Tag Archives: sfruttamento

Zelig 2012: l’edizione peggiore di sempre

17 Mar

La smorfia "finto offesa" numero 245.678 da parte di Claudio Bisio

 

il “biscotto” era pronto anche per la stagione 2012: la Rai berlusconizzata avrebbe opposto dei varietà destinati al flop e Zelig avrebbe fatto sfracelli negli ascolti.

Il giochetto era riuscito perfettamente anche l’anno scorso. Il format di viale Monza 140 era già stracotto, ma si era trovato contro Pupo, Emanuele Filiberto e Gigi D’Alessio.

Come una partita truccata dal calcio scommesse, i difensori si sarebbero Continua a leggere

il secondo, clamoroso video di Ruben Marosha

10 Dic
una delle domande contenute nel video: come mai i grandi capi non dicono prima a cosa sono interessati?
 Segnaliamo la pubblicazione del secondo video girato da Ruben Marosha dietro le quinte degli Zelig Lab (guarda il primo video e leggi post di commento).

Nel video sono state alterare le voci e oscurate le fisionomie dei protagonisti, sono stati coperti tutti i riferimenti a loghi e marchi commerciali, quindi non c’è alcun motivo per rimuoverlo da YouTube (come è sucesso, sempre per motivi non chiari, al primo video). Rimuoverlo sarebbe un grave atto di censura, soprattutto perché in un mondo così poco trasparente è giusto che la gente sia informata.

Il video è piuttosto lungo, con immagini poco chiare, spesso non facile da seguire, ma è comunque un documento di straordinaria importanza: è un zoom sulla “macchina di alterazione della verità” messa in atto dalle politiche bananifere sulla pelle dei comici e che produce una massa enorme di “lavoro non retribuito” (fai click qui sotto per vedere il video):

Guarda il video di Ruben Marosha.

Nel video Ruben dialoga con l’autore Zelig, un autore di supporto, un comico che è giunto al successo, altri comici e collaboratori del laboratorio. Siamo prima dell’ultima serata. Ruben cerca di avere delle risposte e scopre che…

Uno dei grandi capi è venuto qualche settimana prima dicendo di non essere venuto per “fare selezione”. In realtà è venuto per fare (e ha fatto) selezione (attitudine a mascherare la verità).

Il grande capo ha detto che la comicità di Ruben Marosha non interessava a Zelig, ma questo non è stato comunicato al diretto interessato (la gente non deve sapere, mai) tanto che ha continuato a essere convocato alle serate di laboratorio, ovviamente a proprie spese! Questa è una cosa molto grave, ma frequentissima .

L’autore di supporto sembra ignorare tutto ciò e, addirittura, propone a Ruben un altro anno di laboratorio. Sembra inoltre nno a conoscenza di cosa interessi a Zelig.

L’autore Zelig credeva nelle possibilità di Ruben, ed è dispiaciuto. E’ uno di quelli “umani” che provano empatia, uno str**** se ne sarebbe fregato. Promette che se sarà autore di una data trasmissione, sicuramente chiamerà Marosha. 

In generale si nota uno SCOLLAMENTO TOTALE tra gli autori e le intenzioni dei capi (come raccontato più volte nel blog). Inoltre i criteri di valutazione sono ESCLUSIVAMENTE TELEVISIVI (alla faccia della definizione Bananas dei laboratori: una scuola di recitazione per aspiranti comici).

Da notare come le informazioni recuperate da Ruben Marosha sia state ottenute insistendo, altrimenti sarebbe rimasto all’oscuro di tutto (come quasi tutti quelli che finiscono nel tritacarne zelighiano, privati del diritto di sapere). Nel finale c’è un breve spezzone dell’ultima esibizione di Ruben.

L’intero video non vuole prendere di mira i “quadri inferiori”, ma prendere di mira i “piani alti”, i veri responsabili di questo degrado vergognoso.

Notare come, dopo che le speranze indotte artificialmente ricevono la mazzata della delusione, la soluzione sia sempre quella di offrire un altro anno di laboratorio (come curare Wanna Marchi col Maestro Do Nascimento).

