Tag Archives: Paolo Uzzi

YouTube batte TV al botteghino?

20 Mar

il film d’esordio di Giovanni Vernia, “Ti stimo fratello”, sta ottenendo risultati un po’ deludenti: stroncato dalla critica (come lo stesso protagonista ha raccontato a Le invasioni barbariche, su La7); dopo 2 settimane è piazzato al sesto posto del box office con 1.759.253 euro (dato da ComingSoon.it), in ribasso rispetto alle aspettative (e al gran numero di copie). Qualche amico del blog lo ha visto e l’ha trovato non male (anche se ha rifiutato di recensirlo, non si sa perché).

Ti stimo fratello, però, sembra essere arrivato con almeno un anno di ritardo. Non solo le carriere zelighiane sono molto usuranti (perché ripetitive fino all’ossessione), ma lo stesso format televisivo, proprio quest’anno, ha imboccato un declino poderoso (leggi articolo). Inoltre al cinema c’è stata l’onda lunga de I Soliti Idioti, film che ha sbancato, modellando il gusto dei “ggiovani” su: volgarità demenziale senza vergogna.

I Soliti Idioti, format minore cui nessuno credeva, ha avuto un fortissimo rilancio su YouTube ed è finito nelle sale cinematografiche a “furor di teen-ager”. Questa settimana ha esordito anche Guglielmo Scilla (nella foto) col film “10 regole per fare innamorare”, altro fenomeno cresciuto sul web. Scilla, campione di contatti con willwoosh, ha realizzato la web serie “Freaks”, è approdato a Radio Deejay e al cinema.

Il film di Vernia, invece, nasce dalla joint venture tra Colorado e Bananas, cioè da gente coi Continua a leggere

Paolo Uzzi: il perfetto autore Zelig

7 Mar

regola base: farsi vedere accanto a chi ha successo

Paolo Uzzi, autore Zelig, è approdato all’importante traguardo di firmare la regia di “Ti stimo fratello” film d’esordio di Giovanni Vernia alias Johnny Groove, in uscita nelle sale il 9 marzo.

Spesso, all’indirizzo di Ananas Blog, arrivano mail in cui si chiede come si diventi autori. Paolo Uzzi è un esempio ideale, poiché in lui sono condensate le due regole fondamentali per farsi strada nell’universo zelighiano: A) fiutare dove tira il vento; B) usare i comici per agganciare qualcuno che “faccia il botto”.

PRIMA REGOLA

Mi ricordo il primo giorno a Zelig Off (ottobre 2004). Paolo Uzzi si avvicinò con fare amichevole, fraterno e mi disse: “Gavelli, c’ho un lavoro da passarti!”. Si trattava di scrivere testi per un comico televisivo, cosa che poi non si fece. Ma il senso era chiaro: non sapeva chi fossi e cercò di rendersi simpatico (si sa mai…).

Appena si rese conto che là dentro non contavo niente e che, addirittura, l’influente Carlo Turati mi aveva preso in forte antipatia, il suo atteggiamento cambiò repentinamente. In generale cercava di essere il più possibile vicino a Turati. Aveva giustamente capito che era il “treno” giusto per salire in graduatoria (fiutare dove tira il vento).

Appena Carlo mi riservava una delle sue delicatezze (“Sei una me***”; “non vali una ca***”; “Gira al largo da qui”) Uzzi rideva compiaciuto, oppure era lui a lanciare le offese simil turatiane, imitandone addirittura la postura e l’atteggiamento… Carlo Turati ha un suo stile ruvido, riconosciuto e anche per questo gli vogliamo bene. Invece fa una strana impressione che qualcuno lo scimmiotti per convenienza.

Infatti non mi arrabbiai. Provai una certa tristezza. E compresi che il ragazzo avrebbe fatto carriera, là dentro… Questa è una grande lezione. Ascolta bene, giovane in carriera: se devi salire sul “carro del vincente” e tirare calci al “perdente” devi farlo in modo PLATEALE, così che tutti vedano.

Altro aneddoto: una volta mandai a Paolo Uzzi una mail che conteneva una battuta scherzosa su Carlo Turati (corredata da faccina sorridente), una roba innocua rispetto alle offese pesanti che volano in quell’ambiente. Lui la girò immediatamente e di nascosto a Turati, dicendo “guarda un po’ questo cosa scrive!”.

Turati si arrabbiò molto con me e Uzzi guadagnò tantissimi punti… Non me la presi per quel piccolo gesto di delazione, provai una certa tristezza. Ma anche da lì compresi che il ragazzo aveva stoffa.

Giovane, impara: se vuoi andare dove tira il vento, devi avere i riflessi pronti, capire al volo come sfruttare qualsiasi occasione, anche la minima.

LA SECONDA REGOLA

La seconda regola d’oro è la seguente: i comici si seguono SOLO nella speranza di agganciare qualcuno che faccia il botto, cui firmare lo spettacolo, prendere la Siae, eccetera eccetera. Il resto conta poco.

