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Onde Comiche, la serata del 20 maggio a Milano

21 Mag
il cast di Onde Comiche

il cast di Onde Comiche

Mercoledì 20 maggio 2015 presso il G Lounge di Milano (via Larga 8) si è svolta la serata live e registrazione della puntata pilota di Onde Comiche, il progetto stand up voluto da Ananas Blog.  Visto che chi scrive è anche quello che ha elaborato artisticamente il progetto, vediamo allora di raccontare le cose da un punto di vista più concreto e oggettivo possibile. Partiamo dal cast: conduzione di Enzo Polidoro. Disturbo di Didi Mazzilli che ha mostrato quello che non si sarebbe visto nella puntata (tormentoni, parrucche, gadget). I comedian sono stati: Daniele Raco, Sergio Silvestri, Clara Campi, Manuel Negro, Enrico Zambianchi, Carmine Dal Grosso, Emiliano Petruzzi.

La durata è stata di poco superiore all’ora, poi “tutti a casa”. Una delle cose che si è voluta evitare è i “seratoni” con 20/30 comici che finiscono a mezzanotte e quaranta. Dietro le quinte ci si racconta (e si ride molto) di esempi di quando sia stato assurdo l’iper utilizzo del comico in Italia. La quantità e l’intensità di movimenti inutili sono state davvero notevoli (e non è finita, l’incubo anche se meno intenso del passato, è ancora presente). Continua a leggere

Video Intervista a Sergio Silvestri

15 Mar

Sergio SilvestriHo intervistato Sergio Silvestri, comico monologhista e autore molto prolifico; presente ogni giorno sui social network, molto meno in una tv che non viene neanche cercata (un solo provino a Zelig, su cui c’è un aneddoto molto simpatico).

Intervista della serie “facciamo parlare chi ha qualcosa di interessante da dire”… Assolutamente da non perdere! Voilà:

 

Altre interviste di Ananas Blog: Romina La Mantia; Davide Tafuni; Filippo Giardina; Arnaldo Mangini.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Sergio Silvestri dice la sua sul “lavoro gratuito”

14 Ott
Sergio Silvestri

Sergio Silvestri è un monologhista che (oltre a macinare serate a cachet) recentemente ha vinto dei concorsi tra cui il prestigioso Faenza Cabaret e si è ben segnalato in altri.

Pubblichiamo un intervento di grande interesse sul tema dell’eccesso (e dell’assurdità) del lavoro gratuito e sulla necessità dei rimborsi spese.

 

Fare l’artista, il cabarettista è una professione, non meno importante di altre professioni quali l’idraulico, il carpentiere, il medico. Gli stessi medici sostengono che ridere faccia bene alla salute (Patch Adams ne è l’esempio).

Allora mi chiedo perché la mia professione non debba essere riconosciuta come tale anche a livello economico. Perché se chiamo l’idraulico mi presenta il conto, io pago e basta, magari chiedo uno sconto, ma pago, mentre il comico il più delle volte deve lavorare gratis?

Le battute sono intuizione, ma anche studio, riflessione. Il lavoro del comico è più importante e impegnativo di quello di un idraulico che per riparare una tubatura usa la stessa tecnica di un altro; o del panettiere che usa la stessa farina e la stessa acqua degli altri panettieri, mentre un comico non può: deve per forza essere diverso e riconoscibile.

Ma il comico non viene quasi mai retribuito. Perché?

Eppure quando faccio un laboratorio sto lavorando. Io che abito fuori dalle zone clou del cabaret mi sobbarco molti km tra andata e ritorno, e quando sono sul palco testo i pezzi, faccio cose nuove o a volte il mio repertorio, ma lavoro comunque e il pubblico è in sala per questo. Allora perché non ho neanche un minimo di rimborso?

Perché io e i miei colleghi, che siamo l’attrazione della serata, non percepiamo un minimo di riconoscimento?

Spendiamo soldi per poter lavorare, ma questo non è visto come un controsenso. Per contrapposizione si può affermare che un rappresentante faccia lo stesso, ed è vero, ma il rappresentante quando ha mostrato la merce avrà un sì o un no, e se la risposta è SÌ gli compreranno la merce, se è NO in quel momento lui saprà che andare lì è stato a sue spese.

Dicono tutti che fare ridere è la cosa più difficile, eppure è la meno remunerata. Non so da cosa dipenda questo, ma so che quando sono sul palco da solo (ad un festiva ad un laboratorio) io do sempre il massimo per me, per il pubblico, per il titolare del locale, perché tutto abbia la sua riuscita migliore.

Perché quindi alla fine non ho un minimo di tornaconto? Sono convinto che il riconoscimento economico e professionale possa essere una molla che spinga il comico a migliorare, se lo fanno gli incentivi statali e la cosa funziona, perché non farla con gli artisti?

Sergio Silvestri

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