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Comicità 2014, le classifiche individuali (monologhisti)

29 Dic
dal sito di immagini gratuite Pixabay.com

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Ecco la seconda tornata degli Ananas Awards 2014, dedicati ai “best” delle trasmissioni comico televisive. Nel post precedente (leggi qui) l’attenzione era focalizzata sui format in senso generale (per esempio, “miglior trasmissione di prima serata: Zelig 18esima stagione”). Qui iniziamo a premiare le performance individuali cominciando dal classico monologo. Ci saranno delle “terzine”. Siete pronti?

MIGLIOR MONOLOGHISTA (CABARET)

1) ANGELO PINTUS (Colorado) – ha trovato una formula semplice, ma davvero molto funzionale: il monologo con imitazioni, che riesce a risultare piacevole sia ai bambini che agli adulti e che, trasportata in teatro, è protagonista di una fortunatissima tournee.

2) GIUSEPPE GIACOBAZZI (Zelig) – monologhi di costume vintage, clamorosa simpatia romagnola, decenni di esperienza di palco e anche di palchi minori, anche lui fortunatissimo nelle tournee teatrali.

3) ALESSANDRO SIANI (Made in Sud) – l’ospitata di Siani rappresenta sempre il momento clou di Made in Sud. Contenuti tradizionali ben fatti, napoletanità sempre un po’ alla “ricerca di Troisi”, sicuramente più popolare al sud, ma in grado farsi capire in tutta Italia, soprattutto nel passaggio (a volte di enorme successo) al cinema.

Angelo Pintus

Angelo Pintus

MIGLIOR STAND UP DI PRIMA SERATA

1) DANIELE RACO (Zelig Uno) – Una macchina da guerra da palco e da microfono, con ore e ore di repertorio, sempre in ottima forma anche in tv. L’unico cui Claudio Bisio, in passato, abbia usato nella presentazione la definizione di “stand up comedian”.  Continua a leggere

Ruotate il cast, no, ruotate i conduttori!

14 Set
logo dal sito Area Zelig

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Lo scalettone comico, detto anche “varietà comico di prima serata” sta proseguendo nella sua spettacolare e lenta agonia. Ben determinato comunque a sopravvivere, seppur male. Allo stato attuale non ci sono segnali che riprendano Metropolis e SCQR, il sito di Comedy Central non ne dà notizia. I due format potevano passare nella “serie maggiore” così come successe a Made in Sud, nato proprio a Comedy Central, ma è probabile che si fermino qui (parte invece una versione “da prima serata” di Stand Up Comedy e una serie di puntate monografiche sui 7 comedian di Satiriasi NDR).

Colorado è inciampata nella scenografia costosissima (quella con le gambe della ballerina e i pop corn), negli ascolti modesti e nel vuoto di contenuti (turn over selvaggio). La messa in onda è prevista per gennaio 2015 per evitare la concomitanza con Zelig e, sempre per via della scenografia, verranno registrate anche le puntate per l’autunno 2015 (ah, il potere contrattuale della Colorado Film!). A ciò si aggiunge la perdita certa di pezzi da 90 come Angelo Pintus (atteso al salto di qualità come conduttore di altre cose, della serie: ora o mai più o si ritorna nel gruppone dei medio alti senza sfondare davvero).

Made in Sud (leggi l’elogio di Ananas Blog) potrebbe imboccare in questa stagione la parabola discendente. Qualche segnale c’è: le tante serate annullate questa estate per mancanza di “biglietti staccati” che è sempre il primo segnale di saturazione e di declino. Dopo una serie torrenziale di puntate quasi del tutto uguali, ci si chiede cosa andrà in onda che non sia ripetitivo e già visto e stravisto. Continua a leggere

Giacobazzi a Verissimo

29 Set

Giacobazzi a Verissimo

Giacobazzi a Verissimo

Giuseppe Giacobazzi ha esordito come opinionista comico a Verissimo, il magazine del sabato pomeriggio di Canale 5 condotto da Silvia Toffanin, un po’ in stile Crozza all’inizio di Ballarò, ma su temi più leggeri legati al gossip (guarda video dal minuto 0’40” a 5’10”). Che dire? Il contesto penalizza parecchio e potrebbe essere una di quelle scelte “alimentari” in cui conta la visibilità, mentre la sostanza la si mette da altre parti (tipo spettacolo nuovo a teatro)

Sicuramente, però, si può fare di meglio. Giacobazzi è un ottimo narratore, uno più da “situazione” che da battuta secca pur avendo comunque degli ottimi tempi comici. Quindi la scelta di dire “freddure” lette da un foglio A4 (magari stampato in Verdana 16 per vederci meglio) non sembra la migliore, soprattutto se alcune battute non sono proprio “freschissime” tipo (minuto 2’26”): Stefano, il marito di Belen, fa la pipì da seduto, la pipì in bagno stando seduto in salotto (mmmmh, suona familiare). C’è anche il gioco di parole (minuto 4’30”) tra Hanna Montana e Hanna Montagna (qui pure la mente ha un deja vu).

Infatti molto meglio la parte iniziale, quella un po’ a braccio sull’incontro con Pier Silvio. Sembra quello strano incantesimo che prende gli artisti quando arrivano dalle parti di Cologno Monzese: essere messi fuori ruolo e depotenziati nelle proprie qualità. Oppure è solo un marchettone privo di pretese di riuscita, allora lasciamolo andare così e… ad maiora

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

La conquista (e lo spolpamento) della Romagna

7 Gen

La monocultura zelighiana: sfruttamento creativo e impoverimento del territorio…

la Romagna divisa in lotti

Il racconto potrebbe cominciare in molti modi. Per esempio dal finale: l’ultimo Zelig Lab in Romagna (presso il Teatro Supercinema di Santarcangelo) è stato un disastro: economico, di pubblico, artistico e umano, a detta di molti che vi hanno partecipato, su un ambiente già saturo di delusioni e di lavoro gratuito.  Dato il clima, era inutile, inopportuno, eppure è stato fatto lo stesso.

Già nel 2009 al Teatro Tarkovsky di Rimini era stato un mezzo flop…

Ma questo racconto potrebbe iniziare dal periodo in cui la Romagna era vista come la “terra dell’oro” della comicità, quindi i laboratori (il primo fu a Riccione nel 2005) organizzati in questa zona venivano tenuti in grande considerazione. Da qui la necessità di impiantare una “fabbrica forzata di pezzi televisivi”.

In realtà la miniera d’oro romagnola non ha mai funzionato: Paolo Cevoli aveva già fatto il botto, Giacobazzi ha saltato la trafila dei laboratori, Politi (che era già arrivato in tv) non è durato moltissimo, i Le Barnos hanno fatto la prima serata solo per una stagione. Per tutti gli altri qualche Zelig Off d’ordinanza e basta.

La Romagna (nell’ottica bananifera) è in declino da tempo. Nell’ultima stagione sono stati mandati autori “di seconda fascia” (secondo i complottisti questo è un segnale di scarso interessa da parte della direzione artistica).

Ma in precedenza c’era stato comunque la desolante tecnica autorale in cui i pezzi venivano valutati con “fa riderissimo” o “fa cagarissimo” (un metodo molto in uso, pare, tra gli autori Zelig) e la sapiente capacità di distribuire false speranze, tipo andare da un cabarettista a inizio stagione e dirgli “Quest’anno è il tuo anno!”. C’è stata la ripetizione ossessiva del “è televisivo – non è televisivo… è televisivo – non è televisivo…”

L’attenzione si è spostata su zone più “fruttifere” come Genova in cui (ma guarda caso) non esistono più realtà locali forti (una volta dai Cavalli Marci o dai Broncoviz arrivavano dei leader assoluti come Luca e Paolo o Maurizio Crozza), adesso si producono pezzi tv per i “colonizzatori milanesi”. I segnali di ipersfruttamento genovese (anteprima del declino)  ci sono già tutti (ma si registrano tentativi indipendenti come Belo Horizonte – Copernico).

Si potrebbe raccontare cosa nasce dalle macerie. Ovviamente dopo 6/7 anni di Zelig non esiste più una realtà locale emergente (guarda caso! Oh ma che strano!). Però tra le pieghe dello sfruttamento zelighiano qualche professionalità è cresciuta, si è creata qualche forma aggregativa, un po’ si è sperimentato.

Questi sono comunque i frutti della monocoltura zelighista. Che cos’è la monocoltura? E’ la politica che le multinazionali statunitensi impiantavano nelle cosiddette “repubbliche delle banane” (a volte il destino dei nomi!): un solo tipo di frutta coltivata, saldamente in mano a pochi possidenti USA, impoverimento del territorio e miseria della popolazione locale.

La Romagna, mentre si illudeva di essere la favorita, ha vissuto il solito schifo: l’alternanza di speranze e mazzate (indotte artificialmente); Love Bombing in cui un comico era portato in palmo di mano e, subito dopo, veniva riprecipitato in basso, ma con l’offerta di fare ancora laboratori all’infinito (poi hanno aperto anche a Bologna e alcuni sono stati “dirottati” anche lì, col cosiddetto fenomeno del nomadismo).

In tutto questo Zelig può contare su due formidabili casse di compensazione: 1) i cabarettisti abituati a qualsiasi angheria che tacciono, ingoiano il rospo e continuano a tornare, 2) gli organizzatori che si assumono tutti gli “effetti collaterali”.

L’organizzatore del laboratorio di Santarcangelo che, pare, abbia subito ingenti perdite, contattato via mail per un’intervista non ha dato risposta.  Ma la bancarotta non è stata solo finanziaria, pure creativa e umana.

Per fortuna si è iniziato a discutere pubblicamente di queste cose grazie ad Ananas Blog, ma questa è storia recente (prima era il Medio Evo).

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

 

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