Tag Archives: mestieranti

Lo sterminio del live 3 (percezione della crisi)

8 Set
Non tutti vedono l’avanzare del “deserto”

ALCUNI COMICI e impresari sostengono che la crisi non esiste, che chi è bravo lavora e lavorerà sempre.

QUESTO è in parte vero. Lavorano soprattutto i mestieranti, quelli che (paradossalmente) non disdegnano di usare anche l’animazione, le barzellette, le imitazioni, eccetera, tutte cose che sono detestate da chi produce televisione e che vengono represse sistematicamente a partire dai laboratori.

LAVORANO soprattutto quelli che non hanno mai fatto televisione o che l’hanno fatta dopo aver già lavorato tantissimo come gavetta (vedi Giacobazzi, Faraco, La Ricotta, Pucci, eccetera).

MA CI SONO anche molti che, nonostante la bravura dal vivo, lavorano poco e sono “disastrati” dallo sterminio del live. Questo sembra vero soprattutto al nord, soprattutto nell’area milanese.

UNA CAPITALE IMPOVERITA

CURIOSAMENTE proprio Milano è la città in cui il pubblico spende di più nel teatro (80 milioni e 400mila euro nel 2009 – dato dall’Annuario Siae) e in cui non dovrebbe mancare la voglia di vedere degli spettacoli di comicità divertenti, ben fatti, dove la gente potenzialmente uscirebbe e spenderebbe di più rispetto a tutto il resto d’Italia.

MILANO inoltre è la capitale del cabaret, così come Roma lo è del cinema. A Milano ci sono tutte le produzioni che contano. Eppure la vicinanza dell’industria del comico, invece di un fiorire, sembra favorire una desertificazione.

È UN’INCONGRUENZA, è come se a Roma ci fossero meno case di produzione cinematografiche e meno attori e registi rispetto al resto d’Italia.  Non sembra che, per esempio, a New York la presenza del Saturday Night Live e del David Letterman Show abbia provocato la quasi estinzione del live comico.

INVECE alcune zone come la Romagna (con l’indotto della sua industria del divertimento) e il sud, con l’estate lunga e piena di eventi e con le sue sagre e feste patronali in cui ci sono ancora tanti budget per gli spettacoli, sembrano avvertire meno la crisi.

PERÒ NON È DATO di sapere se chi lavora molto viva comunque una flessione. Passare da 150 serate l’anno a 80, per fare un esempio, sarebbe un buon risultato (come valore generale), ma costituirebbe comunque un calo preoccupante.

LO STESSO discorso varrebbe se uno passasse, sempre per esempio, da 1.000 euro di media per serata a 600 euro di media.

ANDREA VASUMI, monologhista, conduttore ufficiale delle serate Ridens (con migliaia di biglietti staccati e palazzetti dello sport pieni) ci ha detto di aver visto di anno in anno il proprio lavoro crescere. Merito anche di bravura, affidabilità, dell’agenzia giusta, di spaziare su molte cose. Ma la crescita sembra più un’eccezione.

UN IMPRESARIO, pur consapevole del calo generale di “fatturato”, ci ha detto che la crisi non esiste. Secondo lui se uno è bravo lavora, se uno è scarso non lavora. La (pseudo) crisi, sempre a suo modo di dire, starebbe tutta lì: nel fatto che ci siano troppi comici “scarsi” che non contribuiscono minimamente al miglioramento della situazione, che quindi fanno crollare il fatturato generale.

SE È VERO che lavorano soprattutto quelli bravi, soprattutto con metodi considerati antitelevisivi, sembra quasi che l’immensa macchina di scouting fatta di provini e laboratori e passaggi tv abbia l’effetto di abbassare la qualità media e di favorire (di riflesso) lo sterminio del live. Ma di questo parleremo anche nei prossimi post.

(Continua…)   

Comici in prima linea: Alberto Alivernini

24 Giu

Di Gat

Alberto Alivernini

Alberto Alivernini è un “mago comico” (immagino la caduta dei labbri inferiori, a disegnare una smorfia di disgusto, da parte di alcuni puristi al solo sentire questo appellativo).

Alivernini fa parte di quel nucleo di artisti che lavorano molto al centro sud, visti sempre col solito disprezzo misto a senso di superiorità, a parte quando vengono sdoganati dalla prima serata (come è successo a La Ricotta, Carmine Farmaco, Pablo e Pedro, eccetera).

Di lui ho un ricordo particolare: una serata al mare in Abruzzo con altri due comici diventati poi “senatori” di Colorado. Alivernini fungeva da capocomico: un occhiata al pubblico, e subito a stendere un piano di battaglia per non perdere l’attenzione di neanche uno spettatore; preoccupazione per i tavoli più distanti, più a rischio distrazione; scaletta messa giù per non lasciare neanche un istante di vuoto.

Alberto Magico Alivernini ha delle mini barzellette (e qui la smorfia dei puristi si farà conato) da pochi secondi per riempire i vuoti che si formerebbero quando lui deve preparare un gioco comico o perdere un po’ di tempo per raccogliere un oggetto di scena.

Ma non ditelo alla massa di comici usciti dai laboratori, non dite loro che la comicità ha dei tempi ristretti, che pochi secondi di vuoto sono un’eternità in una dimensione in cui anche un pezzo da 4 minuti può passare in un lampo oppure può diventare una maratona interminabile.

Non insegnate alle giovani leve a riempire i vuoti di scena, mi raccomando: potrebbero essere in grado di affrontare il pubblico, e sarebbe un disastro, sfuggirebbero al controllo!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: