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Ieri le Comiche (6 anni e 7 mesi fa…)

4 Dic
6 anni fa…

Ecco un documento d’epoca: il laboratorio Oggi le Comiche del 2004. L’articolo data 20 marzo, quindi sono passati 6 anni e 7 mesi. Wow! (Fai click sull’icona per ingrandire).

Del gruppo sono state lanciate in grande stile solo Teresa Mannino (qui ancora in versione Cetty e con abitino vintage) e Geppi Cucciari. Nel gruppo si notano artiste che erano già notevoli all’epoca. Un bello spreco, non c’è che dire…

Il lavoro dei laboratori è lento, esaperante, a volte i progressi (misteriosamente) si smarriscono. Tra 6 anni e mezzo conteremo solo altri due “fenomeni” venuti fuori da Oggi le Comiche?  

Era il 2004, si stava preparando la “grande porcata”: chiamare a fare le foto ufficiali per Zelig Off una quantità di comici che si sa non avrebbero fatto la trasmissione, poi farli aspettare fino all’ultimo le convocazioni del giovedì… Una cosa gratuita e disonesta che ha provocato enormi sofferenze emotive, racconto con cui abbiamo aperto le pubblicazioni del blog (vedi link).

La foto ci è stata inviata da Giulia Ricciardi, che faceva parte allora di Oggi le Comiche e di cui abbiamo pubblicato una formidabile testimonianza sul sistema dei laboratori (leggi articolo), post che ha totalizzato più di 1600 click e dato forma alla critica a un sistema che fino a poco tempo fa era sommerso, di cui nessuno osava denunciare le anomalie.

Le considerazioni da fare su quella foto e quell’articolo sono tante. C’è un micidiale esempio di satira involontaria in quel “Gino & Michele passano, si siedono, vanno”  (un capolavoro di sintesi del destino del comico).

Colpiscono anche le parole di Giancarlo Bozzo, direttore artistico di Zelig: (le donne) “Sono più serie, preparate, artisticamente autonome”.  A distanza di tempo suonano come una beffa: se erano più preparate, allora era la direzione artistica a essere impreparata?

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Giovanna Senatore dice la sua sul laboratorio femminile

5 Ott
Giovanna Senatore

Giovanna Senatore è comica, autrice e produttrice. Ha voluto dire il suo punto di vista sul laboratorio femminile (e sui lab Zelig in generale). Ci sono cose molto interessanti, per esempio il fulminante inizio sul “motivo incomprensibile” per cui si fa un lab femminile (da non perdere) e, più avanti, l’assurdità dello stesso pezzo fatto in una miriade di posti diversi.

  

Io ho frequentato i laboratori Zelig sia in veste di comica che in veste di autrice. Che dire: tante belle parole durante le “fantomatiche riunioni” di inizio stagione, ma poi…

Le donne e la comicità secondo “gli autori bravi e famosi” sono due mostri difficili da accoppiare.

Se sei “attraente non fai ridere” (e chi l’ha detto? ma gli autori bravi e famosi lo ripetono spesso), se usi una comicità “cerebrale” non ti capiscono (e chi l’ha detto?).

Perciò la donna deve fare la comicità maschile.

E allora perché fai un laboratorio donne?

In realtà di laboratori ne ho visti tanti, Oggi le Comiche, No limits, Laboratorio Artistico… ma di differenze non ne ho mai trovate, sempre la stessa comicità, quella che piace a chi? Bah! Anzi, se vogliamo dirla tutta, ogni volta che qualcuno osava cambiare le cose, andare appena controcorrente, poi a Zelig non si è più visto per un po’ (comici entrati dalla porta ed usciti dalla finestra).

Ricordo Stefano Chiodaroli (laboratorio Zelig no-limits) uscito a metà spettacolo inferocito perché non gli facevano fare le cose provocatorie che aveva in mente (e pensare che per il titolo del lab non dovevano esserci limiti!)

Ma torniamo ai lab donne: che dire? EVITATELO, sia se siete comiche, sia se siete autrici. Perché se prima i laboratori erano fatti per imparare, ora servono solo per “tenervi buone”.

Ricordo che all’inizio fare il laboratorio donne era una sorta di ripiego: al Laboratorio Artistico non c’è spazio, allora facciamo laboratori alternativi, con nomi che attirino l’attenzione: “Oggi le comiche” che prima ancora era “Women in Laugh”. Bello, poteva pensare il pubblico, una roba nuova. Balle. Sempre la stessa sbobba. Sempre gli stessi pezzi. Sempre quelli.

Io con un pezzo da 5 minuti ho fatto 40 laboratori, ma che ho imparato? Niente, anzi sì, ho imparato che ad un certo autore piaceva una battuta, ad un altro non piaceva, QUINDI IN BASE A CHI C’ERA, IL PEZZO LO DOVEVO CAMBIARE.

Perché in realtà a nessuno interessava cosa la comica presentava, se era un pezzo nuovo o no, l’importante era che la SERATA ANDASSE BENE. Per forza, il pubblico PAGAVA e la comica non GUADAGNAVA. E perché avrebbe dovuto? Era un laboratorio…

Conclusione: confronta anche gli altri racconti al femminile (Giulia Ricciardi e Romina La Mantia) e la descrizione del lab femminile come area di parcheggio (Oggi le comiche 1 e Oggi le comiche 2).

Dobbiamo raccontare ciò che succede nel nostro ambiente. Via la paura, usciamo da un clima tipo “Iran” ed entriamo nella normalità della democrazia…

 

L’importanza di chiamarsi Donna

30 Set

Di Gat

I due post in cui Giulia Ricciardi e Romina La Mantia raccontano in modo netto e sincero la loro esperienza coi laboratori Zelig, oltre a infrangere lo sciocco tabù del silenzio che vige nell’ambiente comico (manco fossimo nel Medio Evo), hanno prodotto un’ondata di interesse e di consensi. I contatti sono schizzati ben oltre la media di 1.000 al giorno.

Ma a parte il riscontro puramente numerico, le due testimonianze contengono alcune verità folgoranti, molto più efficaci di tante analisi pubblicate sul blog.

IL FATTORE GIULIA

Giulia Ricciardi (vedi link) ti fa capire in modo inequivocabile come si possa prolungare per anni la frequentazione dei laboratori Zelig.

All’inizio se ricevo manifestazioni d’affetto e di stima, una sorta di Love Bombing (vedi definizione), sono portato a buttarmi con entusiasmo nell’impresa. In seguito ricevo lo “zuccherino” di 2 o 3 puntate di Zelig Off… Intanto qualcuno fa trapelare (attenzione, lo fanno sempre o quasi) che l’anno prossimo farò tutte le puntate. Bene, alzi la mano chi non proseguirebbe…

Poi cala il gelo e il silenzio. Anche questo mi porta a tornare: per capire, per avere delle risposte, per non abbandonare un’impresa senza sapere perché sia finita… ops, sono già passati 6/7 anni!

LA SCELTA DI ROMINA

Romina La Mantia (vedi link), dopo due anni di impegno e di pochissima attenzione autorale, ha compiuto una scelta importante, quasi di stampo sindacale: ha chiesto il diritto di fare un provino senza passare da un altro anno di laboratorio; un provino per essere vista da chi decide veramente.

Due anni sono lunghi (in tre anni si fa in tempo a prendere una laurea breve). Il tempo dovrebbe essere sufficiente per farsi un’idea di un artista, inoltre lo puoi vedere anche nelle serate, nei concorsi, poi ci sono i video, i dvd, c’è una tecnologia che aiuterebbe a farsi un’idea anche a distanza.

Ovviamente la richiesta (così di buon senso) è stata bocciata, con l’invito a frequentare il laboratorio femminile (autentica area di parcheggio per comiche).

Le cose per cui ci si batte adesso, di cui si è parlato nei due post, non sono lontanissime da un minimo di buon senso.

E vogliamo ringraziare Giulia Ricciardi e Romina La Mantia per il loro coraggio e per la loro sincerità. Grazie!

Oggi le comiche, ma domani? I misteri del lab femminile 2

17 Set
  Di Redazione
Egidia Bruno
IL TONO di chi è stata a “Oggi le comiche” (il laboratorio femminile di Zelig) è più o meno questo:
«Sai sono andata là, mi hanno chiamato…»
Come a volersi giustificare, come quando si dice:
«Sai, mi sono accesa una sigaretta, ma non è che riprendo a fumare.»
COME SCRITTO nel post precedente, questo è un mondo a parte nel mondo a parte di Zelig, con un clima ancora più strano.
I LABORATORI a prevalenza maschile sono un po’ diversi: c’è più adrenalina (anche se ormai in calo, man mano che passa il tempo).
LE COMICHE soffrono di quel disincanto e di quella stanchezza di chi sa che probabilmente è destinata a un’area di parcheggio o, bene che vada, a un ruolo marginale, nonostante anni e anni di impegno gratuito.
PER ESEMPIO nell’ultima stagione hanno partecipato Le Fuori Catalogo, un duo composto da Marisa Militello (divenuta famosa col Costanzo Show) ed Egidia Bruno.
BALZA alla mente che Egidia Bruno frequenta i laboratori Zelig da almeno 11 anni. Attorno al 1999 era nel lab Zelig condotto da Romeo Schiavone (se non andiamo errati col personaggio di Maria Nazionale).
QUALCHE ANNO dopo torna in quello che è già diventato Oggi le comiche (conduzione di Margherita Antonelli). Poi nelle ultime stagioni è ancora presente nel giro dei laboratori (laboratorio di Como e altri) e poi di nuovo a Oggi le comiche.
EGIDIA È UNA TOSTA, che fa anche ridere, con una solida preparazione teatrale (che non guasta mai). La sua “degenza” ultradecennale e gratuita sarebbe un assurdo (in un mondo normale).
FORSE lei non interessa a Zelig, ma se non interessa non si capisce perché la chiamino. E non si sa quale sia il sunto del lavoro fatto: 10 anni e passa a fare pezzi televisivi che non funzionano?
IN REALTÀ si tratta dei soliti “misteri irrisolvibili” perché i laboratori Zelig sono aree di parcheggio, e quello femminile è un’area di parcheggio per eccellenza, oppure sono divisioni Ricerca & Sviluppo dove lo sviluppo è rimandato il più in là possibile (vedi i post precedenti su Business e Dilettantismo).  
PER ASSOCIAZIONE di idee viene in mente Alessandra Ierse, che ha dimostrato il suo valore con la Iolanda della sitcom Belli Dentro: aveva un personaggio di impatto, la Bruna, una gran lavoratrice ipercinetica. Non sembra abbia avuto un grande seguito. C’era energia, grinta, forse qualcosa o anche molto da sistemare nell’impostazione del personaggio.
POI VIENE in mente Margherita Antonelli che ha condotto a lungo Oggi le comiche, col personaggio di Daccela Maranini, licenziosa cantante di liscio. La Antonelli conduceva con la presenza scenica di un maschio, era bravissima nell’interazione sul pubblico (segno di sicurezza ed esperienza), però evidentemente il suo personaggio non interessava ai capoccioni. Inutile chiedersi per l’ennesima volta cosa ci faccia a Zelig chi non interessa a Zelig. 

La grande Maria Rossi in versione "ingentilita"

DELLA SERIE fa parte anche Maria Rossi, monologhista molto brava e dalla voce cavernosa, anche lei con una presenza forte sul palco tutta giocata sugli atteggiamenti da maschiaccio. Si è vista a Zelig Off coi pezzi che stava provando da anni, che erano stati stravolti all’ultimo momento (in peggio): un assurdo trucco agli occhi, la voce impostata in modo più soave, più gentile, che faceva perdere il senso a tutto quello che veniva detto sul palco (sono un maschiaccio, ho una voce molto profonda).  

QUELLI sopraccitati sono esempi di talento, bravura, energia da cui non è scaturito un miglioramento dal lavoro dei laboratori. Ma questo non importa: tanto poi le donne tornano comunque.
«Sei andata al laboratorio Zelig?»
«Sì, ma smetto quando voglio».
COSÌ FUNZIONA, ma con sempre maggiore stanchezza, in quel mondo a parte che è il laboratorio femminile di Zelig.  

Oggi le comiche, ma domani? I misteri del lab femminile

16 Set

A cura di: Redazione

 Il Laboratorio Femmminile di Zelig (oggi le comiche) è un mondo a parte nel mondo a parte dei laboratori Zelig.

È STATO APERTO nel 2003, festeggia il settimo anno di età, ma vedendo il lavoro svolto rimangono una serie infinita di punti di domanda, se vogliamo simili a tutti quelli relativi agli altri laboratori.
IN GENERALE sembra che questa pluriennale laboriosità abbia prodotto, come fenomeni duraturi, solo Geppi Cucciari e Teresa Mannino.
PERÒ GEPPI CUCCIARI è più un frutto del lavoro di Lucio Wilson (uno dei pochi autori che “scrivono” che, guarda caso, nel laboratorio femminile non ci ha mai messo piede), mentre la brava Teresa Mannino non è proprio un prodotto finito: dovrebbe migliorare la conduzione e come monologhista cede qualcosa (o tanto) rispetto ai più esperti.
IL LABORATORIO FEMMINILE sembra un’area di parcheggio da cui le auto raramente vengono ritirate.
LE MENTI più maliziose dicono che (inconsciamente) si tiene lì un gruppo di donne nella speranza che, chissà, frequentandole possa nascere qualche flirt. Ci DISSOCIAMO dalla malizia, anche se “la speranza che succeda qualcosa” è una costante dell’universo maschile.

 

Viviana Porro

ANDANDO A MEMORIA vengono fuori molte cose che, in un mondo normale, sarebbero classificate come lavori fatti non per arrivare a un prodotto finito, ma per dilatare i tempi all’infinito. Queste cose, accumulandosi tra loro, potrebbero spiegare la mancanza di risultati in proporzione all’impegno profuso.  
VALE LA PENA di fare un esempio, quello di VIVIANA PORRO che aveva il formidabile personaggio della Signora Pugliese col figlio ricchione. È rimasto per un certo periodo inalterato, poi è finito a Zelig Off con un “piccolo” cambiamento: la signora pugliese è diventata piemontese.
OVVIAMENTE nel passaggio c’è stato un calo sensibile di energia, si sono perse le potenzialità del personaggio che, guarda caso, è durato poco ed è finito nel dimenticatoio.
OVVIAMENTE Viviana ha vissuto la solita trafila ansiogena dell’infinito provino, ed è stata messa più volte sulla graticola del “forse fai tutte le puntate… oplà: non ne fai neanche una o quasi nessuna”.
ORA SI DIRÀ che la colpa è tutta di Viviana Porro che non si è rinnovata, che non ha saputo portare pezzi all’altezza. Ma i laboratori Zelig non erano luoghi ad elevata competenza gestiti da personale professionista? (in realtà pensiamo il contrario, vedi post sul dilettantismo)
Da questo esempio si può ricavare una metodologia su come dilatare i tempi della degenza zelighiana:
A) NON SVILUPPARE le potenzialità di un personaggio e non affrontare le sfide difficili.
B) DOPO ANNI DI LAVORO, ripiegare verso qualcosa di più facile che anestetizzi le potenzialità del personaggio.
C) SCARICARE tutte le colpe su chi interpreta il personaggio, tanto l’inflazione di comici rende ininfluente il fatto che il singolo non ottenga risultati a scadenza ragionevole.
QUESTI PUNTI spiegherebbero in parte i tanti anni di lavoro con risultati modesti.
PS PUÒ DARSI che nel caso di Viviana Porro sia arrivato un diktat dall’alto, tipo: “Quest’anno abbiamo già dei comici pugliesi”, interventi che sono finalizzati a un interesse televisivo, che distruggono il lavoro che si è fatto fino a quel momento (anche quello degli incolpevoli autori) e che aumentano il senso di precarietà e incertezza di chi sta sotto che si deve adeguare per forza.
(Continua…)
  
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