Provini Zelig del 24.5.2010, seconda grande spremuta di sangue

24 Mag

Di Alex

Benvenuti! Alcuni di voi sono alla prima “spremuta”, altri sono dei veterani, altri avevano giurato di non cascarci più, ma poi hanno deciso di provarci di nuovo. L’istinto sarebbe quello di gridarvi: “Non andate! Scappate a gambe levate!” Ma siete coraggiosi (io no) e amate il pericolo. Allora, accidenti a voi, cercate di vendervi bene, di non farvi maltrattare troppo. Pretendete maggiore chiarezza, chiedete delle risposte, reclamate qualche diritto, accidenti a voi!

33 Risposte a “Provini Zelig del 24.5.2010, seconda grande spremuta di sangue”

  1. Francesco giugno 11, 2010 a 6:19 PM #

    Ci sono quelli bravi, e quelli meno bravi. Quelli bravi, a meno che non siano sfortunati per tutta la vita, prima o poi riusciranno nella vita. Non capisco, sinceramente, questo incredibile accanimento contro Zelig e il suo mondo. Sono uno dei provinanti. Il medico non mi ha prescritto le selezioni per i lab, non mi ha prescritto centinaia di km per un laboratorio, non mi ha prescritto di provare i miei pezzi necessariamente con il lab Zelig, non mi ha prescritto l’ansia dei provini, niente di tutto ciò. L’ho semplicemente voluto io. Sono nato con la passione del palco, e se posso salirci, se vedo la gente ridere, sono contento. Se riesco ad arrivare sul palco di un locale famoso in Italia e non percepisco danaro, l’ho scelto io. Se dovesse andare bene, sicuramente sarò più felice. Si può chiamare anche investimento. Ma se non dovesse andare, e mi renderò conto (o mi verrà detto)che non faccio ridere e non posso arrivare da nessuna parte, mi farò da parte e farò altro. Anche in un altro ambito. Ma ora sto semplicemente seguendo una passione. CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO diceva qualcuno famoso. Effettivamente c’è un limite a tutto. Se qualcuno frequenta laboratori per 8-9 anni come ho letto, e riesce a malapena ad arrivare ad un provino, si faccia due conti in tasca. E’ la legge del mercato.
    Saluto tutti.

    • ananasblog giugno 12, 2010 a 10:05 am #

      Caro Francesco ciao, guarda caso oggi pubblichiamo una lettera a un giovane comico. Fai la strada che ritieni più giusta, ma continua a leggerci. Se vai nella “tana del lupo” è meglio essere prudenti e avere delle armi di difesa. Ricordati che potrebbe non essere così facile il discorso dello “Smetto quando voglio”, perché dalla tana del lupo non è facilissimo uscire. Quindi in **** alla balena!

    • Melady giugno 12, 2010 a 9:53 PM #

      Ciao Francesco, Quindi tu vorresti dire che sei disposto ad uscire con una ragazza 1 volta alla settimana per 2 o 3 anni, pagandole da bere, da mangiare e che una volta lei ti fa una carezza, poi un bacino e dopo alcuni anni ti fa vedere lo slip.
      Senza mai concludere nulla!
      io se un uomo alla Terza volta non mi mette una mano tra le cosce, penso sia uno di quelli là.
      Non ci sono più gli uomini di una volta, che siano morti tutti?

      • Francesco giugno 13, 2010 a 6:06 PM #

        Evidentemente non sei come me una romantica! Non siamo più abituati a raggiungere i risultati sudando, sia in amore che sul lavoro. VOGLIAMO TUTTO E SUBITO. Il parallelo comunque non credo renda alla perfezione.
        Comunque sia, facendo il comico, ma avendo studiato economia, inevitabilmente ci sono i momenti dove si stila un bilancio, nonostante stia parlando di passione. L’affettività con le donne è altro.

        • ananasblog giugno 14, 2010 a 7:30 am #

          Ciao Francesco, è vero che c’è chi vuole tutto e subito, ma qua c’è chi che non ottiene niente e mai. Metti a frutto i tuoi studi di economia, attento alla “bancarotta artistica” tieni d’occhio sempre il bilancio 😉

          • Francesco giugno 15, 2010 a 6:13 PM #

            mi tocca purtroppo ripetermi, ma chi “non ottiene niente e mai” forse dovrebbe frequentare altri posti dove la sua comicità è maggiormente presa in considerazione, e se anche li non dovesse andare, prendere altre strade.

            • ananasblog giugno 16, 2010 a 7:53 am #

              Francesco, è vero, ma come mai non lo fa quasi nessuno?
              La Redazione

              • Francesco giugno 17, 2010 a 5:19 PM #

                perchè o sei un fenomeno ed entri nel novero di quelli che fanno film e trasmissioni cavalcando l’onda del successo, oppure devi lottare per entrare nelle trasmissioni per fare le tue apparizioni. Io poi sono dell’idea che servano per alzare il cachet per le serate live (che dovrebbe essere il vero lavoro del comico) , ma non si può vivere di apparizioni tv.

                • ananasblog giugno 17, 2010 a 5:31 PM #

                  Esatto Francesco, però il meccanismo attuale sembra voler sfornare comici che non sono capaci di affrontare il live (è uno dei misteri dolorosi di cui parleremo ampiamente in futuro).
                  La Redazione

                  • Francesco giugno 27, 2010 a 1:13 PM #

                    si tenta sempre di non rispondere al quesito sviando o parlando di altro. Cosa dovrebbe interessare a chi fa televisione se sei o meno un fenomeno in live? Assolutamente nulla. Il meccanismo è creato per chi vuole fare tv. Dentro o fuori. Ripeto ancora, se uno non vuol far parte del sistema, non è obbligato.

                    • ananasblog giugno 28, 2010 a 7:54 am #

                      Francesco, il fatto (per esempio) che un Giuseppe Giacobazzi adesso abbia un cachet di 10/11.000 euro dimostra quanto sia importante il rapporto tra tv e live. Chiedilo alle grandi agenzie che contribuiscono alla creazione dei cast (spesso in modo decisivo) e che hanno in scuderia artisti che poi devono vendere sul live, chiedilo a loro se è importante o meno…
                      O no?

      • ananasblog giugno 14, 2010 a 7:32 am #

        Melady, le cosce di Zelig sono sfuggenti…

  2. Pietro Saino Maggio 27, 2010 a 4:39 PM #

    Ciao,
    mi “insinuo” in questa discussione per dire, con umiltà, il mio punto di vista.
    Sono un giovane autore che frequenta il mondo Zelig. Lavoro, combatto e scrivo con passione in uno dei citati e -secondo me- in questa sede bistrattati laboratori. Sono anche io, se proprio vogliamo, un “precario” della comicità. Ma non per questo mi sento offeso o preso in giro. Nessuno, un giorno, mi ha promesso un lavoro. Nessuno, in altre parole, mi ha raggirato promettendomi la luna in cambio della mia “manodopera”. Se son rose, fioriranno. Tutto qua.
    Non mi sembra il caso di dover imbastire una inchiesta a-le-iene…per scoprire cosa, poi?!? Non c’è nessun caso. il Caso ci sarebbe se ci fosse una promessa con la quale Zelig ti tiene per “le palle” (scusate il francesismo), ma qui si parla della consapevole e libera scelta di un comico che decide di intraprendere una strada tanto affascinante quanto difficile e incerta. Incerta non perchè volutamente resa tale dalla intellighenzia di Zelig ma perchè il “far ridere” non è mai un processo matematico nè tantomeno scientifico. come non è detto che proprio in quel momento la Rete televisiva stia puntando su un certo tipo di comicità piuttosto che su un altro. ci sono, quindi anche logiche televisive che possono esulare dal merito. E’, in fin dei conti, una impresa anche questa.
    Un conto, appunto, è se Zelig promettesse impieghi e posti di lavoro nero su bianco tenendoti in ballo e usando il tuo sudore per tenere su la baracca…ma non è così. Nessun comico ha la certezza che finirà a Zelig Off nè tantomento a Zelig-zelig, è una cosa chiarissima a tutti. Quindi tutti i comici si accostano con un sogno, che in questo caso, anche se in forma leggermente diversa, è anche il mio, e sperano di farcela. Facendo crescere i propri testi e il proprio modo di stare su palco. Confrontandosi in riunioni arricchenti per il proprio modo di esprimersi artisticamente. Essendo aiutati, ascoltati, supportati da autori realmente capaci (e desidero volontariamente sottrarmi da questa definizione perchè, con umiltà, credo di essere un “autore che sta imparando il mestiere”) e con grandissima sensibilità.
    Ho modo, come detto, di frequentare sia il laboratorio dove lavoro, sia il laboratorio artistico. Ecco, lasciatemi dire che la preparazione e la sensibilità con cui gli autori di Zelig si accostano ai pezzi dei comici che si propongono sono veramente accuratissime. Ho personalmente visto comici con pezzi di qualità molto bassa migliorare in modo strabiliante…alcuni di essi anche in pochi mesi! il vaglio dei testi, la riscrittura, la creazione di nuove battute e dinamiche narrative, la “regia” di un pezzo…nulla è lasciato al caso, tutto è vagliato in maniera analitica e densa di nuove idee. Con la fondamentale compartecipazione attiva del comico, ovviamente. il quale, la maggior parte delle volte, concorda sulla brillantezza delle osservazioni che vengono rivolte al suo operato…
    Credo che questo aspetto non sia stato abbastanza valutato nel bilancio/processo a zelig. Ripeto: Zelig dà gratuitamente un efficiente servizio di tutoring volto al miglioramento del comico e, di conseguenza, dello spettacolo che può offrire ai propri spettatori dei vari laboratori.
    Ovvio che in qualcuno si insinuerà la tentazione demagogica e un po’ qualunquista di apostrofare il mio piccolo pamphlet con un caustico “ecco un altro costretto a farsi difensore d’ufficio di Zelig nella speranza di ottenere un posto di lavoro”, ma spero che la maggioranza di voi mi abbia seguito in questo ragionamento che mi sembra assolutamente sensato e, soprattutto, vero.

    • ananasblog Maggio 27, 2010 a 6:11 PM #

      Caro Pietro, il tuo commento è così lungo, dice così tante cose che meriterebbe la dignità di un post. Proposta: fai una breve riscrittura per migliorare l’italiano qua e là e lo pubblichiamo come voce a difesa dei laboratori Zelig. I post sono più efficaci dei commenti.

      Comunque: nessuno qua ti accusa di fare il difensore d’ufficio di Zelig, tu per favore non pensare che qua si faccia sensazionalismo tipo Le Iene (inteso come lo intendi tu, in chiave non lusinghiera).

      Ovviamente la pensiamo in modo diverso: Zelig in qualche modo “tiene per le palle”, ha i suoi metodi che sono raffinatissimi, decide quando stringere e quando allentare la presa. Sono ammirevoli per questo. Ma per delineare un quadro completo del “metodo” bisogna parlarne in modo approfondito, quindi continua a leggerci.

      Tu dipingi un mondo in cui la gente accetta di vivere nell’incertezza, e qui sbagli clamorosamente: gratta sotto la superficie, prova a parlare con qualcuno davvero, scoprirai l’enorme stanchezza verso questa incertezza, questa precarietà senza fine.

      I professionisti danno e ricevono certezze. L’incertezza produce (inevitabilmente) un lavoro poco accurato.

      La Redazione

      • Manuel giugno 1, 2010 a 9:53 am #

        Pietro non deve migliorare nessun italiano, sei tu a dover migliorare il senso di realtà!

  3. Betty Maggio 24, 2010 a 1:17 PM #

    Io stasera ho trovato due biglietti (ci andrò con una mia amica) per vedere i provini a Zelig. Volevo sapere se c’è qualcosa che il pubblico, quindi me compresa, potrebbe o dovrebbe fare per evitare la carneficina di cui parlate. Evitare di andarci? Fare scelte più consapevoli in tivù? Alzare le pretese? scrivere a zelig? finanziarvi? Ditemi qualcosa…
    Betty

    • ananasblog Maggio 24, 2010 a 7:40 PM #

      Cara Betty, il pubblico può far poco, però anticipandoti una delle prossime uscite: faremo delle proposte concrete per migliorare un po’ le cose, ci sarà un programmino in più punti. Lo scopo del blog, comunque, è di dare un po’ di condapevolezza a chi è finito nella spremuta ed è in difficoltà. Se è informato dovrebbe avere qualche strumento in più per uscire dai guai.
      La Redazione

      • Betty Maggio 25, 2010 a 3:59 PM #

        ah be’…

      • Alessio Maggio 25, 2010 a 6:43 PM #

        …”Lo scopo del blog, comunque, è di dare un po’ di condapevolezza a chi è finito nella spremuta ed è in difficoltà.”…

        Ista cum lingua, si usus veniat tibi, possis culos et crepidas lingere carpatinas.

        Ciao a tutti,
        sono Alessio, un vero signor nessuno che frequenta, per sua fortuna, “l’ ambiente”.

        in questo blog si sta svilendo il lavoro del comico e del cabarettista, considerandolo come un Kiwi, un animale in estinzione, debole, inadeguato al mondo reale e, soprattutto, da proteggere.

        Il comico (o meglio il cabarettista) è una persona che lavora con la sua arte, al pari di un musicista, un cantante, un ballerino o un attore.
        Se La Redazione crede che tutti gli artisti delle suddette categorie lavorino in assoluta serenità, senza dover superare colloqui, provini, file e trafile, vuol dire che è un neofita o un paria di questo mondo.

        Lavorare per la TV (perchè è di questo che stiamo parlando…) è come lavorare in una qualsiasi azienda con contratto a progetto.
        Quindi se un contratto inizia, avrà una sua fine e i suoi modi.
        Modi fatti da puntate, edizioni e repliche.
        Trattare dei lavoratori che hanno contratti più corti di altri (o che non riescono nemmeno a superare i colloqui) come degli alcolisti da recuperare, è, a mio parere, veramente immondo.

        Trovo poi francamente triste parlare di consapevolezza, spremute e guai a chi ci crede ancora. Chi è in andropausa non dovrebbe ciarlare di scopate ai ventenni.

        E poi, aiutare altri a diventare rancorosi come La Redazione, credo sia ancora più crudele.

        Un abbraccio a tutti.
        Di cuore.

        Alessio Tagliento

        • ananasblog Maggio 26, 2010 a 10:50 am #

          Caro Alessio, grazie per l’intervento molto ben articolato.
          Quello che dici crolla su un unico punto:
          “è come lavorare in una qualsiasi azienda con contratto a progetto.”
          Domandone: dove sono i contratti? C’è chi sta prestando la sua opera da 7,8,9 anni di laboratori senza vederne uno, senza avere risposte, senza sapere quale sia il progetto.

          Se i laboratori Zelig sono laboratori tv dovrebbero essere scelti solo quelli che interessano il progetto tv. Come succede negli altri settori dello spettacolo.

          Esempio: ci sono i provini per il prossimo film di Pupi Avati. Quelli che vengono scartati ricevono la comunicazione, oppure non ne ricevono alcuna, solo quelli scelti vengono chiamati e contrattualizzati (magari dopo alcuni recall in cui si è fatta un’ulteriore scrematura). Non è che si fanno i laboratori del film di Pupi Avati che durano anni.
          Succede così in tutti gli altri settori dello spettacolo.

          In questo Zelig è un mondo a parte. A noi interessano le caratteristiche di quel mondo a parte (ma il vero perché non lo saprai mai 😉

          I Rancorosi

          PS non si insisterà mai abbastanza su questo punto: sbagliato personalizzare chi scrive. Il blog appena nato sta viaggiando su più di 400 contatti al giorno (una cifra altissima). Questo significa solo una cosa: che sta parlando, sta intercettando temi, argomenti, umori che erano già nell’aria.

          • Alessio Maggio 26, 2010 a 5:09 PM #

            Nonostante il mistero che aleggia intorno all’ananas, credo di conoscere i tuoi perchè.
            Comunque, grazie per i complimenti sull’articolazione del mio intervento. Avevo voti alti in tutte le materie umanitarie.
            Il mio discorso non crolla in nessun punto (perlomeno non crolla davanti alle tue considerazioni).
            Immagino che alle elementari ti sia successo di sovente di ricevere un commento da parte della maestra che recitava pressappoco “bello svolgimento ma sei andato fuori tema”.
            Eccoti quindi un deja vue… ho premesso di star parlando di televisione e tu parli di laboratori… bello ma fuori tema.

            La televisione viene molto dopo i laboratori.
            I ballerini hanno le sale prove, i cantanti hanno le sale prova, gli attori hanno le sale prova.
            I cabarettisti hanno i laboratori.
            E non solo quelli di Zelig, sui quali hai fatto i conti della serva, ma tutti i laboratori.
            Ti cito quelli che conosco: Il RidiinBlu, il RidiinBergamo, Democomica, il Makkekomico, le Lumache, quello di Novate, il Verona Cabaret, l’Hiroshima a Torino… Tutti Gratis per i cabarettisti.
            Tanto funzionali da far decidere altre trasmissioni di pari portata di averne di suoi.
            Chiedi ai comici (a proposito, ma tu parli coi comici?) quanto si fa per loro ai laboratori.
            E poco servono i consigli di un attore sulla dizione e sulla recitazione non insegnate in quei posti… il cabaret è un’altra cosa.
            Allo Scaldasole (e se non sai di che parlo, ti prego, chiudi il blog) nessuno ha mai chiesto soldi per partecipare alla serata come comico.

            E 400 contatti al giorno sono nulla. ma possono essere un danno se l’informazione verte alla diffamazione.

            Che si diffonda amore!
            Abbracci
            Ale

            • Alessio Maggio 26, 2010 a 5:11 PM #

              Ah scusa, umanitarie l’ha scritto il mio mac… erano materie umanistiche, naturalmente.
              Le materie umanitarie sono quelle in cui eccelli tu aiutando i poveri comici.
              Baci
              Ale

            • ananasblog Maggio 26, 2010 a 6:12 PM #

              Caro Alessio, sbadilate di amore ovunque, ci mancherebbe!

              Potresti sospendere il giudizio? I post in arrivo sull’argomento sono tanti, si cercherà di fare un’analisi a 360 gradi (in quanto umanista sbiancherai di fronte a questo giornalistichese…)

              PS una delle lamentele di chi vive o vivacchia di questo mestiere è che c’è un eccesso di laboratori, che i laboratori hanno ammazzato i luoghi in cui si facevano le serate live, che i laboratori hanno ammazzato la capacità di stare sul palco e di reggere un’ora. Le lamentele sono tutte vere.

              PS qui imbufalirai, ma devo segnalarti che c’è una forte corrente di lamentela, da parte dei comici, sull’operato degli autori dei laboratori. Giusto o sbagliato che sia, ma la cosa esiste ed è giusto che tu ne sia informato.

              Love & Minipony

  4. Andrea Maggio 24, 2010 a 9:04 am #

    Zelig (ma potremmo dire il sistema televisivo in generale) è un monopolio.
    Un Centro di Potere.
    E come ogni centro di potere, ha le sue regole (la meritocrazia è spesso in fondo alla lista), ha la sua corte di ruffiani, nani e ballerine.

    E’ tutto vero quello che scrivi sui laboratori, ho fatto anche io i miei 3-4. Capito il meccanismo, li ho lasciati, vivevo già prima del mestiere del comico e ho continuato a viverne anche dopo, anche senza nessuna benedizione televisiva.

    Chi si fa stritolare dal meccanismo dei “laboratori” spesso è un amatore senza una formazione specifica
    (come far ridere la gente, si studia e si impara – e di “autori” di laboratori che insegnino a fare comicità, finora, non ne ho incontrato neanche uno).
    Poi magari, questi amatori finiscono in tv, hanno qualche anno di gloria, e poi ritornano a fare il solito lavoro.
    Lo dico con rispetto con chi coltiva il sogno di fare comicità, però anche con altrettanto rispetto per chi non sceglie scorciatoie, e lo fa “per davvero”.

    Oppure, quando nel tranello dei laboratori ci cascano dei professionisti, se accettano di lasciarsi logorare e di ridurre la propria arte personale ad uno standard televisivo che tutto appiattisce e rende insipido, evidentemente sono più interessati alla fama e al denaro, che alla propria arte comica.

    E’ sempre una questione di scelte.
    Di Zelig, si può fare a meno.

    • Claudio Maggio 24, 2010 a 9:59 am #

      Ciao Andrea, vorrei chiederti una cortesia, potresti spiegare il concetto di ” CHI LO FA DAVVERO “. In quanto a me personalmente, anni fa, mi venne rinfacciato che essendo un libero professionista e guadagnando già di mio figuravo agli occhi di molti come UN RUBA PANE A TRADIMENTO.

      Claudio Masiero

      • ananasblog Maggio 24, 2010 a 7:41 PM #

        Stanotte/domattina post (anche) su questo tema…

      • Andrea Maggio 25, 2010 a 8:18 am #

        ciao,
        “ruba pane a tradimento” non sono le parole che ho usato io, ma è inevitabile che chi fa il cabarettista di mestiere, e magari chiede XX euro ad un locale o ad una sagra per una serata (su cui fattura, ci paga l’Enpals, e ci mantiene una famiglia), vedere decine di cabarettisti che lo fanno come secondo lavoro che si propongono a meno della metà, addirittura gratis, spesso in nero, perché tanto vivono di un altro mestiere, porta al pensiero di subire una concorrenza sleale.
        E’ un po’, Claudio, comese tu facessi l’idraulico, magari faticassi ad arrivare a fine mese, e ti sentissi regolarmente rispondere, non da uno, ma da 100 clienti che a casa loro ci puoi andare solo aggratis, perché è una vetrina per conoscere altri clienti, perché è un laboratorio per provare nuovi metodi per avvitare 2 tubi, quando tu sai benissimo di essere già in grado di fare un ottimo lavoro… solo che hai dei cabarettisti che vivono di comicità che, nel tempo libero, amano fare gli idraulici aggratis, anche a 300km di distanza, e devi metterti in concorrenza con loro.
        Come puoi obbligarli a non farlo?
        Non puoi, solo che nessuno vuol far l’idraulico nel tempo libero, mentre tutti vogliono andare in tv.

        Non sono contro il “secondo lavoro”, purché si rispettino le regole della libera concorrenza. Conosco diversi liberi professionisti che fanno (e anche bene) i cabarettisti, ma che non si svendono sapendo di avere le spalle già coperte. Insomma, sono dei “colleghi” a tutti gli effetti.

        Andrea

        • claudio Maggio 26, 2010 a 10:06 PM #

          A parte che a me la tv non interessa al momento, quindi mi trovo in difficoltà a capire l’ansia di quegli artisti…cmq, IO personalmente mi sono sentito dire: ” Claudio anche se sul palco se bravo, però hai già un lavoro e non ti diamo serate perchè gia ti puoi mantenere di tuo “, ( qualche tempo dopo ) mi sono sentito confidare che ad una tal persona non gli si davano serate perchè non faceva ridere.
          Capisci che qualcosa non torna……
          Purtroppo raccontare una barzelletta o essere divertente sulla distanza di tre minuti SONO CAPACI IN MOLTI, prova a stare sul palco 50 minuti e mantenere RITMO e ATTENZIONE…non lo fanno in molti.
          Per l’esempio dell’idraulico ( campo nel quale ho il mio perchè ) hai azzeccato l’esempio AVVITARE il TUBO è il LABORATORIO ( tre minuti ) Fare TUTTO l’IMPIANTO è da pochi……

          • claudio Maggio 26, 2010 a 10:15 PM #

            Aggiungo….In quanto a lavori dove ci si sporca le mani, sono un esperto ho iniziato a lavorare a 14 anni…ma ho doti di attore e come cabarettista sono secondo a pochi, mi sarebbe piaciuto farlo di professione ….ma nello spettacolo vige il MORT TUA VITA MEA…
            CMQ non ci ho ancora rinunciato….sono paziente.

          • ananasblog Maggio 27, 2010 a 10:42 am #

            50 minuti di cabaret da soli sono come una maratona in salita, sotto il sole, su un terreno pietroso, senz’acqua.
            Roba tosta.
            Alex

            • Claudio Maggio 28, 2010 a 10:43 am #

              Credo che tu Alex non abbia intenzione di metterla sul tono della sfida, le competizioni mi annoiano.
              Se la tua è una sottolineatura ad uno status di alcuni, allora sono d’accordo con te, 50 minuti di cabaret di buon livello da soli….la tua descrizione è esatta.
              Un tempo per ambire ad un PALCO come quello di Zelig dovevi avere dei requisiti di questo tipo, sostenere anche la serata di 40/50 minuti.

              adesso tutto è cambiato.
              Ho inviato la mia esperienza con Zelig spero la pubblichiate a testimonianza di come sono cambiate le cose.

      • Claudio Maggio 28, 2010 a 10:52 am #

        Il termine esatto col quale chiamavano le PERSONE come me era: ” DOPOLAVORISTA “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: