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perché non scrivere battute su facebook (e su spinoza.it)

22 Set
Un assiduo lettore del blog ha inviato alcune considearazioni sullo scrivere battute. Da tempo egli non le posta più su facebook (almeno quelle tradizionali) e trova deleterio fare la stessa cosa su spinoza.it, (il blog che rappresenta un riuscitissimo esperimento di “scrittura collettiva”) o in qualsiasi altro contesto simile.
Scrivere battute non è da tutti, è un’attività che dovrebbe avere un certo valore minimo garantito. Qualcuno riesce a farsi pagare per questo. In fondo si tratta dell’eterna lotta tra il lavoro gratuito e quello retribuito.
Il racconto è stato ripulito da troppe lungaggini e parolacce ma, evidentemente, c’è qualcuno che va in bestia quando vede troppo “dilettantismo” in giro… Buona lettura:

 

Da tempo non posto battute su Facebook. Non del tutto. Sì, metto “oggi è una bella giornata, ho appena fatto colazione” eccetera. Oppure se c’è proprio qualcosa che va commentata adesso e che domani sarà invecchiata e che ha un meccanismo non replicabile.

Ma le battute no, soprattutto quelle che riguardano i fatti del giorno. Mi viene la tentazione, sto lì sulla funzione “commenta”, ma poi mi chiedo: perché? Se riesco a raggranellare delle battute belle, se ho questa capacità, allora le metto da parte e ci faccio qualcosa di utile per me.

Ci sono tanti disperati che devono fare delle puntate di qualche trasmissione di successo (in tv, ma anche in radio) o che devono scrivere il loro libro, ma che hanno il repertorio in riserva, che non ce l’hanno proprio il repertorio. Ecco uno sbocco professionale: ti metti d’accordo per un tot a puntata, un tot a battuta e, se vali, ti ci paghi il mutuo della casa o la rata dell’auto o la spesa di un mese…

Anzi, in alternativa ci scrivi uno spettacolo per te o per qualcun’altro! Se va bene lo fai girare, ci prendi la Siae, ti fai pagare per lo sforzo, e via discorrendo.

 Il grande circo di Mark Zuckerberg (il fondatore di facebook NDR) ha già troppi numeri, troppe idee che circolano, le tue si perdono nell’oceano. Se non scrivi le tue minchiate nessuno lo nota, se le scrivi si perdono nel mare della gratuità.

Allo stessa maniera spinoza.it: 700 persone che mandano battute, 2 gestori del blog che firmano il libro. Il libro vendicchia bene, ma non è solo questa la storia: magari fai anche l’autore di Benigni (sai, sono quello di Spinoza…). Le battute sono bellissime, veramente (ci credo, 700 collaboratori…), ma quanto andrà avanti? Non si crea ricchezza, non hai visibilità, appena l’orgoglio di avere delle battute pubblicate sul blog…

Leggete le FAQ di Spinoza (leggi qui), buona parte delle FAQ tentano di giustificare il motivo di così tanta gente che lavora aggratis. Stesso meccanismo de Le Formiche. 

No, basta, se hai il segreto di come “trovare tartufi”, fatti pagare, oppure fatti un “risotto” e gustatelo tu. Centinaia di nasi che annusano il terreno e scavano per terra come dopolavoro non sono la stessa cosa!

RdT

Conclusione: segnaliamo un articolo uscito oggi su La Repubblica: “Così l’Italia spreca il tesoro di Internet” in cui vengono citate le cifre dell’occupazione tramite Internet: in Italia ci sono 700.000 nuovi occupati grazie alla rete (380.000 “posti distrutti” con un saldo attivo di 320.000).
Quindi: 700 persone impiegate e solo 2 professionisti (nel caso di Spinoza.it) è una cifra leggermente in deficit. Così come lo è: migliaia che scrivono, nessuno prende un euro (nel caso di Facebook) a meno che scrivere battute su Facebook non crei un indotto che adesso sfugge, ma che rende a chi le scrive.
Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)
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