Comedy: cosa resta della comicità televisiva?

14 Apr
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la copertina di Comedy, edito da LINK idee per la televisione

“Comedy” (vedi qui) è il titolo del nuovo interessante numero di “LINK idee per la televisione”, dal sottotitolo significativo: “Cosa resta della comicità televisiva?” che arriva in un periodo in cui, in diversi settori della risata italiana tv, c’è una quasi sensazione di deserto (“Sarà che cambia tutto e si fatica a stare dietro alle cose. Ma un giorno ci guardiamo intorno e una generazione di comici è scomparsa in silenzio.” recita l’introduzione del direttore editoriale Fabio Guarnaccia). Il volume è acquistabile in libreria o su tablet.

LINK (vedi qui) “E’ un progetto editoriale dedicato alla televisione e ai media. Curato dal marketing strategico di Mediaset – RTI … Ambizione di Link è raccontare i meccanismi che governano l’industria televisiva al di là dei luoghi comuni.” Nel volume ci sono interventi di varia natura, tutti interessanti per chi voglia approfondire il rapporto tra comicità e tv. Nell’introduzione di Fabio Guarnaccia vengono distribuite le carte dei vari argomenti da trattare sul dove stiamo andando rispetto al passato.

Carlo Freccero racconta della censura, della forza eversiva del comico e rievoca la Rai 2 di cui era direttore, che aveva una fortissima connotazione comica; Francesco Caldarola parla dell’ansia tutta italiana di avere i comici nei talk show politici, cosa che a un certo punto è diventata ineludibile, anche se poi sembra funzionare solo il fenomeno Crozza; Pietro Minto parla dei tentativi in corso di esportare in Italia la Stand Up Comedy anglosassone, delle incertezze che ciò comporta e della previsione che la stand up potrebbe arrivare a scoppio ritardato, così com’è successo al rap italico (dopo i primi blandi tentativi anni ’90).

Luca Martera traccia una mappa della comicità italiana fino ai giorni nostri, partendo dagli anni ’30 (coi vari Govi, Petrolini, De Rege) includendo poi anche nomi non di popolarità travolgente, ma comunque importanti come Maurizio Milani e il Cinico Tv di Ciprì e Maresco;  Michele Masneri ci racconta, partendo dall’aneddoto di un finto allarme bomba in un aereo pieno di romani, cosa faccia ridere gli italiani, che in fondo è il destino di tornare sempre al punto di partenza, senza cambiare nulla. Alessandro Grieco (direttore di Comedy Central) fa una lunga panoramica su come cambi il modo di ridere nei vari paesi dove, per esempio, i film comici hanno un successo prettamente nazionale; dove negli USA le sitcom sono forze trainanti del palinsesto, quando da noi sono spesso un riempitivo pomeridiano, mentre nel monologo alcuni must, di paese in paese, non si differenziano molto.  

Luca Barra parla della comicità americana di seconda serata, da noi conosciuta soprattutto attraverso il David Letterman show, realtà molto più complessa e di prestigio per i grandi network, oggetto di vere e proprie guerre e passaggi generazionali che, adesso, deve fare i conti con la frammentazione del web, spesso cavalcandola come fa per esempio Jimmy Fallon; Violetta Bellocchio si addentra nell’aggressività, caratteristica che sembra comune alla comicità di Youtube, facendo esempi interessanti, come quello di Shane Dawson, censurato per un video in cui uccideva la cantante Taylor Swift e ne scuoiava la pelle del viso per farne una maschera.

Nico Morabito si auto analizza per raccontare l’intenzione comica sul web, cioè quella necessità di dimostrarsi in continuazione divertenti, spiritosi, ironici e sarcastici, sempre connessi al ritmo di: battuta, batuta, battuta. Federico Di Chio chiude parlando, in modo colto, della risata in sette passi, usando anche lo strumento degli esempi cinematografici (illuminante la gag di Charlot, su una nave, che sembra soffra il mal di mare, in realtà sta pescando) poiché il comico è essenzialmente non nelle cose, ma nello sguardo di chi le vede.

Il volume monografico è molto interessante, è sorprendente poi che venga da una realtà Mediaset che sta producendo (sembra) declinanti varietà comici e che ha azzerato le sitcom senza apparente possibilità di riscatto. Che sia il segno di una futura rinascita? Oppure si tratta di considerazioni su ciò che non può essere cambiato? Vengono in mente i versi di Leonard Cohen: “The dreamers ride against the men of action” (I sognatori cavalcano contro gli uomini d’azione – da: The Traitor).

Bisogna dirlo, però: ci sono state due realtà indipendenti che hanno aperto, da direzioni differenti, due brecce nel sistema comico dominante: Ananas Blog, che ha preso a cannoneggiare i monopoli comico affaristici quando sembravano inamovibili, aprendo la strada all’informazione su un mondo i cui retroscena erano oscuri e dove nessuno parlava pubblicamente e Satiriasi che ha portato, assieme alla stand up, una innegabile piccola/grande rivoluzione e lo scompiglio in tutti coloro che vivono il cabaret televisivo con l’ansia di essere rottamati. Sono due realtà, piccole, che però hanno avuto lungimiranza e nessuna inibizione nell’esporsi… e il coraggio di cavalcare against the man of action.

Ananas Blog (Bisognerebbe imparare come si sta al mondo, ma è molto meglio combatterlo)

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Una Risposta to “Comedy: cosa resta della comicità televisiva?”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Made in Sud puntata del 14 aprile 2015 quasi commovente | - aprile 15, 2015

    […] comiche che durano 3 interminabili ore. Per capire dove stia andando la comicità italiana, leggi qui. Vediamo cos’è successo: aprono a sorpresa Fatima ed Elisabetta solo che quest’ultima […]

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