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La maledizione della precarietà

27 Gen

Un giornalista e lettore del blog, impressionato dai racconti sulla precarietà e la mancanza di diritti dei comici, ci ha segnalato l’inchiesta “Smascheriamo gli editori” (vedi link), in cui si denuncia lo sfruttamento dei giornalisti freelance da parte soprattutto delle testate che ricevono sovvenzioni pubbliche. Ci ha inviato un estratto dell’inchiesta:

Articoli pagati 2.50 euro, forfait mensili di 50 – 100 euro; pezzi mai retribuiti, o pagati dopo un anno; collaborazioni che dopo un certo numero di articoli diventano a titolo gratuito o ricevono compensi drasticamente tagliati. Sono fra ”i dati della vergogna” come li ha definiti il segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, emersi dalla ricerca ‘Smascheriamo gli editori’ presentata il giugno scorso a Roma.

La raccolta dei dati, svela una situazione di sfruttamento. Per questo si pensa ad  una proposta di legge ”che stabilisca per le testate che ricevono contributi statali un livello obbligatorio di retribuzione adeguata e garanzie minime per i collaboratori”.

Tra i casi più significativi – come è riportato dalla ricerca stessa – ci sono quelli de La voce della Romagna che paga un articolo 2 euro e 50 e il Nuovo Corriere di Firenze, che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l’anno.

La Repubblica (che rientra nel contributo al Gruppo L’espresso – La Repubblica di oltre 16 milioni di euro), secondo le testimonianze raccolte, paga 30 euro lordi, un articolo di 5000 – 6000 battute. L’Ansa paga 5 euro per ogni lancio. L’Apcom offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. Il Manifesto (oltre 5 milioni di contributi) non avrebbe pagato alcuno degli articoli scritti dal collaboratore interpellato ”neanche per le aperture”.  ”I dati – dice il Vice Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enrico Paissan – sono parziali ma significativi. Mostrano che quello di giornalista freelance e’ uno dei lavori piu’ precari e meno retribuito dell’intero Paese. E’ una categoria sottoposta a ricatto quotidiano”

L’abolizione dei tariffari minimi non ha migliorato le cose: l’ultimo tariffario approvato nel 2007, suddivideva le testate in sette categorie. In tutti gli esempi descritti sopra, le soglie minime stabilite sono tutt’altro che rispettate. A volte  le retribuzioni erogate ai collaboratori sono inferiori perfino ai minimi della fascia più bassa.

Che dire? Ci sono dei paralleli: il mondo del comico realizza guadagni da capogiro, è in preda a un’avidità smodata, ma non riconosce neanche i “minimi sindacali”. Chi partecipa alla lucrosa divisione Ricerca & Sviluppo non ha diritti, anzi gli può capitare (come descritto nel post precedente) di portare per due anni un pezzo a proprie spese e poi vedersi scavalcato senza neanche sentirsi dire due parole di spiegazione.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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