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Cristiano Chesi ci dice la sua su Cabaret e TV

8 Ott
Cristiano Chesi

Il comico monologhista e ancora giovane Cristiano Chesi ci racconta le sue considerazioni su cabaret e tv. Ci sentiamo solo di fare una piccola premessa: adesso il rapporto tra fama, cachet alti e televisione si sta modificando: sempre più comici che fanno tv non lavorano e tornano nell’anonimato. Ma ora basta parlare noi, facciamo parlare lui…

Il cabaret in tv? Un grosso equivoco (di Cristiano Chesi)

Leggo spesso su questo blog confessioni di comici arrabbiati per colpa dei laboratori Zelig, tanto che sembra che contro i laboratori Zelig stia per esplodere una bomba di rigetto… Zelig ha però indubbiamente forgiato il cabaret in questi anni di presenza mediatica, e alzi la mano chi non ne è rimasto vittima. Zelig (insieme a Colorado) oggi è la tv, e la tv oggi per un comico non è un obiettivo per crescere, è un obiettivo per vivere. Dati alla mano se non vai in tv prendi 200 euro a serata (se ti va bene), se ci vai ne prendi 2000 (se ti va male).

Vuoi vivere di comicità? Vai in tv, altrimenti comprati una buona radiosveglia, così al mattino ti tornerà utile.

Se l’obiettivo di ogni comico allora è andare in tv è chiaro che ogni comico cercherà di scrivere e più generalmente portare in scena pezzi adatti alla tv, per cui niente sesso, niente religione e spesso niente politica. Ecco così che a Zelig poi vedi fior fior di monologhisti che parlano sempre delle stesse cose: rapporto di coppia, come guidano le donne, le pubblicità, ecc. Da qui, a mio avviso, l’appiattimento del cabaret.

Anni fa ho partecipato alle selezioni di un festival del circuito Bravo Grazie, ho portato in quell’occasione un pezzo provocatorio, sull’immigrazione, la gente di colore e gli occidentali bianchi. E’ piaciuto ma ovviamente il festival non l’ho fatto.

Qualche anno più tardi sono tornato alle stesse selezioni, questa volta con pezzo sulla fidanzata grassa che si mette a dieta. Sono arrivato in finale con tanto di complimenti della giuria. Domanda, il pezzo sulla fidanzata grassa era più bello di quello sugli extracomunitari? A mio avviso assolutamente no, sicuramente però molto più politically correct, molto più vendibile, sia televisivamente che generalmente ad un pubblico.

In un ottica più ampia, l’appiattimento del cabaret a mio avviso va di pari passo con l’appiattimento della società, sempre più schiacciata sotto il peso di una tv dominante che divide il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato e soprattutto il bravo dall’incompetente.

Se sei “bravo” vai in tv e se non ci vai vuol dire che “non vali” quanto quelli che ci vanno, punto.

La domanda più frequente quando finisco le mie serate è sempre la solita: “Ma quando vai in televisione?”, come se ci fosse un nesso tra il fare il comico e l’andare in televisione.

Avete presente il notaio Pocaterra, onnipresente in tutti i quiz show della tv di stato? Beh, non è che quando vado dal mio notaio a firmare una carta gli dico: “Lo sa che lei è bravo come notaio? Perché non va in tv?” Se lo facessi come minimo mi prenderebbe per matto. Invece, a dispetto di quello che potrebbe pensare il mio notaio, in tv oramai c’è di tutto, cuochi, giardinieri, psicologi, avvocati, casalinghe e chi più ne ha più ne metta…

Non dovrebbe esistere in ogni caso, per tornare al discorso, un filo logico tra l’esercitare una professione e l’apparire in televisione. Il mio dermatologo per esempio è molto bravo, ma non è mai apparso in tv, eppure continua ad avere una nutrita clientela e anche a chiedere un bel po’ di soldi.

Allora perché io che faccio il cabarettista non li posso chiedere? Perché non vado in tv.  E allora ecco la corsa ai laboratori Zelig, Colorado, ai provini di ogni trasmissione di ogni sorta, a costo di farsi chilometri di autostrada mai rimborsati e tutta una serie di cose di cui spesso si parla su questo blog.

Bill Hicks è stato uno dei comici più irriverenti d’America, ma forse non sarebbe stato nessuno se non fosse andato dodici volte al David Letterman. Beppe Grillo oggi riempie arene dissacrando tutto e parlando male di tutti, con un repertorio che in tv non andrebbe in onda neppure alle due di notte, ma tutto ciò lo fa perché anni addietro ha raggiunto lo status di comico famoso grazie alla tv.

Chissà, magari un giorno Giacobazzi parlerà di cellule staminali o politici corrotti nei suoi spettacoli dal vivo, ma per farlo è dovuto passare da Zelig con i pezzi sugli uomini al supermercato.

Tirando le somme credo che non abbia senso portare sul banco degli imputati Zelig quando il processo dovrebbe vedere un imputato molto più importante, la televisione. Zelig è un prodotto televisivo e come tale vive di logiche di consumo, è ovvio che crei comici usa e getta e che faccia terra bruciata attorno a se.

Non è forse la stessa logica con cui McDonald è diventato McDonald? Anche in questo caso, a dispetto della qualità dei prodotti che offre, la fila di persone a comprare un Big Mac non è minore di quella di chi va a fare i provini per i laboratori Zelig.

Ah, qualcuno mi potrebbe contestare che è più normale che in tv ci vada un comico che un dermatologo… vero, anche perché rispetto ai comici della tv un dermatologo ha cose molto più interessanti da dire. 

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