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Sogni e obiettivi: intervista a Silvia Minguzzi

2 Ott
Silvia Minguzzi

Silvia Minguzzi si occupa professionalmente di formazione, coaching e crescita personale (vedi sito). Come spettatrice segue assiduamente i laboratori e gli spettacoli di cabaret.

Visto che Ananas Blog tratta anche di speranze e obiettivi da raggiungere, abbiamo scambiato due parole con lei su questi temi.

Importante: i contenuti dell’intervista valgono come breve riassunto di argomenti molto più ampi che andrebbero comunque approfonditi per essere compresi.

 (Trascrizione a cura di Nadia).

 Silvia, ciao, potresti dirmi brevemente le caratteristiche di un obiettivo?

 Le dico in ordine sparso. L’obiettivo dev’essere espresso nei termini di ciò che desideri e non in ciò che non vuoi.

Esempio: una persona che ha difficoltà a trovare lavoro può dire: “non voglio più essere disoccupato” oppure “devo trovare un’occupazione”. La seconda modalità è quella giusta.

Inoltre l’obiettivo dev’essere specifico: la persona deve scegliere quale tipo di occupazione, per esempio nel caso del cabaret potrebbe specificare di volere più spettacoli, insomma avere “l’agenda piena”.

Questo è ancora troppo generico. Bisogna arrivare a dire quante serate uno desidera in agenda, tipo “voglio 4 serate a settimana”.

 Altre caratteristiche di un obiettivo?

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Il Doping Cabarettistico

20 Set

A cura di Gat

Zdenek Zeman

NELL’ESTATE DEL 1998 il leggendario e controverso allenatore ZDENEK ZEMAN lanciò l’allarme doping nel mondo del calcio, innescando l’altrettanto leggendaria e controversa inchiesta del PM RAFFAELE GUARINIELLO.

NEL LIBRO “SCUDETTI DOPATI” (Kaos edizioni) di Carlo Petrini sono riportate le motivazioni della condanna in primo grado del medico della Juventus Riccardo Agricola (poi assolto in appello, assoluzione confermata dalla cassazione). Le tante pagine, per chi avesse la pazienza di leggersele, sono interessantissime anche se molto tecniche.

SE L’USO DI SOSTANZE PROIBITE non è mai stato dimostrato in modo inequivocabile, invece è stato dimostrato l’uso eccessivo di farmaci legali che, si presuppone, coi loro effetti migliorassero le prestazioni immediate degli atleti. Per esempio c’erano antinfiammatori, antidepressivi, farmaci per il cuore somministrati a chi non aveva né infiammazioni, né depressioni, né problemi cardiaci; c’erano dosi di creatina nettamente superiori a quelle che possono essere assorbite dall’organismo, eccetera.

ALLA FINE è stato considerato che ciò non fosse reato, anche se si tratta di comportamenti che sono sia discutibili che pericolosi.

IL PROBLEMA deve aver riguardato l’intero mondo del calcio: esiste un famoso video in cui Fabio Cannavaro (allora al Parma) alla vigilia della finale di coppa UEFA con l’Olympique Marsiglia, si fa iniettare una dose di Neoton, farmaco cardiaco perfettamente legale, ma che avrebbe dovuto essere inutile in un atleta dal cuore sano come Cannavaro.

ZEMAN, IN DIVERSE INTERVISTE, si è detto preoccupato per la salute futura degli atleti. Infatti gli effetti dell’assunzione di troppi medicinali potrebbero manifestarsi non si sa come, non si sa quando. Senza scomodare il vietatissimo Epo, basti solo pensare al cumulo di farmaci pieni di effetti collaterali, comunque assunti  senza un vero bisogno.

LA DOMANDA che ci siamo posti è se esista un “doping cabarettistico”, cioè una serie di comportamenti usati per “pompare” le prestazioni dell’ambiente, comportamenti che non sono punibili penalmente, ma da condannare da un punto di vista morale, comportamenti delle cui conseguenze future si sa poco o niente.

QUESTO BLOG ha aperto la sua attività con una serie di post sulla Creazione Artificiale Dell’Ansia (vedi link). Il senso è chiaro: la tensione, lo stress, l’ansia, la paura vengono creati appositamente.

MA SE APPLICHIAMO il concetto zemaniano di preoccupazione per il futuro (concetto rivoluzionario, di solito se ne fottono del comico nel presente, figuriamoci nel futuro), ci rendiamo conto che gli effetti del tritacarne (soprattutto) messo in moto da Zelig sono sconosciuti.

L’AMBIENTE È DOPATO dal cumulo di “speranze tossiche” che sono avvelenate da una marea di “delusioni inevitabili”. Non esiste un piano b (vedi link), le pratiche dannose potrebbero andare avanti indisturbate quasi all’infinito.

NON SAPPIAMO se a lungo andare ci saranno danni alla salute sia fisica che psicologica. Non sappiamo quali prezzi verranno pagati individualmente. Cosa ne sarà di tutta questa gente sottoposta ad anni di stress inutili, pompata all’inverosimile di speranze, costretta a una routine dilettantistica da cui non riesce quasi mai a scaturire una via d’uscita professionale?

NON LO SAPPIAMO, APPUNTO. Ma come lo sport deve uscire dalle farmacie, il cabaret deve uscire dalla MANIPOLAZIONE della vita delle persone, e delle loro speranze, finalizzata a uno sfruttamento umano ma – cosa da non sottovalutare – anche o soprattutto economico (vedi post su laboratori e business).

 

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