Guido Catalano: il viaggio di un poeta

12 Feb
Guido Catalano on the road again

Guido Catalano è un poeta. Nelle sue numerose esibizioni live fa anche ridere, ma non perché ci sia un intento prettamente comico: è la vita stessa che, messa sotto la lente d’ingrandimento della poesia, spesso vira verso il “ridicolo”.

Quello che stupisce in Catalano è la “agenda piena”, l’essere sempre in tournee tra reading, spettacoli e slam poetry. Certo, i cachet non sono quelli televisivi, ma la libertà è solo un’altra parola per dire che non hai nulla da perdere (come ha cantato Janis Joplin) e Guido è sicuramente una persona libera.

Vai al sito di Guido Catalano; guarda il link del libro “La donna che si baciava con i lupi; link al libro Ti amo ma posso spiegarti.

Per questo l’abbiamo intervistato. Altra intervista IMPERDIBILE:

TI DEFINISCI UN POETA? (O HAI ALTRO DA AGGIUNGERE A QUESTA SEMPLICE DEFINIZIONE?) 

Ho difficoltà a definirmi. La parola poeta mi ha sempre fatto un po’ impressione. D’altra parte anche quando gli altri cercano di definirmi si genera una certa confusione. A tal proposito ho scritto una poesia nella quale a un certo punto si dice: 

i poeti non mi considerano un poeta ma un cabarettista; i cabarettisti non mi considerano un cabarettista ma un poeta; gli elettricisti non mi considerano un elettricista e fanno bene 

Ecco, l’unica certezza è che non sono un elettricista. 

E’ POSSIBILE VIVERE DI POESIA? EVENTUALMENTE COME? 

Io ci sto riuscendo abbastanza bene. Grazie agli spettacoli e, in parte minore, alla vendita dei libri. In un anno faccio circa 120 spettacoli, da solo o con i miei soci musicisti. Ho diversi progetti  e giro per l’Italia.

Detto questo, non consiglierei a un giovane di intraprendere questa ardua carriera. Si rischiano diversi tipi di esaurimenti. Oltre all’alcolismo e al tabagismo estremo. 

COM’E’ ORGANIZZATA LA TUA VITA IN TOURNEE? 

Ultimamente le date arrivano da sole, nel senso che vengo chiamato e se la cosa ha senso, vado. Lavoro molto a Torino, ma anche Milano, Roma, Bologna, e in varie regioni, fino ai lontani Abruzzi e alla Sardegna. Mi manca la Sicilia e me ne dispiace, dato che mio nonno era di Agrigento. 

Non ho manager e faccio dunque da solo. Considera che lavoro spesso con altri artisti, per lo più musicisti. L’unione fa la forza e ognuno porta i suoi contatti agli altri, il che è sano e bello. 

Non avendo la patente non ho neanche la macchina e anche se l’avessi non me ne farei nulla dato che non la so guidare. Ciò implica che viaggio molto in treno e che dunque ho inventato delle nuove bestemmie piuttosto innovative. 

Ultimamente uso anche l’aeroplano. Ritengo che volare da solo sia una delle più grandi esperienze di solitudine che un uomo possa fare. In più non mi capacito, ogni volta, del miracolo di questa cosa pesantissima che se ne vola via. Ma tant’è, ce la fa quasi sempre. 

LE TUE PERFORMANCE FANNO ANCHE RIDERE, IN CIO’ CHE FAI SEI ALLA RICERCA DELLA RISATA? 

Ho iniziato a scrivere poesie una dozzina di anni fa senza pormi il problema del fare ridere o meno. Poi leggendo le mie cose in pubblico ho scoperto che avevano una buona dose di impatto comico e che la gente rideva. A quanto pare, ci sono altre cose che fanno ridere nel mio modo di espormi su un palco. Non ho studiato. Viene così. Solo ultimamente ci faccio caso e cerco di capire cosa funziona e cosa no a livello di comico. Alle volte la gente ride di cose che io non avrei detto. Altre volte non ride di cose che avrei detto. Mi hanno fatto notare che la mia erre moscia ha un ruolo in tutto ciò. Questo mi risulta incomprensibile. E comunque io la erre la so dire. 

TI E’ MAI PASSATO PER LA TESTA DI ENTRARE NEL CIRCUITO CABARETTISTICO TELEVISIVO? 

Sì, e ho partecipato per tre anni ai laboratori Zelig, qui a Torino. Molti anni fa. E’ stata un’esperienza utile, in parte, anche noiosa a tratti, ho conosciuto belle persone e cabarettisti orrendi. Disprezzo profondamente il cabaret attuale. Amo i cabarettisti. La mia roba chiaramente non funziona nel format zeligghiano. 

Un giorno Bozzo, la prima volta che andai alle selezioni del laboratorio (e non fui preso), mi disse che la mia roba aveva troppe poche battute. E che comunque loro il poeta ce l’avevano già (Oreglio?). Probabilmente sì. Oreglio non è un poeta, è un buon cabarettista che si è inventato il personaggio di poeta.

  CHE TIPO D’ESPERIENZA E’ STATA? (COME VEDI QUEL MONDO LI’?) 

Lo vedo male. Agonizzante, marcescente. Ripeto: amo il cabaret ma qui siamo nel tunnel della tristezza definitiva e finale. Tra l’altro dire cabaret, oggi significa dire Zelig e i suoi derivati. Non c’è nient’altro. E non parlo solo della televisione. I giovani  e meno giovani non capiscono che si può fare in un altro modo che non sia: presentatore, cabarettisti uno via l’altro, tre minuti e pedalare. 

E’ da una vita che non rido guardando il cabaret televisivo. Qualcuno che ride ci sarà pure, ma probabilmente perché alla lunga le radiazioni catodiche gli hanno fritto i neuroni. Non lo so. 

QUANTO E’ IMPORTANTE ESSERE INDIPENDENTI? 

Penso molto. Non nel senso che io penso molto, ma nel senso che penso sia molto importante. Comunque io penso molto. 

Lo sono per natura. Indipendente.  Essere indipendenti dovrebbe volere dire essere liberi. Detto questo ho lavorato anche per altri, tipo televisione, tipo che si può fare, finché non ti rompono i c******i. Quando tipo iniziano a proporti di vestirti da cretino o cercano di ficcare dentro una tua poesia delle battute di m***a, allora no. Saluti tutti, fai un inchino, fai la riverenza e vai. 

QUALI TEMI ESPRIMI ATTRAVERSO LA TUA POESIA?

Amore, morte, sesso, morte, amore, astrofisica, solitudine, masturbazione, bellezza, amore, sesso, sesso, morte, Dio. 

LA CRISI DEL LIVE HA COLPITO ANCHE IL TUO SETTORE? COM’E’ LA SITUAZIONE? 

No. Tutt’altro. Anche se dipende cosa si intenda per crisi. Vengo senz’altro sottopagato, Io e I miei amici e soci. A livello di quantità di opportunità di fare, invece non posso lamentarmi. D’altra parte faccio una roba che quasi nessuno fa. Roba che comunque non funziona dappertutto, tipo non in pizzeria. 

Ecco, in pizzeria magari no. Una pizza la gradisco sempre ma le poesie in pizzeria magari no. Grazie. 

QUAL E’ IL TUO SOGNO PIU’ SFRENATO? 

Vendere 800.000  copie di un libro; Fare innamorare di me Liv Tyler; Avere la macchina del teletrasporto. Insomma, ho tre sogni. 

UN MESSAGGIO AI GIOVANI ARTISTI… 

Spegnete le vostre minchia di televisioni e inventatevi. 

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

6 Risposte a “Guido Catalano: il viaggio di un poeta”

  1. rubenmarosha febbraio 13, 2012 a 7:43 PM #

    oh, io solo lo spirito, eh…!

  2. Davide Colavini febbraio 13, 2012 a 2:26 PM #

    amo questo uomo (catalano), adoro questo artista, impazzisco per questo poeta… spero vivametne Guido di tornare a far qualcosa live con te. Con stima e amicizia.

    • guido catalano febbraio 13, 2012 a 2:54 PM #

      anche io ti amo, davide, e tra l’altro mi piaci fisicamente

  3. rubenmarosha febbraio 12, 2012 a 3:32 PM #

    Condivido lo spirito di chi, come Catalano, antepone la propria dignità alle logiche della brutta copia di un liberismo fatiscente. Complimenti ancora e in bocca al lupo per tutto, la strada purtroppo è costellata di cafoni che presumono di dar la patente a questo o a quel'”artista” senza nemmeno essere in grado di annusare l’Arte.

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  1. Chiacchierpillar e lo spirito di Scaldasole | - novembre 13, 2015

    […] Invece Caterpillar, tra l’altro, vede tra i protagonisti Paolo Labati, Marta Zoboli (che sul palco forma la coppia Marta & Gianluca, con Gianluca De Angelis che è un altro di quei nomi che hanno fatto grande Scaldasole) e anche Guido Catalano, strepitoso fenomeno poetico underground, tra i più apprezzati da Ananas Blog (leggi qui).  […]

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