Dado Tedeschi, un resoconto della sua 36 ore di comicità

9 Lug
dado Tedeschi on stage

un momento della 36 ore (da Facebook)

Dado Tedeschi, due settimane fa ha portato a termine una formidabile no stop di comicità a scopo benefico (leggi qui) presso il circolo Martiri di Turro a Milano. A bocce ferme lo stesso Dado ci racconta il suo punto di vista su quella che è stata anche una dimostrazione di tenuta di palco e di come si possano coinvolgere tanti amici e colleghi. Voilà:

La mia 36 ore è finita. Ovviamente la vita ha ripreso il suo corso normale, non è cambiato niente nella vita di nessuno, se non qualche comico che, incontrato dopo quest’esperienza mi ha fatto i complimenti o chiesto “come sto”. A freddo posso dirlo. Ora sto benissimo. Ho vissuto grande euforia durante tutte le 36 ore, ho scoperto ancor più che in altre occasioni, di avere un sacco di amici e di avere una serie di persone che “meglio lasciar perdere”, sia che si tratti di comici o di pubblico.

Emozioni ce ne sono state tante, citarne una anziché un’altra significherebbe far torto a qualcuno. Ma non si possono dimenticare personaggi illustri come Francesco Rizzuto, Max Pisu, Claudio Fois che si esibiscono a orari impossibili davanti a due, forse tre persone come se fossero in un teatro pieno. Non posso dimenticare la notte, dove con John Vincent, Valerio Airò, Pietro Diomede, Francesco Menichella abbiamo dato il via a una vera jam session, dove ognuno diceva la sua libero da “il pezzo” e da condizionamenti. E il poco pubblico era parte del tutto, tanto che il confine tra attori e pubblico era quanto di più labile potesse esserci.

Non dimentico di aver fatto cose che normalmente non farei mai sul palco, tipo cantare “A muso duro” di Bertoli con Danilo Vizzini, o “Down Town” di Petula Clark con Andrea Di Marco alla chitarra. Non si può dimenticare Baz che capita per caso e regala alla platea (in un orario che toglie ogni sospetto di “voglia di pubblicità) un quarto d’ora di monologo sublime (l’America gli ha fatto molto bene!)

E poi ricordo la stanchezza delle ultime ore, ma proprio in quella stanchezza, sentivo l’affetto e il calore di tutti, ma proprio tutti, a partire dalla mia compagna Daniela, per arrivare al mio amico di sempre Henry Zaffa che duettava con me con la preoccupazione negli occhi per un amico provato. Alla fine ce l’ho fatta. E ho ripetuto parecchie volte quel “ce l’ho fatta” come un disco rotto. Perchè al di là dei ricordi quello che è rimasto dell’esperienza è stato questo. Certo, ci sono stati i fondi tirati su per la Tashi Boarding School (orfanotrofio in Nepal) che sono stati meno del previsto ma ugualmente importanti, ci sono tanti ricordi che resteranno, ma quello che alla fine resterà è questo. Ce l’ho fatta. Il sapore di una sfida vinta. Senza che sia un record, senza che sia stata un trionfo. Ma sapere che ci sono ancora. E che ho ancora la forza per tutte le cose che dovrò fare. E che farò.

Dado Tedeschi

Ananas Blog

17 Risposte to “Dado Tedeschi, un resoconto della sua 36 ore di comicità”

  1. Dadotedeschi luglio 19, 2016 a 4:17 am #

    Sapete cosa dispiace? Il tentativo di fare qualcosa per il “bene” (c’era una causa benefici dietro) e veder partire una crocefissione. Accetto l’onanismo. Un po’ nell’artista c’è sempre, e il “lo sforzo non vale la candela” (ma io x primo sono triste x il non successo economico benefico dell’operazione). Ma c’è stato tanto,oltre al sottoscritto… per dirne solo una si sono alternati sul palco tre generazioni di comici e tutti i generi, dallo stand up più estremo, al demenziale più spinto, al teatro comico più rigoroso. Tutti con dignità eguale. La dignità che manca ai leoni da tastiera tipo “non su” che sparano sentenze senza formarsi. Noi dadi da gioco… giochiamo assumendosi i nostri rischi. Voi senza nome siete esattamente come il vostro nome. Nulla!

    • Dadotedeschi luglio 19, 2016 a 4:19 am #

      Formarsi era “firmarsi”

      • Cosa Non Si Fa Per luglio 19, 2016 a 11:44 am #

        Ops…

        • Cosa Non Si Fa Per pereppepe luglio 19, 2016 a 9:43 pm #

          “Se fosse un po’ meno pieno di se, se solo si tenesse i sassolini nelle scarpe, se solo non pensasse di essere il detentore della comicità, se solo fosse … ma purtroppo i dadi da gioco hanno gli spigoli vivi e azzarda.”

          Schietto come commento,, ma non atto a schernire solo a far riflettere, se vuole, il diretto interessato.
          Buona vita.

          • Dadotedeschi luglio 20, 2016 a 12:48 pm #

            Un giudizio non è mai fine a sé stesso ma correlato a chi lo dispensa. Voglio dire se mi fa una critica benigni ha un valore diverso rispetto a una critica di Gasparri. E l’anonimato è comunque sempre vigliacco…

            • Anonimo vigliacco secondo a Dado. luglio 20, 2016 a 2:15 pm #

              Gasparri sarà quello che vuole, ma tende ad essere coerente con nel suo picco lo. Benigni in coerenza è una merda. Si ricordi che, un cilindro visto dall’alto sembra un cerchio, di fianco un quadrato e con una luce riuscirei a farle credere che è un dado. Si rilassi con quelli che ha attorno che per insegnare bisogna saper ascoltare.

  2. Diego Carli luglio 13, 2016 a 1:59 pm #

    Mah, sarò cretino io ma non capisco cosa centri il discorso sulla TV generalista con le 36 ore di Dado Tedeschi. Sarà l’età.

  3. Diego Carli luglio 12, 2016 a 11:20 am #

    Commenti duri per un’artista che non se lo merita. Dado ha fatto quello che desiderava fare senza dietrologie secondo me, poi c’è questa mania in Italia di definire conclusa la carriera a chi non ha avuto le Ola da stadio o da Arena di Verona. E’ un onesto comico, che ha sempre fatto stand up fin dai tempi non sospetti, ha coltivato il suo stile grazie a posti improbabili che ti forgiano, non ha scritto manifesti né fatto proclami ma è uno dei pochissimi che parlano per un’ora e mezzo come ho visto io in teatro facendo ridere e pensare, dare un colpo al cerchio e uno alla botte con battute sarcastiche, facete e impegnate (pezzo sui Led Zeppelin lo trovo il massimo). ha fatto la 36 ore va bene e allora? Non è forse da elogiarlo se non altro per lo sforzo organizzativo e fisico? lasciamo perdere la dietrologia o i sospetti e andiamo avanti lasciando lavorare tranquillamente i comici. Dado non si merita di certo critiche cattive, certo ognuno ha un suo carattere ma scagli il primo sassolino nella scarpa chi non è pieno di sé in questo mestiere.

    • ananasblog luglio 12, 2016 a 12:59 pm #

      Diego, concordo, il commento era abbastanza duro sul processo alle intenzioni. E se uno organizza una cosa solo perché gli va? L’opzione non è prevista nella nostra mente dietrologica? L’A

  4. Non luglio 12, 2016 a 11:02 am #

    Se fosse un po’ meno pieno di se, se solo si tenesse i sassolini nelle scarpe, se solo non pensasse di essere il detentore della comicità, se solo fosse … ma purtroppo i dadi da gioco hanno gli spigoli vivi e azzarda.

    • ananasblog luglio 12, 2016 a 12:56 pm #

      Se ci fosse stata più gente a togliersi i sassolini dalle scarpe, adesso non saremmo ridotti così male. Dado, tra l’altro, è stato uno dei pochi a prendere posizione pubblica su quell’orribile massacro che è stato Eccezionale Veramente. Meglio comunque l’azzardo dei dadi che i dadi truccati. Anzi il nostro dovrebbe scrivere, raccontare, filmare o realizzare in podcast la sua “Versione di Barney” sulla comicità. L’A

      • Livio Perretti luglio 12, 2016 a 1:16 pm #

        Il punto è che non avete nessun sassolino nelle scarpe. Oppure li togliete dalle scarpe sbagliate. Facile quando le cose non vanno come dovrebbe prendersela col contesto. Come se una coppia etero in crisi desse la colpa alle coppie di fatto. Serve solo a cucirsi addosso un ruolo da masaniello, a prendersela coi mulini a vento della tv generalista in tempi di web 10.0. Battaglie di retroguardia, da Giappo incavernati a fine conflitto, paura di non cavarsela, brutta immagine la vostra. Colorado Zelig ed eccezionale sono stati confermati per un altra stagione, brindate pure, avete un altro anno per menarla ed evitare un complicato e faticosissimo colpo vincente

        • ananasblog luglio 12, 2016 a 1:36 pm #

          Ecco, ti è esploso il luogo comunismo banale e stereotipato (che già si evidenziava in embrione nel commento precedente). Adesso chi pulisce? L’A

          • Livio Perretti luglio 12, 2016 a 2:16 pm #

            Oddio, mi pare che l’abbrutito sia tu. Ma forse sono ubriaco e mi ritrovo da solo, forse il giappo sono io, forse mi sbaglio su tutta la linea. Me lo auguro, per me non cambierebbe nulla in fondo. A me però sembrava che il luogo comune fosse attaccare la tv, ma ripeto, forse ho esagerato col cynar. Se non fossi così ubriaco tenderei a dire che Montanini farebbe i suoi live anche senza nemico pubblico, e forse tanti altri comici. E magari quelli bravi lavorerebbero di più in giro se la tv scoppiasse ancora di più di programmacci come Made in sud o eccezionale veramente. La gente avrebbe forse ancora più voglia di vedere comici di qualità in una dimensione d’ascolto dedicata. In fondo è stato così per Rezza e per tanti altri. quello che non capite è che la generalista sarà sempre peggio (vedi Baudo in rai, i tg ribollono di importanti inchieste sugli 80 anni di Banfi, etc) e fate prima a non aspettarvi nulla. Sfruttatela per quello che è, se serve, se no mollate il colpo che bruciate solo energia creative. Creative, appunto. Deprimente come la tv che non evolve in nulla sono solo i comici che nulla inventano e i blogger che si danno una credibilità sul loro malcontento male incanalato. Da questo punto di vista apprezzo il gesto di Dado, pur conservandone alcune critiche. Vado, ma voi continuate a divertirvi.

  5. Livio Perretti luglio 11, 2016 a 11:23 pm #

    D’accordo che 3 minuti siano pochi, ma 36 ore mi sembrano uno sproposito. Impatto ambientale di molto superiore al risultato benefico. A mio avviso.
    Una ricerca del primato che contrasta filosoficamente con la natura estemporanea della comicità, una volontà di potenza che depotenzia la natura dell’intenzione. Un piccolo show dei record, che vale per i numeri e per chi c’era, un interminabile atto onanistico, sit in individuale (o quasi) senza alcuna valenza se non quella di lisciare il proprio narcisismo. Lo dico con stima per il/i protagonista/i. Dado è bravo, bravissimo, ma mi ricorda quei corridori che, non credendo più d’essere competitivi sulla distanza breve, optano per la maratona, tanto prima o poi s’arriva. Uno svicolare, una paura che si trasforma in progetto, ma ci vedo anche una sorta di rassegnazione, e mi dispiace.

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