Le situazioni raccontate nel video rappresentano un formidabile esempio (perfettamente vero, reale) di come funzioni la macchina di manipolazione zelighiana e di come ciò parta dall’alto, dai grandi capi (buuuuuuuuuuuuuuuu).

L’Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Domande spontanee a Gino & Michele (per i 25 anni di Zelig)

9 Mag
Gino & Michele: campioni di elusività

Il 10 maggio, per le celebrazioni dei 25 anni di Zelig (12.05.1986) Gino & Michele verranno intervistati sul palco di viale Monza 140. Il clima sarà  bonario, annedottico e  paternalistico. Verrà risparmiata la parte oscura di Zelig:  una delle più grandi opere di manipolazione e sfruttamento del lavoro e della creatività altrui. Ci sono molte domande che non verranno  mai fatte. Eccone 45:

1. Secondo voi quella dell’attore comico è una professione?

2. Di conseguenza ritenete che il comico dovrebbe avere gli stessi diritti riservati alle altre categorie di lavoratori del mondo dello spettacolo?

3. Altrimenti, per quale motivo quella del comico sarebbe un’attività con meno diritti rispetto alle altre? 

4. Siete a conoscenza del fatto che i tanti laboratori Zelig sottopongono i comici, a circa 25.000 ore di impegno gratuito nel corso di un anno?

5. Siete a conoscenza del fatto che ci sono persone che hanno accumulato molti anni (in alcuni casi addirittura 10/11) di laboratorio Zelig senza aver mai fatto una puntata della trasmissione?

6. Visto che i laboratori Zelig contribuiscono a un business, non sarebbe il caso di riconoscere a chi vi partecipa un corrispettivo in denaro e una forma di contrattualizzazione? 

7. Come mai nei laboratori Zelig non viene mai dichiarata la durata del lavoro che si farà sul singolo comico?

8. Come mai nei laboratori Zelig non viene specificato nei dettagli il lavoro professionale, di regia, di lavoro sull’attore che si andrà a fare sul singolo comico?

9. Come mai nella presentazione sul sito di Bananas, è omesso che i laboratori contribuiscono al business di Zelig?

10. Non ritenete che in tutto questo ci sia poca o nessuna trasparenza? 

11. Pensate che gli eccessi della precarietà nel mondo del lavoro andrebbero combattuti?

12. Mentre la precarietà nel mondo del lavoro riguarda chi è comunque sotto contratto, come mai la precarietà made in Zelig riguarda in maggioranza chi non è sotto contratto?

13. Non ritiene che la precarietà made in Zelig rappresenti un salto di qualità, in peggio?

14. Se al comico fossero riconosciuta i minimi diritti sindacali, il sistema di scouting organizzato da Zelig sarebbe costretto a chiudere o a riorganizzarsi totalmente? 

15. Siete a conoscenza dello stato di stanchezza, Continua a leggere

La maledizione della precarietà

27 Gen

Un giornalista e lettore del blog, impressionato dai racconti sulla precarietà e la mancanza di diritti dei comici, ci ha segnalato l’inchiesta “Smascheriamo gli editori” (vedi link), in cui si denuncia lo sfruttamento dei giornalisti freelance da parte soprattutto delle testate che ricevono sovvenzioni pubbliche. Ci ha inviato un estratto dell’inchiesta:

Articoli pagati 2.50 euro, forfait mensili di 50 – 100 euro; pezzi mai retribuiti, o pagati dopo un anno; collaborazioni che dopo un certo numero di articoli diventano a titolo gratuito o ricevono compensi drasticamente tagliati. Sono fra ”i dati della vergogna” come li ha definiti il segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, emersi dalla ricerca ‘Smascheriamo gli editori’ presentata il giugno scorso a Roma.

La raccolta dei dati, svela una situazione di sfruttamento. Per questo si pensa ad  una proposta di legge ”che stabilisca per le testate che ricevono contributi statali un livello obbligatorio di retribuzione adeguata e garanzie minime per i collaboratori”.

Tra i casi più significativi – come è riportato dalla ricerca stessa – ci sono quelli de La voce della Romagna che paga un articolo 2 euro e 50 e il Nuovo Corriere di Firenze, che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l’anno.

