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Pier Massimo Macchini e Marche Tube

23 Apr

 

Pier Massimo Macchini - Marche Tube

Pier Massimo Macchini – Marche Tube

E’ sempre interessante guardare cosa succede a livello locale, soprattutto nelle zone non toccate da una trasmissione televisiva di diffusione nazionale (Genova ha Copernico, Napoli Made in Sud, Roma SCQR, Milano Colorado e Zelig). Cosa succede nelle Marche? C’è il comico, attore e fantasista Pier Massimo Macchini che sta portando avanti un’iniziativa interessante: Marche Tube che si può suddividere in tre settori: Televisione, Web e Spettacoli Live

Tv: sono state prodotte 32 strisce comiche da 10 minuti andate in onda nella emittente regionale TVRS i filmati, definiti Tv Sketch Comedy per tv e web, propone all’interno una serie di clip e sit-com che strizza l’occhio ad un pubblico nazionale; WEB: nel sito www.marchetube.it si possono trovare le singoli clip ed il portale di promozione turistica, dissacra la solennità dei canali istituzionali d’informazione territoriale. All’interno del canale you tube scrivendo marchetubeshow i video hanno totalizzato già più di 100.000 visite; LIVE: si è prodotto uno spettacolo live intitolato “Marche Tube 2.0. l’evoluzione della specie!” con Piero Massimo Macchini e Michele Gallucci, lo spettacolo alterna momenti live di visual comedy a video ed ha già rappresentato più di 30 repliche.”

MT è un omaggio alla Regione Marche, un viaggio comico sociologico, filologico e di promozione di questa splendida terra. Sicuramente la comicità, specie se non può contare su lauti investimenti, deve trovare delle interazioni tra forme di linguaggio diverse, usare il web come risorsa, ma anche come mezzo per rilanciare il live. Qui sotto da Marche Tube: il confessionale del bar di provincia…

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

PS non dimenticate Carletto Bianchessi Inno alla Vita, inizio di un progetto ad ampissimo respiro che coinvolgerà anche YouTube.

Alcune proposte per contrastare la crisi e tornare a crescere

16 Giu

Premessa: il vero indicatore della crisi è misurabile soprattutto sul live, cioè su quel lavoro pagato per esibirsi di fronte a un pubblico. Questo è vero soprattutto adesso che non lavorano neanche quelli che appaiono in televisione.

C’è una fuga di telespettatori dalle trasmissioni comiche coi budget investiti in crash verticale. D’altronde il calo dell’appeal televisivo non è stato ancora compensato dall’avvento delle cosiddette nuove tecnologie che, anzi, sono andate a occupare spazi generalmente appannaggio dei cabarettisti.

Allora che fare, se non rassegnarsi a un impoverimento inevitabile? Proviamo ad avanzare alcune proposte basate sul buon senso.

LA FRONTIERA DEL WEB – Occorre una strategia basata su un semplice principio: come ricavare soldi dal web, cioè da uno spazio cui gli utenti accedono e condividono i contenuti quasi sempre gratis. È un problema generale, ovviamente.

A parte Beppe Grillo che è diventato uno degli uomini più potenti d’Italia, a parte molti tentativi spesso velleitari, la comicità non sembra battere colpo. Eppure sarebbe adatta al mezzo in questione, proprio perché produce gag e battute caratterizzate sia da brevità che da efficacia.

Il ruolo che fu del comico è stato in gran parte coperto dagli utenti. Maurizio Crozza elaborò delle battute sulla nevicata a Roma senza sapere che altri le avevano già messe su Twitter. Non aveva copiato, ma la rete era stata più veloce.

Chiunque posti qualcosa su Facebook ne cede i diritti automaticamente. Allo stesso modo i suoi sketch possono finire tipo su Media Video e lui può sperare di avere molti contatti, ma di quegli sketch ha già ceduto la proprietà a Mediaset. Questo è il gradino principale: rimanere proprietari di ciò che si fa.

L’altro problema è che le trasmissioni comiche hanno preso una deriva che le allontana inesorabilmente da ciò che va sul web: affliggono lo spettatore anche con 3 ore di comicità forzata, piena di cose ritrite che non fanno ridere. Si è arrivati al paradosso di Italia Coast2Coast in cui si cercava di coniugare la rete con ciò che fa scappare la gente verso la rete (il varietà palloso).

La rinascita comica (e creativa) sul Web partirebbe dall’avere una strategia e degli investimenti (oltre a un’idea forte), ma soprattutto dal rimanere padroni di ciò che si fa.

