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La conquista (e lo spolpamento) della Romagna

7 Gen

La monocultura zelighiana: sfruttamento creativo e impoverimento del territorio…

la Romagna divisa in lotti

Il racconto potrebbe cominciare in molti modi. Per esempio dal finale: l’ultimo Zelig Lab in Romagna (presso il Teatro Supercinema di Santarcangelo) è stato un disastro: economico, di pubblico, artistico e umano, a detta di molti che vi hanno partecipato, su un ambiente già saturo di delusioni e di lavoro gratuito.  Dato il clima, era inutile, inopportuno, eppure è stato fatto lo stesso.

Già nel 2009 al Teatro Tarkovsky di Rimini era stato un mezzo flop…

Ma questo racconto potrebbe iniziare dal periodo in cui la Romagna era vista come la “terra dell’oro” della comicità, quindi i laboratori (il primo fu a Riccione nel 2005) organizzati in questa zona venivano tenuti in grande considerazione. Da qui la necessità di impiantare una “fabbrica forzata di pezzi televisivi”.

In realtà la miniera d’oro romagnola non ha mai funzionato: Paolo Cevoli aveva già fatto il botto, Giacobazzi ha saltato la trafila dei laboratori, Politi (che era già arrivato in tv) non è durato moltissimo, i Le Barnos hanno fatto la prima serata solo per una stagione. Per tutti gli altri qualche Zelig Off d’ordinanza e basta.

La Romagna (nell’ottica bananifera) è in declino da tempo. Nell’ultima stagione sono stati mandati autori “di seconda fascia” (secondo i complottisti questo è un segnale di scarso interessa da parte della direzione artistica).

Ma in precedenza c’era stato comunque la desolante tecnica autorale in cui i pezzi venivano valutati con “fa riderissimo” o “fa cagarissimo” (un metodo molto in uso, pare, tra gli autori Zelig) e la sapiente capacità di distribuire false speranze, tipo andare da un cabarettista a inizio stagione e dirgli “Quest’anno è il tuo anno!”. C’è stata la ripetizione ossessiva del “è televisivo – non è televisivo… è televisivo – non è televisivo…”

L’attenzione si è spostata su zone più “fruttifere” come Genova in cui (ma guarda caso) non esistono più realtà locali forti (una volta dai Cavalli Marci o dai Broncoviz arrivavano dei leader assoluti come Luca e Paolo o Maurizio Crozza), adesso si producono pezzi tv per i “colonizzatori milanesi”. I segnali di ipersfruttamento genovese (anteprima del declino)  ci sono già tutti (ma si registrano tentativi indipendenti come Belo Horizonte – Copernico).

Si potrebbe raccontare cosa nasce dalle macerie. Ovviamente dopo 6/7 anni di Zelig non esiste più una realtà locale emergente (guarda caso! Oh ma che strano!). Però tra le pieghe dello sfruttamento zelighiano qualche professionalità è cresciuta, si è creata qualche forma aggregativa, un po’ si è sperimentato.

Questi sono comunque i frutti della monocoltura zelighista. Che cos’è la monocoltura? E’ la politica che le multinazionali statunitensi impiantavano nelle cosiddette “repubbliche delle banane” (a volte il destino dei nomi!): un solo tipo di frutta coltivata, saldamente in mano a pochi possidenti USA, impoverimento del territorio e miseria della popolazione locale.

La Romagna, mentre si illudeva di essere la favorita, ha vissuto il solito schifo: l’alternanza di speranze e mazzate (indotte artificialmente); Love Bombing in cui un comico era portato in palmo di mano e, subito dopo, veniva riprecipitato in basso, ma con l’offerta di fare ancora laboratori all’infinito (poi hanno aperto anche a Bologna e alcuni sono stati “dirottati” anche lì, col cosiddetto fenomeno del nomadismo).

In tutto questo Zelig può contare su due formidabili casse di compensazione: 1) i cabarettisti abituati a qualsiasi angheria che tacciono, ingoiano il rospo e continuano a tornare, 2) gli organizzatori che si assumono tutti gli “effetti collaterali”.

L’organizzatore del laboratorio di Santarcangelo che, pare, abbia subito ingenti perdite, contattato via mail per un’intervista non ha dato risposta.  Ma la bancarotta non è stata solo finanziaria, pure creativa e umana.

Per fortuna si è iniziato a discutere pubblicamente di queste cose grazie ad Ananas Blog, ma questa è storia recente (prima era il Medio Evo).

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

 

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