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Ananas Blog sul prestigioso quotidiano online “Lettera 43”

5 Mag

Intervista sul tema “Zelig, la fabbrica di illusioni”

Veemente replica di Gino e Michele

L’articolo su Lettera 43

In quanto Amministratore di Ananas Blog, ho rilasciato un’intervista a Lettera 43, uno dei pochi quotidiani online indipendenti, che è stata intitolata “Zelig, fabbrica dillusioni.” LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO. Cito uno dei passaggi:

 RISERVA DI MANODOPERA GRATUITA. In pratica, secondo l’autore, Zelig si è ormai trasformato in un una gigantesca opera di sfruttamento finalizzata al business televisivo: «La dirigenza non crea più nulla da anni, ma sottopone centinaia di artisti a una corvèe di produzione di pezzi comici: un meccanismo bizzarro che tiene sotto pressione anche chi non ha la minima speranza di fare televisione».
E può avere effetti deleteri: «Si gioca con le speranze altrui, alimentandole al massimo e poi spegnendole di colpo per debilitare psicologicamente i comici e creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al successo».
Si crea così una grande riserva di manodopera gratuita da cui attingere quando c’è bisogno, conclude l’autore «una piantagione di alberi verso cui allungare la mano solo quando c’è qualche frutto succoso ormai maturo, lasciando marcire tutti gli altri frutti».”

Interessante anche la risposta di Michele Mozzati (a nome anche di Gino Vignali):

“GINO E MICHELE: «VIOLENZA VERBALE». I responsabili del programma, contattati da Lettera43.it, non hanno voluto replicare alle accuse ma hanno preso le distanze da Gavelli. «Né io né Gino abbiamo alcuna intenzione di rispondere a chiunque faccia riferimento anche solo di rimbalzo al blog Ananas», spiega Michele Mozzati che con Gino Vignali è uno degli autori storici, «di cui ci vengono riportate notizie e nel quale ho anche avuto modo di imbattermi direttamente qualche volta».
Secondo l’autore, la principale attività del blog è «quella di denigrare e attaccare anche con violenza verbale e con considerazioni pretestuose e prevenute l’attività di Bananas, di Zelig, ma soprattutto di chi lavora, con diverse mansioni, a questi progetti da anni, con passione e correttezza».
Quindi, conclude, «non ho quindi alcuna intenzione di confrontarmi con chiunque tenga conto anche lontanamente di ciò che viene scritto in quel contesto mediatico».”

Ognuno ha il diritto di non rispondere e di non considerare le opinioni altrui se partorite all’interno di un contesto mediatico non gradito, ma l’accusa di “violenza verbale” non è leggera e andrebbe dimostrata, soprattutto in un periodo in cui l’aggressività “via web” ha colpito sia critici dell’attuale sistema, che un comico di Zelig. In ogni caso c’è sempre la possibilità di segnalare eventuali abusi.

La “fatwa” contro Ananas Blog e contro chi gli darebbe credito, suona un po’ anacronistica in un momento in cui la maggioranza degli addetti ai lavori si connette quotidianamente (allora sono screditati anche loro?). Io stesso e altri (come Emiliano Petruzzi) abbiamo ricevuto inviti a parlare pubblicamente delle nostre esperienze, soprattutto verso le platee di aspiranti comici che, come minimo avrebbero il diritto di essere informati su ciò che potrebbe capitare loro.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Paolo Uzzi: il perfetto autore Zelig

7 Mar

regola base: farsi vedere accanto a chi ha successo

Paolo Uzzi, autore Zelig, è approdato all’importante traguardo di firmare la regia di “Ti stimo fratello” film d’esordio di Giovanni Vernia alias Johnny Groove, in uscita nelle sale il 9 marzo.

Spesso, all’indirizzo di Ananas Blog, arrivano mail in cui si chiede come si diventi autori. Paolo Uzzi è un esempio ideale, poiché in lui sono condensate le due regole fondamentali per farsi strada nell’universo zelighiano: A) fiutare dove tira il vento; B) usare i comici per agganciare qualcuno che “faccia il botto”.

PRIMA REGOLA

Mi ricordo il primo giorno a Zelig Off (ottobre 2004). Paolo Uzzi si avvicinò con fare amichevole, fraterno e mi disse: “Gavelli, c’ho un lavoro da passarti!”. Si trattava di scrivere testi per un comico televisivo, cosa che poi non si fece. Ma il senso era chiaro: non sapeva chi fossi e cercò di rendersi simpatico (si sa mai…).

Appena si rese conto che là dentro non contavo niente e che, addirittura, l’influente Carlo Turati mi aveva preso in forte antipatia, il suo atteggiamento cambiò repentinamente. In generale cercava di essere il più possibile vicino a Turati. Aveva giustamente capito che era il “treno” giusto per salire in graduatoria (fiutare dove tira il vento).

Appena Carlo mi riservava una delle sue delicatezze (“Sei una me***”; “non vali una ca***”; “Gira al largo da qui”) Uzzi rideva compiaciuto, oppure era lui a lanciare le offese simil turatiane, imitandone addirittura la postura e l’atteggiamento… Carlo Turati ha un suo stile ruvido, riconosciuto e anche per questo gli vogliamo bene. Invece fa una strana impressione che qualcuno lo scimmiotti per convenienza.

Infatti non mi arrabbiai. Provai una certa tristezza. E compresi che il ragazzo avrebbe fatto carriera, là dentro… Questa è una grande lezione. Ascolta bene, giovane in carriera: se devi salire sul “carro del vincente” e tirare calci al “perdente” devi farlo in modo PLATEALE, così che tutti vedano.

Altro aneddoto: una volta mandai a Paolo Uzzi una mail che conteneva una battuta scherzosa su Carlo Turati (corredata da faccina sorridente), una roba innocua rispetto alle offese pesanti che volano in quell’ambiente. Lui la girò immediatamente e di nascosto a Turati, dicendo “guarda un po’ questo cosa scrive!”.

Turati si arrabbiò molto con me e Uzzi guadagnò tantissimi punti… Non me la presi per quel piccolo gesto di delazione, provai una certa tristezza. Ma anche da lì compresi che il ragazzo aveva stoffa.

Giovane, impara: se vuoi andare dove tira il vento, devi avere i riflessi pronti, capire al volo come sfruttare qualsiasi occasione, anche la minima.

LA SECONDA REGOLA

La seconda regola d’oro è la seguente: i comici si seguono SOLO nella speranza di agganciare qualcuno che faccia il botto, cui firmare lo spettacolo, prendere la Siae, eccetera eccetera. Il resto conta poco.

Paolo Uzzi ha seguito tutti i laboratori che si sono svolti in Romagna. Il lavoro autorale è stato il solito standard zelighiano: nessuna capacità di scrittura, far lavorare i comici smontando continuamente i loro pezzi, criteri di valutazione un tot al chilo, tipo: “fa riderissimo” o “fa cagarissimo” e, infine, scarsa cura autorale.

Però Uzzi è riuscito a salire sul carro che contava, quello del “comico che ce la fa a sfondare”: Giovanni Vernia, arrivando a firmare il suo spettacolo (che nel periodo d’oro ha fatto davvero tante repliche) e alla fine diventando il regista del suo film. Mica male.

Perciò, caro carrierista in erba, ricordati che lo scopo didattico non esiste, ma esiste il comico da cui puoi trarne dei vantaggi. L’ottimo esempio del bravo e sveglio Paolo Uzzi sta lì a dimostrarlo.

R. Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

i rischi per gli organizzatori…

1 Mar
Recentemente ho riletto la cosiddetta diffida balneare cioè la lettera che Bananas srl ha mandato al blog verso la fine di luglio 201. Nelle 7 pagine, c’è un passaggio che mi è andato un po’ “di traverso”: 

“Per tutte le contestazioni contenute nel blog vale poi evidentemente l’argomento di chiusura per cui Bananas risponde dei comportamenti posti in essere dalla medesima solo quale organizzatore diretto di spettacoli e laboratori in Milano.”

Cosa significa tutto ciò? Sembra la volontà di affermare che le responsabilità sono tutte degli organizzatori locali, qualsiasi “grana” o anche passivo finanziario possa venir fuori. Una sorta di “rischio zero” per la “casa madre”?

La cosa potrebbe avere una certa logica, se non fosse per due piccoli dettagli:

DETTAGLIO NUMERO 1: l’organizzazione degli Zelig Lab è fortemente centralizzata.

DETTAGLIO NUMERO 2: l’organizzazione degli Zelig Lab è abbastanza discutibile (vedi la lunga serie di post sulle liberatorie farlocche).

Per fare un esempio illuminante: nel primo video di Ruben Marosha si vede un’addetta dell’organizzazione locale far firmare liberatorie, dicendo che ciò fa parte degli accordi intercorsi con Zelig. Quelle liberatorie sono state riscritte, rielaborate, ma mantengono le loro stranissime incongruenze.

Ananas Blog ritiene che Banans srl sia totalmente responsabile per tutto ciò che riguarda i laboratori. Non solo perché sono considerati parte integrante del business zelighiano (come scritto nei bilanci societari) o perché lo stesso Amministratore Delegato Roberto Bosatra li definisce una Divisione Ricerca & Sviluppo di Zelig, ma soprattutto perché si tratta di qualcosa di molto centralizzato.

Nello schema seguente ecco allineati i motivi che rendono Bananas srl “al centro di tutto” (fai click sull’immagine per ingrandirla):

R. G. Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

incontrarsi e dirsi addio a Lanciano

18 Nov

Ho conosciuto Filippo Giardina (adesso tra i comedian di punta e Guru del gruppo Satiriasi) nel 2005, quando tentavo di fare il “bravo autorino” presso il Laboratorio Zelig di Lanciano.

Più che un incontro fu uno scontro. L’ho sentito dopo tanti anni, quando avevo già fondato Ananas Blog e facevo parte dei “buoni”. Lui, stupito dal mio cambiamento, mi ha confessato che il mio atteggiamento di allora l’aveva convinto che Zelig fosse una fregatura.

È una cosa molto bella, sono contentissimo di aver prodotto un simile risultato!!! Chi salva un comedian salva il mondo!!! Ma, come nel celebre atto unico di Harold Pinter “Notte”, i nostri ricordi divergono. 

Filippo, mi ricordo che ti trattai abbastanza male. Ricordo che ti tagliai il pezzo che avevi portato: tipo da 8 minuti a 3. 

Confermo. Mi presentai con un monologo sulla guerra in Iraq che venne falcidiato da te al suono di: “Questa la leviamo… Forse non è il caso di dire questo… Se levi questo cambia poco”.
Io ti dissi che avrei potuto tranquillamente evitare di fare il monologo perché ritenevo poco sensato salire sul palco per dire 6/7 battute sulla guerra totalmente prive di senso logico, ma tu mi invitasti a provare lo stesso (che Dio fulmini te e il passato remoto). 

Io la ricordo diversa: avevo in mente questa gag gustosissima: il conduttore ti scambiava per un attore di soap (in effetti se guardi “Un posto al sole” c’è uno che ti assomiglia tantissimo). 

Gag mai proposta. Mi invitasti a fare i miei sconclusionati 3 minuti. 

Ricordo anche la riunione dopo lo spettacolo (una delle abitudini più tristi degli Zelig Lab: si fanno le ore piccole mentre c’è gente che deve fare un sacco di strada per tornare a casa). Dissi che il pezzo andava migliorato che non era granché. 

Della riunione ricordo 2 cose:
1)Un tale, dopo essersi mostrato in un innovativo monologo scatologico sulla difficoltà dell’italiano medio riguardo water e carta igienica, mi ha illuminato con una sapiente lezione di comicità riguardo l’importanza del proporre monologhi originali.
2)Al termine della riunione, appena prima di andare via, tu mi hai detto:”Ma che ti frega di parlare di queste cose…Dai retta a me…Sei un bel ragazzo…Parla del fatto che hai tante donne e magari in televisione ci finisci.”

(Davvero ho detto una cosa simile? Bah… )

Verso la fine del Laboratorio di Lanciano nella mia mente si accese una scritta luminosa: “I Laboratori Zelig sono una truffa legalizzata”. La consapevolezza mi giunse vedendo come venivano gestite le convocazioni ai provini. Se la vivi dall’interno capisci bene il meccanismo: le convocazioni sono uno strumento di controllo/alterazione della verità. Tu cosa ne pensi? 

Io ero dalla parte di Wanna Marchi quindi non potrei non difendere i laboratori Zelig (qui l’arguto Filippo sostiene che certe cose esistono perché ci sono i fessi che le alimentano NDR). 

Considerazioni finali? 

Parlando con i comici si ha sempre l’impressione di trovarsi di fronte ai nuovi Charlie Chaplin.
Poi quando li vedi sul palco, un buon cinquanta per cento ha 10 minuti di repertorio, un 40% ha nonologhi scopiazzati a destra e a manca dove non mancano mai assorbenti con le ali, suocere, mascolinismi della De Filippi e gigantismi Roccosiffrediani, mentre solo un 10% ha un suo spettacolo e un suo stile.
Se vogliamo proteggere la comicità (ma credo che non sia un problema di vitale importanza) ripartiamo da quel 10%
Ho creato Satiriasi per proporre una alternativa a Zelig e a Colorado, se pensate (mi piacciono gli appelli collettivi e indefiniti stile facebook) di avere qualcosa da dire smettete di farvi umiliare ai laboratori e cercate di costruire qualcosa.
N.B.I comici vanno visti dal vivo, in televisione persino Ezio Greggio sembra uno che non fa ridere.

Citazione conclusiva:

“Chi fugge non può temere d’esser vinto, ma chi si ferma, chi ascolta, e se ne compiace, deve o presto, o tardi, a suo dispetto cadere.” (La Locandiera di Carlo Goldoni, Atto Primo, scena ventitreesima. Conclusione del monologo di Mirandolina, donna che tiene più di ogni altra cosa a libertà e indipendenza).

 L’Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

PS dopo il successo della prima serata, Satiriasi si ripropone lunedì 21 novembre, ore 21, presso la Locanda Atlantide, Roma (guarda la pagina Facebook dell’evento)

 Musica consigliata per leggere questo articolo: Moon River, dalla scena di Colazione da Tiffany in cui l’autore si fa irretire dal fascino di un’incantevole prostituta d’alto bordo…

una clamorosa, agghiacciante testimonianza su Zelig Off (seconda parte)

17 Nov
Emiliano Petruzzi
Questa è la seconda parte dell’incredibile racconto di Emiliano Petruzzi (che domani sera ha l’onore dell’esordio in Semiramide di Gioachino Rossini, sotto la regia di Luca Ronconi al teatro San Carlo di Napoli, un onore che vale 100.000 Zelig!). Antefatto:
Egli, tramite provini andati molto bene, ha ricevuto la conferma che farà Zelig Off (da parte dell’autore e del direttore artistico dello Zelig Lab di Napoli). In seguito è stato contattato da Bananas srl, gli sono state assicurate almeno 4 puntate, è stato stabilito il compenso + il rimborso spese, ha ricevuto il piano di produzione, ha spedito i propri dati personali (coordinate bancarie comprese) su richiesta di Bananas srl, è stato convocato per una prova generale tv e gli è stato suggerito di rimanere a Milano nel periodo delle registrazioni, cosa che ha fatto anticipando le spese.
Emiliano ha appena passato l’estate, su incoraggiamento dell’autore Zelig, a provare i pezzi televisivi, comunicando a tutti che avrebbe fatto Zelig Off… Un’avventura a lieto fine?

Seconda parte del racconto di Emiliano Petruzzi

Non tutte le banane riescono col buco!

…È  il 7 settembre. Sono di nuovo in viale Monza 140 per effettuare la serata di prova tv come da accordi presi nel mese di agosto (vedi calendario), sembra un film già vissuto: tanti comici, scaletta lunghissima, locale pieno di pubblico pagante.

Rispetto al provino effettuato nel mese di giugno noto una sola differenza: nei camerini per le esibizioni, insieme a me, ci sono tanti artisti  affermati: comici che già si sono esibiti in prima serata, altri che provengono da Colorado, altri dalla trasmissione Central Station e tanti altri che hanno già partecipato nelle svariate edizioni di Zelig Off (la famosa Melassa Comedy NDR).

Teresa Mannino e Federico Basso aprono le danze. Arriva il mio turno. L’autore mi ha chiesto di eseguire lo stesso pezzo presentato nei provini di giugno. La mia esibizione, per grazia ricevuta, risulta ancora una volta “degna”. Alla fine della serata l’autore mi congeda per la solita riunione con i grandi capi.

Il giorno seguente egli mi conferma che la mia performance è in scaletta di registrazione e si fa consegnare i copioni degli altri 3 pezzi che avrei dovuto eseguire nelle successive puntate (cosa tipica di quando sei già in produzione NDR), dicendomi che non avrei dovuto registrarli alla SIAE perché lo avrebbe fatto Bananas.

Successivamente, il direttore artistico dello Zelig Lab di Napoli mi comunica che ha visto le scalette delle prime due serate di registrazione e che non c’è il mio nome. Chiedo all’autore ed egli mi conferma la cosa, dichiarandomi che ritiene migliore apparire nelle puntate finali del programma, essendo già avviato e avendo una maggiore visione e riscontro del pubblico da casa rispetto alle prime puntate. Dice che si fanno le scalette delle puntate seguendo una logica di “crescendo televisivo” (tenere la gente ancorata alla speranza fino all’ultimo, spesso alterando la verità, sembra una pratica usuale NDR).

Avendo prenotato l’albergo fino alla data del 13 settembre (come da loro consiglio) rimango a Milano e seguo le restanti serate di prova tv e le registrazioni delle prime due puntate di Zelig Off 2011.

Dopo aver sostenuto 8 giorni di spese tra vitto e alloggio, con l’aggiunta del viaggio, decido di ritornare a Napoli e, salutandomi con l’autore, gli chiedo se è ha conoscenza delle scalette per le successive registrazioni. Lui mi tranquillizza dicendomi che il giovedì seguente mi avrebbero contattato per convocarmi per le registrazioni.

Una volta tornato in quel di Napoli, nelle due settimane successive, non ricevo nessuna comunicazione. Contattando periodicamente il mio autore per avere notizie in merito, vengo tranquillizzato sul fatto che mi avrebbero convocato.

In data 22 settembre invio richiesta al link provini/lab (nel sito areazelig) per frequentare il laboratorio Zelig di Napoli per la prossima stagione 2011/2012. La richiesta viene accettata (vedi e- mail) includo questo passaggio perché avrà sviluppi sconcertanti nel seguito del mio racconto.

la convocazione da parte di Bananas srl al provino per lo Zelig Lab Napoli

Arriviamo a venerdi 30 settembre. Oramai sono fuori tempo per le registrazioni della 7° e 8° puntata. Provo a contattare sia il mio autore sia i refenti di Bananas con cui avevo parlato nei mesi precedenti, ma sembrano tutti spariti nel nulla (di solito in questa fase spariscono tutti NDR). Decido di chiamare il direttore artistico dello Zelig Lab di Napoli. Lui non sa darmi spiegazioni in merito e mi rassicura che si sarebbe interessato in prima persona.

Mercoledi 5 ottobre: manca un solo giorno per un’eventuale convocazione alla registrazione delle ultime 2 puntate di Zelig Off. Richiamo il direttore artistico e la motivazione che mi dà è racchiusa in un’eloquente, quasi insignificante frase “Emiliano per questo anno salta tutto”.

A questo punto chiedo di incontrarlo personalmente. Il giorno dopo vado all’appuntamento e… da qui in poi il mio racconto avrà dei risvolti al limite del paradossale… e la storia continua…

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Post sull’argomento:

L’importantissimo valore strategico di Zelig Off

Zelig: manipolazione e uso del mistero

Un anno con Ivan Zeligovic

13 settembre 2010, iniziano le registrazioni tv di Zelig Off

Romina La Mantia racconta…

Provini Zelig: il solito “bunga bunga”

 

i laboratori Zelig sono un business: ecco la prova definitiva

27 Giu

Pubblichiamo un documento normalissimo (da un lato) e straordinario (dall’altro). Si tratta di una pagina del bilancio Bananas 2009, acquisito tramite una semplice visura camerale, in cui si fa un consuntivo dei risultati ottenuti (fai click sull’immagine per ingrandirla):

dal bilancio di Bananas srl del 2009

Nel documento si sottolinea la soddisfazione per un utile d’esercizio di 1.246.034 Euro (con 16.406.211 Euro di fatturato e 11.276.613 Euro spesi per “servizi”). Più sotto si analizzano i motivi di tanta soddisfazione, individuando in tre fattori le basi del successo: A) l’agenzia B) la coproduzione televisiva C) I Laboratori. (vedi penultimo capoverso)

La dichiarazione è molto sincera e corrisponde al vero. Si tratta di un’ammissione cristallina: laboratori, agenzia e produzione tv fanno parte della stessa filiera e, coordinate tra loro, producono utili. Raramente si è visto qualcosa di più chiaro. (Nel bilancio 2008 c’erano le stesse conclusioni NDR).

Insomma, i laboratori sono una divisione interna a Bananas, perfettamente integrata alla strategia aziendale. Del resto l’ha ammesso candidamente anche l’Amministratore Delegato Roberto Bosatra: ‘… questi laboratori li consideriamo un po’ come la nostra divisione “ricerca & sviluppo”‘ (leggi intervista completa).

Allo stesso modo il concetto “Ogni attività lavorativa è presunta a titolo oneroso salvo che si dimostri la sussistenza di una finalità di solidarietà in luogo di quella lucrativa…” apre un mondo: i laboratori Zelig hanno operato totalmente come se non ci fosse una finalità lucrativa, invece c’era e c’è eccome.

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

PS il documento è talmente chiaro che è impossibile aggiungere altro. L’unica cosa che si può precisare ulteriormente è che i laboratori non sono finalizzati direttamente a portare comici in agenzia, ma a creare materiale tv. L’agenzia ne guadagna se c’è esposizione televisiva, ovviamente (ma bisogna scriverlo? è autointuitivo come accendere un ventilatore). Poi ci possono essere un’infinità di casi specifici, si va dal fenomeno Ale & Franz e Checco Zalone a quello che fa poche serate e pagate male; c’è chi se ne va verso altre agenzie, chi torna, chi arriva per la prima volta, eccetera.

Le liberatorie: una “truffa” basata sull’autocertificazione?

17 Giu

Nel video di Ruben Marosha (ingiustamente rimosso da YouTube) erano documentati alcuni esempi controversi di uso delle 2 liberatorie che vengono fatte firmare come requisito per salire sul palco di uno Zelig Lab.

Ne abbiamo recuperate delle copie che ho mostrato personalmente a un competente funzionario SIAE. La visione ha generato una reazione stupita (tanto che sono stato subito indirizzato a un funzionario di competenza specifica superiore): Le liberatorie sono state “classificate” come un tentativo molto ingenuo e molto maldestro di far passare un “tesi” utile a scopi “fiscali”.

Le liberatorie possono essere facilmente demolite punto per punto anche solo usando il buon senso. Cominciamo da quella relativa alla SIAE:

C’è subito una grossa anomalia: non viene indicata l’opera rappresentata, che è la cosa più importante!  QUESTO E’ CLAMOROSO. E’ proprio ciò che la Siae vuole sapere: quale opera è stata rappresentata, a chi appartiene e se l’esibizione corrisponda a ciò che è stato dichiarato. Questa clamorosa mancamza equivale a un pacco di biscotti in cui non ci sono biscotti (in futuro vedremo chi se li è mangiati).

Un’altra anomalia è data dalle due caselline da barrare (“non sono iscritto Siae”, “lo sono”). Nella seconda ipotesi si presuppone che il comico non abbia portato opere proprie depositate. Questo è impossibile: il regolamento Siae (articolo 10 – 1 sez b) impone che gli iscritti depositino TEMPESTIVAMENTE le loro opere:

Oltra a questo, è ben strano che tra le centinaia di comici che affollano (da anni e nel presente) i laboratori Zelig, non ci sia mai stato uno iscritto alla Siae che abbia portato un pezzo suo tutelato, anzi diciamo chiaramente che è impossibile.

Queste sono due anomalie, ma non sono le sole. Rimanete connessi: ne vedremo delle false! Stiamo sorvolando la zona grigia Laboratori/Zelig/Bananas dove la verità è un optional inutile.  

Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

il primo video dell’infiltrato nei laboratori Zelig!

13 Giu

 

Ruben sta registrando...

È online il primo video tratto dal reportage che Ruben Marosha ha girato dietro le quinte dei laboratori Zelig. (Leggi intervista a Ruben). A questo (della durata di 6’35”), ne dovrebbero seguire altri tratti dalla totalità del materiale girato.

Vediamone le caratteristiche: le immagini sono prese con telecamera nascosta. La qualità è ovviamente bassa. Inoltre sono stati oscurati i volti, alterate le voci (che sono state sottotitolate), cioè  si è evitato qualsiasi riferimento utile all’identificazione dei presenti per non violare le norme in materia di diritto d’immagine e privacy. Questo rende il video di non facilissima “visione”.

L’ambientazione è nello stesso laboratorio, ed è suddivisa in 4 scene. Ruben, sotto le “mentite spoglie” di Humber Sorana, dialoga con: A) un comico B) un autore C) una rappresentante dell’organizzazione D) una cabarettista. In grafica sono presenti delle considerazioni scritte sul tema dei laboratori. 

Guarda il video completo di Ruben Marosha. (AGGIORNAMENTO AL 23.07.2011: DOPO LA RIMOZIONE DA YOUTUBE E’ STATO RIPRISTINATO AL SEGUENTE INDIRIZZO: http://vimeo.com/user7771448/videos)

Le 4 scene, nel montaggio, si intrecciano. Raccontiamole una per una:

A) UN COMICO: Ruben fa domande sull’utilità di così tanto lavoro gratuito. Il comico gli dà ragione, ma ammette che non ci sono alternative. Lui stesso frequenta 4 laboratori alla volta. Sembra rassegnato: o fai così o non hai speranze, anche se tanti fanno la fame e pochi si arricchiscono.

B) UN AUTORE: Ruben fa le stesse domande maliziose, l’autore (uno locale di supporto, non quello ufficiale di Zelig) gli conferma che si possono fare anni e anni di laboratorio, che le risposte ci sarebbero, ma che non verranno mai date.

L’autore fa una dichiarazione sorprendente (probabilmente una boutade): una dell’organizzazione Bananas gli ha detto che molti comici pagano per accedere ai laboratori, della serie: “qua fuori c’è la fila, quindi non fate troppo gli schizzinosi” (SICURAMENTE SI TRATTA DI UNA BATTUTA INFELICE, NON RISULTA CHE SIANO MAI ESITITE FORME DI “PEDAGGIO” PER ACCERE AI LAB ZELIG E CIO’ NON FA PARTE DEI METODI BANANAS).

C) UN’INCARICATA dell’organizzazione locale del laboratorio (quindi non appartenente a Bananas) gira con le due liberatorie che i comici devono firmare (su questo si apre un mondo: ne parleremo ampiamente in futuro). Lei ammette candidamente che: se non firmi non vai sul palco, che la firma ti toglie ogni possibile tutela su ciò che fai, che certifica la gratuità del tuo intervento, che la pratica deriva dagli accordi presi con Zelig/Bananas.

UNA CABARETTISTA, giustamente alterata, racconta che lei è iscritta alla SIAE, i suoi pezzi sono depositati, ma nella liberatoria questa opzione non è prevista (?!?).

Inizialmente si è rifiutata di firmare, per non dichiarare il falso, poi con la minaccia di non salire sul palco (pensiamo a tutti i sacrifici fatti e alle speranze bruciate per arrivare fin lì NDR) ha firmato la liberatoria.

L’autore Zelig, saputo delle sue resistenze, si “è inca***to” e non l’ha fatta salire comunque sul palco.

Il semplice episodio, così com’è raccontato, è di una tristezza unica, per la violenza coercitiva che contiene e per la ritorsione meschina verso chi ha osato porsi dei problemi, verso chi non ha accettato supinamente quello che viene richiesto dal sistema.

L’episodio è come un terremoto che rade al suolo uno degli argomenti usati ossessivamente da alcuni (o molto ingenui o molto in malafede): “Nessuno ti obbliga, non c’è la pistola puntata, uno partecipa a quel sistema per sua volontà”. Dicendo così si ignora quanto il sistema sia basato sulla coercizione e sulla violenza psicologica, su tante piccole “estorsioni” come quella documentata.  

Ruben fin qui ha fatto un ottimo lavoro. Si tratta di una innovazione: per la prima volta una video inchiesta sbarca nel mondo grigio e chiuso del cabaret zelighiano (in ritardo di almeno 10 anni). Professionisti tipo Le Iene o Report avrebbero fatto un lavoro molto più raffinato, ma le cose vanno paragonate al contesto: i primi televisori in bianco e nero erano molto più grezzi di quelli attuali full HD, ma costituirono una grandissima novità.

Quindi, Ruben, bisogna ammettere che, pur nella povertà assoluta dei mezzi che avevi a disposizione, sei stato grande!!!

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

 *qualcuno potrebbe erroneamente osservare (in buonafede o no) che il blog dia credito a personaggi la cui identità non è accertata. In realtà non è così: il materiale video di Ruben Marosha è stato girato davvero dietro le quinte di alcuni laboratori Zelig. Nessuno è stato capace di smentire questa cosa, anzi anche sul blog Ruben è stato oggetto di critiche proprio per questa azione specifica. Quindi c’è tutto il diritto di commentare il video in cui sono rappresentate dinamiche che, per chi ha letto il blog a fondo o per chi conosce l’ambiente sono esempi fulgidi di ciò che succede. Esempio: un comico afferma di frequentare diversi laboratori contemporaneamente. Questo è un esempio vivente del fenomeno “il nomadismo tra i laboratori” illustrato quando si ignorava addirittura l’esistenza di Ruben Marosha. Chiaroveggenza o semplice conoscenza dell’ambiente? La seconda.

Un racconto sui laboratori zelig (da parte di un comico)

6 Giu

Un comico ci ha inviato una dettagliata, sofferta analisi sul sistema dei laboratori Zelig, su quella palestra assurda da cui molti escono più mingherlini e meno sani, in cui gli istruttori sono meno tonici e meno preparati degli allievi. Preferisce rimanere anonimo e in fondo al post spiega i motivi. Dopo aver verificato la sincerità estrema e la verità del racconto abbiamo deciso, comunque, di pubblicarlo. Imperdibile!

Quello che vorrei fosse chiaro a tutti quelli che gravitano attorno agli ZeligLab d’Italia, è che  questi  non servono ai fini del provino per entrare in trasmissione.  Spesso sono controproducenti. Il “sistema” Zelig dei laboratori serve a creare un bacino di seguito, di fidelizzazione di telespettatori e una generale schizofrenia negli aspiranti comici.

Di solito viene raccontato che l’unico modo che hai per accedere alla trasmissione televisiva è quella di fare questi passaggi: prima un provino per un laboratorio, se poi il laboratorio va bene, un provino per accedere a (magari per più di una puntata) “Zelig off”, poi magari, in base ad un apprezzamento di pubblico misurato anche tramite i contatti online, in prima serata alla trasmissione regina della tv comica italiana.

Chi onestamente  segue questo iter, si accorge o scopre che in realtà molti comici “arrivati” sono passati avanti senza troppi balzelli. GARANTITO. A volte, per coprire quest’ultimo aspetto, a comici bravi visti o che si sono proposti  direttamente, viene fatta fare qualche serata in qualche laboratorio poco prima dei provini, per salvare la faccia al sistema.

Il vero problema è: se il laboratorio è gestito male dagli autori, o vengono dati consigli assurdi ai partecipanti, si rischia di essere condizionati negativamente. Chi partecipa volenteroso ai laboratori si affida ai consigli di questi ultimi con l’idea di proseguire verso il miraggio della tv, e cerca in questo modo di accontentare la loro visione anche se può essere sbagliata, volutamente o involontariamente.

Succede spesso che sul palco, dopo alcune serate di laboratorio, si perde la sicurezza che ti ha fatto arrivare fin lì: i consigli dell’autore tolgono personalità al comico. Poi rimaneggiare il testo e l’idea  fanno perdere la freschezza e le convinzioni (Si è mai vista una palestra dove molti iscritti diventano meno muscolosi? NDR)

A me è successo. Se ho iniziato i laboratori 4 anni fa ad un certo livello, li ho terminati ad un livello più basso riguardo l’impatto comico sul pubblico. Alcuni comici può darsi che crescano, altri decrescono. Il metodo degli autori non è mai propositivo, si basa sul farti vedere le cose sbagliate, i difetti che metti  nel pezzo, ma non incentiva , non incoraggia gli aspetti positivi.

Scopri subito che c’è una comicità “per la tv” che ha tempi stretti, diversi dai tuoi, che devi far ridere “la media” di chi guarda, ti devi trasformare in un prodotto commerciale e come tale sarai vendibile se ti vestirai in un certo modo, se affronterai certe tematiche “comode”. Tutto in nome del: “Se vuoi arrivare a Zelig, devi fare così!”.  Si instaura quel clima di insicurezza e paura di sbagliare che Ananas descrive molto bene.

Ad un comico decente (uno che  fa già le sue serate e ha un seguito di pubblico),  vengono dati dei consigli ai quali lui stesso non crede troppo, ma il ragionamento che entra nella sua testa è Continua a leggere

Gigolò: un mestiere affollato

6 Mag
Francesco Friggione/Rocco Ciarmoli

PREMESSA

Per non creare equivoci diciamo subito due cose:

1) Francesco Friggione porta avanti da anni il personaggio del Gigolò e, in questa veste, si  è esibito più volte anche ai laboratori Zelig. Questo fatto è ampiamente conosciuto dagli addetti ai lavori e anche dagli autori e dai comici Zelig. Il personaggio nasce nel 2003, ha vinto diversi concorsi nazionali, è stato in tv anche a Bravo Grazie (Rai 2) e Cuork (La7, guarda il video), informazioni reperibili facilmente sul suo sito.

2) Rocco Ciarmoli, nell’ultima edizione di Zelig, ha portato al successo il personaggio di Rocco il Gigolò, che non è evidentemente un plagio.

Friggione ha recentemente pubblicato sul suo profilo facebook (vedi filmato) il video di una sua apparizione televisiva nella trasmissione Trambusto (2005). Chi ha voglia può fare tutti i paragoni che vuole sulle similitudini, le uguaglianze e le differenze (guarda un video di Rocco).

COSA SIGNIFICA BRUCIARE UN PEZZO?

La scorrettezza non sta nel plagio, perché tutto il cabaret televisivo si basa sulle similitudini. Per esempio nessuno adesso può portare in tv a Zelig la comicità visual perché ci sono già i Senso D’Oppio o le canzoncine perché c’è Il Duo Idea. La “casellina” è già occupata.

Mandare in tv uno che dice “sono un Gigolò” significa bruciare chi il Gigolò lo faceva già da prima.

Non a caso ho potuto raccogliere tantissimi commenti il cui tono era: c’è in tv uno che ha copiato Friggione (magari non è vero, ma l’effetto è quello).

Abbiamo trattato casi simili in passato: il caso di MatteoMarini (vedi link) e quello di Gigi Rock/Emo (vedi link).

Il problema è quello di un sistema ormai privo di garanzie, in cui andare a un laboratorio non ti salvaguarda, ma anzi ti espone a essere scavalcato.

COSA ANDREBBE FATTO

Se sai che c’è già uno che fa il Gigolò, piuttosto chiamalo “Playboy tascabile”, così c’è almeno un minimo di correttezza. L’intera struttura dovrebbe occuparsene. Il comico in primo luogo, sempre per correttezza.

Faccio un esempio: l’amico Daniele Raco sta portando avanti il progetto Kombat Komedian, un’interazione tra comicità e wrestling. Lo sanno tutti.  Ora, se a me venisse in mente di fare il lottatore cabarettista, dovrebbero essere già gli autori a segnalarmi la cosa e a impormi dei cambiamenti per evitare delle sovrapposizioni e per non bruciare ciò che fa Daniele Raco.

Questo avverrebbe in un mondo dove ci sono le garanzie, che purtroppo non è questo.

L’amministratore di Ananas Blog Roberto Gavelli (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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