Tag Archives: Lavoro gratuito

Arnaldo Mangini: perché sono andato in Albania…

12 Nov
Arnaldo Mangini con Jango Edwards

Arnaldo Mangini con Jango Edwards

 Arnaldo Mangini, comico e  clown (noto anche come sosia di Mr Bean) è un artista spesso in tournee all’estero. In questi giorni sta preparando Zen & Now, spettacolo con la regia del grande Jango Edwards (di cui c’è stata l’anteprima il 7 ottobre 2016 al Centre Civic Drassanes di Barcellona). Soprattutto per questo, Mangini non ha mai frequentato troppo l’ambiente televisivo (non c’ha tempo, lavora altrove, al lunedì quando si registra o si fanno le prove tv sta ritornando dalla Germania, etc.). Quale sorpresa è stata nel vederlo partecipare alla versione albanese di “Tu si que vales…” (guarda qui il video!!! ). Incuriositi, l’abbiamo intervistato su una scelta che potrebbe sembrare un “cedimento” al lavoro gratuito e alla voglia di apparire in tv:

ARNALDO, PERCHE’ SEI ANDATO A TU SI QUE VALES – ALBANIA?

Perché mi hanno pagato un cachet per la puntata, coperto tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio, compreso un tour turistico guidato a Tirana. Mi hanno anche concesso 10 minuti (senza tagli), che è il tempo adatto a mostrare al meglio ciò che si fa. Hanno un altro modo di trattare gli artisti.

HAI RICEVUTO CHIAMATE DA TU SI QUE VALES – ITALIA? ITALIA’S GOT TALENT? ECCEZIONALE VERAMENTE?

Sì, in continuazione, ma non sono mai andato.

PERCHE’?!

A malapena recuperi le spese. Hai poco tempo, ti possono tagliare il pezzo tutte le volte che vogliono. Sei carne da macello e li devi pure “ringraziare per l’opportunità”. Gli interessi non come artista, ma come “riempitivo” affinché si possa fare la loro trasmissione.

GRAZIE ARNALDO. 

un frame di Arnaldo Mangini a Tu si que vales Albania

un frame di Arnaldo Mangini a Tu si que vales Albania

Ananas blog

provini 2012: quest’anno nessuna “spremuta”?

17 Mag

Sembra che quest’anno non ci saranno i famosi “provini televisivi” di fine maggio – inizio giugno, uno dei riti più solenni della liturgia zelighiana, rinominati anche “tritacarne” o “spremuta di sangue”. Ai tempi belli si apprestava Zelig Off (che forse quast’anno non si farà) autentica trasmissione “specchietto per le allodole” e la tensione saliva al massimo. Il comico, grazie a ciò, era al servizio di Zelig praticamente tutto l’anno (vedi post “un anno con Ivan Zeligovic”).

Arrivavi in viale Monza 140 (a tue spese) dopo una stagione di laboratorio (a tue spese) e scoprivi con grande desolazione una scaletta di 30 – 35 comici, compresi quelli che non avevano fatto laboratori, compresi quelli che facevano una comicità non gradita ai capoccioni, compresi quelli che non avevano speranze. Finiva all’una e 30, tornavi a casa (a tue spese) spesso all’alba, tutto per il “divertimento” dell’Imperatore e della sua Corte.

Un momento: l’Imperatore e la sua Corte rinunceranno facilmente alla loro presa sulle persone? Proprio adesso che la benzina è alle stelle, che forse Zelig si prenderà una pausa? Sappiamo che il rito solenne è più soddisfacente tanto quanto è inutile, stressante e dispendioso. Sul sito di Area Zelig (vedi link) il 4, 5, 6 giugno è programmato uno “Zelig in progress”:

“Zelig in progress presenta le nuove leve della comicità italiana che sperimentano i propri numeri comici davanti ad un pubblico vero. Per tre serate a Zelig Cabaret vi saranno comici che provengono dai laboratori di tutta Italia che presentano nuovi personaggi e testi inediti, portando ciascuno la propria esperienza ma con l’inconfondibile impronta di Zelig. Le serate sono condotte da Federico Basso e Davide Paniate.”

Un rito minore o il tentativo di mettere in piedi una 3 giorni di tritacarne con 30 – 35 – 40 comici a serata, come ai bei tempi? Sappiamo che parte importante del rituale è chiamare le cose con un altro nome. La fabbrica di pezzi televisivi si chiama “scuola di recitazione”, così dei provini un po’ inutili e sovraffollati si possono chiamare “Zelig in progress”.

Inoltre tutta la struttura burocratica, l’infinita mole di lavoro gratuito va in qualche modo giustificata, bisogna dare un contentino a tutti (magari mentre si pensa già a un periodo di vacanza in località turistiche tipo Puerto Farloccos in Messico). Perché la solennità del rito è più importante del contenuto.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Ananas Blog sul prestigioso quotidiano online “Lettera 43”

5 Mag

Intervista sul tema “Zelig, la fabbrica di illusioni”

Veemente replica di Gino e Michele

L’articolo su Lettera 43

In quanto Amministratore di Ananas Blog, ho rilasciato un’intervista a Lettera 43, uno dei pochi quotidiani online indipendenti, che è stata intitolata “Zelig, fabbrica dillusioni.” LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO. Cito uno dei passaggi:

 RISERVA DI MANODOPERA GRATUITA. In pratica, secondo l’autore, Zelig si è ormai trasformato in un una gigantesca opera di sfruttamento finalizzata al business televisivo: «La dirigenza non crea più nulla da anni, ma sottopone centinaia di artisti a una corvèe di produzione di pezzi comici: un meccanismo bizzarro che tiene sotto pressione anche chi non ha la minima speranza di fare televisione».
E può avere effetti deleteri: «Si gioca con le speranze altrui, alimentandole al massimo e poi spegnendole di colpo per debilitare psicologicamente i comici e creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al successo».
Si crea così una grande riserva di manodopera gratuita da cui attingere quando c’è bisogno, conclude l’autore «una piantagione di alberi verso cui allungare la mano solo quando c’è qualche frutto succoso ormai maturo, lasciando marcire tutti gli altri frutti».”

Interessante anche la risposta di Michele Mozzati (a nome anche di Gino Vignali):

“GINO E MICHELE: «VIOLENZA VERBALE». I responsabili del programma, contattati da Lettera43.it, non hanno voluto replicare alle accuse ma hanno preso le distanze da Gavelli. «Né io né Gino abbiamo alcuna intenzione di rispondere a chiunque faccia riferimento anche solo di rimbalzo al blog Ananas», spiega Michele Mozzati che con Gino Vignali è uno degli autori storici, «di cui ci vengono riportate notizie e nel quale ho anche avuto modo di imbattermi direttamente qualche volta».
Secondo l’autore, la principale attività del blog è «quella di denigrare e attaccare anche con violenza verbale e con considerazioni pretestuose e prevenute l’attività di Bananas, di Zelig, ma soprattutto di chi lavora, con diverse mansioni, a questi progetti da anni, con passione e correttezza».
Quindi, conclude, «non ho quindi alcuna intenzione di confrontarmi con chiunque tenga conto anche lontanamente di ciò che viene scritto in quel contesto mediatico».”

Ognuno ha il diritto di non rispondere e di non considerare le opinioni altrui se partorite all’interno di un contesto mediatico non gradito, ma l’accusa di “violenza verbale” non è leggera e andrebbe dimostrata, soprattutto in un periodo in cui l’aggressività “via web” ha colpito sia critici dell’attuale sistema, che un comico di Zelig. In ogni caso c’è sempre la possibilità di segnalare eventuali abusi.

La “fatwa” contro Ananas Blog e contro chi gli darebbe credito, suona un po’ anacronistica in un momento in cui la maggioranza degli addetti ai lavori si connette quotidianamente (allora sono screditati anche loro?). Io stesso e altri (come Emiliano Petruzzi) abbiamo ricevuto inviti a parlare pubblicamente delle nostre esperienze, soprattutto verso le platee di aspiranti comici che, come minimo avrebbero il diritto di essere informati su ciò che potrebbe capitare loro.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

“Liberatorie fasulle”: lo scandalo continua?

28 Ott

In seguito al reportage di Ruben Marosha dietro le quinte degli Zelig Lab (guarda il primo video) il blog ha avviato un’inchiesta sulle liberatorie che si firmano per salire sul palco, mettendone in luce  le incongruenze (leggi tutti gli articoli sull’argomento).

Le liberatorie hanno mostrato un desolante quadro di “realtà farlocca” molto lontana da ciò che succede davvero sul palco. Per esempio: si sostiene che la serata è frutto d’improvvisazione quando questo è totalmente falso.

Anche un mentecatto capirebbe che queste affermazioi (vere o false o parziali che siano) hanno l’obiettivo di evitare gli obblighi retributivi e contributivi… Ma, in questi mesi, il quadro è cambiato? Abbiamo deciso di fare una verifica a caso in un laboratorio Zelig, recuperando una liberatoria:

Qui si invoca la legge Bassanini bis N. 127 del 15 maggio 1997 sullo snellimento dell’attività amministrativa (scomparsa l’audace “affectionis vel benevolentiae causa” su cui c’è gente che ride ancora fino alle lacrime).

L’attore dichiara di partecipare allo spettacolo senza emolumento (a titolo gratuito). Qui casca l’asino: il fatto che non ci sia emolumento non esenta IN NESSUN MODO dagli obblighi contributivi Enpals. E poi la liberatoria ammette che c’è uno spettacolo e che è addirittura “prodotto” (ma non era una scuola di recitazione? vedi gli articoli realativi alla presunta scuola di recitazione).

Poi cadrebbe un altro asino: e la Siae? da quel che si sa, è altamente improbabile che non salgano sul palco comici iscritti alla Siae. Il motivo è semplice: gli Zelig Lab sono infarciti di professionisti che, spesso, portano repertorio (guarda il video prodotto da Ananas Blog).

Insomma, questa liberatoria è più semplice delle altre, ma sembrerebbe altrettanto “farlocca”. Lo scandalo continua? E la gente che è salita sul palco di piazza Duomo a intestarsi la vittoria di Pisapia, inneggiando al vento che è cambiato, che dice? (Si ricorda che questa macchina organizzativa è prodotta da un “marchio” che fattura 15 milioni di euro l’anno o giù di lì).

L’Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

perché non scrivere battute su facebook (e su spinoza.it)

22 Set
Un assiduo lettore del blog ha inviato alcune considearazioni sullo scrivere battute. Da tempo egli non le posta più su facebook (almeno quelle tradizionali) e trova deleterio fare la stessa cosa su spinoza.it, (il blog che rappresenta un riuscitissimo esperimento di “scrittura collettiva”) o in qualsiasi altro contesto simile.
Scrivere battute non è da tutti, è un’attività che dovrebbe avere un certo valore minimo garantito. Qualcuno riesce a farsi pagare per questo. In fondo si tratta dell’eterna lotta tra il lavoro gratuito e quello retribuito.
Il racconto è stato ripulito da troppe lungaggini e parolacce ma, evidentemente, c’è qualcuno che va in bestia quando vede troppo “dilettantismo” in giro… Buona lettura:

 

Da tempo non posto battute su Facebook. Non del tutto. Sì, metto “oggi è una bella giornata, ho appena fatto colazione” eccetera. Oppure se c’è proprio qualcosa che va commentata adesso e che domani sarà invecchiata e che ha un meccanismo non replicabile.

Ma le battute no, soprattutto quelle che riguardano i fatti del giorno. Mi viene la tentazione, sto lì sulla funzione “commenta”, ma poi mi chiedo: perché? Se riesco a raggranellare delle battute belle, se ho questa capacità, allora le metto da parte e ci faccio qualcosa di utile per me.

Ci sono tanti disperati che devono fare delle puntate di qualche trasmissione di successo (in tv, ma anche in radio) o che devono scrivere il loro libro, ma che hanno il repertorio in riserva, che non ce l’hanno proprio il repertorio. Ecco uno sbocco professionale: ti metti d’accordo per un tot a puntata, un tot a battuta e, se vali, ti ci paghi il mutuo della casa o la rata dell’auto o la spesa di un mese…

Anzi, in alternativa ci scrivi uno spettacolo per te o per qualcun’altro! Se va bene lo fai girare, ci prendi la Siae, ti fai pagare per lo sforzo, e via discorrendo.

 Il grande circo di Mark Zuckerberg (il fondatore di facebook NDR) ha già troppi numeri, troppe idee che circolano, le tue si perdono nell’oceano. Se non scrivi le tue minchiate nessuno lo nota, se le scrivi si perdono nel mare della gratuità.

Allo stessa maniera spinoza.it: 700 persone che mandano battute, 2 gestori del blog che firmano il libro. Il libro vendicchia bene, ma non è solo questa la storia: magari fai anche l’autore di Benigni (sai, sono quello di Spinoza…). Le battute sono bellissime, veramente (ci credo, 700 collaboratori…), ma quanto andrà avanti? Non si crea ricchezza, non hai visibilità, appena l’orgoglio di avere delle battute pubblicate sul blog…

Leggete le FAQ di Spinoza (leggi qui), buona parte delle FAQ tentano di giustificare il motivo di così tanta gente che lavora aggratis. Stesso meccanismo de Le Formiche. 

No, basta, se hai il segreto di come “trovare tartufi”, fatti pagare, oppure fatti un “risotto” e gustatelo tu. Centinaia di nasi che annusano il terreno e scavano per terra come dopolavoro non sono la stessa cosa!

RdT

Conclusione: segnaliamo un articolo uscito oggi su La Repubblica: “Così l’Italia spreca il tesoro di Internet” in cui vengono citate le cifre dell’occupazione tramite Internet: in Italia ci sono 700.000 nuovi occupati grazie alla rete (380.000 “posti distrutti” con un saldo attivo di 320.000).
Quindi: 700 persone impiegate e solo 2 professionisti (nel caso di Spinoza.it) è una cifra leggermente in deficit. Così come lo è: migliaia che scrivono, nessuno prende un euro (nel caso di Facebook) a meno che scrivere battute su Facebook non crei un indotto che adesso sfugge, ma che rende a chi le scrive.
Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Clamoroso post contro il lavoro gratuito

1 Set

Tony Sleep

Segnaliamo l’articolo di Tony Sleep, fotografo professionista inglese, che si scaglia in modo ferocissimo contro quelli che chiedono prestazioni “a costo zero”. (Leggi articolo su Total-Photoshop con la traduzione dell’originale dal titolo “We have no budget for photos”).

Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.

Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.

Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.

Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.

Prosegue poi con altrettanta brutalità:

E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.

Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.

Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.

Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.

Poi continua a martellare:

E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.

Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.

Conclusione: sappiamo quanto sia vero. Il lavoro gratuito è recessivo per qualsiasi professione. Nel mondo dello spettacolo avrebbe un senso, vista la grande quantità di progetti creativi in cui si spera TUTTI QUANTI di avere dei vantaggi nel caso andassero in porto. E’ inaccettabile quando te lo chiede qualcuno che è miliardario, paga le case in contanti e viaggia su auto costose.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Liberatorie: tutte le incongruenze del concetto di “improvvisazione”

19 Giu

Nel post Le liberatorie: una “truffa” basata sull’autocertificazione? Abbiamo iniziato a sottolineare gli “errori” della liberatoria (quella relativa alla Siae) che i comici devono firmare per salire sul palco di un laboratorio Zelig (anche se poi in alcuni lab, non si sa perché, non si firma nulla).

Qui riportiamo un passaggio (è così proverbiale, che quasi tutti nell’ambiente lo conoscono bene) della liberatoria Siae:

 

IN UN LABORATORIO ZELIG, AFFERMARE CHE IL REPERTORIO SIA FRUTTO DELL’IMPROVVISAZIONE DEL COMICO È UN’AFFERMAZIONE QUASI AI LIMITI DELLA FANTASCIENZA.

IMPROVVISARE: “Tenere un discorso, comporre versi o musica per immediata ispirazione, senza preparazione” (dal dizionario Zingarelli). IMPROVVISAZIONE TEATRALE: “… è una forma di teatro dove gli attori non seguono un copione definito, ma inventano il testo lì per lì improvvisando.” (Da Wikipedia)

Ci sono tantissimi argomenti per dimostrare come anche questa parte della liberatoria sia fallace.  Elenchiamoli:

1) Negli Zelig Lab i pezzi vengono elaborati in precedenza. Non a caso, l’autore spesso ne riceve preventivamente il testo via mail.

2) Lo spettacolo (di fronte a un pubblico pagante) è sottoposto a una scaletta molto rigida sia nella sequenza che nel minutaggio.

3) la scaletta viene elaborata durante le prove al pomeriggio. Le prove stabiliscono esattamente il modo in cui si svolgerà lo spettacolo (per i profani: basta andare nel luogo di uno Zelig Lab al pomeriggio e si vedranno gli autori e i comici provare pezzi ed elaborare la scaletta).

4) Da sempre, negli Zelig Lab, l’improvvisazione è TASSATIVAMENTE vietata (salvo rare eccezioni, che però vengono emarginate perché ritenute non televisive).

5) I laboratori promuovono solo ciò che è potenzialmente televisivo (quindi precostituito, elaborato con cura attraverso prove su prove, scritto e riscritto in precedenza).

6) Chiunque sfori i tempi della scaletta perché improvvisa viene subito redarguito, rischia di essere emarginato, acquista fama di essere poco affidabile (come sanno bene gli addetti ai lavori e come si può spiegare facilmente ai profani, indicando esempi e circostanze).

7) la definizione stessa di laboratorio data da Bananas (vedi link) parla di comicità scritta e poi provata (che è l’esatto opposto di improvvisazione):

“Il Laboratorio Zelig è un’officina, una palestra dove aspiranti comici testano sketch inediti davanti a un pubblico vero. Uno spazio di studio e sperimentazione di nuove forme di comicità, scritta e agita…”

Leggendo tutto,  non vi è alcun accenno all’improvvisazione.

8 ) Nei laboratori Zelig qualsiasi interazione col pubblico è “vietata”. Gli autori la reprimono all’istante. Eppure è proprio l’interazione col pubblico la principale, se non l’unica fonte di improvvisazione cabarettistica (alcuni bravi mestieranti reggono interi spettacoli su questa tecnica).

9) il repertorio, così come strutturato nei laboratori Zelig, finisce nel laboratorio di Zelig Off, poi a Zelig Off, poi in prima serata. La pratica dei laboratori si basa su una ripetizione maniacale che è agli antipodi rispetto all’improvvisazione.

10) Nei laboratori molto spesso i comici esibiscono il loro repertorio, soprattutto per “tenere su la serata” e quindi divertire e/o attrarre il pubblico pagante.

11) esistono laboratori indipendenti (come si può notare su facebook) che dichiarano apertamente di essere luoghi in cui si provano pezzi da portare poi ai lab e ai provini di Zelig e di Colorado.

12) una delle cose più gravi (se non la più grave) che si possa dire di un comico “caduto in disgrazia” è il fatto che lui abbia commesso l’errore di sforare rispetto al rigido copione previsto, sottolineando che chi fa così si “brucia” nei confronti di Zelig.

I motivi sono più che sufficienti. Non ci sono scappatoie: siamo di fronte a una dichiarazione totalmente incongruente con la realtà, il cui effetto è di defraudarvi della vostra creatività, di usurfruire di una grande quantità di lavoro gratuito, evitando di pagare ciò che la legge pretende sia pagato.

Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve)

I bilanci di Bananas srl: la gallina dalle uova d’oro

22 Nov

Comici disposti a tutto

12 Nov

Ha destato molto interesse la campagna anonima “giovani disposti a tutto” iniziata il 30 ottobre con una serie di manifesti provocatori dedicati al mondo del lavoro.

Il sito (vedi link) ha registrato più di 70.000 visite e la pagina Facebook (vedi link) più di 6.000 adesioni.

I manifesti recitavano offerte di lavoro del tipo:

Network della comunicazione CERCA giovani talenti pronti a farsi sfruttare in silenzio.

Immobiliare CERCA neolaureati felici di vivere per sempre in casa dei genitori.

Gruppo Bancario CERCA laureati con Master in Ingegneria finanziaria capaci di campare senza soldi.

Ieri è stato svelato che la campagna è a cura dei giovani della CGIL. A rivelare il mistero è stato il nuovo segretario Susanna Camusso. Ora al titolo è stato aggiunto il “non più”: Giovani non più disposti a tutto. La campagna vuole appoggiarsi ai sentimenti dei giovani relativi al mondo del lavoro (umiliazione, sfruttamento, frustrazione, rabbia) per contribuire alle speranze di un futuro lavorativo migliore.

Diversi lettori del blog ci avevano segnalato l’iniziativa (ma guarda un po’! Chissà come mai!) In passato abbiamo segnalato un’intervista al presidente del Sindacato Attori Italiano della CGIL e l’amministratore di questo blog è iscritto alla CGIL – Nidl. Insomma c’è un feeling con questo sindacato.

I finti annunci di sfruttamento del lavoro a basso costo oppure gratuito sono purtroppo simili a quelli veri. Repubblica.it ha raccolto un’infinità di queste proposte indecenti (vedi articolo).

Ma se guardiamo al mondo del comico dominato da persone di sinistra (nel senso che sono a sinistra della Corea del Nord…) vediamo come la precarietà sia diffusa anche a chi non ha un contratto di lavoro, anche a chi è un veterano.

“Network della comunicazione CERCA giovani talenti pronti a farsi sfruttare in silenzio” potrebbe adattarsi benissimo alla situazione: lo spettacolo è una forma di comunicazione e il comico è una categoria a cui si chiede silenzio. Però si può fare di meglio: Importante agenzia spettacolo leader nel settore CERCA comici disposti a lavorare gratis per 7/8 anni, con trasferimenti a loro spese.  

La Redazione di Ananas Blog

L’importantissimo valore strategico di Zelig Off

10 Nov

Per catturare molte allodole ci vuole lo specchietto adatto…

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