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Made in Sud, la puntata del 14.10.2014 (alcune scelte inspiegabili)

15 Ott
inesplicabile parodia di Shrek, a quando "Scusi, ferma a Made in Sud?"

inesplicabile parodia di Shrek, a quando “Scusi, ferma a Made in Sud?”

La puntata di Made in Sud del 14 ottobre ha realizzato 2.095.000 telespettatori e uno share del 8.65%.

(Nota bene: le seguenti considerazioni vengono fatte non per “sparare a zero” e neanche per aizzare gli odiatori di Made in Sud, che pregheremmo astenersi, ma nella speranza che, con uno scatto d’orgoglio, dalle parti di Napoli si lavori su un prodotto qualitativamente migliore. Leggi anche l’elogio di Made in Sud) Arrivano alcune segnalazioni su casi di presunte “battute non troppo originali” sentite a Made in Sud e perplessità sullo scarso livello delle battute stesse, in generale. Un caso clamoroso ha riguardato proprio l’amministratore di questo blog (leggi qui il post). Per dovere di cronaca ne segnaliamo un altro: nella puntata del 30 settembre I Malincomici escono col gioco di parole tra “Whattsapp” e la sceneggiata “‘O Zappatore”: Whatsappatore (vedi qui al minuto 2.05.00 circa. Peccato che la battuta circolasse su Facebook esattamente da un anno a cura di Antonio Covatta (vedi link):

 Covatta

Invece il basso livello delle gag è stato rimarcato da Riccardo Bocca de l’Espresso (leggi qui) “Una sequenza sempre più fragorosa di battute scontate e figlie all’avanspettacolo”e da Aldo Grasso del Corriere della Sera (leggi qui) “…i testi del programma mi sono parsi molto modesti” Continua a leggere

Un racconto di Pietro Sparacino

11 Ott

Pietro Sparacino

Ecco un bel racconto di Pietro Sparacino, il Co.Co.Comico di  Colorado, che era stato postato su Satiriasi-L’Officina della Satira. Lo pubblichiamo col loro permesso.

Sparacino dimostra di saper scrivere e riesce a dosare il racconto in crescendo fino ad arrivare allo spiazzante “mancato lieto fine”.

Realtà o licenza poetica? Chi lo sa… Comunque ci è piaciuto molto e l’abbiamo trovato molto reale.

  

GRAZIE ALLA TV (di Pietro Sparacino) 

 L’obiettivo di ogni comico è andare in televisione.
Una qualunque apparizione televisiva, da Zelig a Colorado, ma anche Chi l’ha visto o Medicina Trentatrè.
La tv ti porta al successo, il successo porta pubblico, il pubblico porta denaro.
Da anni ho sognato di andare in televisione e nel 2008 ce l’ho fatta.
Ho avuto l’onore di partecipare a una trasmissione televisiva su Italia 1, un traguardo importante, io e i miei monologhi sul precariato.
Interpretavo il Co.Co.Comico, questo era il nome che appariva in scena quando uscivo io.
Io glielo dicevo che non serviva un nome diverso, bastava il mio, Pietro Sparacino.
Loro dicevano che era meglio dare un nome impersonale, le gente memorizza meglio.
Ho rifatto la carta di identità e recatomi al Comune del mio piccolo paese siculo l’impiegata mi chiede  nome e cognome.
Pietro Sparacino.
Come?
Pietro Sparacino.
Ma sei di qui?
Si signora, altrimenti sarei andato a fare la carta d’identità in un altro comune.
E’ che non ti ho mai visto! Sai, qui ci conosciamo tutti.
Abito a Roma, signora, da nove anni.
E che fai a Roma?
Faccio il comico, signora.
Ma sei il Co.Co.Comico? Ti ho visto sempre in televisione. Ragazzi venite c’è il Co.Co.Comico, non lo riconoscete?
Sulla carta di identità c’è scritto Nome Co.Co.Comico, Cognome Italia 1.
Aveva ragione l’autore di Colorado.
La gente memorizza meglio.
Alla voce professione c’è scritto Pietro Sparacino.
Io non ho un lavoro, io sono il mio lavoro.

A Colorado uscivo dopo l’esibizione dei Teletubbies e la parodia di Shrek.
I bambini che seguono quel programma mi cercavano anche sulla programmazione di Boing.
In ogni caso, per tre minuti, la durata del mio pezzo, io sono entrato nelle case di due milioni di italiani. In tre minuti, due milioni di case.
Un risultato strabiliante se si pensa che in tre minuti riusciresti a citofonare a tre portoni.
Sono entrato nelle case degli italiani e ho visto le famiglie italiane davanti a Colorado.
Famiglie intere ipnotizzati dal televisore, mariti che gemevano per ballerine scodinzolanti; bambini divertiti da una battuta sul sesso fatta da un comico che interpretava un Gormita; mamme sudate davanti al ferro da stiro che distrattamente seguivano scampoli di una battuta della moglie cagacazzi che rompe così tanto i coglioni al marito che lui porta mutande di spugna. Risata. Poi il comico, grattandosi le palle, ha tirato fuori il Felce Azzurra.
Le mutande lavo con questo.
Boato. Applauso.
È stata un’esperienza straordinaria Colorado, un passo importante per la mia carriera artistica.
Lo pensa anche il mio psichiatra, al quale mi sono rivolto dopo la trasmissione.

In ogni caso,a fine registrazione ero certo di una cosa.
Ero stato in televisione e la televisione mi avrebbe reso celebre.
Ma la cosa che più mi dava soddisfazione era la consapevolezza che finalmente avrei avuto il mio pubblico negli spettacoli live.
Basta sagre della porchetta e delle coppiette in cui il pubblico è composto da ubriachi e sordomuti.
Basta con le pizzerie e trattorie dai nomi altisonanti: Gigi lo zozzone, Abdull Kebab, Da Sor Mario se magna e se rutta…
Adesso io star televisiva, girerò i teatri e la gente mi appaudirà, e verrò osannato e fiori sul palco e zoccole in camerino e ancora autografi e fotografie.
Le famiglie verranno a vedermi e diventerò l’icona della felicità domestica, quando a pranzo parleranno del mio spettacolo e rideranno ancora.
Io nuovo Mulino Bianco.
Verranno a vedermi tutti, uomini, donne, vecchi e bambini.
Tutto questo grazie alla tv.

Era tutto pronto.
La mia prima teatrale, dopo Colorado.
Tutto quello che avevo sempre sognato stava per realizzarsi.
Suona la mezza.
Il cuore batte.
Suona il quarto.
L’emozione sale.
I cinque minuti.
Ci siamo.
Chi è di scena…
Sipario.
Buonasera signori e signore…
Non c’era nessuno. Erano rimasti a vedere la tv.

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