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Lo sterminio del live

6 Set

La crisi del live: palchi vuoti e zone desertificate

 

INIZIA un’inchiesta cui è stato dato il titolo “Lo sterminio del live”, dedicata al forte e (forse) irreversibile calo del lavoro dal vivo.

SI TRATTA di gran lunga del problema più grave esistente, per il semplice motivo che un comico che non lavora o lavora poco è come se fosse mutilato. La separazione tra il comico e il lavoro live è qualcosa di traumatico, innaturale, a lungo andare insopportabile da sostenere.
L’INCHIESTA non è facile soprattutto per la rassegnazione generale e per l’indifferenza di chi comanda, impegnato com’è a spremere commercialmente il cabaret fino all’ultima goccia.
POCHI spettacoli equivalgono a nessuna vera gavetta che equivale a un abbassamento del livello dell’offerta, che fa sì che i budget si spostino verso forme di intrattenimento più efficaci. Questa è una delle tante equazioni che portano il risultato al ribasso.
LA CRISI è nel suo pieno, ha già destabilizzato il mondo del cabaret (e le sue derivazioni) creando una precarietà e un’insicurezza generalizzate; un abbassamento della qualità e della professionalità.
BEN DIVERSA è la situazione di chi aspira alla tv, al quarto d’ora di celebrità da tronista o da partecipante al Grande Fratello. Come spiegheremo nel prossimo post, ogni trasmissione comica è strutturata proprio per essere una costola del live.
QUINDI lavorare dopo che le telecamere si sono spente è (o dovrebbe essere) il fine ultimo.  
PER CERCARE di capirne di più abbiamo iniziato a intervistare gli addetti ai lavori, soprattutto comici e impresari tra quelli che possiedono una “memoria storica”. Questi professionisti conoscono la situazione attuale e conservano il ricordo di tutto ciò che è successo negli ultimi 10/15 anni, quindi possono parlare con competenza.
ABBIAMO trovato una naturale voglia di collaborare, probabilmente perché il problema coinvolge tutti e non è visto neanche lontanamente come un’iniziativa di parte. Si tratta quindi (per questo blog) di un lavoro collettivo e condiviso.
LE DOMANDE sono ricorrenti: quando è iniziata la crisi, da quali fattori è stata determinata, qual è la situazione attuale, come andavano le cose prima del “crollo”, le differenze tra le varie zone d’Italia, eccetera.
STIAMO chiedendo anche suggerimenti su come invertire la tendenza e qui le risposte, com’è logico, vanno spesso su soluzioni attualmente irrealizzabili.
L’APPROFONDIMENTO è un vero cantiere aperto. Le cose da dire sono tante. Ogni filone ne apre molti altri.
NON TRATTEREMO le cause esterne, come le crisi concentriche che hanno indebolito il potere di spesa degli italiani. Il calo del denaro in entrata ci sarebbe stato comunque, ma ha colto l’ambiente nella sua massima debolezza creativa e organizzativa, proteso a fare da stampella alla tv, mentre otteneva sempre di meno in cambio.
TRATTEREMO invece le cause interne, che hanno indebolito il settore e l’hanno reso incapace di affrontare le sfide esterne.
LO SCOPO principale dell’inchiesta è quello di evidenziare la portata del problema, approfondirne le cause e, in ultima analisi, cercare di fare qualcosa per migliorare la situazione attualmente sentita (anche con buone ragioni) come irreversibile.
LO SCOPO ULTIMO, a essere proprio sinceri, è quello di non assistere indifferenti allo sterminio del live.
(Continua…)
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