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Made in Sud: stutate i monologhisti!

24 Set

La puntata di Made in Sud del 23 settembre 2013 ha realizzato 670.000 telespettatori e uno share dell’8.87%. La puntata un po’ ripetitiva rispetto a quelle del passato (e senza new entry) suggerisce una pausa nel commentare i contenuti (vedibile su rai replay). Comunque il Napoli è in testa alla classifica, la cosa più bella in questo momento ;).

Invece è ancora caldo il ricordo dei mega provini per la trasmissione, che si sono svolti il 12 e 13 settembre presso il teatro Tam di Napoli. Trapela una massa di provinanti enorme, c’è chi dice dai 120 ai 150. La cosa non stupisce, basti pensare che a quelli per una trasmissione minore come Metropolis sono arrivati quasi un centinaio di comici.

Quello che preoccupa invece è l’input dato dai dirigenti Rai e dagli autori presenti: i monologhisti non ci interessano, vogliamo solo personaggi. Quindi proseguirebbe la totale emarginazione dei monologhisti (a meno che non si “personaggizzino”) quindi dei contenuti (a parte qualche battuta innocua sulla crisi e sulle differenze tra nord e sud), per privilegiare una comicità fatta di “macchiette” che ripetono ad libitum gli stessi tormentoni (a cett cett, seghedè, saluta diddì, ma che ce ne fott, donna che fuma baldracc…) e si producono in giochi di parole e battute facili, facili.

Preoccupa anche il fatto delle telecamere che hanno registrato le esibizioni comiche, col solito problema, nella massa, dell’ovvia nessuna garanzia per chi si è esibito.

Made in Sud, quindi, potrebbe invecchiare precocemente, scivolare verso quel male che ha eroso piano piano Zelig e Colorado (ripetitività, sovraffollamento, scalettone, qualità in ribasso, monopolio sul territorio, poco lavoro per tutti, eccetera).

Comunque Fatima Trotta, Gigi e Ross ed Elisabetta Gregoraci, domenica sono stati ospiti su Rai 2 di Quelli che il calcio…, portando un po’ di brio in una trasmissione un po’ sottotono. Sono affiatati, si vede e questa è stata comunque una sfida vinta.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Motivi validi per acquistare ¡Satiristas!

16 Lug

La prova che Satiristas! è stato acquistato

Eccolo qua, è arrivato ¡Satiristas! libro di interviste ai comedian americani e anglosassoni tradotto da Comedy Subs e stampato da Sagoma Comedy, di cui avevamo parlato in un articolo precedente (leggi articolo). Il volume sta avendo un piccolo successo di vendite che, coi tempi che corrono e l’allergia italica alla lettura, è già di per sé una notizia positiva. E voi? lasciate il braccino corto e ordinatelo! Costa meno di una dose di coca (almeno credo) ed eccita di più 😉

Sto iniziando a leggerlo ed è molto interessante per capire un punto di vista diverso sulla comicità rispetto al nostro. Veramente noi non abbiamo quasi mai un punto di vista, abbiamo: uuuh, devo fare 5 puntate di Colorado ma mi hanno detto di metterci più battute… oooh ho un personaggio da proporre a Zelig, dice una battuta a schiaffo, poi esce… siamo ridotti al servaggio.

Dato che molti comedian sono a noi sconosciuti o quasi, propongo una lettura accoppiata ad approfondimenti sul web. Comedy Subs ha fatto un buon lavoro di traduzione (vedi sito) e molte cose si trovano anche su Youtube, quasi sempre a opera della stessa CS. Infatti ¡Satiristas! si apre con l’intervista a Billy Connolly (e chi è?) formidabile monologhista (vedi video su Youtube). Dopo Robin Williams (che nasce come comedian) c’è “l’incazzoso” Lewis Black (anche qui, chi è?) di cui si può suggerire un monologo sulla Bibbia da un punto di vista ebreo (vedi video).

Questo da un mondo anglosassone che è pieno di difetti, ma che è capace di far diventare eroi quelli che, tramite la comicità, sono in grado di raccontarli.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

monologhisti: l’unica via possibile è il monologo

1 Lug
Stand up comedian

Jerry Seinfeld + una luce + un microfono

Una cattiva notizia e una buona: la cattiva è che il monologo, lo stand up comedian è stato totalmente sradicato dalla tv; la buona è che la formula stand up (un palco, una luce, un microfono e basta) è ancora lì,  vergine e può essere usata.

NON FUNZIONA

Che il monologo in tv non funzioni è un preconcetto che parte da lontano, probabilmente da quando le trasmissioni comiche sono diventate degli “scalettoni” (leggi qui), cioè dei varietà televisivi basati sul ritmo, il cui scopo è quello di fare più telespettatori possibile (e basta). La fobia del monologo forse ha a che vedere con le “curve d’attenzione”, per cui deve succedere sempre qualcosa di “forte” non solo tra un pezzo e l’altro, ma all’interno di un singolo pezzo televisivo: il tormentone dev’essere ripetuto almeno tre volte, bisogna ottenere una risata almeno ogni 20 secondi, eccetera.

Lo spettatore va “bombardato di stimoli” altrimenti cambia canale o si addormenta. Il monologo richiede troppa concentrazione, ci mette troppo a entrare nel vivo, rischia di durare troppo.

RIMEDI

L’universo Zelig – Colorado – Mediaset ha sempre ovviato a questa presunta debolezza cercando di spettacolarizzare il monologo. Innanzitutto coi Continua a leggere

stand up in tv, una buona notizia e una cattiva

28 Giu

Si è da poco conclusa #Aggratis! (mercoledì 26 giugno; 604.000 telespettatori e lo share del 3.57%.), trasmissione che è partita quasi a voler sdoganare gli stand up comedian (un microfono, una luce, un comico e basta, detti anche monologhisti) e ha finito per escludere quasi tutti gli stand up comedian e ha imboccato una direzione opposta.

A seguire, in un prossimo articolo, ci sarà una noiosa riflessione sul rapporto tra monologhi e trasmissioni comiche. L’inizio è il seguente:

“Una cattiva notizia e una buona: la cattiva è che il monologo, lo stand up comedian è stato totalmente sradicato dalla tv; la buona è che la formula stand up (un palco, una luce, un microfono e basta) è ancora lì,  vergine e può essere usata.”

Si potrebbero aprire delle praterie…

Ananas Blog

I monologhisti hanno sbagliato tutto

6 Ott

Di Gat

Nel trovare persone che raccontassero a viso aperto la loro esperienza coi laboratori Zelig (superando il vincolo della paura di parlare che attanaglia l’ambiente), le donne si sono dimostrate più razionali. Hanno mostrato uno spirito pratico disarmante: “Parlare? Perché no?”, “C’è un bilancio negativo? Allora bisogna esporlo”.

Invece gli uomini hanno messo (e stanno mettendo) di fronte a un’azione così semplice (e liberatoria) una serie di sbalzi d’umore logici ed emotivi incomprensibili. I maschietti comici sembrano le donne così come sono descritte nei monologhi al maschile. Allora i monologhisti hanno sbagliato tutto? Forse l’uomo, di fronte all’irrazionalità del cabaret, ha perso la bussola e ha iniziato a sragionare. Forse ha perso il buon senso come si dice le donne perdano gli oggetti nelle loro borsette .

PIATTI VUOTI

Un altro luogo comune che sembra mostrare la corda è quello dello “sputare nel piatto dove si mangia”, che carica di sensi di colpa chiunque osi muovere critiche al sistema.

Ora ci sono una notizia buona e una cattiva. Cominciamo dalla cattiva: c’è sempre meno lavoro (vedi anche articoli sulla crisi del live) e ci sono sempre più piatti. La notizia buona è che, mangiando sempre di meno, possiamo liberarci dalla paura di parlare (si può sputare senza colpire una pietanza).

La distribuzione del reddito e del lavoro è alla base di qualsiasi attività che funzioni e nel cabaret sta venendo pesantemente a meno. Proprio per questo siamo svincolati dal senso di colpa che (purtroppo) molti autoproducono come scusa per stare zitti.

ROSICARE?

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