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il governo ha regolarizzato gli “stage selvaggi” (eppure nel cabaret c’è lo stage perpetuo)

3 Set

 

il ministro del lavoro Sacconi

Proprio alla vigilia di ferragosto, il governo varava la manovra di risparmio col decreto legge 138/2011 (poi è successo di tutto, una confusione pazzesca che non si è ancora risolta). Però la cosa interessante è che in quel decreto era contenuta, all’articolo 11, una regolamentazione degli stage (o tirocini). Leggi l’articolo su ilfattoquotidiano.it.

L’intenzione è quella di mettere un freno agli stage selvaggi usati spesso come fonte di produzione a basso costo, come fonte infinita di precarietà e sfruttamento, per favorire invece la creazione di nuovi posti di lavoro. La normativa sta creando notevoli difficoltà d’applicazione (leggi articolo su repubblicadegli stagisti.it

Sorvolando sulle difficoltà e le incongruenze, i punti considerati positivi sono:

“Il primo: stage solo ed esclusivamente per studenti, categorie svantaggiate (disabili, invalidi, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati), neodiplomati e neolaureati.

“Il secondo: per chi ha conseguito il diploma o la laurea, possibilità di essere presi in stage limitata ai primi 12 mesi dalla fine degli studi: dopo questo periodo, l’inquadramento andrà effettuato con un vero e proprio contratto.

“Il terzo: stage lunghi al massimo sei mesi e durata superiore, sempre per un massimo di un anno come già prevedeva la norma precedente, permessa solo per i tirocini “curriculari”.

“L’intento dichiarato del ministero del Lavoro è quello di ridurre l’utilizzo dello stage, favorendo al contempo l’assunzione tramite contratti veri: tra cui, per i giovani, il famoso contratto di apprendistato, tutelante per il lavoratore e conveniente per l’azienda, che però negli ultimi anni ha stentato a decollare – forse proprio per la concorrenza sleale di altre forme più vantaggiose, come il co.co.pro e lo stage.”

Siamo lontani anni luce dal mondo rattrappito del cabaret, in cui ci si è inventati lo stage perpetuo, che non porta lavoro, ma che diventa “il lavoro”.

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

 

Il primo “pentito di fiction”

20 Nov

Per dare uno sguardo più ampio al mondo televisivo abbiamo intervistato una persona che lavora nel mondo delle produzioni tv. La persona in questione disapprova certi metodi, ma non ha ancora le spalle sufficientemente coperte per svelare la sua identità. L’abbiamo chiamato in codice “Pentito di Fiction”. Le cose che ci racconta non contengono fatti o nomi specifici, ma semplicemente una critica generale ad alcuni aspetti del sistema. Cominciamo…

VOGLIAMO PARLARE DELL’USO CHE TALVOLTA SI FA DEI GIOVANI AUTORI?

Okay: determinate case di produzione (di cui non facciamo i nomi per “discrezione”) prendono un gruppo, un’ammucchiata di giovani aspiranti sceneggiatori o scrittori. Li reperiscono tramite scuole di scrittura, conoscenze dirette o anche solo da gente che ha mandato una mail. Dopo di che li mettono a lavorare A COTTIMO (vengono pagati a sketch o a sceneggiatura) senza garanzie di entrate. Infatti è impossibile che un giovane scriva così tanto da riuscire a guadagnare appena decentemente.

QUANTO DURA QUESTA FORMA DI PRECARIATO?

Con questo sistema un giovane aspirante autore/sceneggiatore può rimanere vincolato per mesi e mesi a una produzione, a tempo pieno o quasi. Visto che è inesperto e che ci mette molto a realizzare qualcosa che possa andare in onda, produrrà sempre poco o pochissimo.

COSA SUCCEDE A FINE PRODUZIONE?

Non c’è alcuna garanzia di entrare in un contesto più professionale. Non gli si garantisce una continuità lavorativa perché non c’è, mancano gli spazi. I programmi da fare sono pochissimi. L’inglobare e fagocitare tutti questi giovani fa sì che si crei un Continua a leggere

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