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la nostaglia degli Arcimboldi (come uscirne)

19 Dic

Parli con qualcuno che ha fatto alcune puntate di Zelig al teatro Arcimboldi e ti dirà “ho voglia di farne ancora” con quel tono struggente di chi sente una profonda nostalgia. Invece la logica direbbe: “mi sono cavato la voglia, adesso mi dedico ad altro, così non mi faccio tenere per le palle dai soliti noti”.

Anche per questo la platea deve essere ampia, che sia un tendone da circo, un Arcimboldi, una tensostruttura in piazzale Cuoco, ci devono essere migliaia di persone. L’effetto è quello di “marchiare” l’esibizione con l’onda d’urto degli applausi e delle risate, quella che solo un pubblico folto può produrre, cosa che non si potrebbe realizzare in uno studio televisivo o in un locale.

Facciamo un parallelo con le montagne russe: arrivati a fine corsa, come premio per lo scampato pericolo ci sarebbe il rilascio di endorfine (vedi Wikipedia), le endorfine, semplificando al massimo, sono una specie di oppiaceo naturale che induce una sensazione di benessere e di appagamento. Per questo vengono progettate montagne russe sempre più “pericolose”, perché dopo un po’ si crea assuefazione.

Allo stesso modo, chi arriva sul palco zelighiano, dopo tensioni e fatiche inenarrabili, col pericolo di giocarsi tutto in pochi minuti, nel momento in cui riesce a svangarla e sente l’onda d’urto di qualche bella risata, con la standing ovation finale, dovrebbe inondarsi di endorfine. Esaurito l’effetto, potrebbe crearsi una Continua a leggere

L’inspiegabile caso di Carletto Bianchessi

1 Giu

Di Gat

 

Carlo Bianchessi

CARLO BIANCHESSI, ovvero l’energia dispiegata sul palco, l’abilità di aggredire il pubblico e di strappargli le famose risate di pancia, abilità che si manifesta e ottiene risultati anche nelle condizioni ambientali più difficili.

QUANDO si parla di lui, del fatto che non si è quasi mai visto in tv, ogni tanto qualcuno dei presenti dice che non si è rinnovato, che fa le solite cose da anni, eccetera. Succede sempre così: la colpa è del singolo, mai del sistema.
ALEGGIA talvolta la parola “ingestibile”. Cosa vuol dire? Siccome ci pagano (e talvolta anche bene) non dovrebbe spaventarci l’occasione di gestire un talento. Anzi sarebbe l’occasione per un “allenatore” di dimostrare che sa fare il suo mestiere.
ADESSO che in tv è passato di tutto, e che tante nuove proposte hanno una vita di un paio di anni (se va bene) oppure vivacchiano nelle retrovie, oppure cadono nel dimenticatoio; adesso che anche la “vecchia comicità” viene messa senza imbarazzi in prima serata; adesso che c’è un sacco di gente che sta al palcoscenico come Dracula sta all’aglio, pensiamo che la lontananza di Carletto Bianchessi dalla tv non abbia più motivo di esistere.
POSSIBILE che non ci sia un cavolo di talent scout che non riesca a trovare il modo di usare, al meglio, la sua energia esplosiva?
SI RIDE così poco in tv, in questi anni.
BIANCHESSI è un monologhista, e i monologhi sono stati sdoganati da un pezzo. Fa anche animazione sul pubblico, ma anche l’animazione è stata sdoganata: basta mettere una telecamera o due sul pubblico e il gioco è fatto.
BIANCHESSI fa troppo ridere? Non è televisivo? Non è televisivo far ridere? Ha troppa energia? L’energia in tv non funziona? La telecamera ha un filtro che trattiene la bravura e fa passare le “capacità scarse”? Domande senza riposta… 
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