MORATORIA – Per far rifiatare l’intero settore occorrerebbe almeno un anno di moratoria sulle trasmissioni comiche. Il principio è semplice: si combatte la nausea da cibo smettendo di ingozzarsi. Poi tornerà l’appetito. Lo stop televisivo darebbe un po’ di tregua anche al live: tornare a vedere spettacoli dal vivo.

La cosa è talmente vera che i capoccioni zelighiani stavano pensando a una pausa (coincidenza) di almeno un anno. E’ già avvenuto in passato e ha funzionato. Zelig Circus saltò una stagione e subito dopo Bananas srl prese a macinare utili e fatturato (e visibilità e popolarità). Invece, contro ogni logica, si sta pompando una sovraesposizione comica senza precedenti (in un post successivo vedremo come si sta sviluppando e si svilupperà la “grande abbuffata”).

Operazioni tipo Sto Classico sono controproducenti, infondono l’idea che i comici non facciano ridere, siano grezzi, dilettantistici e poco spontanei. Può essere che facciano incassare qualche euro a qualcuno, ma contribuiscono al rifiuto della comicità.

Andare avanti compulsivamente è un segnale di grande insicurezza, spesso dettato dalla paura che, se si abbandona uno spazio, lo si perderà per sempre.

LABORATORI  – Il rapporto tra abbuffata di laboratori e decremento del live e della qualità comica televisiva è acclarato. Il blog ha più volte auspicato uno sfoltimento dei laboratori, soprattutto di quelli finalizzati alla tv. Il sistema è tenuto su da una ragnatela di interessi e di speranze trasversali (quasi sempre fasulle) difficili da districare. Sarebbe sufficiente metterli “in regola” per ottenere una riqualificazione e una diminuzione del loro numero.

Basterebbe suddividerli in televisivi (finalizzati a produrre sketch per note trasmissioni tv), in cui si regolarizzerebbe la SIAE e l’ENPALS, la contrattualizzazione e in quelli non televisivi, cui spetterebbe il compito di rilanciare la creatività (mai così scadente) dell’italica risata. Un laboratorio non tv lavorerebbe su sketch ex novo, elaborati col lavoro effettivo degli autori.

Bene, queste sono 3 proposte semplici: la prima (il web) totalmente nelle nostre mani per quel che riguarda iniziativa e inventiva e favorita dall’espansione costante del mezzo; la seconda (moratoria) risponde anche a necessità percepite dagli stessi capoccioni; la terza (laboratori) è ineludibile prima che ci pensi il mercato (a lungo andare) a estinguerla (per mancanza di risultati a fronte delle enormi energie finanziarie, fisiche e creative investite).

 Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Intervista a Enrico Cibotto: ridere fa buon sangue?

13 Mar

Enrico Cibotto

Enrico Cibotto è l’organizzatore del concorso di cabaret Riso Fa Buon Sangue, giunto alla terza edizione. Però il concorso stesso è legato a un progetto più ampio che comprende un format live e, soprattutto, un impegno attivo di sostegno all’Avis.

Dopo gli spettacoli, le adesioni vengono prese tramite I-pad ed Enrico, coi suoi collaboratori, sta lavorando ad una App che aiuti e integri la raccolta di sangue (insomma con uno sguardo già rivolto al futuro).

Lo abbiamo intervistato anche per capire che tipo di progettualità si possa sviluppare attorno a un concorso.

RISO FA BUON SANGUE, CHE COS’E’?

Inizialmente è una convenzione con l’Avis Veneto e Provinciale di Rovigo, legata alla risata e alla donazione del sangue. Da questo è nato un format: una tournee estiva coi comici. In seguito si è aggiunto il concorso.

CHE LEGAME C’E’ TRA IL CONCORSO E LA TOURNEE?

Il concorso serve a scoprire nuovi talenti. Non è detto, però, che anche chi non vinca o chi non arrivi alla finale, non venga chiamato per il tour estivo.

CHE CRITERI CI SONO PER ESSERE CHIAMATI NELLE DATE ESTIVE?

L’unica promessa che c’è Continua a leggere

Guido Catalano: il viaggio di un poeta

12 Feb
Guido Catalano on the road again

Guido Catalano è un poeta. Nelle sue numerose esibizioni live fa anche ridere, ma non perché ci sia un intento prettamente comico: è la vita stessa che, messa sotto la lente d’ingrandimento della poesia, spesso vira verso il “ridicolo”.

Quello che stupisce in Catalano è la “agenda piena”, l’essere sempre in tournee tra reading, spettacoli e slam poetry. Certo, i cachet non sono quelli televisivi, ma la libertà è solo un’altra parola per dire che non hai nulla da perdere (come ha cantato Janis Joplin) e Guido è sicuramente una persona libera.

Vai al sito di Guido Catalano; guarda il link del libro “La donna che si baciava con i lupi; link al libro Ti amo ma posso spiegarti.

Per questo l’abbiamo intervistato. Altra intervista IMPERDIBILE:

TI DEFINISCI UN POETA? (O HAI ALTRO DA AGGIUNGERE A QUESTA SEMPLICE DEFINIZIONE?) 

Ho difficoltà a definirmi. La parola poeta mi ha sempre fatto un po’ impressione. D’altra parte anche quando gli altri cercano di definirmi si genera una certa confusione. A tal proposito ho scritto una poesia nella quale a un certo punto si dice: 

i poeti non mi considerano un poeta ma un cabarettista; i cabarettisti non mi considerano un cabarettista ma un poeta; gli elettricisti non mi considerano un elettricista e fanno bene 

Ecco, l’unica certezza è che non sono un elettricista. 

E’ POSSIBILE VIVERE DI POESIA? EVENTUALMENTE COME? 

Io ci sto riuscendo abbastanza bene. Grazie agli Continua a leggere

Lo sterminio del live

6 Set

La crisi del live: palchi vuoti e zone desertificate

 

INIZIA un’inchiesta cui è stato dato il titolo “Lo sterminio del live”, dedicata al forte e (forse) irreversibile calo del lavoro dal vivo.

SI TRATTA di gran lunga del problema più grave esistente, per il semplice motivo che un comico che non lavora o lavora poco è come se fosse mutilato. La separazione tra il comico e il lavoro live è qualcosa di traumatico, innaturale, a lungo andare insopportabile da sostenere.
L’INCHIESTA non è facile soprattutto per la rassegnazione generale e per l’indifferenza di chi comanda, impegnato com’è a spremere commercialmente il cabaret fino all’ultima goccia.
POCHI spettacoli equivalgono a nessuna vera gavetta che equivale a un abbassamento del livello dell’offerta, che fa sì che i budget si spostino verso forme di intrattenimento più efficaci. Questa è una delle tante equazioni che portano il risultato al ribasso.
LA CRISI è nel suo pieno, ha già destabilizzato il mondo del cabaret (e le sue derivazioni) creando una precarietà e un’insicurezza generalizzate; un abbassamento della qualità e della professionalità.
BEN DIVERSA è la situazione di chi aspira alla tv, al quarto d’ora di celebrità da tronista o da partecipante al Grande Fratello. Come spiegheremo nel prossimo post, ogni trasmissione comica è strutturata proprio per essere una costola del live.
QUINDI lavorare dopo che le telecamere si sono spente è (o dovrebbe essere) il fine ultimo.  
PER CERCARE di capirne di più abbiamo iniziato a intervistare gli addetti ai lavori, soprattutto comici e impresari tra quelli che possiedono una “memoria storica”. Questi professionisti conoscono la situazione attuale e conservano il ricordo di tutto ciò che è successo negli ultimi 10/15 anni, quindi possono parlare con competenza.
ABBIAMO trovato una naturale voglia di collaborare, probabilmente perché il problema coinvolge tutti e non è visto neanche lontanamente come un’iniziativa di parte. Si tratta quindi (per questo blog) di un lavoro collettivo e condiviso.
LE DOMANDE sono ricorrenti: quando è iniziata la crisi, da quali fattori è stata determinata, qual è la situazione attuale, come andavano le cose prima del “crollo”, le differenze tra le varie zone d’Italia, eccetera.
STIAMO chiedendo anche suggerimenti su come invertire la tendenza e qui le risposte, com’è logico, vanno spesso su soluzioni attualmente irrealizzabili.
L’APPROFONDIMENTO è un vero cantiere aperto. Le cose da dire sono tante. Ogni filone ne apre molti altri.
NON TRATTEREMO le cause esterne, come le crisi concentriche che hanno indebolito il potere di spesa degli italiani. Il calo del denaro in entrata ci sarebbe stato comunque, ma ha colto l’ambiente nella sua massima debolezza creativa e organizzativa, proteso a fare da stampella alla tv, mentre otteneva sempre di meno in cambio.
TRATTEREMO invece le cause interne, che hanno indebolito il settore e l’hanno reso incapace di affrontare le sfide esterne.
LO SCOPO principale dell’inchiesta è quello di evidenziare la portata del problema, approfondirne le cause e, in ultima analisi, cercare di fare qualcosa per migliorare la situazione attualmente sentita (anche con buone ragioni) come irreversibile.
LO SCOPO ULTIMO, a essere proprio sinceri, è quello di non assistere indifferenti allo sterminio del live.
(Continua…)
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