La Repubblica (che rientra nel contributo al Gruppo L’espresso – La Repubblica di oltre 16 milioni di euro), secondo le testimonianze raccolte, paga 30 euro lordi, un articolo di 5000 – 6000 battute. L’Ansa paga 5 euro per ogni lancio. L’Apcom offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. Il Manifesto (oltre 5 milioni di contributi) non avrebbe pagato alcuno degli articoli scritti dal collaboratore interpellato ”neanche per le aperture”.  ”I dati – dice il Vice Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enrico Paissan – sono parziali ma significativi. Mostrano che quello di giornalista freelance e’ uno dei lavori piu’ precari e meno retribuito dell’intero Paese. E’ una categoria sottoposta a ricatto quotidiano”

L’abolizione dei tariffari minimi non ha migliorato le cose: l’ultimo tariffario approvato nel 2007, suddivideva le testate in sette categorie. In tutti gli esempi descritti sopra, le soglie minime stabilite sono tutt’altro che rispettate. A volte  le retribuzioni erogate ai collaboratori sono inferiori perfino ai minimi della fascia più bassa.

Che dire? Ci sono dei paralleli: il mondo del comico realizza guadagni da capogiro, è in preda a un’avidità smodata, ma non riconosce neanche i “minimi sindacali”. Chi partecipa alla lucrosa divisione Ricerca & Sviluppo non ha diritti, anzi gli può capitare (come descritto nel post precedente) di portare per due anni un pezzo a proprie spese e poi vedersi scavalcato senza neanche sentirsi dire due parole di spiegazione.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

La Soluzione Perfetta dei Rimborsi Spese

20 Ott

Soldi tanti ma nessun rimborso

Un anno di laboratorio Zelig: Flavio Furian

29 Set

Flavio Furian

Flavio Furian è un comico e imitatore triestino. Questa estate ci ha raccontato la sua esperienza col laboratorio Zelig di Mestre, scrivendola nella sezione dei commenti. Col suo permesso la pubblichiamo nella home page (confronta anche col post sulla conquista del Veneto).

La storia, anche se breve, è molto molto interessante. Sappiamo che Zelig, per scelta editoriale, non prende imitatori. Allora perché far fare sacrifici e impegnare il tempo di chi non interessa? Per riempire le serate di laboratorio? Perché ci sono buchi in scaletta? … Ecco cosa ci ha scritto:

Adesso dico una parolaccia
Sono un cabarettista imitatore la parolaccia è IMITATORE
snobbato a prescindere :
L’anno scorso ho presentato per tutta la stagione
il laboratorio Zelig di Mestre
Esperienza sinceramente inutile, anzi dispendiosa (vengo da Trieste), sono uno dei fortunati che vive di questo tra radio serate e centri commerciali …mi riconosco in molte cose che ho letto
ciao

Via Mail ha aggiunto che:

quest’anno a Mestre, avevamo solo Federico (Basso, NDR) che come noi causa la situazione era demotivato… la differenza è che a noi per andare là non ci pagano ma spendiamo,
il ritrovo 2 ore prima al quale spesso mi ritrovavo da solo, (e vengo da lontano) era sufficiente  a Federico solo per fare una scaletta che vedevo poco prima di iniziare, ti ricordo che presentavo io e facevo anche da spalla come si usa: con situazioni del tipo …artista giovane  piuttosto debole per
inesperienza…arriva l’autore che ti dice “adesso devi entrare e farli ridere per almeno 5 minuti”… sempre pochissimo pubblico…
un grazie a fine stagione mi avrebbe fatto piacere…

Conclusione: la solita ambiguità Zelig sui laboratori, in cui la persona è considerata uno che viene comunque, felice di essere lì, a qualsiasi condizione. E pensare che storie del genere sono solo la punta dell’iceberg: se si sciogliesse il muro di paura, ne potremmo raccontare tranquillamente almeno un centinaio.

La Redazione

I laboratori sono il cuore del business Zelig?

13 Set

 

Di Gat  

Roberto Bosatra e Giancarlo Bozzo

ROBERTO BOSATRA (amministratore delegato) e GIANCARLO BOZZO (direttore artistico), in un’intervista a una rivista di settore dichiaravano che i laboratori sono la base del BUSINESS Zelig. Ho letto la cosa in una sala di attesa di un dentista, quindi non ne ho conservata una copia, ma il senso era, ed è chiaro.          

