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Lettera a un giovane comico

12 Giu
Alex è cofondatore del blog. Scrive cose che devono essere revisionate dall’amministratore che spesso taglia e aggiunge del suo (con scambio amichevole di insulti e scazzi vari). Alex è un insider, nel senso che lavora nel nostro ambiente come autore, regista, attore e scrive di cose che conosce bene: se parla di come si fa un pezzo è perché ne ha creati tanti. Questa lettera è torrenziale, volevo “dimezzarla”, ma poi ho pensato: “Perché no? è sgangherata ma efficace”, ho solo corretto qua e là. Buona Lettura… L’amministratore.
 
LETTERA A UN GIOVANE COMICO (Di Alex)  
 
Caro giovane comico, stai per cominciare un laboratorio, uno dei tanti. Che l’esperienza ti sia utile, ma lo sai, accidentacci, che è una roba un po’ artificiale?
L’esperienza vera è fuori di lì, e potresti perdertela. Questa dei laboratori è una produzione un po’ in batteria.
Certo, le spinacine surgelate con i contorni della Findus sono buone, c’hanno un sapore quasi decente, ma vuoi mettere un vera bistecca? Vuoi mettere la verdura e la frutta dell’orto?
Ascolta questi consigli, little comico, ma non dirlo in giro: ti diranno che “sì, boh, non servono, tanto si sa come vanno le cose.”
Non c’è più un tubo di valori ma solo “Sì, boh, va bè, fa niente, fanno tutti così, non cambierà mai niente”.
Vai con uno di quelli bravi, vai a vedere come si confronta col pubblico vero, in uno spettacolo vero. Guarda come si prende l’attenzione di gente distratta che tu non riusciresti a smuovere dalle loro pizze, dai loro bambini, dalle loro chiacchiere neanche facendo esplodere una bomba carta.
Guarda quello bravo e impara: non ha fatto laboratori, eppure è padrone del campo… li va a prendere, li stana, e poi li devasta. Conosce il pubblico, il pubblico conosce lui, si rispettano, si scopano a vicenda… questa è la vera figata di questo mestiere.
È il pesce pescato in mare e cucinato fresco rispetto ai bastoncini Findus che stanno cercando di farti mangiare.
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LE APERTURE (abitudine in disuso)

31 Mag
LE APERTURE (cioè il comico emergente che si esibisce prima di quello esperto, nella programmazione di un locale), sono una tradizione che si sta perdendo, Sicuramente per via del “DISBOSCAMENTO” (quasi uno sterminio) dei locali di cabaret, dovuto un po’ alla crisi, molto ALL’ESPLOSIONE DEI LABORATORI e quasi tutto all’avvento di una GENERAZIONE DI COMICI che hanno i 5 minuti ma non uno spettacolo. Oggi fare la gavetta iniziando con 20/30 minuti pare una bestemmia!
CLAUDIO MASIERO ci ha spedito un racconto “vintage” su come funzionava questa sanissima e produttiva abitudine.

Anni fa, per entrare a far parte di un gruppo di artisti, o per entrare a far parte di un circuito di locali, bisognava avere dei requisiti particolari.
Dovevi avere un minimo di repertorio, intorno alla mezzora, per poter sostenere un’apertura ad un artista di rilievo (esibizione prima di quella del “big”).
Cosa succedeva? ti presentavi al locale facevi la tua apertura e poi creavi i presupposti  per un’eventuale serata (se avevi repertorio a sufficienza) oppure per poter fare altre aperture .
Quindi al locale c’era:
1) uno che presentava la serata (spesso il proprietario del locale, 2) Il novellino che faceva l’apertura, 3) l’artista in serata.
La serata era strutturata come un concerto, con il gruppo di supporto a scaldare il pubblico e poi l’artista a “incendiarlo”.
Sia chi faceva apertura che l’artista venivano pagati, ovviamente in modo diverso.
Vigeva anche la regola che, se entravi in un gruppo di artisti capitanati da un MANAGER anche se facevi serata piena ( 50/70 minuti ), se eri un NOVIZIO del gruppo, alle prime serate e sino a che non ti facevi il NOME, venivi retribuito meno.
Mi spiego: il locale ogni sera pagava l’agenzia o il manager un TOT, esempio 1 milione (di lire).
L’agenzia si tratteneva per segreteria e altro 100mila lire, altre 100mila lire venivano date al NOVIZIO e le altre accantonate perché durante il mese sarebbero state usate per pagare artisti di GROSSO CALIBRO.

C. M.

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