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Giovanna Senatore intervistata su laboratori e improvvisazione

20 Giu
Giovanna Senatore

Giovanna Senatore è autrice di un’imperdibile testimonianza sui laboratori Zelig, pubblicata sul blog (leggi il post completo).

Ne approfittiamo per farle qualche semplice domanda sul tema trattato nel post precedente, cioè sulle incongruenze dell’improvvisazione così come viene certificata nelle “liberatorie zelighiane”.

GIOVANNA, A QUALI LABORATORI ZELIG HAI PARTECIPATO?

Laboratorio artistico, Laboratorio Oggi le Comiche (come comica) e Strangers in the Night (come autrice).

IN QUESTI LAB SI PORTAVANO PEZZI PREPARATI IN PRECEDENZA?

Certo: si portava repertorio. Per elaborare un paio di pezzi ci vuole molto tempo, poi magari li fai “per l’eternità” (infatti negli Zelig Lab i pezzi si ripetono in modo spesso ossessivo NDR).

C’ERANO LE PROVE AL POMERIGGIO?

Le prove…ni…nel senso: con gli stranieri le si faceva per forza, si provavano entrate e uscite, alcuni ripetevano i pezzi, le migliorie aggiunte e quant’altro.

SI ELABORAVA UNA SCALETTA?

La scaletta assolutamente Sì! Anzi, se arrivavi all’ultimo (intendo per le 20) quasi quasi non potevi salire sul palco perchè la scaletta era poco “modificabile”. C’era proprio la figura dello SCALETTISTA, colui che è in grado di selezionare la giusta proporzione di pezzi comici differenti tra primo e secondo tempo, per non rendere noiosi né l’uno né l’altro.

HAI MAI NOTATO CASI D’IMPROVVISAZIONE?

Casi d’improvvisazione rari, ma qualcuno c’era: nel senso che magari ci si ricordava poco il pezzo. Lo si faceva più volte alla settimana, eppure magari un vuoto di memoria ti capitava (ironia della sorte: l’improvvisazione c’è solo quando si esce dalla scaletta prestabilita NDR).
 
SI FIRMAVANO LIBERATORIE?

Di liberatorie ai miei tempi ne ho viste poche, solo a Strangers le facevano girare, ma raramente venivano firmate o compilate integralmente. Erano sicuramente diverse da quelle pubblicate. Parlo comunque del 2004/2005
 

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare) 

Commento: di queste semplici testimonianze se ne potrebbero raccogliere decine e decine (ad averci il tempo e se ci fanno lavorare). L’insieme serve a dare un’idea chiara dei temi trattati nel blog anche a osservatori esterni. Questa di Giovanna Senatore è particolare: già un po’ di anni fa le liberatorie erano “a macchia di leopardo”, l’improvvisazione non esisteva, i laboratori erano una fucina di pezzi televisivi (usando manodopera gratuita). Non è cambiato nulla!

Giovanna Senatore dice la sua sul laboratorio femminile

5 Ott
Giovanna Senatore

Giovanna Senatore è comica, autrice e produttrice. Ha voluto dire il suo punto di vista sul laboratorio femminile (e sui lab Zelig in generale). Ci sono cose molto interessanti, per esempio il fulminante inizio sul “motivo incomprensibile” per cui si fa un lab femminile (da non perdere) e, più avanti, l’assurdità dello stesso pezzo fatto in una miriade di posti diversi.

  

Io ho frequentato i laboratori Zelig sia in veste di comica che in veste di autrice. Che dire: tante belle parole durante le “fantomatiche riunioni” di inizio stagione, ma poi…

Le donne e la comicità secondo “gli autori bravi e famosi” sono due mostri difficili da accoppiare.

Se sei “attraente non fai ridere” (e chi l’ha detto? ma gli autori bravi e famosi lo ripetono spesso), se usi una comicità “cerebrale” non ti capiscono (e chi l’ha detto?).

Perciò la donna deve fare la comicità maschile.

E allora perché fai un laboratorio donne?

In realtà di laboratori ne ho visti tanti, Oggi le Comiche, No limits, Laboratorio Artistico… ma di differenze non ne ho mai trovate, sempre la stessa comicità, quella che piace a chi? Bah! Anzi, se vogliamo dirla tutta, ogni volta che qualcuno osava cambiare le cose, andare appena controcorrente, poi a Zelig non si è più visto per un po’ (comici entrati dalla porta ed usciti dalla finestra).

Ricordo Stefano Chiodaroli (laboratorio Zelig no-limits) uscito a metà spettacolo inferocito perché non gli facevano fare le cose provocatorie che aveva in mente (e pensare che per il titolo del lab non dovevano esserci limiti!)

Ma torniamo ai lab donne: che dire? EVITATELO, sia se siete comiche, sia se siete autrici. Perché se prima i laboratori erano fatti per imparare, ora servono solo per “tenervi buone”.

Ricordo che all’inizio fare il laboratorio donne era una sorta di ripiego: al Laboratorio Artistico non c’è spazio, allora facciamo laboratori alternativi, con nomi che attirino l’attenzione: “Oggi le comiche” che prima ancora era “Women in Laugh”. Bello, poteva pensare il pubblico, una roba nuova. Balle. Sempre la stessa sbobba. Sempre gli stessi pezzi. Sempre quelli.

Io con un pezzo da 5 minuti ho fatto 40 laboratori, ma che ho imparato? Niente, anzi sì, ho imparato che ad un certo autore piaceva una battuta, ad un altro non piaceva, QUINDI IN BASE A CHI C’ERA, IL PEZZO LO DOVEVO CAMBIARE.

Perché in realtà a nessuno interessava cosa la comica presentava, se era un pezzo nuovo o no, l’importante era che la SERATA ANDASSE BENE. Per forza, il pubblico PAGAVA e la comica non GUADAGNAVA. E perché avrebbe dovuto? Era un laboratorio…

Conclusione: confronta anche gli altri racconti al femminile (Giulia Ricciardi e Romina La Mantia) e la descrizione del lab femminile come area di parcheggio (Oggi le comiche 1 e Oggi le comiche 2).

Dobbiamo raccontare ciò che succede nel nostro ambiente. Via la paura, usciamo da un clima tipo “Iran” ed entriamo nella normalità della democrazia…

 

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