ZELIG è un marchio identificato con la comicità; è un prodotto televisivo di successo; è un’agenzia (Bananas) che rappresenta artisti come Ale & Franz e Checco Zalone, costituisce quindi una macchina per fare soldi.  Tra queste attività ce n’è una che sembrerebbe improduttiva, quella dei LABORATORI: facendo i conti della serva, bene che vada dovrebbero generare una leggera perdita.          

LA PRIMA osservazione (ovvia) è che i laboratori sono organizzati dalla stessa ditta che gestisce il business televisivo, quindi sono per forza parte integrante della “FILIERA PRODUTTIVA”.    

HO RECUPERATO però un’intervista a Roberto Bosatra (dal sito di Claudio Bisio), in cui parla anche dei laboratori:          

     In questi “incubatoi” facciamo crescere artisti che pensiamo      possano diventare dei nuovi talenti della comicità. Viste le risorse impegnate, in termini di tempo ma anche di denaro,  questi laboratori li consideriamo un po’ come la nostra divisione “ricerca & sviluppo”.

APPUNTO, la divisione ricerca & sviluppo è fondamentale nel BUSINESS di qualsiasi AZIENDA di successo. Si è mai vista una divisione ricerca & sviluppo in cui i “collaboratori” (in questo caso centinaia di comici) lavorino gratis per un numero imprecisato di anni? Non si è mai vista. Andrebbe rinominata divisione “SFRUTTAMENTO & SVILUPPO”.

 

UN DATO TENUTO NASCOSTO

 

 

NELLA VERSIONE ufficiale di Bananas ( vedi link) riguardo ai laboratori si parla di palestra, di mettersi in gioco, di sperimentare, di provare, cioè cose che sono in parte vere, ma non vi è alcun accenno agli affari, al businnes.  LO SCOUTING, la ricerca di nuovi talenti è importante, ma da alcuni anni Zelig in prima serata si fa ampiamente a tavolino, e ciò che arriva dai laboratori è minoritario. EPPURE considerare i laboratori il cuore del business non è sbagliato. Non è un caso che l’attività che sarebbe alla base di tanta RICCHEZZA sia organizzata quasi interamente sulla MANODOPERA GRATUITA (circa 25.000 ore l’anno, vedi link).

 I COMICI che frequentano i laboratori Zelig non vengono PAGATI, non hanno RIMBORSO SPESE, non gli viene riconosciuta neanche la SIAE, anche quando usano materiale di loro PROPRIETA’.      

SEMBRA QUASI di vedere una replica de Le Formiche, abile operazione messa in piedi da Gino & Michele sfruttando una montagna di battute prese gratuitamente da autori famosi e non, vivi e trapassati.     NEL CASO dei laboratori l’operazione è più complessa.

 Il sistema Zelig (Vedi link ansia 2) crea una RISERVA enorme di comici da cui PESCARE con comodo QUANDO SERVE. I comici sono tutti molto impegnati nel ciclo continuo di provini, laboratori e convocazioni per le trasmissioni, quindi rappresentano una FORZA LAVORO inesauribile: dilettantismo (LAVORO GRATIS) di molti al servizio del GUADAGNO DI POCHI.

PER FARE ZELIG in prima serata servono diciamo 5 o 6 comici all’anno provenienti dai laboratori, ma ne vengono tenuti impegnati circa 300. Come si spiega questa grandissima differenza?

 IL VANTAGGIO non sta solo nel materiale umano e creativo gratuito e sempre a disposizione.

 L’ARMA TOTALE DEL MONOPOLIO

 L’ARMA PRINCIPALE è che i laboratori, e il sistema di cui sono il motore, creano un REGIME DI MONOPOLIO che destabilizza qualsiasi tentativo di alternativa. IL MONOPOLIO È SIA UMANO CHE CREATIVO.

NON A CASO in Italia la concorrenza a Zelig è annichilita, se si esclude Colorado che però fa parte anche lui di Mediaset e che, guarda caso, si sta attrezzando con laboratori propri e sta comunque allargando la base dei suoi “lungodegenti”.

FACCIAMO UN ESEMPIO: sto realizzando una trasmissione comica e decido di puntare su comico. Il pericolo di perderlo è elevatissimo. Le sirene di Zelig sono potenti e suonano tutto l’anno: laboratorio, provini Zelig Off, laboratorio Zelig Off, Zelig Off, attesa Zelig prima serata, prima serata Zelig, altri laboratori, laboratori a tema, eccetera.

È FACILE che prima, durante, o appena dopo la nostra collaborazione egli sia distratto da una di queste sirene. Bene che vada si creerà una frattura, male che vada il frutto del mio lavoro finirà a Zelig che ha il potere di potersi prendere, in qualsiasi momento, ciò che gli interessa.

 UNA CONFESSIONE SORPRENDENTE

 UNA SERA che aveva alzato un po’ il gomito, un esponente di Zelig si vantò del fatto che le convocazioni per Zelig Off servono spesso a impedire che un comico vada da qualche altra parte: gli fanno fare un paio di puntate, lo illudono un po’, poi ovviamente lo mollano, facendo in modo però che ritorni sempre per avere un’altra dose di Zelig (il prossimo laboratorio, il prossimo provino, la prossima trasmissione). 

UNA BASE LARGA, costituita da centinaia e centinaia di persone garantisce un controllo molto importante sulle loro scelte artistiche, sulla stessa vita di ognuno di loro. Da questo sistema capillare si ottiene il monopolio sulla comicità in Italia (e sulla mente e sul cuore di ogni singolo comico). 

DA QUI NASCE IL TERRENO FERTILE PER IL BUSINNES ZELIG… ALLORA È IL CASO DI FARE ALCUNE DOMANDE:

1) COME MAI nelle comunicazioni ufficiali non si fa alcun accenno al fatto che i laboratori sono parte integrante di un business e rappresentano una divisione aziendale di ricerca & sviluppo? 

2) I COMICI che affollano i laboratori Zelig sono informati del fatto che stanno contribuendo (tramite lavoro gratuito) a un’attività che ha come scopo soprattutto quello di fare soldi? 

3) NON SAREBBE il caso di riconoscere ai partecipanti un “gettone di presenza”, dato che il loro lavoro costituisce il core business di un’attività che fattura diversi milioni di euro l’anno?

4) NON SAREBBE il caso di contrattualizzare chi partecipa ai laboratori, dato che il suo lavoro costituisce il core business di un’attività che fattura diversi milioni di euro l’anno?   

5) OMETTERE certe informazioni sugli scopi di un’attività non è in fondo un atteggiamento poco trasparente che costruisce un indubbio vantaggio per chi la organizza? 

 SONO DOMANDE che cercano di fare un po’ di luce nell’enorme ZONA D’OMBRA delle politiche di Zelig, in cui le regole sono molto “FLESSIBILI” e si piegano sempre nella direzione che fa COMODO a chi COMANDA (e guadagna cifre elevate). Per questo, da qui in avanti, cercheremo di potenziare il “sistema di illuminazione”.

Esiste un “Piano B”?

3 Set
A cura di Alex

La comicità in Italia assomiglia alla locandina del film A-team dove c’è scritto: “Non c’è piano B”. Infatti c’è una sola strategia, portata avanti con molta grinta e determinazione. Non ci sono alternative.

La strategia si riassume in alcuni semplicissimi punti:

a) sfruttare fino ad esaurimento il format televisivo, creare attorno il vuoto creativo e produttivo, trasformare la professione del comico in un concentrato di dopolavoristi.

b) ricavare più soldi che si può, spremere fino all’ultimo euro, sfruttare al massimo le operazioni “mordi e fuggi”.

c) scaricare tutto il peso di ciò che non va su chi sta in basso (più si sale in alto meno ci sono responsabilità).

d) ritirarsi per dedicarsi a qualcos’altro, vendendo alla stampa la finta storia di quelli che a un certo punto fanno il bel gesto e cambiano progetto.

Questo è il piano.

Vi piace?

Deve piacervi per forza, perché non c’è un Piano B.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: