enzo Jannacci fu oggetto di alcune reazioni particolarmente sgradevoli da parte di alcuni “senatori”. E fu trattato più o meno come un anziano bizzarro da Gino & Michele. Ma di fronte all’attuale deserto creativo non si può negare che avesse ragione. E tra l’altro abbiamo ancora il governo che abbiamo…

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

LE APERTURE (abitudine in disuso)

31 Mag
LE APERTURE (cioè il comico emergente che si esibisce prima di quello esperto, nella programmazione di un locale), sono una tradizione che si sta perdendo, Sicuramente per via del “DISBOSCAMENTO” (quasi uno sterminio) dei locali di cabaret, dovuto un po’ alla crisi, molto ALL’ESPLOSIONE DEI LABORATORI e quasi tutto all’avvento di una GENERAZIONE DI COMICI che hanno i 5 minuti ma non uno spettacolo. Oggi fare la gavetta iniziando con 20/30 minuti pare una bestemmia!
CLAUDIO MASIERO ci ha spedito un racconto “vintage” su come funzionava questa sanissima e produttiva abitudine.

Anni fa, per entrare a far parte di un gruppo di artisti, o per entrare a far parte di un circuito di locali, bisognava avere dei requisiti particolari.
Dovevi avere un minimo di repertorio, intorno alla mezzora, per poter sostenere un’apertura ad un artista di rilievo (esibizione prima di quella del “big”).
Cosa succedeva? ti presentavi al locale facevi la tua apertura e poi creavi i presupposti  per un’eventuale serata (se avevi repertorio a sufficienza) oppure per poter fare altre aperture .
Quindi al locale c’era:
1) uno che presentava la serata (spesso il proprietario del locale, 2) Il novellino che faceva l’apertura, 3) l’artista in serata.
La serata era strutturata come un concerto, con il gruppo di supporto a scaldare il pubblico e poi l’artista a “incendiarlo”.
Sia chi faceva apertura che l’artista venivano pagati, ovviamente in modo diverso.
Vigeva anche la regola che, se entravi in un gruppo di artisti capitanati da un MANAGER anche se facevi serata piena ( 50/70 minuti ), se eri un NOVIZIO del gruppo, alle prime serate e sino a che non ti facevi il NOME, venivi retribuito meno.
Mi spiego: il locale ogni sera pagava l’agenzia o il manager un TOT, esempio 1 milione (di lire).
L’agenzia si tratteneva per segreteria e altro 100mila lire, altre 100mila lire venivano date al NOVIZIO e le altre accantonate perché durante il mese sarebbero state usate per pagare artisti di GROSSO CALIBRO.

C. M.

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