Paolo Uzzi ha seguito tutti i laboratori che si sono svolti in Romagna. Il lavoro autorale è stato il solito standard zelighiano: nessuna capacità di scrittura, far lavorare i comici smontando continuamente i loro pezzi, criteri di valutazione un tot al chilo, tipo: “fa riderissimo” o “fa cagarissimo” e, infine, scarsa cura autorale.

Però Uzzi è riuscito a salire sul carro che contava, quello del “comico che ce la fa a sfondare”: Giovanni Vernia, arrivando a firmare il suo spettacolo (che nel periodo d’oro ha fatto davvero tante repliche) e alla fine diventando il regista del suo film. Mica male.

Perciò, caro carrierista in erba, ricordati che lo scopo didattico non esiste, ma esiste il comico da cui puoi trarne dei vantaggi. L’ottimo esempio del bravo e sveglio Paolo Uzzi sta lì a dimostrarlo.

R. Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Un caso di possibile plagio a Zelig Off

21 Ott
Andrea Gioacchino a Zelig Off

Ci è stato segnalato un caso che sta provocando un’ondata di indignazione sulla rete. Ieri sera a Zelig Off è andato in onda un pezzo (l’intervista al calciatore Andrea Gioacchino – Gianni Cinelli + voci fuori campo di Andrea Paniate e Federico Basso) molto simile a quello che da un po’ di tempo Matteo Marini  sta portando avanti col personaggio di John Bazzucone (guarda video). Lo scandalo è soprattutto che Matteo lo sta facendo da due anni proprio al Laboratorio Zelig di Rimini, realtà che serve a preparare i comici a Zelig Off, le cui registrazioni video vengono (o dovrebbero essere) visionate dagli autori Zelig! I quali non potevano quindi non sapere! Inoltre il pezzo di Marini “è stato messo per la prima volta su youtube nel 2007…è stato sul canale GXT di sky per molto tempo”.

Ora vediamo le similitudini: 1)  i due parlano con accento del centrosud, con un tono simile, stesso tipo di pause, stesso tipo umorismo surreale. 2) il “format” è praticamente lo stesso. 3) Gioacchino/Cinelli a un certo punto parla in terza persona e Matteo Marini ha un intero pezzo su questo (guarda il video).

LA NATURA DELLO SCANDALO

Ci sono alcuni elementi scandalosi in questa vicenda:

1) Se l’autore del Laboratorio Zelig di Rimini (Paolo Uzzi) o l’autore che visiona i video dei laboratori Zelig (che quindi conosce tutti i pezzi) è  anche autore del pezzo di Andrea Gioacchino saremmo di fronte a un caso di plagio o di copia e incolla o comunque di pessima correttezza.

2) L’uscita di questo pezzo a Zelig Off  brucia televisivamente tutto il lavoro fatto da Matteo Marini in questi anni. E pensare che ai laboratori si va per fare pezzi che siano televisivi e che abbiano possibilità di andare in tv.

3) L’autore che segue il laboratorio di Rimini partecipa anche alle riunioni e alle prove di Zelig Off, ha sicuramente visto in anticipo un pezzo simile a quello fatto a Rimini, allora perché non è intervenuto a tutelare Matteo e il suo lavoro?

4) Mettiamo che nessuno conoscesse il pezzo di Matteo Marini. La cosa sarebbe ancora più scandalosa: a cosa serve allora fare dei pezzi ai laboratori Zelig, investire tempo e denaro, se poi il tuo lavoro viene ignorato e  qualcuno fa qualcosa di simile al posto tuo?

Il caso è grave, come è gravissima la scarsa trasparenza con cui viene gestita l’intera operazione laboratori Zelig. Che fine fanno le registrazioni? Chi le vede? Dove vengono archiviate? Non siamo più disposti a passare sotto silenzio queste gravi carenze e questo poco rispetto verso il lavoro altrui.

La Redazione di Ananas Blog

Giovanni Vernia e i “pacchi” da 7.000 euro

24 Set

Di Gat e Infiltrati Veneti  

I DISASTRI DELLA CONQUISTA DEL VENETO    

 
 
 
 
 

   

Giovanni Vernia alias Jonny Groove

  

L’ultima stagione di laboratorio Zelig in Veneto si è svolta alla Fucina Controvento di Mestre (inizio giovedì 22 ottobre 2009). Non è andata bene. Il luogo, un circolo culturale ARCI, voluto con una certa insistenza da Bananas (l’agenzia di Zelig), probabilmente non era adatto a un evento di comicità in una serata come il giovedì: troppo fuori mano come collocazione (la zona industriale di Mestre), abituato più alla musica live che al cabaret. Risultato: poca gente, problemi anche tecnici (e di riscaldamento in pieno inverno) e infine chiusura anticipata dell’esperienza.  

 Inframmezzato al laboratorio, Bananas ha venduto ai gestori del locale un pacchetto di 3 serate con artisti tutti provenienti dalla prima serata Zelig: Giovanni Vernia (alias Johnny Groove) previsto giovedì 12 novembre 2009; gli Slapsus (26 novembre 2009) e Giancarlo Kalabrugovic (10 dicembre 2009).  (27.09.2010, ore 16.40 circa: aggiungo postuma una precisazione arrivata dagli Slapsus: la loro serata non è stata venduta da Bananas, ma direttamente al locale a un prezzo “abbordabile”. Inoltre hanno un solo pezzo dietro a un paravento, non come affermato più avanti).  

12.11.2010: DESCRIZIONE DI UN BAGNO DI SANGUE  

Dopo l’esibizione di Giovanni Vernia, pagata 7.000 euro, quelle degli Slapsus e di Kalabrugovic sono saltate per ovvi motivi. La serata del 12 novembre ci è stata raccontata da chi era presente e che, al ricordo, prova ancora un senso di tristezza e di indignazione. Ma proviamo a descrivere quello che è successo in presa diretta…  

Sono presenti una cinquantina di persone, ingresso con tessera Arci 15 euro, e questo basta a evidenziare il pesantissimo passivo economico. Ma almeno lo spettacolo (regia di Paolo Uzzi) è valido?  

Giovanni Vernia, vestito da Johnny Groove, sale sul palco accompagnato da Giancarlo Barbara che gli fa da spalla. La gente è venuta a vedere Vernia/Groove, nel cartellone, nelle locandine e nella rassegna stampa Giancarlo Barbara (che ha fatto Zelig nel 2007) non era neanche menzionato!  

Giovanni Vernia fa il suo pezzo televisivo pari pari, senza variazioni, con tutte battute già sentite nella stagione tv replicate al millimetro, senza una virgola inedita, poi esce e lascia Giancarlo Barbara a intrattenere il pubblico.  

Giovanni Vernia torna sul palco come Johnny Groove, fa un altro pezzo (sempre già sentito al millimetro), poi lascia ancora il non previsto Giancarlo Barbara a fare il suo repertorio.  

La terza uscita di Vernia è col personaggio del fratello serio di Johnny Groove, uscita definita da “pollice verso” che suscita appena qualche minima risata (sull’onda del richiamo al personaggio conosciuto).  

Di nuovo Giancarlo Barbara solo sul palco…  

Nell’ultima uscita Giovanni Vernia ritorna nei panni di Johnny Groove e chiude con un pezzo di animazione da villaggio turistico: divide il pubblico in tre parti e fa dire a ogni settore un pezzo dei suoi tormentoni televisivi (e siamo noi, siamo noi, ecc). Giancarlo Barbara lo accompagna alla chitarra.  

Fine dello spettacolo. Totale esibizione di Giovanni Vernia: 15/20 minuti (compresa la parte finale dilungata con animazione sul pubblico). La serata, dai commenti raccolti, risulta molto, molto, molto deludente.  

UN EPISODIO EMBLEMATICO  

È la prima volta che viene raccontato nero su bianco, consultabile, ciò che si dice ufficiosamente da anni: molti comici Zelig non hanno uno spettacolo, vengono venduti a prezzi spaventosamente alti e fanno disastri, fanno flop in giro per l’Italia bruciandosi loro e bruciando la possibilità future di fare ancora cabaret in quei posti.  

Per la prima volta si puntano i riflettori sugli effetti collaterali dell’assurdità tipica di questi ultimi anni: la produzione massiccia di comici che hanno solo i 5 minuti, non hanno uno spettacolo, hanno saltato la gavetta.  

Sinceramente pensavamo che Giovanni Vernia venisse venduto a 1500, massimo 2000 euro (che ingenui) dato che non ha uno spettacolo.  

CI SONO O CI FANNO?  

L’episodio raccontato rafforza ulteriormente l’impressione che i laboratori siano al servizio del business Zelig (vedi post): colonizzare una zona, usare l’evento laboratorio per vendere pacchetti costosi, desertificare il cabaret, consumare i fenomeni del momento per poi mettere nel tritacarne altri fenomeni dalla durata corta.  

Ma business a parte, se guardiamo alla programmazione della Fucina Controvento non riusciamo a capire se ci troviamo di fronte a una grande furbizia o a una grande ingenuità. Ci sono fenomeni che riescono a staccare migliaia di biglietti (come Giacobazzi), ma Vernia sembra più un’operazione “rastrella quel che si può finché dura”. Nessuno di buon senso lo metterebbe a fare da traino al cabaret in un posto nuovo, per fare l’apertura a una rassegna, soprattutto a quei prezzi. Gli Slapsus sono tecnicamente bravi, ma fanno uno spettacolo interamente mimato dietro a un paravento. Kalabrugovic fa ridere, ma non ha uno spettacolo rodato di quelli che sai che spaccano e che attirano folle di gente e che regge la distanza dell’ora. Insomma, la programmazione dei 3 “big Zelig” è stata fatta in modo suicida: se uno avesse voluto affondarla apposta avrebbe fatto le stesse cose.  

Ma il problema è un altro: quanti “spettacoli bidone” (da prodotti creati “in laboratorio”) sono girati in questi anni, quanti ne girano e quanti ne gireranno in futuro?  

Fino a questo momento la cosa è avvenuta in un silenzio totale appena disturbato da un sussurrare in sottofondo. Ora è possibile parlarne. Ne parleremo…  

(Continua…)   

   

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: